Ma voi che fate per l’ultimo dell’anno?

Viscontessa, 31 Dicembre 2007

Lui non vede l’ora che gli si chieda cosa farà per l’ultimo dell’anno perchè non vede l’ora di farti sapere che è talmente anticonformista da andare a letto alle otto anche se di solito ci va tardissimo.
Loro sono una coppia così affiatata che non hanno bisogno di niente e di nessuno per cui per l’ultimo dell’anno andranno come al solito al cinema, poi torneranno a casa e brinderanno da soli che a loro gli piace tanto così.
A lui per l’ultimo dell’anno gli va bene tutto purchè entro le undici lo si porti sul cucuzzolo del monte più alto della zona per fargli sparare i razzi, i petardi, i botti e, tale avvolte l’eccitazione, persino il gatto.
A loro non importa niente perchè il primo partono ed è meglio non chiedergli neanche per dove che altrimenti ti raccontano anche dei bolli sul passaporto.
Lei non lo sa di preciso, avrebbe un appuntamento con uno ma non è sicura che lui ci sia perchè forse deve partire con degli amici e forse non sta neanche tanto bene….insomma è sposato, per cui lei forse va con delle amiche, anzi ci va di sicuro che tanto gliel’ha già detto “non pensare che io stia ad aspettare te!”, ma poi aspetterà proprio lui.
Loro invece vanno da amici, i soliti amici con cui trascorrono tutti i capodanno, magari si va a tavola un po’ più tardi così non si deve aspettare troppo la mezzanotte ma alle nove, che è molto più tardi del solito, hanno già una fame tremenda così alle nove e mezzo hanno già finito di mangiare e alle dieci si sono già addormentati tutti davanti alla televisione.
Lei poi va a casa di amici, insomma a casa di amici di amici di amici che c’è un po’ di gente e speriamo bene ma le sue speranze si infrangono definitivamente alle dieci e mezzo quando il padrone di casa e i suoi amici si mettono a giocare alla play station completamente ubriachi.
Lui ha fissato con un amico, si va a fare un giro, si vede un po’, si andrà di qua o di là e infatti andrà di qua e di là per tutta la sera per trovarsi poi a brindare in macchina con l’amico e una badante rumena completamente ubriaca che gli vomita sui sedili nuovi dell’auto.
Loro vanno da amici che anche loro hanno dei bambini almeno se i piccoli non arrivano a mezzanotte e si addormentano non si fa brutta figura tanto che alle nove e mezzo le mamme spariscono per mettere a letto i piccoli e non tornano più stramazzate sul letto mentre i piccoli alle due ancora saltano per casa e i babbi parlano di calcio.

Noi invece si bada come al solito al cane che è terrorizzato dai botti e per quest’anno non c’avevo neanche voglia di prendere in considerazione altre alternative perchè non ho neanche l’abito da sera e invece la Parodi sono giorni che ci frantuma i coglioni sull’abito adatto da indossare per capodanno.
E poi, a volerla dire e tutta e visto che gli auguri di un anno migliore, più sereno, felice e cazzate varie non funzionano, augurerei a tutti un radioso anno di merda che magari potrebbe essere la volta buona.

