Natale con i tuoi

Viscontessa, 19 dicembre 2007

II dentice era finito spiaccicato sull’anta della credenza del soggiorno per raggiungere la quale aveva attraversato in volo il tavolo da pranzo evitando le nostre teste solo grazie alla prontezza di riflessi con la quale le avevamo abbassate al suo passaggio.
Poi in poltiglia era crollato a terra un attimo prima che gli spinaci, in formazione compatta, seguissero la sua traiettoria e facessero la stessa misera fine.
Le patate invece, erano state più indisciplinate e dopo il lancio per aria erano piovute un po’ ovunque questa volta senza che noi riuscissimo ad evitarne il contatto e fu proprio mentre l’ultima patata arrosto pioveva dal lampadario diritta nel mio bicchiere, che capii che anche per quell’anno il Natale era finito.
A vedere quel che restava del dentice mi era dispiaciuto prima di tutto per lui il cui sacrificio si era rivelato vano di fronte alla furia di mia madre e per non disilludere del tutto quello spirito natalizio che ogni anno andavo coltivando con pazienza, avevo rivolto a Gesù Bambino una breve preghiera perché si occupasse di istituire un paradiso anche per i dentici morti per niente. Poi avevo provato un moto di orgoglio per la ribellione di mia madre ed ero rimasta in attesa delle reazioni di mio padre che di fronte a quel che restava della cena, erano state più prevedibili di mia nonna che bofonchiando in francese si apprestava a ricompattare almeno la formazione degli spinaci: non aveva detto niente.

Quell’anno la consueta cena tra amici della vigilia era saltata per un motivo che non rammento ma ciò che rammento è che quella cena rappresentava da anni per la mia famiglia l’unica occasione davvero natalizia perché tutto ciò che la precedeva e la seguiva, erano solo i vani sforzi di mia madre per cercare di rendere natalizia l’atmosfera di casa nostra.
Ogni anno era lei che si occupava di tutto e la scarsità di parenti in zona, rendeva l’operazione ancora più complicata perché inevitabilmente per il pranzo del 25, ci trovavano a tavola sempre e solo noi cinque, mia sorella e mia nonna incluse, con i regali che mia madre ci aveva costretto a comprare per mio padre, ancora sotto l’albero incartati e i nostri di bambine, già facogitati la notte precedente quando di ritorno dalla cena tra amici, lui se ne andava a letto e noi ci si rannicchiava sotto all’albero per aprire i pacchetti senza far troppa confusione che altrimenti il babbo si sveglia.

Quel Natale lì, poi, prometteva di essere peggiore del solito proprio per via della mancanza di quella valvola di sfogo che era sempre stata la cena del 24 con gli amici e io avevo trascorso il pomeriggio osservando intenerita mia madre che cercava, con quel pesce, di rendere ugualmente speciale il cenone della viglia. Me la ricordo indaffarata e insicura alle prese con il forno e con le patate e mi rammento dell’indicibile struggimento che avevo provato quando l’avevo vista apparire sulla soglia del soggiorno con il suo dentice sul piatto mentre un filo d’ansia che non avrei saputo spiegare fino a quando il dentice non era volato sulle nostre teste, mi attorcigliava le budella.
Mio padre in quel mentre mangiava come al solito pane e burro, testa bassa e televisione pericolosamente spenta nel tentativo forse di solennizzare quel momento che è rimasto effettivamente solenne. Lei che sorride impacciata e porta il suo piccolo dono, lui che alza appena la testa e io che mi rendo improvvisamente conto che l’equilibrio tra le speranza di mia madre e l’autocontrollo di mio padre, è troppo fragile per sopportare il dentice. Come in un film mi rendo conto che lei è allo stremo delle forze e lui troppo fragile per accettare la responsabilità di una famiglia a Natale e mi rendo anche conto che se non riuscirà a reggere almeno fino a quando il dentice non sarà appoggiato sul tavolo, la serata finirà peggio del solito. E infatti è un attimo, una questione di secondi, lui non resiste e dice qualcosa, qualcosa di inutile e offensivo, qualcosa che non ricordo ma che disintegra in un attimo quel clima tanto faticosamente costruito da mia madre che però, questa volta, non reagisce con rassegnazione come al solito, ma si ribella facendo volare il dentice sulle ante della credenza.
Quel che segue è mia nonna che ricompatta gli spinaci al suolo e che con tono forzatamente allegro, ci comunica che gli spinaci si possono ancora mangiare, poi mio padre che questa volta intimorito come un bimbo che sa di averla combinata grossa, si rinchiude nel suo studio e quindi mia madre alla quale, prima che ritrovi la sua docilità di carattere, bisogna togliere di mano quel che resta del servizio buono.
Delle reazioni di mia sorella ricordo poco, immagino che si sia messa a piangere come al solito mentre io, finalmente libera dall’oppressione di quel clima natalizio pesante come un macigno, penso che mia che mia madre sia stata a dir poco grandiosa.
Un’illusione di breve durata, un’ora dopo lui dorme di fronte alla tivvu e lei cerca di salvare quel che restava del dentice che buttarlo via è un peccato.



