L’Happy hour è finita

Viscontessa, 15 Gennaio 2008

A vent’anni animavano i sogni di tante coetanee, belli e maledetti erano impegnati politicamente perché il “sociale” non era ancora di moda e avevano letto Erika Jong, canticchiato La Fata di Bennato o applaudito De Andrè.

Le ragazze li adoravano ma loro avevano sempre prima di tutto gli amici o il mondo da cambiare e poi avevano sempre a casa una fidanzata per pararsi il culo al pranzo della domenica.

Venuti su a Negroni e Plaigin, tutto per loro era lecito furochè l’uso del preservativo allora considerato solo l’anticoncezionale dei pavidi mentre c’era sempre nei loro ricordi l’inglesina che gli aveva fatto battere forte il cuore e la trentenne che li aveva introdotti ai piaceri del sesso.

A trenta erano già uomini di mondo senza arte né parte, eterni studenti ed eternamente fidanzati convinti che se non il mondo, avrebbero cambiato almeno il loro destino. Raffinati seduttori del genere umano, sapevano come conquistare una donna che non era mai quella giusta perché quella giusta li aspettava sempre a casa senza mai chiedere niente mentre loro imparavano a consultare una carta dei vini e a rollare una canna in pochi secondi, anche se adesso avevano acquisito mezzi più raffinati per cercare lo sballo necessario a lasciarsi andare.

Intelligenti, colti, sensibili, tormentati e soprattutto presunti conoscitori dell’animo femminile, pareva che il mondo sarebbe caduto ai loro piedi da un momento all’altro e nell’attesa che ciò accadesse si concedevano il lusso di raccontarti che non esistevano regole e che ognuno doveva vivere secondo la propria inclinazione mentre di fronte alla richiesta di un preservativo, ti guardavano come se dubitassi della loro infallibilità

A quaranta te li ritrovi da soli, l’eterna fidanzata, quella stronza, ha sposato un altro e loro sono diventati ipocondriaci, logorroici, misogini, paranoici e con il terrore che non gli funzioni più. Adesso senza alcol, tranquillanti, eccitanti, cocaina, hashish o antidepressivi non riescono più neanche a scopare perché ti raccontano che il sesso li annoia e che da una donna cercano qualcosa di più mentre non si preoccupano proprio di cercare quell’unico preservativo che tengono nel portafoglio da anni, perché, ti dicono, ci manca solo quello e poi davvero non se ne fa più di niente. Adesso si commuovono di fronte a quei bambini per i quali fino a ieri non si sentivano pronti e hanno cominciato a dividere il mondo femminile tra coloro che sono potenziali madri, quelle che lo sono già e quelle per le quali è troppo presto o troppo tardi.

Ma la cosa peggiore è che adesso, ti spiegano, hanno capito tante cose.

E sono diventati antiabortisti.