Non tutti i mali vengono per nuocere ma il raffreddore sicuramente si

Viscontessa, 28 Dicembre 2007

Che non nutrissi forti simpatie per il natale effettivamente lo avevo già detto ma ciò che non avevo detto, o meglio, che non potevo prevedere, è che il mio computer decidesse di abbandonarmi proprio il giorno nel quale avevo deciso di ricambiare gli auguri di Natale.
A voler essere del tutto sincera il 22, prima di dedicarmi a tanti auguri di buon natale eccetera eccetera eccetera, avevo capito che non potevo ritrovare lo spirito natalizio adatto se ogni trenta secondi mi si apriva sul computer una nuova finestra piena di donnine nude che mi offrivano servizi a pagamento per i quali tra l’altro, non ho mai nutrito alcun interesse.
Così ho cominciato a scaricare programmi su programmi che dovevano individuare e debellare tutte le eventuali malattie del mio picci ma ad un certo punto, sommersa da messaggi che mi segnalavano che il mio computer era più rognoso del mio cane (che tra l’altro Gandhi ha la tigna) si è piantato e verso le tre di notte, quando le donnine nude sono cominciate ad apparire anche sullo schermo del mio televisore, ho capito che era giunta l’ora di arrendermi e mi sono spogliata anche io per infilarmi sotto alle coperte.
Il resto è solo la telecronaca di un gioioso natale carico di bellissimi doni come la statuetta porta collane di una cicciona in costume o la febbre del giorno di natale di mia figlia per non parlare dei due chili fagioli zolfini cucinati con tanto amore per il pranzo di Santo Stefano che è saltato all’ultimo minuto come il mio computer.
Per cui, pertanto, quindi, sono un po’ in ritardo con le mail, sono un po’ appesantita dai fagioli zolfini a pranzo e a cena da ieri perchè di buttarli via (con quello che costano) non se ne parla neanche, sono anche piuttosto avvilita, moderatamente stanca, decisamente dispiaciuta, intimamente preoccupata e dolorosamente in ritardo ma insomma ancora viva.
E se vi fidate, ma fossi in voi leggendo questo post mi toccherei, anche pronta a farvi gli auguri in ritardo.
Però, nel tentativo di instillarvi un briciolo di fiducia, anche particolarmente orgogliosa del mio nuovo computer che non solo è bellissimo, ma persino portatile un po’ come il mio umore che mi porta ogni giorno non so bene neanche dove.

Con i nostri migliori auguri di buone feste

Viscontessa, 21 Dicembre 2007

C’avevo da raccontare una storiella sulla Madonna che quest’anno il presepe come simbolo dei valori della nostra civiltà non se l’è filato nessuno. Niente canzoncine natalizie sotto processo e non un solo presepe “occupato” dagli omosessuali o dai rappresentati di qualche minoranza, e nessuna fazione tra quelli che preferiscono l’albero e quelli che invece quanto è bello il presepe.
C’avevo anche da raccontare che io ancora non ho fatto né l’albero né il presepe perchè non so dove mettere l’uno e dove l’altro e soprattutto non so come salvare il tutto dagli attacchi dei gatti, e poi c’avevo un’altra cosa da raccontare sui regali che non si capisce perchè i regali utili debbano far miseria mentre le puttanate inutile rappresentino il benessere del paese.
Volevo anche parlare del panettone aziendale, degli auguri tra colleghi, dei parenti che ci si ritrova tutti a natale, del brodo con i tortellini e pure delle Stelle di Natale che non arrivano mai ad anno nuovo ma ogni anno si ricomprano e ci si ripromette di mantenerle rigogliose fino all’anno venturo.
Poi c’era quella cosa degli alberi veri e di quelli finti e pure quell’altra dei “pensierini” che tanti auguri e lo butto nella pattumiera o l’ansia, le frenesie, le corse e il traffico impazzito delle città. Vaffanculo automobilista di merda che a Natale siamo tutti più buoni e devo correre a ritirare il trattore per il bambino.
Il rinfreschino per farsi gli auguri, il sereno anno nuovo a te a alla tua famiglia, che il natale ti porti tutta la felicità che meriti e si va dai miei, dai tuoi, dai suoi, dalla vecchia zia che a tanto piacere di vederci ma non quest’anno non ce la fa più a preparare per tutti, povera donna!.
C’avevo tante cose da dire ma ho fatto tardi e devo andare.
Magari torno nei prossimi giorni ma per tutti coloro che dovessero partire, tanti cari auguri di un felice natale un sereno anno nuovo.