11 commenti a “Natale con i tuoi”

  1. Annika Says:

    Perché nessuno commenta?
    Io non commento perché per me il natale è fantastico e fatto di ricordi fantastici, l’unica cosa brutta sono questi babbo natali che fanno free climbing, ma sopravvivo…
    Viss, per l’ultimo? ;-)
    baci
    b.

  2. Bancona Says:

    [io non commento perché sono stata cazziata] :-(

    però mi stampo il post: lo leggerò quando succederà esattamente questo (pietanze a parte: con i tortellini in brodo l’effetto sarà più spettacolare) tra qualche giorno.

  3. Viscontessa Says:

    Annika, chi è che ti ha cazziato? e perchè?
    (sappi che l’anno scorso che ho messo i tortellini in brodo di un ciotola che a contatto con il caldo si è spaccata nel mezzo….non credo sia necessario che ti racconti cosa è succeso, ma i cani erano davvero felicissimi:-)

    Bancona, non so ancora neanche cosa faccio per Natale figuriamoci per l’ultimo:-)
    (devo ancora fare l’albero, aiuto!!!)

  4. Annika Says:

    Quella dei tortellini è Bancona!
    Io l’albero lo volevo fare all’ultimo ma il piccino diceva che tutti i suoi amichetti dell’asilo l’avevano già fatto e allora…il gatto ci dorme in mezzo e ogni giorno una decorazione sparisce per poi riapparire, distrutta, nel cesto dei panni :-)

  5. fabio Says:

    chi vi capisce è bravo

  6. Bancona Says:

    :-)

    x rispondere alla Viss, che si capisce al volo che in ‘sto periodo è incasinata:

    IO (Bancona) sono stata cazziata qui sul tuo blog. Non ricordo più da chi e in quale post, ma c’era uno che chiedeva se io sono il frutto della tua immaginazione, visto che trova miei commenti su tutti i post.

    il problema è che l’ho letto il giorno del mio complenno e, così, ci son rimasta male.

    oggi non è il mio compleanno per cui: pis en lov.

  7. Annika Says:

    Bancona (che non sono io):non prendertela…che ti importa? :-)

  8. Minervaa Says:

    allora, facciamo il punto della situazione:
    il gatto di fabio è scappato con il dentice , annika s’è ustionata coi tortellini in brodo e bancona , dal dispiacere di essere stata cazziata commenta di non commentare e fugge dalla finestra schiacciando un odiosissimo babbo natale free climber

  9. fino all'ultimo neurone Says:

    è natale
    pisc&lav (pis&lov)

  10. la funambola Says:

    …è nataaaaaaaaleeeeeeeee non soffrire piùùùù…:)
    tanti auguri lù e un bacio benaugurante alla mia vecchia fidanzata e al virtualissimo capitano
    la fu

  11. Bancona Says:

    è successo: è arrivata la vigilia/è volato il dentice.

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