Su Macchianera

L’utero in amministrazione controllata

Viscontessa, 13 Gennaio 2008

Mi chiedo cosa ne pensino gli uomini della 194.
Anzi mi chiedo quanti siano gli uomini che nell’essere favorevoli o contrari all’aborto, non si siano limitati all’approccio politico o scientifico con il quale viene ultimamente riproposto il tema, e mi chiedo quanto gli uomini si sentano parte in causa, quanto investiti di una responsabilità che va persino oltre alla possibilità di lasciar scegliere la donna cosa fare della propria gravidanza.
Ci sono molte questioni che riguardano la libertà degli esseri umani e che non ci riguardano ma per le quali siamo pronti a batterci per una questione di principio, ma la gravidanza, qualunque sia il suo esito, è un evento che ha origine dalla partecipazione attiva degli uomini e il cui evolversi non può quindi diventare per gli uomini soltanto una questione di principio.
Il rischio, privilegiando questo approccio, è che gli unici uomini che attivamente affrontino la questione, siano sempre e soltanto coloro che, per mantenere o rafforzare il proprio potere, hanno bisogno di limitare la libertà altrui, creando fratture, fazioni e contrasti anche là dove dovrebbe esserci unione e sintonia, proprio là dove la gioia o il dolore, la sofferenza o l’amore, le si creano in due in egual misura.
E’ vero che parlando di aborto abbiamo spostato il fulcro della discussione sul momento esatto nel quale ciascuno di noi ritiene di riconoscere lo status di essere umano ad un embrione, e ancora non paghi di una circostanza che non può essere scientificamente provata, lo abbiamo spostato sul concetto di vita, ma l’abilità dell’essere umano di dare un valore alla vita secondo le sue esigenze contingenti, è pari soltanto a quella di non riconoscere alla vita alcun diritto ad una dignità.
Ma questo è soltanto il campo di battaglia sul quale si è spostato un conflitto che altrimenti sarebbe rimasto confinato nella coscienza femminile così come è sempre avvenuto nei secoli dei secoli quando abortire era una pratica molto più in voga di oggi ma non per questo le donne godevano di una maggiore libertà.
Perchè poi è di questo che stiamo parlando, è dell’ipocrisia con la quale si parla di aborto soltanto in termini di vita e di morte, ridicolizzando di fatto la pretesa di rivendicazione, di fronte ad un tema di cotanta portata, di una libertà individuale del singolo. Se non siamo disposti ad accettare la pena di morte in nessun caso, non può esserci neanche dibattito, confronto, testimonianza femminile, rivendicazione di un diritto, motivazione personale o circostanza, in grado di giustificare l’aborto.
Colpevoli dunque le donne che si macchiano del reato di omicidio, una colpevolezza che a forza di sentirla ripetere, finisce per diventare oggettiva e per portare con se la compassione, la rabbia, il perdono e l’ostracismo sociale di chi è contrario all’aborto e il bisogno di scusarsi, colpevolizzarsi, e di nascondersi da parte di chi ha scelto di abortire mentre sulle colpe, le responsabilità, la latitanza e il disinteresse di chi ha contribuito a formare quell’embrione come al solito si tace.

Ma non era meglio quando si trombava?

Viscontessa, 13 Gennaio 2008

Apprendo oggi con sgomento e imbarazzo, di aver guadagnato un sacco di link con l’immagine di un paio di bicchieri che io neanche avevo capito che fossero bicchieri. Mi ero accorta infatti tempo fa che all’improvviso un sacco di blog mi avevano linkata ma ogni volta che ero andata a curiosare sui siti dei linkatori impazziti, ci avevo trovato soltanto dei post con delle strane immagini piene di lettere e numeri di cui mi sfuggiva il significato.
Non so se sia una questione di età, di mentalità o di difetto congenito di cui ignoravo la gravità, ma fatto sta che la cosa mi aveva lasciata del tutto indifferente e non avevo neanche provato la curiosità di capire di cosa si trattasse.
Poi oggi ho capito tutto. Le immagini misteriose nelle quali comunque non riesco ancora a vederci un bel niente, contengono una marea di link ad altri blog tra i quali evidentemente doveva esserci anche il mio, e la finalità del gioco di società pare che fosse quella di aggirare la famosa classifica di blogbabel sui siti più famosi d’Italia. Cioè mica pizza e fichi! Tra quelle immagini si nascondeva un trucchetto informatico per boicottare la classifica dei siti più importanti del nostro Paese, una classifica sempre in fase di revisione e miglioramento che grazie a complicatissimi algoritmi che alla CIA gli facciamo una bella sega, è in grado di offrire solidissime garanzie di qualità all’utente inesperto che la consulti.
Naturalmente, come si conviene, in ogni spy story, gli ideatori della classifica si sono accorti del buco del programma e dopo aver ricevuto, pare, le rimostranze dei veri e unici titolari della top ten, hanno provveduto a riparare la falle e persino a cancellare ogni traccia degli effetti del baco che avevo aveva falsato la classifica.
Quindi niente furbate, cari miei, per salire di grado in classifica, bisogna meritarselo e per farlo, mi pare di aver capito, bisogna essre linkati il più spesso possibile da altri blogger in grado di offrire al linkato un punteggio tanto più alto quanto a loro volta sono in alto in classifica.
Insomma funziona così, l’utente inesperto che volesse avvicinarsi alla blosfera, consulta la classifica, apre un blog tra quelli segnalati e legge un post che a sua volta linka un altro blog possibilmente sempre piazzato tra i primi posti della classifica e dopo aver letto che Topolino è d’accordo con Paperino sulla questione della partecipazione in tv di Minni di cui parlava Pluto secondo il quale Paperone ha ragione a sostenere che i programmi televisivi sono uno schifo perchè son tutto un pubblicizzare la trasmissione dell’altro, può farsi il giro di tutta Paperopoli prima di accendere la tivvu per vedere Buona Domenica che invita Topolino a parlare della sua nuova trasmissione nella quale ci saranno tantissimi ospiti tra cui Paperone che parlerà della sua trasmissione nella quale ci saranno tantissimo ospiti tra cui Pluto e via dicendo.
Non metto neanche un link che altrimenti rischio che qualcuno dei citati mi legga e mi ritrovo la CIA alla porta. O peggio mi rimandano in fondo alla classifica e mi fanno ripartire dal Via.

