Il nostro paese in un paese
Viscontessa, 24 Febbraio 2008Gli abitanti di Colle Vecchio di Sopra non scendevan quasi mai a Colle Vecchio di Sotto perché l’aria era ancora malsana come quando ai piedi del colle era tutta palude.
Negli anni cinquanta fu proprio lì che si insediarono le prime famiglie di immigranti richiamati dalla prospettiva di un lavoro nella fabbrica di componenti in ferro di una grossa azienda straniera e piano piano la palude fu bonificata, ma l’odore della fabbrica e di quelli che ci lavoravano dentro, era, se possibile, ancora più sgradevole del lezzo di acquitrino per il quale avevano provato un’improvvisa nostalgia non appena la palude era stata bonificata. Così come fino al giorno prima avevano rammentato quelle acque stagnanti soltanto zanzare grosse come fenicotteri, nel momento in cui le acque sparirono, cominciarono a rammentare della palude soltanto le grosse e gustose anguille che le popolavano. E quando anche la fabbrica fu chiusa, ecco che gli abitanti di Colle Vecchio di Sopra, dimenticarono in un istante la chiassosa miseria degli abitanti di Colle Vecchio di Sotto per rimpiangere la ricchezza ottenuta grazie alla loro miseria e che sfumò come a suo tempo erano sfumate le acque della palude. Le colpe, negli anni che seguirono, furono spartite equamente tra la palude, la guerra, la fabbrica, la bonifica della palude e la chiusura della fabbrica.
Poi però si trovò un compromesso e si preferì accanirsi contro il fato per macerarsi per molto tempo nell’autocommiserazione per essere nati in un territorio tanto ostile come quello paludoso, fino a quando, sull’onda dell’edonismo degli anni ottanta si tramutò l’autocommiserazione in orgoglio e fu l’aria malsana della vecchia palude, il simbolo scelto per rafforzare la convinzione di essere un popolo forte e avvezzo alle difficoltà.
Tanto, mentre a Colle Vecchio di Sopra si passava il tempo a denigrare la vasta pianura abbandonata di Colle Vecchio di Sotto, qualcuno acquistava quell’enorme pianura edificabile a due passi dalla città e negli anni novanta ci costruiva decine di villette a schiera per modesti cittadini in cerca di pace e tranquillità a buon prezzo. Ai nuovi cittadini giunti da quelle parti con le loro famigliole, non importava niente degli abitanti di Colle Vecchio di Sopra e quando fu costruito anche un nuovissimo centro commerciale nel vicino paese di Pianura Nuova, tra i cittadini di Colle Vecchio di Sopra e quello di Sotto non ci fu più proprio alcun rapporto.
Pianura Nuova, invece, è il paesotto al di là della ferrovia tirato su rapidamente dagli immigrati di Colle Vecchio di Sotto che, dopo la chiusura della fabbrica, avevano deciso di rimanere in zona e che lasciate le misere abitazioni messe a disposizione dalla fabbrica, avevano trovato in quella pianura un luogo adatto per tirar su le loro baracche che entro breve tempo diventarano prima misere abitazioni, poi decorosi alloggi e infine persino signorili villette. Una lunga tradizione di stenti e di miseria, non gli aveva permesso di perder troppo tempo ad indugiare oltre sulle proprie disgrazie e quel piccolo gruppo di famiglie che aveva deciso di rimanere lì, si era rimboccato le maniche e aveva ricominciato con le pecore, atavica tradizione dei loro luoghi di origine, per giungere dopo anni di duro lavoro a produrre un formaggio autoctono adesso esportano in tutto il mondo.
