Mi vendo l’utero

Viscontessa, 29 Novembre 2007

Ho pensato che se per sopravvivere nei paesi poveri c’è chi si vende un rene, io che vivo in un paese “ricco” potrei vendermi per lo stesso motivo l’utero. In fondo non ho intenzione di avere altri figli e prima che sia la natura a decretare la mia volontà, potrei vendere il mio utero allo Stato per garantirmi quel futuro che in qualità di normosfigata, lo Stato non è attualmente in grado di garantirmi.
Un’isterctomia totale in età fertile, infatti, oltre a non compromettere la qualità della vita futura e non sciupare neanche mio fisico, da diritto all’invalidità civile che con tutti i vantaggi che ne derivano, è un po’ come ritrovarsi un vitalizio garantito dallo Stato. E in un epoca nella quale le uniche garanzie di cui si possa godere sono i mutui trentennali e le rate per la macchina, mi pare che non sia niente male.
Ma sono molte le patologie per le quali ottenere l’invalidità, e gli invalidi non sono soltanto i casi umani portati alla ribalta dai mezzi di informazione ma centinaia di migliaia di altre persone che nonostante la malattia, conducono una vita tutto sommato normale.
Mi rendo perfettamente che è in quel “tutto sommato” che si racchiude l’essenza delle leggi che tutelano i portatori di handicap, ma in un periodo storico nel quale il posto fisso, il posto auto o il posto all’asilo nido per il bambino, rappresentano un Eldorado anche per i normodotati, forse bisognerebbe trovare un compromesso per garantire agli handicappati gli stessi diritti di tutti i cittadini e non molti di più come invece avviene in molti casi.
Tanto per dirne una se sei invalido, le banche fanno la fila per assumerti.
Se vi sembra normale…..



28 commenti a “Mi vendo l’utero”

  1. Stefy Says:

    Hai mai pensato di fare la Dj?

  2. fabio Says:

    dici ke devo rileggerlo rappando

  3. paolo beneforti Says:

    ma che stai a di’?

  4. orsella Says:

    ho una certa sensazione di … insofferenza …

  5. Viscontessa Says:

    Se vi dicessi che non ho capito niente dei vostri commenti?

  6. Bancona Says:

    (ora ci provo io)

    mia madre può parcheggiare dove le pare,
    ma credo farebbe a cambio con le tue gambe.

    se vuoi, glielo propongo.

    così poi io me la rido: due gambe normali - scusa… - SEXY [che poi non si dica che non sparo cazzate :-) ] a sorreggere un busto “Arsizio” (grande come un paese)

    [p.s. faccio fatica a descrivere/fare commenti/elogiare gambe che non ho visto... solo per questo.]

  7. Viscontessa Says:

    Bancona, ho scritto questo post perchè tutta la mia famiglia di origine è invalida, anche se per motivi diversi. Anche mio padre, per dire, credo che farebbe volentieri a cambio persino delle sue gambe (che comunque non funzionano) pur di riacquistare la lucidità mentale perduta sotto le ruote di auto che lo ha investito. E per inciso l’investitore non era ubriaco, era un professore universitario e per giunta mio padre era anche sulle strisce pedonali.
    Ciò nonostante non sono altrettanto sicura che altri componenti della mia famiglia riconosciuti giustamente invalidi ma in grado comunque di condurre na vita quasi del tutto normale, farebbero a cambio dei vantaggi ottenuti dal loro stato con la possibilità di essere in salute come me.
    Di sicuro non lo farebbe la mia amica che non ha mai fatto niente in vita sua se non mettere al mondo i due figli che voleva, e che adesso grazie all’asportazione dell’utero, ha trovato un ottimo lavoro per il quale era del tutto incompetente. Adesso insomma si gode la vita.

  8. pepitol grijander Says:

    Un argomento delicato. Prova a darci un titolo:
    Privilegi degli invalidi?
    Invalido e felice?
    La metti come la metti ti viene un clamoroso ossimoro.

    Te le prendevi sicuro; era scritto nelle stelle.

  9. Viscontessa Says:

    Certo Pepitol, vuoi che non sappia a cosa si va incontro quando per tutta la vita ogni cosa tu faccia o dica ti viene risposto “zitta tu che stai bene!”?

  10. pepitol grijander Says:

    Consolati Viss. Questa, diversamente da quello che sostiene Facci, è la vera vita reale.