Signora mia

Viscontessa, 10 Gennaio 2008

Pensavo oggi che la mia vita è come un film. Chi non l’ha mai pensato?
E anche io l’ho fatto perchè ho un sacco di cose da raccontare e nella mia vita mi sono capitate tante di quelle cose strane da non crederci come quella volta che volevo fare una cosa e non l’ho fatta ma dopo mi sono accorta che se se l’avessi fatta le cose sarebbero andate molto peggio e allora, pensa tu che coincidenza, è stato molto meglio non averla fatta. Che poi non è quello che fai che conta in un film, ma come lo racconti e anche un’unghia incarnita, se raccontata bene, può diventare un’esperienza carica di significati come quel libro che ho letto tempo fa dove c’era un tipo che per colpa di un piccione si rovina la vita.
Se poi mi mettessi qui a raccontare di come ho sistemato i piatti nella mia credenza, allora si che ne vedreste delle belle per non parlare di tutte le idee che mi vengono ogni volta che mi metto a pensare.
Se solo trovassi il tempo per scrivere la sceneggiatura, sono sicura che trovare un produttore pronto a realizzare il film della mia vita non sarebbe difficile. Il fatto è che non ho tempo, non ho mai tempo di fare niente, la gente non si rende conto di quanto tempo porti via lavorare e tirare avanti una famiglia, la gente pensa che c’è chi sta molto peggio, ed è vero, ma anche una famiglia e un lavoro sono una cosa molto impegnativa.
La mia vita è proprio come un film e uno di questi giorni devo proprio raccontarvela perchè c’è da non credere a tutto quello che mi è successo e quello che ho dovuto passare fino ad oggi. La gente pensa che sia facile vivere e non si rende conto di quello che devi passare, per esempio, se hai dei problemi di salute. Ma lo sapete che se c’hai un’unghia incarnita ci vogliono mesi per guarire e a volte ti devi pure operare? Senza contare della sofferenza che provi ogni mattina a metterti un paio di scarpe. La gente pensa che sia una sciocchezza ma solo io so le pene che ho dovuto sopportare in quei mesi e solo io so che trafile bisogna fare in ospedale per prenotare l’intervento per l’unghia.
Beh certo poi ci sono quelli che sanno sempre tutto e ti chiedono dove pensi di vivere: perchè non lo sapevi come funziona la sanità nel nostro paese? Che non li leggi i giornali? E chi ce l’ha il tempo di leggere il giornale? Bravi, gli dico, si vede che voi avete tempo per farlo ma io c’ho una famiglia da tirare avanti e ci metterei voi ad accontentare tutti che uno vuole la vuole bianca e uno la vuole nera. E poi dice perchè pensi che la tua vita sia come un film, perchè vorrei vedere quanti sono quelli che riescono a lavorare, tirare avanti una famiglia e trovare anche il tempo per passare ore al telefono per prenotare una visita specialistica.
Ma da domani si cambia registro, da domani mi faccio sentire!
Da domani però perchè ad oggi ancora non ho mai sofferto di unghie incarnite e così non ho niente di particolare da raccontare della mia vita che non è un film e io non scrivo sceneggiature.

