la famiglia prima di tutto
Viscontessa, 24 Gennaio 2008E’ morto mio zio.
L’ultima volta che l’ho visto non voleva farmi chiamare un taxi.
A casa sua i taxi non arrivano.
Dietro Piazza San Pietro. Roma
Quindi anni fa.
La penultima qualche anno prima.
Non voleva accompagnare me e mia nonna alla stazione.
Alla stazione di Roma non si può arrivare in auto.
Era un alto dirigente di un ufficio statale ma secondo me prendeva le mazzette dalla società degli autobus di Roma. Non si spiega altrimenti perchè ci tenesse tanto a farci prendere due o tre autobus per volta per spostarci per Roma. “fai prestissimo” diceva “in un paio d’ore arrivi” e poi ti segnava su pezzo di carta il numero degli autobus, le fermate dove dovevi scendere e quelle dove dovevi risalire. “a la metro?” dicevo io esasperata “noooo!” rispondeva lui “la metro è pericolosa, con l’autobus è facilissimo!”
Forse era solo insopportabile.
Lo abbiamo sempre pensato tutti però ieri è morto e allora le cose cambiano.
“E’ morto tuo zio” mi dice mia mamma al telefono “Ce lo aspettavamo. Mi dispiace” rispondo io.
“No che non ce l’aspettavamo! Tua zia era molto preoccupata perchè lo tenevano sempre a letto e aveva paura che quando si fosse rialzato, non sarebbe riuscito a camminare”.
“Lo tenevano a letto perchè stava morendo, era un malato terminale di cancro”
“Ma sei mesi sfa tava benissimo! Si è ammalato a giugno”
“Ma ora stava malissimo, me lo hai detto tu che sei andata a trovarlo la settimana scorsa, ricordi?”
“Ma lo sai quando spendeva tua zia per tenerlo ricoverato in quella clinica? Dieci mila euro al mese, ti rendi conto?”
“Si vede che se lo poteva permettere altrimenti lo avrebbe ricoverato in una struttura pubblica”
“Non c’era posto da nessuna parte, era un malato terminale e non lo voleva nessuno”
“ma se a giugno stava benissimo!”
“Infatti ma poi si ammalato e….senti io non so come dirlo a tua figlia”
“Perchè?”
“Mi dispiace dirgli che lo zio è morto”
“Ma se non l’ha mai visto?”
“Ma era sempre uno zio, è una bambina così sensibile…”
“Come sta la nonna?” chiedo a mia figlia che oggi è stata a pranzo da lei “bene ” risponde “è stata a Roma al funerale dello zio, lo sai quanto ha speso?”
“ma chi la nonna?”
“si, ha speso ottanta euro di treno e trenta per dormire dalle suore, pensa ha speso centotrenta euro”
“e poi? Tutto qui quello che ti ha raccontato del funerale?”
“noooo! Mi ha detto anche che era già stata a Roma a trovare lo zio la settimana scorsa e così in due settimane ha speso duecentosessanta euro!”
“ciao mamma come è andato il funerale? Come sta la zia?”
“la zia poverina non se l’aspettava, ci è rimasta così male….però il funerale è andato benissimo”
“che significa esattamente benissimo?”
“c’era la chiesa strapiena, tantissima gente e poi la zia era così contenta perchè in Chiesa c’erano i figli che hanno letto tutti e quattro”
“quattro?”
“tua cugina e il marito e tuo cugino e la moglie…. vedessi quanta bella gente c’era in Chiesa, non me l’aspettavo e invece si vede che conoscevano tanta gente….saranno stati gli amici del mare, quelli della montagna e quelli….lo sai vero che avevano la casa al mare, la casa in montagna e la casa……”
“no, ma dimmi della zia, mi preoccupa un po’ che questa cosa non se l’aspettasse”
“ma con tutta la gente che s’era in Chiesa, non resterà certo da sola e poi lo zio finanziariamente li ha lasciati molto apposto!”
“allora è tutto risolto”
“già, era tanto una brava persona tuo zio”
“era tanto rompicoglioni”
“ma no! Che dici?! Guarda che la famiglia l’ha sistemata proprio bene!”
Amen.





25 Gennaio 2008, 9:33
Bellissimo!
Ciao.
25 Gennaio 2008, 12:28
ciao Viss
mi fa molto pensare questo racconto.Siamo - noi splendidi quarantenni soprattutto - la prima prima generazione - quelli dopo stanno anche peggio - che fa i conti con la morte in modo strano. Come se la rimuovesse, aspetto che coinvolge un po’ tutta la società. Effettivamente i progressi medici ci hanno abituato ad avere molta “aspettativa di vita” e dunque quando poi la morte arriva “non te lo aspetti”. Forse non te l’aspetti mai, ma oggi, tra ilusione di immortalità dei super-giovani come noi,tra assenza di memorie - anche pensare “I morti” i nostri avi, sempre più raro che sia “effettivamente presente”.. invece, siamo qui nel mezzo del cammino di nostra vita e se penso al fatto, per esempio, che io vedo i miei genitori che si fanno sempre più anziani - io 43 loro verso gli 80 - che abitano in un’altra città poche volte l’anno,mi chiedo - come fa il protagonista di un bellissimo libro che consiglio “s’è fatta ora” di Antonio Pascale - per esempio: quanti natali passerò ancora coi miei? e se pure fai il calcolo e dici: 10, poi pensi, dieci,dieci.. è un numero bassissimo, 10. E non te lo aspetti.
un bacio
25 Gennaio 2008, 22:36
Interpretando il racconto da un altro punto di vista, si direbbe una fortuna il fatto che siamo esseri finiti.
28 Gennaio 2008, 14:49
Accidenti… mi accorgo solo ora che il mio commento era il titolo del post…
E ‘mò che faccio’?…