Ma che festa è se non c’è niente da festeggiare
Viscontessa, 5 marzo 2008Eppure non mi risulta che per il 1 maggio, festa dei lavoratori, si organizzino conventions operaie o che per festeggiare i lavoratori si offrano loro sconti particolari e promozioni commerciali dedicate alla categoria.
Sarà che la festa dei lavoratori, così come dovrebbe essere quella donna, nasce dalla necessità di una categoria di persone di attirare l’attenzione sui problemi che la riguardano e non da quella di fare per un giorno all’anno le stesse cose che fanno quelli della categoria opposta, e sarà poi che mentre ai lavoratori è stato concesso un vero e proprio giorno di festa, alle donne, per ricordare la loro condizione, si è concesso un semplice giorno feriale come agli innamorati per San Valentino o al Papà per San Giuseppe.
Forse avremmo dovuto chiedere un giorno di festa anche noi o forse, senza lasciarsi travolgere da un eccesso di fiducia, non avremmo dovuto scegliere di definire “festa” quella che in realtà è una ricorrenza.
Fatto sta che in un periodo storico come quello che va avviandosi ad una conclusione e nel quale alla lotta di classe per un ideale si è sostituita la lotta individuale per la visibilità, il malinteso ha preso talmente piede da essere ormai giunti al paradosso di chiedersi perchè non esista anche una festa dell’uomo come se veramente l’8 marzo rappresentasse l’occasione per esaltare i pregi della categoria e non quella per ricordare che le donne in tutto il mondo, compresi i paesi così detti civili come il nostro, non godono ancora dei medesimi diritti degli uomini e se nel nostro paese ciò avviene solo di fatto, altrove è la legge a stabilirlo.
E per questo per molti anni ho ignorato la festa della donna, troppo simile (nella migliori delle ipotesi) ad un’occasione per manifestare il proprio orgoglio di appartenenza e troppo paradossalmente lesiva per l’immagine di donne che come me non rivendicano il diritto di essere rispettate in quanto donne, ma quello, forse molto più ambizioso, di vivere in una società che esalti le differenze anziché tentare di annientarle.
Poi come spesso accade quando si comincia a percepire il fallimento del proprio operato, ecco che il passato torna ad essere l’unico punto di riferimento e la propria appartenenza ad un gruppo il rifugio nel quale nascondere la propria paura. Così di fronte al lento sgretolarsi del nostro stile di vita, ecco che si torna pescare, nel calderone di un passato neanche troppo remoto, ideali che pensavamo ormai seppelliti sotto alle macerie della spensieratezza di una società fondata sul mito delle veline e dei calciatori. Ed ecco che mentre le donne cominciano a prendere nuovamente coscienza di una condizione di svantaggio rispetto ai loro compagni, la politica, la Chiesa, le istituzioni, sferrano un nuovo attacco contro le donne tornando per esempio a mettere in discussioni leggi che potrebbero essere migliorate soltanto a fronte di cambiamenti sociali dai quali siamo lontani anni luce.
Per questo la ricorrenza dell’otto marzo quest’anno sarà diversa da quelle che l’hanno preceduta tanto che un po’ ovunque fioriscono iniziative in favore delle donne che quest’anno offrono la possibilità a chiunque di schierarsi non solo in nome della propria appartenenza di genere, ma in favore di chi è vittima del suo genere di appartenenza.
E per questo, nonostante le polemiche che hanno accompagnato le immagini di Oliviero Toscani scelto per promuovere l’iniziativa, raccolgo volentieri l’invito di Donna Moderna che quest’anno con la sua iniziativa, ha scelto di schierarsi nella battaglia contro la violenza sulle donne.
Per quanto riguarda Oliviero Toscani, invece, non credo che valga neanche la pena di parlarne. Ormai è la macchietta di se stesso e lo sono le sue campagne pubblicitarie prive di qualsiasi forma di provocazione se non quelle direttamente riconducibili alla sua persona.





6 marzo 2008, 1:08
Credo che il problema violenza contro noi donne sia dovuto principalmente al romanticismo trasmessoci da nostra madre o dalla nonna, o dalle istituzioni; ma credo l`influsso piu` forte sia dalla famiglia.Ci e` stato insegnato che l`uomo e` simpatico se ha bevuto un bicchiere di troppo; e` scusabile se e` geloso e dobbiamo anche esserne orgogliose, e anche fargli decidere con un pizzico di civetteria se possiamo andare al mercato con un`amica o no.Ho sentito donne orgogliose del fatto che non si truccano perche` “lui non vuole” e si sentono dee prescelte…..