Natale con i tuoi

Viscontessa, 19 Dicembre 2007

II dentice era finito spiaccicato sull’anta della credenza del soggiorno per raggiungere la quale aveva attraversato in volo il tavolo da pranzo evitando le nostre teste solo grazie alla prontezza di riflessi con la quale le avevamo abbassate al suo passaggio.
Poi in poltiglia era crollato a terra un attimo prima che gli spinaci, in formazione compatta, seguissero la sua traiettoria e facessero la stessa misera fine.
Le patate invece, erano state più indisciplinate e dopo il lancio per aria erano piovute un po’ ovunque questa volta senza che noi riuscissimo ad evitarne il contatto e fu proprio mentre l’ultima patata arrosto pioveva dal lampadario diritta nel mio bicchiere, che capii che anche per quell’anno il Natale era finito.
A vedere quel che restava del dentice mi era dispiaciuto prima di tutto per lui il cui sacrificio si era rivelato vano di fronte alla furia di mia madre e per non disilludere del tutto quello spirito natalizio che ogni anno andavo coltivando con pazienza, avevo rivolto a Gesù Bambino una breve preghiera perché si occupasse di istituire un paradiso anche per i dentici morti per niente. Poi avevo provato un moto di orgoglio per la ribellione di mia madre ed ero rimasta in attesa delle reazioni di mio padre che di fronte a quel che restava della cena, erano state più prevedibili di mia nonna che bofonchiando in francese si apprestava a ricompattare almeno la formazione degli spinaci: non aveva detto niente.

Quell’anno la consueta cena tra amici della vigilia era saltata per un motivo che non rammento ma ciò che rammento è che quella cena rappresentava da anni per la mia famiglia l’unica occasione davvero natalizia perché tutto ciò che la precedeva e la seguiva, erano solo i vani sforzi di mia madre per cercare di rendere natalizia l’atmosfera di casa nostra.
Ogni anno era lei che si occupava di tutto e la scarsità di parenti in zona, rendeva l’operazione ancora più complicata perché inevitabilmente per il pranzo del 25, ci trovavano a tavola sempre e solo noi cinque, mia sorella e mia nonna incluse, con i regali che mia madre ci aveva costretto a comprare per mio padre, ancora sotto l’albero incartati e i nostri di bambine, già facogitati la notte precedente quando di ritorno dalla cena tra amici, lui se ne andava a letto e noi ci si rannicchiava sotto all’albero per aprire i pacchetti senza far troppa confusione che altrimenti il babbo si sveglia.

Quel Natale lì, poi, prometteva di essere peggiore del solito proprio per via della mancanza di quella valvola di sfogo che era sempre stata la cena del 24 con gli amici e io avevo trascorso il pomeriggio osservando intenerita mia madre che cercava, con quel pesce, di rendere ugualmente speciale il cenone della viglia. Me la ricordo indaffarata e insicura alle prese con il forno e con le patate e mi rammento dell’indicibile struggimento che avevo provato quando l’avevo vista apparire sulla soglia del soggiorno con il suo dentice sul piatto mentre un filo d’ansia che non avrei saputo spiegare fino a quando il dentice non era volato sulle nostre teste, mi attorcigliava le budella.
Mio padre in quel mentre mangiava come al solito pane e burro, testa bassa e televisione pericolosamente spenta nel tentativo forse di solennizzare quel momento che è rimasto effettivamente solenne. Lei che sorride impacciata e porta il suo piccolo dono, lui che alza appena la testa e io che mi rendo improvvisamente conto che l’equilibrio tra le speranza di mia madre e l’autocontrollo di mio padre, è troppo fragile per sopportare il dentice. Come in un film mi rendo conto che lei è allo stremo delle forze e lui troppo fragile per accettare la responsabilità di una famiglia a Natale e mi rendo anche conto che se non riuscirà a reggere almeno fino a quando il dentice non sarà appoggiato sul tavolo, la serata finirà peggio del solito. E infatti è un attimo, una questione di secondi, lui non resiste e dice qualcosa, qualcosa di inutile e offensivo, qualcosa che non ricordo ma che disintegra in un attimo quel clima tanto faticosamente costruito da mia madre che però, questa volta, non reagisce con rassegnazione come al solito, ma si ribella facendo volare il dentice sulle ante della credenza.
Quel che segue è mia nonna che ricompatta gli spinaci al suolo e che con tono forzatamente allegro, ci comunica che gli spinaci si possono ancora mangiare, poi mio padre che questa volta intimorito come un bimbo che sa di averla combinata grossa, si rinchiude nel suo studio e quindi mia madre alla quale, prima che ritrovi la sua docilità di carattere, bisogna togliere di mano quel che resta del servizio buono.
Delle reazioni di mia sorella ricordo poco, immagino che si sia messa a piangere come al solito mentre io, finalmente libera dall’oppressione di quel clima natalizio pesante come un macigno, penso che mia che mia madre sia stata a dir poco grandiosa.
Un’illusione di breve durata, un’ora dopo lui dorme di fronte alla tivvu e lei cerca di salvare quel che restava del dentice che buttarlo via è un peccato.