L’amore al tempo delle mele

Viscontessa, 9 Gennaio 2008

Contrordine.
Dopo aver promosso la gnocca perché lo aveva fatto anche Luca Sofri, ecco che da quest’oggi la gnocca torna al suo posto proprio perché ancora una volta lo dice Luca Sofri.
Cioè non è che lui usi proprio questi termini o parli proprio di gnocca, ma due giorni dopo il mio post, ecco che Luca decide di eliminare la pubblicità dal suo blog e siccome io non resisto al fascino di un uomo che per chiedermi pubblicamente scusa senza violare la mia privacy, cita addirittura una pubblicità di Repubblica, ecco da oggi la gnocca la si elimina anche da qui.
Mi spiace per tutti coloro che si fossero illusi in una nuova era della gnocca, ma le cose sono andate così e non si può più tornare indietro.
E ora, se volete scusarmi, me ne vado nella mia cameretta a coltivare il sogno di questo amore impossibile.

Luca se dovessi leggere questa mio post, vorrei tanto che tu mi mandassi una tua gigantografia da attaccare sopra al mio lettino. Giuro che se me la mandi strappo il poster di Miguel Bosè e ci metto il tuo.
In alternativa mandami pure una copia di Repubblica con la pubblicità incriminata, mia mamma non capirà che cosa ci farà attaccata al muro Repubblica, ma io e te sappiamo cosa rappresenta per noi e non permetterò a nessuno di violare il nostro segreto.

Tua Vis.

Io vado a diritto per la mia strada

Viscontessa, 9 Gennaio 2008

Io mi faccio gli affari miei e tiro avanti per la mia strada.
Qualche volta inciampo, annaspo nell’aria per ritrovare l’equilibrio perduto e poi proseguo, magari zoppico per un po’, una caviglia, un piede, il ginocchio, qualcosa messo male che quando inciampo si posiziona per un attimo nella maniera sbagliata. Duole per qualche minuto ma poi torna a posto, il suo posto, la sua collocazione naturale e io riprendo il mio passo.
Io tiro avanti per la mia strada a testa alta perché gli altri mi possano guardare negli occhi, gli occhi bassi, quelli collocati più in basso non mi interessano, non ho tempo per guardarli, magari quando cresceranno li incontrerò, per adesso devo tirare avanti per la mia strada.
Io cammino con il mio passo deciso, un piede davanti all’altro poi c’è un semaforo rosso, mi fermo e quando arriva il verde attraverso.
Non mi distraggo guardandomi introno, osservo il semaforo per non farmi cogliere impreparata quando diventa verde. Al semaforo ci si ferma per aspettare che arrivi il verde e non per cercare il cellulare nella borsa o sistemarsi il lacciolino dei sandali.

Io non porto sandali perché sono scomodi e intralciano il mio passo, io trio avanti per la mia strada senza incertezze perché la strada è fatta per essere camminata e non ha senso fermarsi, girarsi, distrarsi ed osservare.
Io tiro avanti senza osservare niente, quelli che stanno sempre con il naso all’insù finiscono per sbattere nei pali oppure per venirti addosso e io non sopporto che gli altri mi finiscano addosso. Le persone, se le tocchi, ti invadono con la loro umanità e ti distraggono dal quell’armonia di gambe e braccia che si muovo con una sincronia perfetta. Poi devi riprendere il passo che hai perduto e ci vuole un po’ di tempo per riprendere il ritmo.
Io mi faccio gli affari miei e tiro avanti per la mia strada.
Esco la mattina presto e cammino, cammino, cammino fino a quando sono stanca e torno a casa.

