Bin: una leggenda sempre attuale

Viscontessa, 30 novembre 2007

Riappare Bin Laden in Tv e ciò che colpisce ancora una volta, non è ciò che dice ma il suo aspetto sempre più giovanile.
Per un certo periodo, ammettiamolo, avevamo creduto che Bin Laden non esistesse ma fosse soltanto il frutto della fantasia hollywodiana dello staf del presidente Bush.
Dopo un lungo silenzio ci siamo però pentiti della nostra malignità e abbiamo pensato che magari un Bin Laden, un commerciante di galline in Iraq, fosse esistito davvero. Una attore, lo sprovveduto protagonista di una sceneggiatura americana morto così come era vissuto nella totale incosapevolezza di quanto fosse diventata famosa la sua immagine.
Poi è tornato e a questo punto non abbiamo potuto fare a meno di pensare al raffreddore di Brezenv o all’influenza di Fiedel Castro. Un Bin, emaciato, imbiancato, dimagrito e dato per malato terminale di tumore che a dire il vero pareva molto più morto che vivo. E forse magari effettivamente morto e tenuto ma tenuto in fresco per essere riproposto al mondo intero nei momenti più caldi del raffreddamento rischio terrorismo.
Infine nuovamente un lungo silenzio. “gli sarà marcito nel frigo” abbiamo pensato tutti tornati già da tempo ad occuparci di cose più importanti come la scelta di un sistema elettorale efficace.
E invece niente, qualche mese fa ce lo ritroviamo ancora in un video la cui autenticità viene come sempre garantita dalla CIA, e questa volta Bin ci è apparso non solo in ottima salute, ma addirittura ringiovanito, ben nutrito e persino felice. E dove si è curato Bin Laden? È vero che ormai siamo abituati ad assistere ad un processo inverso di invecchiamento delle star che ringiovaniscono con il passare del tempo, ma qui siamo in occidente, esci di casa e trovi un chirurgo estetico ogni due oncologi mentre in Afghanistan ci pareva di aver sentito che …. Che poi in Afghnistan chi l’ha detto? Ah già la CIA, sempre la CIA quella che garantisce l’esistenza di Bin, l’autenticità dei suoi filmati e il contenuto delle fialette di Saddam: armi battereoligiche. Già.
Ma poi qui ci sono i delitti dell’estate a far da intrattenimento e a Bin chi ci pensa più? La CIA, si direbbe, che ci ripropone il solito filmato di Bin ancora più in forma dell’ultima volta.
Un po’ come Berlusconi che guarisce da un tumore, gli crescono i capelli e gli si spianano le rughe.
Che poi non è che uno voglia per forza pensar male ma a vederli ringiovanire di pari passo, ti viene in mente di quanto fossero amici Berlusconi e Bush. Ripensi a loro alleanza e alle dichiarazioni di Berlusconi che Bush mi ha chiamato per chiedermi un consiglio e poi il nostro paese di nani e ballerine, di pizza e mandolino…..e ad un certo punto ti viene un dubbio, ma non è che tutta questa amicizia con Bush si basasse su un piacerino di Silvio. “Silvio, che ne diresti di fare un bel film d’azione insieme? Io faccio il buono e tu fai il cattivo, io faccio il presidente degli stati uniti e tu fai la parte di un terrorista sfigato che vuol distruggere l’america”
“George, ma io devo occuparmi dei miei affari come faccio a fare il terrorista?”
“non c’è problema Sivlio, basta che mi fai il terrorista una volta ogni sei mesi e io dico a tutti che sei un Grande Presidente del Consiglio”
“Grande? Intendi alto George? Ci sto!”.

Mi vendo l’utero

Viscontessa, 29 novembre 2007

Ho pensato che se per sopravvivere nei paesi poveri c’è chi si vende un rene, io che vivo in un paese “ricco” potrei vendermi per lo stesso motivo l’utero. In fondo non ho intenzione di avere altri figli e prima che sia la natura a decretare la mia volontà, potrei vendere il mio utero allo Stato per garantirmi quel futuro che in qualità di normosfigata, lo Stato non è attualmente in grado di garantirmi.
Un’isterctomia totale in età fertile, infatti, oltre a non compromettere la qualità della vita futura e non sciupare neanche mio fisico, da diritto all’invalidità civile che con tutti i vantaggi che ne derivano, è un po’ come ritrovarsi un vitalizio garantito dallo Stato. E in un epoca nella quale le uniche garanzie di cui si possa godere sono i mutui trentennali e le rate per la macchina, mi pare che non sia niente male.
Ma sono molte le patologie per le quali ottenere l’invalidità, e gli invalidi non sono soltanto i casi umani portati alla ribalta dai mezzi di informazione ma centinaia di migliaia di altre persone che nonostante la malattia, conducono una vita tutto sommato normale.
Mi rendo perfettamente che è in quel “tutto sommato” che si racchiude l’essenza delle leggi che tutelano i portatori di handicap, ma in un periodo storico nel quale il posto fisso, il posto auto o il posto all’asilo nido per il bambino, rappresentano un Eldorado anche per i normodotati, forse bisognerebbe trovare un compromesso per garantire agli handicappati gli stessi diritti di tutti i cittadini e non molti di più come invece avviene in molti casi.
Tanto per dirne una se sei invalido, le banche fanno la fila per assumerti.
Se vi sembra normale…..