Piacevole come una fistola nel culo

Viscontessa, 17 Dicembre 2007

Non è vero.
Non è vero che dopo un po’ mi lascio coinvolgere dal clima natalizio e faccio tutte quelle cose che fanno tutti per Natale, io per Natale vorrei fare sempre le solite cose come acquistare regali per tutti, apparecchiare con l’argenteria e guardare “Benvenuti in casa Gori”. Non mi piace fare l’albero, non mi è mai piaciuto anche se ogni anno, da quando c’è mia figlia, mi ritrovo con decine di palle di Natale tra le mani mentre lei gioca con la playstation e i gatti studiano a tavolino strategie di guerra per farle fuori tutti, e non mi piacciono gli sms, le mail, le cartoline neanche le telefonate di auguri: mi scordo sempre di rispondere e non mi viene mai in mente niente di originale da dire.
Poi non mi piace fare i pacchetti, non sopporto le telefonate di mia madre che mi chiede cosa deve regalare a mia figlia per poi comprare quello che le pare e detesto con tutto il cuore quei babbi natale finti che si arrampicano sulle ringhiere dei terrazzi.
Se poi proprio devo dirla tutta non mi piace neanche scrivere post nei quali segnalo questa o quell’altra iniziativa, né mi piace partecipare alle catene di san qualcosa soprattutto se sono nella fase di isolazionismo emotivo e se questa si accavalla con le festività del Santo Natale che mi fanno già sentire in colpa per tutte le cose che non mi piace fare anche quando sono ben disposta verso il prossimo, di cui al paragrafo precedente.
Ciò nonostante farò tutto quello che devo fare ma siccome non mi è mai riuscito mentire in maniera convincente, spero che nessuno me ne vorrà per il modo cui lo faccio.
Quindi ecco.

1)Del Tutto Inadatti al Volo (di cui alla destra del mio blog) è un libro nel quale è pubblicato anche un mio racconto ed edito da Perrone. Che io sappia per ora si può acquistare solo on-line e il ricavato sarà devoluto in beneficenza. Non l’ho ancora letto, aspetto la versione su carta (che ho ordinato) per rendermi conto del risultato finale.

2)E’ uscito il consueto numero di Un Post Sotto L’albero lodevole iniziativa che ogni anno costringe tutti i partecipanti a ritrovarsi nella dimensione del blog così come lo intendo io: un luogo virtuale nel quale scrivere. Di questo sono grata a Sir Squonk che oltre a stimolarci con signorile autorevolezza, non pretende altro che un racconto: niente foto, immagini, audio, esperimenti tecnologici e neanche conteggi matematici sul numero delle battute.
3)TrentaMarlboro merita tutta la mia attenzione non fosse altro che per il nick che si è scelto (ma i motivi sono molti di più) per cui, pur non avendo ben capito in quale forma virtuale lui ne sia coinvolto, mi sottopongo di buon grado alla Elettrocatena di Santa Claus:

Tre aggettivi per descrivere il tuo blog:
Obsoleto, logorroico, disgrafico

Quanti blogger hai conosciuto di persona?
Tantissimi, ma una signora non fa mai i numeri, si limita ad affermare che ha una certe esperienza.