Altre che non lavorano e rimangono a casa a far quadrare il bilancio che sbilancia da tutti i lati..”perche` lui mi vuole trovare a casa quando torna”! E intanto “lievitano “queste mie amiche, esplodendo nei fianchi, nell`addome ed ovunque, calzano ciabatte comode,imbiancano nei capelli e perdono la cognizione del tempo e della cultura……..e continuano ad educare figli…… quei figli vecchi che incontro alla sagra di paese……”.vecchi nei cenci”…. Giovani che non sanno di che valore e` la loro eta` e neanche la loro vita e continuano ad identificarsi nel padre o la madre, finche` qualcuno non si desta e paga con la vita la colpa di essere normale.
6 marzo 2008, 1:23
La tua osservazione, Rossana, è più che giusta tuttavia ti dirò che non sono più disposta ad accollarmi, come donna, alcuna colpa per giustificare certi atteggiamenti. Anzi, qui non si tratta neanche di accollarsi colpe ma di cercare di capire quali atteggiamenti femminili possano indurre gli uomini a fargli credere di avere il diritto di essere aggressivi. E francamente mi sono stufata anche di questo perchè lo sforzo, tanto per cambiare, è univoco e viene spesso interpretato dall’altra parte come un’ammissione di concorso in colpa.
Il romanticismo, l’istinto materno, la voglia di essere desiderate o la tendenza a lasciarsi andare tra le quattro mura domestiche, sono tutti atteggiamente discutibili ma mi rifiuto di discuterne in un contesto nel quale ogni debolezza femminile, viene strumentalizzata per giustificare l’atteggiamento maschile ripercorrendo,nonostante tutto, ancora il vecchio clichè secondo il quale se giri in minigonna e ti violentano, in fondo almeno un po’ te lo sei meritato.
Tra l’altro, ti dirò sinceramente, mi sento anche di dovere questa mia posizione a tutti quegli uomini che non meritano di essere trattati come dei deficienti pericolosi e aggressivi, delle bestie feroci che è meglio non provocare.
6 marzo 2008, 10:09
Ieri rileggevo le origini della festa dell’8 Marzo che risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare e perche’lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, l’8 marzo il proprietario bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire dallo stabilimento e appiccato il fuoco 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme.Forse nei primi anni del dopoguerra la festa della donna veniva vissuta facendo riferimento a quanto accaduto quel giorno come un ricordo vivo e ancora relativamente vicino e quindi i festeggiamenti erano vissuti insieme tra uomini e donne che avevano gli stessi ideale di societa’. Oggi secondo me molti vivono quell’episodio come un ricordo lontano proprio perche’,come hai detto, siamo di fronte al lento sgretolarsi del nostro stile di vita e non tutti, ma molti, credendo in una società fondata sul mito delle veline e dei calciatori, non hanno voglia di soffermarsi in analisi sul perche’ delle cose e quindi anche questa occasione puo’ essere vissuta come una giornata come altre,purche’ si festeggi.
Mi sembra importante e concreto l’invito di donna moderna. auguri
6 marzo 2008, 11:45
Ciao Viscontessa,
sono d’accordo con te sul fatto che l’8 marzo sia più che altro un momento inutile di celebrazione di non si sa bene che cosa. Di quanto sono in gamba le donne, di quanto sono belle. Chissà. E sono d’accordo con te sul fatto che sia triste che sia una ricorrenza molto più che una celebrazione.
Ma d’altra parte che le donne siano una categoria che ha ancora molto per cui lottare, questo è fuori discussione.
E allora mi piace pensare a quella giornata come occasione, come invito a continuare a lavorare insieme per ottenere ciò che ancora è piuttosto lontano, allora forse a quella giornata si potrebbe dare un senso. Un senso nostro, del tutto diverso dal senso diffuso. Ma un senso bello, ricco, che con un pò di costanza potremmo arrivare a diffondere.
6 marzo 2008, 13:35
Ecco Chiara, forse sta proprio racchiuso in quel lottare “insieme” che dovremmo concentrarci tutte quante perchè le donne, molte donne e proprio a partire da quelle casalinghe di cui parlava poco sopra Rossana, non sono abituate a lavorare insieme tanto che di fronte ad un problema che ci accomuna tutte e che dovrebbe per questo essere prioritario rispetto alla propria posizione politica, sociale e persino di preferenze sessuali, si fanno migliaia di inutili distinguo.
Mi viene in mente la manifestazione di Roma del 24 novembre che alla fine, più che una manifestazione di donne per le donne, si è ridotta ad essere una manifestazione di sinistra per le donne e te lo dice una come me, che è di sinistra.