Negli ultimi anni gli abitanti di Colle Vecchio di Sopra hanno puntato tutto sul loro passato e la loro storia. L’antico borgo sull’incantevole colle circondato da una natura incontaminata, ha riscritto la sua storia e l’ha pubblicata sui depilantes turistici nei quali la storia di nonno Gino, mediocre pescatore di palude che un giorno grazie ad una pesca fortunata offrì anguille al tutto il paese, è stata trasformata nella vita di un eroe che salvò il paese da una tremenda carestia. Tracce delle sue gesta celebrate dai suoi compaesani a suon di targhe, statue e locande intestate a suo nome, si possono anche trovare in antichi scritti dell’epoca che studiosi locali, hanno confermato essere riconducibili proprio a nonno Gino, ora conosciuto come il Pescator Valente. Un modesto agriturismo, una piccola agenzia immobiliare, un piatto a base di anguilla marinata tipico dell’antica tradizione del luogo e una corsa delle anguille per la festa del Santo Patrono che cade rigorosamente nei mesi estivi, completano l’opera di restyling di Colle Vecchia di Sopra mentre grazie all’interessamento del Vescovo, si è provveduto a richiedere alla Santa Sede l’istituzione di un processo di beatificazione per il Pescator Valente.
Negli ultimi anni tra le famigliole piccolo borghesi di Colle Vecchio di Sotto, sono arrivati invece i nuovi cittadini in cerca di se stessi. La vecchi fabbrica ormai fatiscente, è stata sontuosamente ristrutturata e, grazie alle antiche paludi che ancora sopravvivono nel sottosuolo nonostante l’opera di bonifica, è stata trasformata in un moderno centro termale specializzato nella cura delle malattie psicosomatiche. E nell’area adibita a suo tempo come discarica dei residui ferrosi delle lavorazioni della fabbrica , è sorto un centro per lo studio di nuove tecniche di agricoltura su terreni inquinati e un gruppo di particolarmente sensibile alle tematiche ambientaliste, ha chiesto alla UE un finanziamento per ripristinare almeno parte della vecchia palude di Colle Vecchio di Sotto indicata dal WWF come unico habitat naturale possibile per la riproduzione del fenicottero cinerino dei colli, un tempo abitante della zona e ormai a rischio estinzione.
A Pianura Nuova, infine, sono arrivati tanto per cambiare gli immigrati. Questa volta sono di pelle scura e cercano fortuna nei grandi caseifici della zona dove trovano lavoro di giorno purché la sera vadano a dormire altrove, tanto che sulle sponde del fiumiciattolo che scorre ai piedi di Pianura Nuova, è già sorta una piccola baraccopoli denominata Pianura Nuova di Sotto. Tuttavia a Pianura Nuova il clima è piuttosto teso per via del degrado e della puzza che proviene dalla baraccopoli sul fiume e che preoccupa non poco i cittadini del posto che si sono riuniti in comitato per chiedere, con una lettera indirizzata direttamente al Presidente della Repubblica, che gli venga riconosciuto lo stato di calamità naturale per il grave degrado nel quale sono costretti ad allevare le pecore dei loro caseifici.
Mentre tutti attendono risposte, pare che nel frattempo gli abitanti dei tre paesi confinanti, abbiano comunque deciso, sotto al simbolo dell’anguilla, del fenicottero e della pecora, si presentarsi alla prossima tornata elettorale con un unica lista.
Dice che condividono gli stessi valori: la palude e il puzzo e se non son valori questi, allora ditemi voi cosa.





26 Febbraio 2008, 11:12
ah ah ah, bella Viss!
[cmq anche su questo abbiamo visioni diverse: opposte, credo, ma simili nei principi]
ad ogni modo, a due mesi dalle elezioni ho già deciso il mio voto.
sempre che non mi candidi anch’io con il nome - e relativo simbolo - di Cloaca Maxima.
se proprio gli italiani devono dare il loro voto in merda…
26 Febbraio 2008, 23:04
Bancona, non farti scrupoli, su questo blog siamo per la pluralità di idee e soprattutto dalla parte del cittadino:-)
(però mi sembra che questa l’ho già sentita)
27 Febbraio 2008, 18:06
si, beh… diciamo che andrò oltre, questa volta.
non è bello parlare di politica - nello specifico - sui blog. perché poi si va a finire male…
tu di qua, io di là, non siamo più amiche, tié-tié-tié… no, no: la politica è meglio lasciarla perdere.
pensiamo a quello che ci unisce, piuttosto che a quello che ci divide*:
?
…
esaltiamo le particolarità di ciascuno e facciamone una preziosa risorsa, piuttosto che focalizzare l’attenzione semplicemente sulla differenza*:
?
(anche queste mi sa che le ho già sentite)