Quale blogger ti piacerebbe conoscere?
Viscontessa

Qual è il primo blog che leggi ogni mattina?
Il mio

Qual è il blog di cui festeggeresti la chiusura?
Il mio

Fai il talent scout: lancia una gggiovane blog-promessa.
Dovrei conoscere la blog-promesse….

Passo ufficialmente la blogcatena a tutti i blogger di Inadatti al Volo.

Eugenio e Nunzia

Viscontessa, 15 Dicembre 2007

Caro Babbo Natale,
mi chiamo Eugenio, ho nove anni, vado in quarta elementare e gioco a calcio.
Quest’anno credo di essere stato abbastanza buono anche se qualche volta mi sono arrabbiato con il mio fratellino Ernesto che mi rompe tutti i giocattoli ma poi gli voglio molto molto lo stesso. Anche alla mia mamma e al mio papà voglio molto bene e anche ai miei nonni che non ho mai conosciuto perché sono morti prima che io nascessi ma tutte le sere prima di addormentarmi recito una preghierina per loro e anche una per tutti i bambini meno fortunati di me che non hanno neanche niente da mangiare. Ma davvero Babbo Natale ci sono dei bambini che non hanno niente da mangiare? E tu che regali gli porti a loro? Io se fossi in te invece della playstation gli porterei dei panini perché a me quando ho molta fame, di giocare con la playstation non mi importa niente se prima non ho fatto merenda.
Comunque io per quest’anno vorrei che tu portassi prima di tutto la pace tra gli uomini di tutte le razze perché non è giusto che la gente si ammazzi solo perché uno ha la pelle bianca e uno ha la pelle gialla, che differenza fa? Siamo tutti uguali e infatti io Lin che è cinese non lo ammazzerei mai solo perché ha la pelle gialla ma perché mi ruba sempre le figurine.
Poi per Natale vorrei anche che tu portassi una casa per tutti i poveri che non ce l’hanno e che sono costretti a vivere per strada anche quando fuori fa molto freddo. Però non so proprio dove potresti mettere queste case perché qui le strade sono già piene di case con la gente dentro e vicino al campo dove vado a giocare a calcio che intorno c’è molto spazio, non è un posto molto raccomandabile perché è pieno di barboni, di zingari e anche di extra comunitari.
E poi Babbo Natale vorrei anche chiederti di proteggere tutta la mia famiglia, anche i miei nonni che sono morti e ai quali voglio tanto bene anche a loro. Fa che non ci succeda mai niente e che se proprio deve succederci qualcosa, succeda ai miei nonni che tanto sono già morti oppure al mio fratellino che tanto dopo basta che prego per lui per farlo andare in paradiso che è un posto bellissimo io credo come il mare dove siamo andati quest’estate che il mio papà diceva sempre che era un paradiso.
E ora passiamo ai miei regali anche se io non so cosa voglio di regalo perché quando voglio qualcosa faccio finta di niente ma poi dico al mio papà che il papà di Luca lo accompagna sempre agli allenamenti di calcio e lui il giorno dopo mi compra quello che voglio.
Io non lo so se tu puoi portare anche regali che non sono giocattoli ma se puoi, fai che anche il mio papà diventi disoccupato come quello di Luca che così può accompagnarmi a calcio anche lui?
Grazie