  11. barynia Says:

    Questo è interessante, ci pensavo poco tempo fa - davvero! Mentre uscivo dal ginecologo l’altra settimana, mi sono proprio chiesta e ho detto ad alta voce a qualcuno che mi ha guardato incredulo e schifato, cosa potrei farmene del mio perfetto apparato di riproduzione, ingegneria sprecata. Consideravo la vendita su Ebay o il monte dei pegni in casi estremi, ma ora qui mi aprono delle opportunità reali e serie :)

  12. pepitol grijander Says:

    Per tenere a vada i loschi affari e le mafie, è buona misura rivolgersi ad un bravo tassidermista.

    Un bel palo di scopa o una stecca in mogano,
    e si ottiene uno stupendo attaccapanni per i cappotti dei propri amanti.

  13. pepitol grijander Says:

    Scusate, i loschi affari e’ meglio tenerli a “bada”. La tastiera mi ha tradito.

  14. Bancona Says:

    bah… forse quell’azienda ha assunto la tua amica non tanto perché “invalida” ma perché non potrà più usufruire della maternità.

    siamo davvero ancora invalide per il mercato del lavoro, checché ne possano dire i cari amici sindacalisti (tutti maschi, strano!).

  15. paolo beneforti Says:

    e il fatto che non farebbero a cambio, alcuni degli invalidi, che vorrebbe significare? che non è giusto che abbiano le facilitazioni che hanno?

    mah, ti dirò, sembra proprio invidia.

  16. Bancona Says:

    io credo fosse una provocazione, più che un’espressione di invidia.

    e del resto, non si parla di amputarsi una gamba, ma di farsi togliere l’utero, quando non ti serve più.

    (a me fa un po’ senso lo stesso, come idea, però… )

    però… però guarda dove si è costretti a parare, per un posto di lavoro.
    perché costringono le aziende ad assumere un diversamente abile ogni tot dipendenti.
    e io, fossi imprenditrice, assumerei una senza un utero, piuttosto che una col mal di schiena.

    mah.

    tanté.

    non sono un’imprenditrice.

    ma una cui non gliene frega un benemerito di avere figli. che me ne faccio dell’apparato riproduttore?

    strrraaaaaaaaaap.

    nonono. paura.

    paolo beneforti, non è invidia.

    a meno che tu non sia una persona che si dà alla psicologia spicciola, sulla scia della nota “invidia del pene” per passare alla nuova “invidia dell’invalidità”.

    non c’è niente da invidiare né nella prima né nella seconda. ma solo i privilegi che, erroneamente, sono dati agli uni e agli altri. ripeto: quei privilegi dati erroneamente. non quelli dovuti per reali motivi.

  17. ioepapperina Says:

    tutti abbiamo diritto ai nostri diritti.Ci sono persone che non si fanno problemi se sono deficitari di qualche cosa e continuano la loro vita normalmente. Ci sono invece casi in cui questo deficit viene aggravato per ottenere dei benefici a scapito ovviamente di altri. Ci sono poi persone che usufruiscono dei diritti degli altri facendoli propri.L’invalido ha già i suoi diritti e quindi dovrebbe avere anche lui fare la fila nelle banche e non le banche fare la fila per lui, oppure avere le stesse probabilità di chiunque voglia quelposto. Credo che il popolo italiano sia troppo buonista ma non perchè lo è di fondo ma solo perchè a volte è più difficile dire un no che lasciare le cose come stanno

  18. Viscontessa Says:

    Le diversità, qualunque esse siano, dovrebbero essere percepite dalla società come “normalità”. Dovrebbe essere normale essere diversi e dovrebbe essere normale sviluppare una sensibilità particolare ma proporzionata per ogni diversità. Normodotati da una parte e invalidi dall’altra, donne di qua e uomini di là, cattolici o mussulmani, eterosessuali o omosessuali, bianchi o neri non funziona.
    Mi rendo conto che sto parlando di un cambiamento che forse non saremo mai neanche in grado di concepire, ma non voglio nascondermi dietro all’ipocrita illusione che sia la “tutela” l’unico modo per garantire uguale dignità a tutti gli esseri umani. La compassione dev’essere un sentimento di transizione e non un punto d’arrivo.
    Nello specifico, ai fini della qualità della vita e di possibilità lavorative o di vita sociale, non c’è paragone, per esempio, tra un paraplegico, un diabetico, o un’isterectomizzata. Sono sicura che nessuno di voi abbia mai visto lavorare in banca un paraplegico così come nessuno si è mai preoccupato concretamente di quanto possa essere invalidante soffrire per esempio emicranie o di mal di schiena come dice Bancona.
    Far valere i propri diritti non è condannabile, ma come dice ioepapperina agli invalidi dovrebbero essere concesse le medesime possibilità dei normodotati e non maggiori. Solo che se ci si ferma, tramite lo strumento della tutela, al riconoscimento di una diversità e non si fa più niente affinché la diversità non venga più percepita come tale, le cose non cambieranno mai.
    Come dicevo anche nel mio post, per chi ha la fortuna di non vivere direttamente o indirettamente l’invalidità, gli invalidi sono solo i paraplegici alle prese con le barriere architettoniche delle nostre città, o quelli dei casi umani portati alla ribalta dalle cronache e questo non fa che alimentare soltanto il sentimento della compassione.
    Per inciso, per lo stesso motivo sono contro le quote rosa.

