Il Festival della Politichetta Italiana

Viscontessa, 2 Marzo 2008

La formula è sempre la stessa, due conduttori, uno alto e uno basso, due vallette, una teodem e una radicale, qualche offesa da parte dei conduttori ai telespettatori che dopo il “coglioni” indirizzato agli elettori di sinistra dello scorso festival quest’anno son diventati cittadini di un paese di merda, e poi ancora i vecchi candidati e le giovani promesse della politica italiana anche questa volta scelte con un occhio di riguardo per il sociale come l’operaio, l’impiegata e la precaria.

Fiumi di polemiche poi, come di consueto si sono abbattute sui nomi dei grandi esclusi dalla competizione come Ferrara il cui pezzo “son tutte belle le mamme del mondo” è stato giudicato troppo all’avanguardia per una competizione ancora così tradizionalista come quella del Festival della Politichetta Italiana mentre alle solite accuse lanciate dal fisco di far vincere sempre i soliti raccomandati, risponde ancora una volta Di Pietro che tenta di chiedere i nomi della famosa lista Liechtenstein ma si inceppa nel tentativo di pronunciare il nome.

Tanto i vivaisti della politica italiana, sono già all’opera per decorare le liste di partito con i simboli dei loro fiori ma alle domande rivolte loro dalla stampa sul destino delle rose, rispondo solo con un laconico “se sono rose fioriranno” a cui fa eco la Bertè intonando “rose rosse per te” tratto dal suo pezzo inedito presentato al Festival in questi giorni. Infine per il dopo Festival condotto anche quest’anno dal solito Bruno Vespa, si punta sempre sulla solita gnocca da salotto televisivo ma che, e questa pare l’unica novità di questa edizione politica, in caso di vittoria della destra, il suo leader Berlusconi promette sarà riprodotta in serie e ad un prezzo accessibile per tutti.

Pubblicato oggi su Paparazzin 

 



6 commenti a “Il Festival della Politichetta Italiana”

  1. flavia Says:

    viscontessa, fra i vivaisti mi sembra anche di aver sentito qualcuno che rispondeva ‘non c’è rosa senza spine’. mi sembra che fossero vivaisti veltroniani.

    e ho avuto la sensazione di sentir cantare anche qualcosa del genere ‘amore che vieni, amore che vai’ dalle parti di mastella e casini. o forse era ‘quando finisce un amore…’

    ps: come vedi, stasera sono passata da te quasi all’alba…

    :)

  2. ian Says:

    promette la gnocca a prezzi accessibili? davvero?
    ma accessibili quanto?
    sai… la cosa qui interessa

    giò, quando ti canditi pure tu?

  3. Bancona Says:

    se si candida “la Viss”, cambio le mie “intenzioni di voto”.

    se però, Viss, volessi farti fare una foto in bianco e nero da mettere sui cartelloni… almeno tu fai un po’ meno la faccia da p____ni, grazie.

    (mi ha rovinato il bianco e nero - la zoccola - e mi tocca pure votarla come “voto di protesta”, cacchio!)

  4. CC Says:

    Perchè il popolo dei “tele-utenti” è davvero migliore? Siamo davvero certi che la società civile non rappresenti alla perfezione il palinsesto televisivo? A me pare che quest’anno, almeno nelle intenzioni, la formula sia cambiata, naturalmente con le dovute esigenze didascaliche. Ovvero l’imprenditore e l’operario,Cammariere e Mietta, la teodem e il radicale, tricarico e totocutugno, il giovane precario e lo scrittore affermato.
    Un festival che si riprende la propria libertà senza inutili e snervanti mediazioni, deve avere al suo interno pippobaudo e pierochiambretti, la mora e la bionda, emilio fede in giuria ed elio e le storie tese per il dopo festival.
    L’audience non ha premiato le innovazioni, ma al senato l’appuntamento di Sanremo andrà molto vicino ai risultanti raggiunti nell’ultima edizione

  5. Viscontessa Says:

    Flavia, nel corso della precedente campagna elettorale, avevo raccolto tutte le spine avanzate e avevo fondato il partito del “la Spina nel culo”:-)

    CC, quali innovazioni?

    (mi candierei volentieri ma ho già dato la mia parola per le elezioni di Miss Tardona e la campagna elettorale sarà durissima:-)

  6. Bancona Says:

    peccato.

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