Caro Babbo Natale,
mi chiamo Nunzia ho undici anni e vivo in in una cittadina che però non ti lascio neanche l’indirizzo perché mio zio non vuole che a casa nostra ci viene qualcuno quando lui non c’è per cui il regalo per piacere se me lo puoi lasciare al suo bar che è quello più grande del nostro paese.
Io non sono sicura che tu esisti veramente perché mio zio dice che ormai sono troppo grande per queste cose ma se lui si è sbagliato volevo chiederti se mi puoi portare un profumo perché Rosetta che vuole andare ad una trasmissione televisiva che si chiama Amici, dice che io non posso andare con lei perché puzzo di stalla che si vergogna a chiedere al suo amico che lo avevano quasi preso a fare il Grande Fratello se posso andare anche io. Però se mi porti il profumo non devi dire allo zio che è un regalo per me ma gli devi raccontare che è un pacco per Marione che lui allora lo prende senza chiedere niente e poi lo porta in chiesa e lo lascia lì senza aspettare che qualcuno viene a prenderlo.
Scusa Babbo Natale se ti scrivo questa lettera così senza conoscerti neanche ma io che ti volevo scrivere era tanto tempo ma non sapevo come si deve fare fino a quando l’altro giorno l’ho chiesto a Osvaldo che anche se qualche volta mi fa male, è sempre molto buono con me e qualche volta mi lascia anche i soldi per comprare un gelato di nascosto dallo zio anche se il gelato lo vendono solo al bar dello zio e così io non posso comprarlo perché sennò lui mi chiede dove ho preso i soldi. Osvaldo mi ha detto che dovevo scriverti questa lettera per chiederti il regalo di natale ma che tu me lo portavi solo se ero stata brava e poi, dopo che ho fatto quello che mi aveva chiesto, mi ha detto che sono stata molto brava ma non so sono sicura che a fare certe cose sarei brava anche per te perché a me quelle cose, anche se a Osvaldo non l’ho detto, mi fanno un po’ schifo e secondo me è lui che mi attacca la puzza di stalla.
Insomma io non lo so se sono stata brava, la mia mamma quando vanno via gli amici dello zio, viene sempre in camera mia e mi dice “brava piccola mia” ma lo dice con una voce strana e poi si mette a piangere e secondo me mi dice brava solo per farmi contenta ma non pensa che io sono davvero brava.
Anche lo zio qualche volta dice che sono molto brava ma lo dice ai suoi amici quando vuole convincerli a venire con me e poi mi dice “fagli vedere quanto sei brava!” e allora io mi siedo sulle loro ginocchia e gli sorrido ma qualche volta mi allontanano in malo modo e allora penso di non essere poi così brava.
Ora però Babbo Natale ti devo salutare perché tra un po’ viene a trovarmi il babbo di Rosetta che a lei non l’ho mai detto ma secondo me se n’è accorta da sola e non è vero che non vuole presentarmi al suo amico del Grande Fratello perché puzzo ma solo perché è gelosa di me.
Grazie e ricordarti che se vuoi sapere se sono davvero brava, devi chiedere allo zio se ti porta una sera a casa nostra ma non di martedì e giovedì che sono già impegnata.

Eppure…

Viscontessa, 13 Dicembre 2007

Eppure siamo ancora un Paese dove ogni giorno si muore per incidenti sul lavoro. Siamo ancora in un paese dove quattro uomini perdono la vita carbonizzati in fabbrica, un Paese dove alle donne non è quasi mai concesso lavorare in posizioni di responsabilità ma neanche di pericolo.

Eppure siamo ancora in un Paese dove un uomo, vittima di un incidente, lascia moglie e figli mentre una donna lascia soltanto i figli perché nella gerarchia familiare l’uomo è ancora il capo famiglia, e in un Paese nel quale, almeno due delle mogli degli operai morti a Torino, erano casalinghe con due o tre figli ciascuna perché non si riesce più a capire se sia il lavoro femminile ad essere un lusso o lo sia mettere al mondo tre figli.

Eppure siamo in un Paese nel quale, di fronte al profondo dolore e alla prevedibile preoccupazione di una vedova con i suoi tre bambini, non ci è permesso mettere in discussione un modello familiare immutato nei secoli nonostante il millantato progresso sociale, un Paese nel quale il modello sociale vincente è ancora quello della famiglia con l’uomo che lavora e la donna che sta a casa, e un Paese che non ha il coraggio di mettere in discussione l’opportunità di mettere al mondo i figli.