Cammino per gli affari miei, mi fermo ai semafori e giro appena la testa quando devo attraversare sulle strisce. Sulle strisce ho la precedenza e sono gli altri a doversi fermare, mi giro appena e attraverso. Una volta ho sentito un botto alle mie spalle ma io non mi sono girata a guardare. Ho solo sentito il botto e quel lieve sussulto delle spalle che mi ha colto di sorpresa, mi ha infastidita. La colpa era loro e io per colpa loro ho sussultato con le spalle.
Poi quando sono ripassata ho visto che per terra c’era un motorino e del sangue sull’asfalto.

Io non porto sandali perché sono scomodi, calzo scarpe chiuse e robuste con la suola di gomma zigrinata che fa più presa sul suolo. Ogni suolo e ogni tempo.
Oggi ho pestato la cacca di un cane, dal rumore che ho sentito doveva essere una grossa cacca maleodorante che si è insinuata sotto alla suola zigrinata della mia scarpa destra.
Ma io non mi sono fermata, io non mi fermo mai, ho tirato avanti per la mia strada e mi sono portata dietro la grossa cacca maleodorante fino quando sono tornata a casa.
Poi ho pulito le mie scarpe per domani.

Gli Agnelli perdono il pelo ma non il vizio

Viscontessa, 6 Gennaio 2008

Clamoroso ritorno della famiglia Agnelli nella vita degli italiani.
Dopo averci reso da prima tutti automobilisti e poi operai, immigrati, sindacalisti, comunisti, potenziali terroristi, e persino Alfisti, ecco che la famiglia dei Supereroi di Torino torna ancora una volta ad offrirci una nuova identità e salvarci così dal nostro solito destino di poveri stronzi.
In un contesto politico che non riesce più ad offrici alcuna possibilità di identificazione, ecco infatti che in una recente pubblicità, la Fiat ci propone semplicemente di smettere di essere “la gente” per diventare tutti dei simpatici “hello” che nessuno ha capito ancora bene cosa siano anche se sembra siano degli adulti con le facoltà mentali di un bambino. Praticamente dei deficienti.
Certo, sappiamo bene che non c’è da vantarsi di tutto quello che siamo diventati fino ad oggi grazie a loro, ma per quanto condannabile, la scelta estrema di alcuni compagni era allora forse l’unica possibile e comunque ormai è acqua passata: la Duna non è più commercio.
Per questo, mai come in questo delicato momento storico nel quale l’unico richiamo ad un orgoglio di appartenenza è quello della propria italianità, pare tanto azzeccata la loro proposta. Mai come in questo momento nel quale non ci viene offerto niente di meglio dell’essere cittadini, elettori, consumatori, utenti o contribuenti, pare indispensabile trovare qualcosa che ci identifichi e mai come in questo momento di diffuso pessimismo tra le gente, ci pare indispensabile eliminare la “gente” per diventare infine tutti degli “hello” ovvero dei deficienti.
Come ci era venuto il sospetto ci trattassero ormai da tempo

