Quanto è bella giovinezza che si fugge tuttavia…..
Viscontessa, 19 Febbraio 2008Ogni mattina mi arrampico sulla sedia e vado ad infilare la testa nel nido dei pappagallini. Ci sono quattro pulcini che crescono a vista d’occhio tanto che il più grandicello sembra già un polletto e guardando i suoi genitori, quest’oggi, mi sono pure chiesta se sia veramente figlio loro. Domanda stupida visto che le bestiole vivono in una gabbietta.
So benissimo che sarebbe più opportuno che non infilassi il mio grosso testone nella loro nido ma sono sempre un po’ preoccupata per la loro salute e così, grazie a questa scusa, ogni mattina ripeto l’insano gesto.
La verità è che è stato tutto così emozionante fin dall’inizio che per puro egoismo vorrei che dopo questa prima covata, ce ne fossero molte altre. La vita che nasce offre sempre di se il lato più poetico ed è facile lasciarsi incantare dalla perfezione con la quale ogni organismo mette in atto la rappresentazione della sua riproduzione perchè nessun altro momento della sua vita, sarà così struggente come la delicata fase della sua origine.
Chi ha avuto figli lo sa bene, lo sanno bene tutte le madri del mondo ma lo sanno bene anche i padri e pure tutti coloro che hanno condiviso la gioia di una nascita. Il rinnovarsi della vita intorno a noi sprigiona un potere benefico in grado di influenzare chiunque capiti a tiro ed è difficile rimanere indifferenti di fronte ad uno spettacolo tanto suggestivo come quello della sua origine tanto che per esempio anche l’altra mia pappagalla senza compagno, ha deposto ben quattro uova buone soltanto per fare un frittatina.
Ma sanno bene le madri e proporzionalmente a quanto hanno partecipato all’evento, anche tutti gli altri, che dietro a tanta poesia, dietro a tanta gioia, dietro alla potenza di uno spettacolo tanto suggestivo, si nasconde anche tanto dolore e quello fisico è davvero il minore. I figli, di qualunque specie o razza siano, sono parte di noi, sono il nostro sangue e la nostra carne più viva, sono il nostro nervo scoperto, il nostro punto debole, la nostra croce e delizia quotidiana che va progressivamente perdendo per tutto il resto del mondo, il fascino della loro origine.
Per questo diventa intollerabile sentir parlare di figli chi non ha figli e per questo diventa ancor più insopportabile sentir parlare di diritto alla vita chi quel nervo scoperto non lo ha mai avuto o ha dimenticato di averlo avuto.
Perchè anche a me piacerebbe vedere crescere pappaggallini ogni giorno ma poi penso alla loro vita chiusi in una gabbietta e guardo la madre che per la fatica ha perso tutte le piume sul petto e ancora il padre che fa in su e in giù per il nido portando cibo e cantando per avvisare la sua compagna che può uscire a mangiare, che quella testona che ogni mattina infila il suo grosso faccione dentro alla gabbietta se ne è andata.
E penso a quanto egoismo e a quanta superficialità si nasconda dietro a chi parla della gioia di una vita che nasce come la sa vita fosse tutta racchiusa in quell’unico irripetibile momento.





20 Febbraio 2008, 15:33
Cara Giò, che bello questo post! Io adoro i bambini e a volte fantastico o sogno di avere nuovamente un cucciolo in casa: il terzo!!
Non c’è verso, sono solo fantasie, per questa vita ho chiuso con due.
Quando ero ragazzino, le donne del vicinato se dovevano assentarsi per una breve commissione, chiamavano me per sorvegliare i loro piccoli.
Mia mamma glie lo diceva: state tranquille che Gianfranco non li molla per un attimo. Ed era vero; ero molto scrupoloso e attento.
Sembra che i miei figli hanno preso da me per questo aspetto.
Capita sovente mentre siamo in giro, di vedere piccoli e procedere con esclamazioni tipo: “Guarda che bel ciciu!”; “ma che bella!”; “guarda che begli occhi!” E non è poi insolito che dopo le esclamazioni e complimenti, iniziamo a parlare con i genitori e a giocare con il topino di turno.
Ciao, Gianfranco.
22 Febbraio 2008, 0:28
non essere intollerante verso chi non capisce, insegna loro piuttosto.
oggi mi sento buono e ti dico, lascia volar via i pappagalli.