Eppure siamo in un paese nel quale il senso di responsabilità del singolo, consapevole di non poterselo permettere, è molto superiore a quello dello Stato che ci invita continuamente alla riproduzione.

Un Paese dove i figli non li vuole nessuno ma nessuno lo dice.

Eppure siamo ancora in un Paese che di fronte ad un donna che vuole a tutti i costi un figlio, si parla di coraggio anziché incoscienza se per averlo rischia la vita sua e del bambino, ma ci si fa scudo dell’etica e della morale per impedirle di ricorrere a tecniche alternative di fecondazione.

Pubblicato su Sorelle d’Italia

Caro Babbo Natale

Viscontessa, 12 Dicembre 2007

Caro babbo Natale,
la presente solo per chiarire un paio di cose.
Molti anni fa ti scrissi una letterina a marzo nella quale ti chiedevo di dimostrarmi la tua esistenza facendomi trovare il giorno successivo un Ciccio Bello sulla mensola del salotto di casa dei miei, ma quando la mattina dopo, con il cuore gonfio di speranza, entrai in salotto, sulla mensola trovai solo le candele che mia madre teneva lì in caso di emergenza.
Per qualche anno non mi sono fatto più viva, poi, quando sono stata più grande ti ho inviato un’altra letterina nella quale ti chiedevo di farmi trovare sotto all’albero un Ciccio Bello con il mantello azzurro ma tu mi hai lasciato soltanto una bella candela azzurra a forma di nuvola.
L’anno dopo, carica di speranze, ti ho nuovamente inviato una lettera nella quale, per non apparire troppo frettolosa, ti ho anche fatto sapere che nell’anno appena trascorso ero stata tanto brava, tanto buona e bla bla bla e ti chiedevo di farmi trovare sotto l’albero un Ciccio Bello qualsiasi anche senza palle che di quelle ne avevo già tante io. Ma niente, sotto l’albero ho trovato un’altra candela profumata questa volta di forma fallica.
Affatto scoraggiata l’anno successivo ti ho scritto nuovamente, questa volta oltre a farti sapere quanto ero stata brava, ti avevo anche messo al corrente della mia intenzione per l’anno successivo di dedicarmi al volontariato magari adottando un bambino del terzo mondo che come ricorderai, anni fa andava tanto di moda. Naturalmente chiedevo il solito Ciccio Bello, questa volta mi accontentavo anche della versione in pelle scura, ma come al solito ho trovato sotto all’albero una candela di vera cera di api eritree sulla quale era inciso “mercato equo e solidale”:
Poi è stata la volta della letterina in cui ti parlavo del brutto periodo che stavo passando e ti chiedevo di farmi trovare sotto l’albero il Ciccio Bello sceicco quello con la tutina con gli strass e il cappellino in cachemire e sotto l’albero mi hai lasciato un set per costruire da sola le candele profumate.
Infine l’anno scorso ti avevo chiesto un Ciccio Bello più adulto e più maturo, quello che non si fa più la pipì addosso e che al poso del ciucciotto tiene in bocca la pipa e questa volta, per evitare malintesi, non ti avevo neanche raccontato niente di me. Ma sotto l’albero ci ho trovato ancora una volta una grossa candela profumata a forma di Babbo Natale.
Ora, vedi, Babbo Natale, io non so se tu stia cercando da anni di dirmi qualcosa con quelle stracazzo di candele profumate che mi lasci ogni anno sotto l’albero, ma mi è venuto il dubbio che tu abbia lasciato candele profumate a chiunque perché sono anni che per Natale mi regalano candele profumate e le nostre città sono piene di negozi che vendono candele profumate.
Io ormai ho la casa piena e oltre ad accenderci qualche canna che così si aromatizza di volta in volta di ciclamino, patchouli, muschio bianco, menta e rosmarino, io delle candele profumate non so proprio cosa cazzo farmene per cui, caro Babbo Natale, per quest’anno ti chiederei soltanto di non regalarmi altre candele profumate e per favore, se ti è possibile, di evitare che anche altri lo facciano.
Perché al prossimo conoscente, rappresentante, cliente, negoziante che mi dice “un pensierino” e mi molla l’ennesima candela profumata, io con la candela profumata lo sodomizzo!
E sei avvisato anche tu! Se ti trovo sotto l’albero a lasciare candele profumate, quest’anno finisce male sia per te che per tutti i Ciccio Bello in commercio!