L’amore ai tempi della gnocca

Viscontessa, 3 Gennaio 2008

Basta ormai è deciso.
Ho deciso di accogliere il suggerimento del nostro presidente della repubblica che per capodanno, invece di trascorrere una vacanza romantica in Egitto con la mamma di Carla Bruni, ci invia un messaggio a reti unificate per invitarci ad essere più fiduciosi verso il futuro.
Non che effettivamente ci sia molto da stare allegri ma scansando i roghi di Napoli e quelli della ThyssenKroupp, aggirando Ferrara e la sua proposta di moratoria per la 194, procedendo a zig zag tra i botti di fine anno e le botte di vita di Prodi sulla neve, qualcosa di positivo nel nostro paese lo si può ancora trovare ed è da quello che bisogna partire: la gnocca.
Tutto intorno a noi ormai è gnocca, è gnocca ogni pubblicità, gnocca ogni trasmissione televisiva, gnocca il tempo che passa sotto forma di calendari e ancora gnocca la gnocca di Sarkozy. Ogni pubblica manifestazione la si rallegra con la gnocca, ogni tristezza la si spazza via con la gnocca, ogni occasione la si coglie con la gnocca,e tanto è diffusa e all’avanguardia la cultura della gnocca, che ormai la gnocca è diventata persino interscambiabile: una gnocca vale l’altra.
Lo gnocchese, insomma, pare l’unico linguaggio in grado di raggiungere veramente chiunque e ostinarsi a voler proporre qualcosa di diverso, è soltanto una stupida perdita di tempo.
Non che adesso voglia mettere la mia gnocca stagionata su questo blog, ma dopo aver visto che persino…..lo dico? Ma si dai lo dico, Luca Sofri ha permesso che nella colonna pubblicitaria del suo blog apparissero le foto di gnocche in cerca gnocco, ho capito che ostinarsi a voler riconoscere alla gnocca un valore umano, è a dir poco anacronistico.
Una cosa sono gli uomini e le donne, i loro sentimenti, le loro pulsioni, le loro passioni e il loro modo di rapportarsi, un’altra è la gnocca orpello decorativo, occasione di svago o di guadagno, passatempo o segnatempo per chiunque.
Insomma se i contratti son sempre a progetto, i mutui sempre inavvicinabili, il carburante sempre alle stelle, la pensione sempre inesistenti, le tasse sempre alte e il domani sempre incerto, qualcosa, caro Napolitano, bisogna pure inventarsi.
E allora disumanizziamo la gnocca e vendiamoci un pezzo di blog per la pubblicità.
In fondo, al di là di tutte le cose serie che potrei mai fare o dire, quel che interessa davvero il pubblico è l’oroscopo, il calcio e soprattutto la gnocca.
Olè.

Oroscopo 2008

Viscontessa, 2 Gennaio 2008

Finalmente, dopo un 2007 di incertezze e malesseri causati dal transito di Prodi in Palazzo Chigi, ecco che il 2008 si apre sotto gli influssi positivi del passaggio di una riforma elettorale della quale beneficeranno un po’ tutti i partiti. Grandi cambiamenti in vista per i nati nel segno del Partito Democratico che nel 2008 troveranno la forza per redigere un vero programma di governo, e qualche possibilità anche per i nati sotto Alleanza Nazionale che dopo aver transitato per anni nella Casa delle Libertà, potranno finalmente contare per il 2008 sugli influssi positivi del transito di Venere in grado di offrire indimenticabili momenti di felicità talare. Un anno difficile, invece, per i nati sotto il segno della Cosa Rossa che dopo aver perduto la falce e il martello non potranno più contare neanche sugli influssi cromatici del pianeta Marte rischiando così di ritrovarsi soltanto una Cosa che nessuno sa esattamente Cosa sia, e molte incertezze anche per i segni d’AIR, con ascendente Alitalia costretti nel 2008 a fare i conti con i periodi di Luna Storta degli anni precedenti.
Anno strepitoso poi per la Vergine: dopo le stragi familiari che hanno caratterizzato il 2007, sarà lei la protagonista assoluta di un nuovo stile di vita per molte donne, e occhio anche al transito di Uranio nel proprio segno che tutto sommato, per quanto impoverito, pare molto meno pericoloso di un’acciaieria e più sopportabile di una qualsiasi Lega.
Infine, secondo l’oroscopo cinese, il 2008 sarà l’anno del Topo tanto che Lamberto Dini già rivendica una posizione di prestigio: “ad ognuno il suo, se Mastella ha impersonato l’anno del Cinghiale, quest’anno nessuno può fare meglio di me”.

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