Tecnologicamente avanzata

Viscontessa, 28 novembre 2007

In e out, inserire la scart 21 piedini nell’uscita video dopo aver controllato che il led del dvd reader sia accesso e lampeggiante. Contemporaneamente premere il tasto reset e digitare il codice riportato a pg, 12 utilizzando la sequenza che appariva nella precedente schermata di diagnostica e sempre ammesso che non abbiate attivato la funzione Q link che potrebbe risultare incompatibile con il downlod effettuato in fase di outing delle informazioni di output dell’uscita AV/1 del cable che proviene dall’eventuale cavo coassiale installato. In tal caso spegnere l’apparecchio, controllare il segnale luminoso della sveglia, accendere la luce della cucina, inserire la lavastoviglie, spegnere la luce con una frequenza on/off ripetuta tre volte consecutivamente, staccare tutto e ricominciare da capo.
Attezione! Se avete la centrifuga della lavatrice in funziona la smart card del lettore ottico potrebbe segnalarvi l’oroscopo di domani con cancro in vergine. In questo caso offrire al cancro dei gemelli, contare quattro volte le mattonelle del bagno, recitare una filastrocca in endecasillabe e attendere fino a quando Saturno non sarà tornato in versione stand by.
Se invece al vostro apparecchio è collegato anche uno spremiagrumi, utilizzare una tripolare per bypassare la funzione scansione progressiva che potrebbe danneggiare la vostra spremuta d’arancia. In tal caso scollegare lo spremiagrumi, inserire nell’uscita Usb la presa della coperta elettrica, tornare al menù principale dell’unità mobile di supporto, cablare il gatto e attendere che l’apparecchio abbia terminato il suo plug & play.
Infine impostare la destinazione “vaffanculo!” sul vostro navigatore satellitare e attendere di arrivare a destinazione.
Io ho fatto tutto. Ci ho messo un paio di giorni ma ci sono riuscita.
Ora ho dodici telecomandi che parlano tra loro e mi chiedono da mangiare come un tamagochi. Sullo schermo della televisione mi appare il messaggio “ricordati che devi morire” se premo i tasti per il cambio canale nell’ordine: si è accende la macchina del caffè, parte la ventola del computer, il cellulare miagola, il cane si accende come un albero di natale, si spengono tutti i lampioni del quartiere, salta la luce del condominio e l’inquilino del piano di sopra comincia a bestemmiare come un turco.
Se premo off sul display del forno combinato grill-microonde appare la scritta “abbiamo il tuo gatto in ostaggio”.

Postriciclo: una storia intelligente

Viscontessa, 27 novembre 2007

Io sono una persona intelligente.
Mica sono scema io, la mamma dei cretini è sempre incinta ma mia mamma è in menopausa ormai da anni e quindi non può essere incinta.
O almeno io questa cosa l’ho capita così.

Io sono intelligente e non sopporto quelli che cercano di farmi passare da cretina. Non sopporto quelli che parlano parlano parlano e poi ti chiedono se hai capito. Certo che ho capito mica sono cretina io, se dici una cosa la capisco. Anche se a volte i cretini ti dicono una cosa perché ne vogliono un’altra e pensano che tu sia una povera ingenua che non è in grado di capire davvero cosa loro vogliono.

L’altro giorno per esempio, c’era il mio capo reparto che mi diceva che io meriterei un lavoro migliore.
Io lavoro in fabbrica, devo controllare che le matite siano messe nelle scatole nella gradazione di colore riportata nel pannello che ho di fronte. Bianco, giallo, rosa, celeste, grigio, arancione, rosso, blu, marrone e nero. La macchina che deve mettere nelle scatole le matite è stata programmata per riconoscere questi colori ma a volte confonde il celeste con il grigio o il blu con il marrone e allora io devo fermare la macchina e rimettere in ordine i colori.
Otto ore al giorno.