Come on baby

Viscontessa, 10 Dicembre 2007

Chiamami ancora Stellina, gioia, mi piace quando mi chiami così.
Mi piacerebbe se tu mi chiamassi Baby….. “come on baby” sussurrato con la voce roca del cantante dei Santa Esmeralda ma non ti conosco ancora bene e non voglio forzarti.
“Come on baby” non ti chiedo niente se non di farmi dimenticare adesso chi sono o cosa sono…dai gioia, diamoci sotto prima che i nostri nomi ci riportino alla realtà e tu mi chieda se “per favore” posso passarti l’acqua e io ti “ringrazi” per avermi tirato su le coperte.
Oh baby, tra qualche ora chiuderò la porta del bagno per fare pipì e non vorrò prestarti il mio spazzolino da denti, ma adesso vorrei sapere tutto di ogni poro della tua pelle e vorrei che penetrassi ogni angolo del mio corpo. Si baby così…. sono la tua stellina silenziosa che ti segue in ogni dimensione fino a quando le tue mani saranno le mie e la mia bocca sarà la tua.
Vorrei confondermi, piccolo, vorrei non sapere più se ciò che ho dentro è mio o tuo e se ci sarà un momento in cui dovrò riprendermi ciò che mi appartene….tutto quello che vuoi, gioa, annulla ogni mio pensiero, fa che non abbia più la forza di pensare a niente, annienta la mia mente e passami l’acqua che se non bevo almeno un sorso muoio disidratata prima di essermi dimenticata che non so neanche come ti chiami.

vagine volanti

Viscontessa, 6 Dicembre 2007

Già da qualche tempo ho la sensazione che alimentare le proprie e le altrui paure, sia da considerarsi un atteggiamento positivo e responsabile anziché discutibile. Il confine tra incoscienza e coraggio è sempre stato estremamente labile ma la prudenza non aiuta a crescere neanche culturalmente e Firenze, sulla propria cultura, ha basato per secoli, talvolta immeritatamente, la propria fama e la propria la fortuna. Una città chiusa, inospitale, e persino arrogante, ma nello stesso tempo sempre pronta a prendersi gioco di tutto e di tutti grazie a quel plusvalore rappresentato appunto da una mentalità forgiata su un’antica cultura.
Per questo, senza niente togliere ai sacrosanti motivi che hanno condotto gli uomini della questura a sgombrare due stabili dagli anarchici, non ho potuto fare a meno di rattristarmi di fronte all’impietosa cronaca degli eventi che niente ha concesso alla benevola ironia che sarebbe dovuta scaturire da uno degli aspetti della vicenda.
Perché al di là di tutto uno degli stabili sgomberato era un asilo occupato, tra l’altro, da uno sparuto gruppetto di anarchiche che si fanno chiamare “vagine volanti”. E onestamente, di fronte ad una simile precisazione, sono sicura che i fiorentini più, che allo scampato “pericolo terrorismo”, avrebbero volentieri rivolto un po’ della loro sagace attenzione al grottesco accostamento delle due immagini. “Mah!” avrebbe sicuramente commentato qualcuno “speriamo che adesso le “fave pedonali” occupino il comando dei Vigli Urbani”.

Su Il Firenze di oggi

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