7 marzo 2008, 11:53
Il problema è complesso e tu Viss giustamente ne fai riferimento. Non è sociale o forse lo è, è sicuramente econmico ed anche identitario nel senso di culturale. Ma è talmente complesso da includerci tutti come persone (con tutti intendo uomini e donne).
7 marzo 2008, 17:45
Festa, ricorrenza o occasione che sia, il giorno ha un certo significato da conservare. Come per altri aspetti o ambiti sociali c’è ancora una strada da percorrere. Si può e si deve andare avanti anche se non si arriverà mai alla fine.
7 marzo 2008, 18:57
[...] il sito, qui l’invito per il convegno, e qui vari post interessanti al riguardo: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, [...]
7 marzo 2008, 21:31
Economico, sociale, culturale e persino religioso. Per questo poi ben vengano tutte le iniziative del mondo, ma non basta lamentarsi e non basta dire basta. Bisogna fare qualcosa forse di meno eclatante ma di più concreto.
8 marzo 2008, 13:02
tipo?
spaccare la faccia al vecchio bavoso con la mano morta, giusto per fargli capire che è una merda?
ok. vado.
comunque è triste vedere persone che non riescono a reagire. fa pensare che siamo ancora molto lontani/e dalla possibilità di ottenere rispetto come persone.
perché l’importante è questo: se rispetti la persona, tutte le altre sue caratteristiche non hanno importanza.
perché una ragazza non riesce a mollare un ceffone al vecchio bavoso, ma aspetta che siano i suoi amici a fare qualcosa?
a me è successo una volta, da ragazzina (facevo ancora le medie). e non ho fatto niente.
adesso però vado in giro tranquillamente a qualsiasi ora della notte.
festa della donna? no grazie, preferisco evitare le prese per il culo.
oggi sono al lavoro e il mio capo mi ha detto: “so che le mimose non le avresti apprezzate, per cui ti offro uno spritz”
ottima scelta, altrimenti - con le mimose in mano - gli avrei potuto rispondere “grazie, anch’io ti farei un mazzo così!”
8 marzo 2008, 13:15
Il punto è uno solo secondo me: ci festeggiano perchè ci ritengono minus habens da tutelare e si dimenticano che, in realtà, il problema è a monte. Nessuno si preoccupa di analizzare i perchè ma solo di fornire dati, statistiche, di vittimizzare noi povere donne, senza mai e poi mai trovare la vera causa di tutto. Ecco io propongo, visto che di solito si festeggia chi fa qualcosa (che lo faccia bene o male non è un problema!) di fare una festa per gli uomini…. visto che la colpa di tutto è loro!
10 marzo 2008, 12:36
Bancona, quello che dici mi ricorda molto la legge della giungla nella quale la sopravvivenza o in questo caso il rispetto, dipendono dalla capacità individuale di imporsi.
Onestamente un società civile non dovrebbe essere basata su questi principi, il rispetto per gli altri dovrebbe essere alla base del nostro sistema educativo e di fronte alla vittima che non è in grado di difendersi, bisognerebbe essere solidali e non incolparla per la sua incapacità di.
Modeimoselle il problema è che se non siamo noi donne a dare un valore differente alla nostra festa, difficilmente possiamo pensare che saranno gli uomini a farlo.
11 marzo 2008, 10:28
no no, piàn!
ti pare che io possa incolpare la vittima perché non si ribella!?
NO!
solo mi rattrista l’idea che non riesca a reagire.
ripeto: ho provato sulla mia pellaccia questa sensazione.
è talmente assurdo quello che ti sta succedendo, che non ti sembra vero. non può essere vero. quindi ti stai inventando tutto. quindi non puoi reagire. reagire a cosa? non è vero!
quella volta nessuno ha reagito al posto mio. ho capito la lezione.
tu - sola - contro il resto del mondo.
no, hai ragione, non è giusto: la società civile dovrebbe fare qualcosa.
ma prima ancora: una persona civile non dovrebbe imporsi su un’altra. per alcuna ragione.
11 marzo 2008, 11:08
Infatti Bancona certe persone non le si possono definire civili ed è proprio su questo bisognerebbe cominciare a battersi: nel condannare pubblicamente certi atteggiamenti.
Poi, sai, io adesso mi trovo con una figlia di 11 anni e mi chiedo quale sia il giusto equilibrio tra la diffidenza e la fiducia:-)
11 marzo 2008, 14:47
prima di fidarsi degli altri, si dovrebbe lavorare sulla fiducia in se stessi. sembra una cazzata, ma alla fine…