A me il mio lavoro piace perché quando la macchina sbaglia mi viene in mente mia nonna che quando ero piccola a volte confondeva il filo per cucire e mi faceva l’orlo sui pantaloni azzurri con il filo verde. E poi mi piace pensare ai bambini che useranno quelle matite e ai disegni meravigliosi che verranno fuori con quei colori.
Il mio capo reparto dice sempre che sono molto brava, è sempre molto gentile con me e passa spesso per chiedermi come sto. Quando qualche colore nelle scatole è sbagliato e me ne accorgo mentre lui è lì, lui è così contento che qualche volta mi abbraccia anche.
Una volta mi ha tenuto così stretta tra le sue braccia che qualcosa che teneva dentro alla tasca dei pantaloni mi premeva così forte su una coscia da farmi quasi male. Io volevo quasi dirglielo ma poi avevo paura che se la prendesse a male e non gli ho detto niente.

L’altro giorno quando sono uscita l’ho trovato fuori che mi aspettava. Mi ha detto ti accompagno a casa che volevo parlarti e io gli ho risposto va bene anche se le mie colleghe ridacchiavano alle nostre spalle.
Così lui ha cominciato a dirmi che io ero molto bella e che ero una ragazza troppo intelligente per stare tutto il giorno davanti alla macchina delle matite.
Io gli ho detto che il mio lavoro mi piaceva ma lui mi ha chiesto se non mi piacerebbe fare qualcosa di più. Ci ho pensato un po’ su e poi gli ho risposto che no, mi trovo bene dove sono e non mi piacerebbe cambiare.
Allora lui ha detto che aveva bisogno di un vice perché lui da solo non ce la fa più a fare tutto il lavoro da solo e mi ha chiesto se mi piacerebbe fare il vice capo reparto. Io ci ho pensato un po’ su e poi gli ho risposto che no, mi trovo bene dove sono.
Ma guadagneresti un bel po’ di soldi in più, non ti piacerebbe avere qualche soldo in più per comprarti magari un cappotto nuovo con tutto il collo di pelliccia come vanno di moda quest’anno? Io ci ho pensato un po’ su e poi ho risposto che no, mi piace il cappotto che ho e non mi interessa comprarne uno nuovo.
Così è rimasto in silenzio per un po’ e poi all’improvviso mi ha chiesto se mi andava di andare a bere qualcosa insieme a lui ma io non avevo sete e gliel’ho detto.
Lui a quel punto ha tirato fuori un portachiavi dalla tasca dei pantaloni e io ho capito cosa mi avevo premuto sulla coscia quando mi aveva abbracciata e gliel’ho detto: – quando mi abbraccia dovrebbe togliersi le chiavi dalla tasca perché mi pigiano sulla coscia e mi fanno male.
Lui si è fermato, mi ha guardata, e mi ha abbracciata stretta stretta poi mi ha detto se volevo andare in macchina con lui e io, che ero stanca di camminare, gli ho detto di si.
Però quando siamo saliti in macchina lui non ha messo in moto subito, mi ha appoggiato una mano tre le gambe e mi ha chiesto dove mi aveva fatto male. Io gli ho detto che non importava che era una cosa vecchia e ormai non mi faceva più male ma lui che è sempre così gentile insisteva e mi toccava tutte le gambe perchè voleva proprio sapere il punto esatto dove mi aveva fatto male.
Allora io per non scontentarlo gli ho indicato un punto a caso sulla coscia e lui subito si è inchinato per darmi un bacino sulla bua. Così ha detto.
Poi mi ha detto che anche lui aveva una bua e che io dovevo curargliela, si slacciato i pantaloni e ha tirato fuori il suo pene. Io me lo immaginavo già che fosse malato perché è sempre tutto sudato e la pelle del suo viso è rossa e ruvida come la lingua di un gatto ma quando ha tirato fuori il suo pene ho capito dall’odore che la sua doveva essere una malattia grave. Anche mio nonno aveva un odore forte come il suo poco prima di morire. E’ morto per una malattia al fegato e dopo averlo seppellito abbiamo dovuto tenere le finestre aperte di camera sua per una settimana. Anche se era inverno.
Il mio capo mi ricorda molto mio nonno.
– Mi fa tanto male qui, dammi un bacino – mi ha detto, e io, anche se a me non sembrava che il male fosse lì, mi sono inchinata per dargli un bacino. – Lo devi baciare molto a lungo… prendilo tra le labbra e mettilo in bocca che così lo baci per bene – e me lo ha messo in bocca mentre con una mano mi spingeva in su e in giù la testa – brava –diceva –brava….- e la sua voce era diventata roca.
Per il dolore ho pensato io.
Poi ha cominciato come a lamentarsi, più io lo baciavo e più lui si lamentava, avrei voluto chiedergli se gli facevo male ma non potevo parlare e allora ho pensato che forse è come quando ti levano una scheggia da un dito che anche se ti fa male sai che devi resistere perché è per il tuo bene.
Infine ha come smesso di respirare, non diceva più niente ed era tutto rigido come mio nonno quando è morto ma mentre stavo per tirarmi su per vedere cosa stava succedendo lui ha lanciato come un urlo e si è accasciato. Io a quel punto non sapevo più cosa dovevo fare e così mi sono tirata su per guardarlo anche perché mi sembrava di avere della roba appiccicosa sulla faccia e non capivo bene che cosa fosse successo.
Lui stava lì con gli occhi chiusi e la bocca aperta come quando hai fatto una corsa e ti riposti, poi ha preso un fazzolettino di carta e mi ha pulita. Mi ha detto che ero un po’ sporca di saliva anche se a me non sembrava che fosse saliva ma non gliel’ho detto.
Ha messo in moto la macchina e senza dire niente mi ha accompagnata a casa.
Solo quando siamo arrivati mi ha detto che mi avrebbe accompagnata a casa tutte le sere. Ma non sono mica cretina io, l’ho capito subito che lui ci teneva proprio che io facessi carriera e per questo mi ha mostrato la sua malattia perchè sperava che io mi intenerissi.
E così gliel’ho detto – non sono mica cretina sa’, se sta male l’aiuterò a curarsi come ho fatto con mio nonno ma non per questo sono disposta a diventare vice capo reparto.
Lui non ha detto niente, sembrava stupito e pensavo che ce l’avesse con me ma poi ha capito.
Ha detto che va bene e abbiamo fissato per domani pomeriggio alle cinque.