  19. paolo beneforti Says:

    >agli invalidi dovrebbero essere concesse le medesime possibilità dei normodotati e non maggiori

    ganzo. e come? ce ne freghiamo a lasciamo fare alla mano invisibile (e nazista, in questo caso) del mercato? o giudichi te dall’alto della tua competenza quanti punti dare a tizio e caio per le loro invalidità?

  20. Viscontessa Says:

    Paolo, a parte il fatto che i punti vengono effettivamente assegnati e non da me ma da una commissione medica, ma è proprio nella condizione attuale che il mercato sceglie l’invalidità meno evidente e fastidiosa.
    Oltre un certo punteggio hai diritto ad essere iscritto alle liste protette, poi sono le aziende che scelgono magari tra un audioleso competente e un diabetico, più facile da gestire ma assolutamente incompetente.
    E comunque intorno alla frase che hai estrapolato dal mio lungo discorso, erano già ampiamente contenute le risposte alla tua domanda.
    Si può dissentire in toto su ciò che ho detto (ma bisogna che tu mi dica il perchè) ma non si può mettere sotto accusa una sola frase perchè altrimenti mi costringi a chiederti perchè non ritieni che tutti gli esseri umani debbano godere degli stessi diritti. E chi decide chi deve avere più diritti di altri? tu dall’alto della tua competenza assegnando punti al valore umano di ogni individuo?

  21. Bancona Says:

    beh, io sto aspettando che chi si rifà il culo ottenga la sua percentuale di invalidità civile.

    così almeno le aziende potranno rifarsi il personale.

  22. koshka Says:

    Come diceva Troisi: se non tieni i pertusi non ti prendono

  23. fabio Says:

    immobilismo è parlare parlare e non fare nulla, ma anche scrivere scrivere e non fare nulla allo stesso modo dei politici

  24. paolo beneforti Says:

    dire “in ciò che ho scritto c’è già la risposta” è comodo. anche falso, purtroppo.
    la domanda resta: se questo metodo ti sembra sbagliato, dinne uno migliore - e realistico, non una cosa tipo “facciamo migliorare la società così i diversi non saranno più discriminati”.

    ah, a proposito: chi ha punti di invalidità NON ha più diritti di te: se tu avessi quella invalidità avresti anche tu quei punti (oppure vuoi lamentarti anche del fatto che la legge non ti consente di, per dire, esercitare la professione medica e lo consente invece a quei privilegiati dei laureati in medicina?)

  25. Viscontessa Says:

    Paolo, nn è che se non hai una soluzione in tasca il problema non esiste, io ovviamente non sono in grado di offrire soluzioni ma posso lecitamente sostenere che secondo esiste un problema.

    ah a proposito, non mi lamenteri di non poter esercitare la professione medica senza una laurea, ma potrei farlo di non aver goduto delle stesse opportunità di iscrivermi a medicia di un raccomandato ai test d’ammissione.

  26. Bancona Says:

    “immobilismo è parlare parlare e non fare nulla, ma anche scrivere scrivere e non fare nulla allo stesso modo dei politici”

    criticare criticare e non andare a.

    da Frankenstein Jr.
    Igor:
    “mio padre diceva sempre:
    se la sorte ti è avversa e mancato ti è il successo,
    smettila di lamentarti e vai a piangere sul…”

  27. Bancona Says:

    quindi, una persona non può parlare/scrivere riguardo un problema se non dà delle soluzioni.

    ho i capelli bianchi: faccio la tinta.
    mi scappa la cacca: vado in bagno.
    non ho un moroso: la dò gratis.

    [vado bene?]

  28. donbe Says:

    Gli Invalidi di Carta.
    questo è il titolo che io ci vedrei. Il problema secondo me è sempre lo stesso: il fervido fantasioso italico ingegno …

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