Non far la “femminuccia”

Viscontessa, 25 novembre 2007

Mi “accusano” di essere una femminista. Lo fanno quel genere di uomini che quando ero più giovane mi accusavano di essere una ribelle o che in altri contesti mi accusano di essere una tosta.
A volte con il sorriso sulle labbra, altre quasi intimoriti, quasi sempre offrendo a mio marito uno sguardo di solidarietà come si fa nei confronti del cavaliere che abbia acquistato un puledro vivace.
Esagero? Forse. Limitiamoci alle affermazioni secondo le quali sarei una donna “impegnativa” termine che ci sarebbe motivo di usare se non si ritenesse che l’impegno non è la consuetudine.
Un uomo di solito diventa “impegnativo” molto oltre la soglia nella quale lo diventano le donne, una personalità forte in uomo è normale, anzi affascinante, la stessa personalità al femminile affascina pochi e intimorisce i più.
Ciò nonostante e nonostante quanto molti possano pensare, non sono un’integralista nè una fanatica e anche di fronte a temi che mi stanno a cuore come la condizione della donna persino nel nostro civilissimo paese, non mi getto a capofitto in ogni iniziativa che affronti certi temi..
Per questo di fronte alla manifestazione sul tema della violenza maschile sulle donne che si è svolta ieri a Roma, avevo nutrito fin dall’inizio molte perplessità. Sono una donna, sono per le donne e sono di sinistra, ma fin dagli esordi ho avuto la sensazione che ciò che si stesse organizzando fosse una cosa troppo da donne, troppo per le donne e troppo di sinistra.
Di fronte alla scelta delle organizzatrici di coinvolgere nel corteo esclusivamente donne, già avevo provato un certo disagio. Il femminismo così come abbiamo imparato a conoscerlo, si era sviluppato in un contesto politico molto diverso da quello attuale e tendeva a mettere rabbiosamente in luce aspetti della condizione femminile che oggi sono già noti. Non dico acquisiti, ed è per questo che bisogna andare avanti, ma conosciuti e ufficialmente riconosciuti per quanto ignorati.
La manifestazione, è vero, voleva concentrarsi su un tema ben preciso ovvero quello della violenza sulle donne, ma con modalità che mi parevano troppo simili a quelle di allora.
E poi è vero che la violenza sulle donne affonda le proprie radici nella medesima odiosa mentalità maschilista ma le stesse vittime non si riconosco tra loro è chi è vittima di una violenza tra le quattro rispettabilissime mura domestiche, può non riconoscersi con chi lo è di uno stupro subito per affermare un unico modello eterosessuale (come ho letto altrove) o con quelle di ricatti sessuali più o meno evidenti. Io per esempio avrei lavorato su questo e per questo non avrei escluso dalla manifestazione nessuna donna né di destra né di sinistra come avrei lavorato sugli uomini convinti nella maggior parte che non c’è niente di male, per esempio, nell’andare a prostitute quando la prostituzione viene esercitata liberamente, soprattutto se si ha l’accortezza di non voler sapere quanto liberamente sia esercitata.
Ma tutto questo succedeva molto prima che per combattere la violenza si usasse la violenza come è successo ieri a Roma.
Onestamente non saprei dire come potrebbe essere un mondo governato da donne, tendenzialmente penso che nonostante tutto le donne siano meno aggressive degli uomini e che una minor aggressività femminile, giocherebbe in favore di un mondo migliore.
Tuttavia mi pare che prima di affrontare questo tema, bisognerebbe concentrarsi sull’impossibilità purtroppo ancora molto attuale di valutare una simile possibilità e ciò che è successo ieri a Roma in tal senso è davvero deludente.

Tuteliamoci dai divieti

Viscontessa, 23 novembre 2007

Divieto di fumare in presenza di donne incinte e bambini nei parchi pubblici della città di Napoli. Davvero singolare l’iniziativa del sindaco di una città nella quale si da fuoco ai cassonetti dei rifiuti quasi con la stessa frequenza con la quale si accende una sigaretta. Un po’ come se a Venezia si vietasse l’uso dello sciacquone per tutelare i cittadini dal rischio di influenza causato dal fenomeno dell’acqua alta. O come se il nostro sindaco vietasse la consumazione della “spuma” per tutelarci dal diabete. Ma di esempi se ne possono fare a bizzeffe perché se l’imposizione di un divieto non deve più essere proporzionata al beneficio ottenuto, qualsiasi divieto diventa possibile. Volendo per esempio rimanere nel nostro ambito cittadino, più che vietare i lavavetri ai semafori (iniziativa ridicola confronto a quella del sindaco di Napoli) si potrebbe vietare l’uso dei mezzi pubblici a chi è contro la realizzazione della tranvia. Ne risulterebbero così tutelati i cittadini gravidi di riconoscenza non più costretti a respirare le maleodoranti proteste dei contrari. D’altra parte è scientificamente provato che oltre al fumo anche l’insoddisfazione è dannosa per la salute così come lo è l’inquinamento acustico a cui siamo sottoposti quotidianamente. E allora perché non vietare per esempio alla gente di parlare per strada? Tanto mi chiedo se le signore napoletane in dolce attesa saranno costrette e portarsi dietro un test di gravidanza per testimoniare il loro stato ai tutori dell’ordine.

Su Il Firenze di oggi

La parata dei cretini.

Viscontessa, 23 novembre 2007

Io resto dell’idea che se la gente si drogasse un po’ di più le cose andrebbero molto meglio. Niente di pesante, per carità, solo qualcosa per stordirsi abbastanza da non stordire il prossimo con le proprie cazzate.
I cretini, i violenti, gli intolleranti, gli arrapati, gli sfigati, i drogati, i depressi, gli invidiosi, i maniaci e i cattivi in generale, son sempre gli altri ma se a tutte le brave persone che restano gli dai la libertà di esprimersi per ciò che effettivamente sono, quel che resta è davvero poco e di solito soccombe sotto alla marea di merda che ti circonda.
La parata dei cretini, in fondo, serve proprio a farti sentire una persona migliore, migliore anche se l’incidente lo hai provocato tu e se molti si difendono con la scusa “mi sono solo fermato a guardare”.
Ho sempre sorriso di fronte a quelli che vedono in internet il vero futuro della comunicazione proprio perché ho sempre avuto la sensazione che la maggior parte della gente abbia solo bisogno di esprimere la propria frustrazione. Chiunque abbia un blog, tanto per fare un esempio, sa benissimo che la maggior parte delle visite che gli provengono dai motori di ricerca, sono il frutto di una ricerca che ha per oggetto un qualsiasi argomento attinente al sesso.
E poi basta mettere a disposizione una piazza virtuale nella quale offrire l’anonimato a chiunque,  e diventano centinaia gli impeccabili cittadini, i premurosi padri di famiglia, gli uomini e le donne felici e realizzati che si trasformano improvvisamente nelle persone più spregevoli che ci siano.
Perché, mi chiedeva oggi un’amica, ti ostini a scrivere cose che ti riguardano senza filtri? Non le ho ancora risposto ma credo che le risponderò “perché non ho niente di cui vergognarmi”.
Essere fedeli soprattutto a se stessi a volte può essere molto faticoso, ma ne vale sempre la pena.
Chi mi ama mi segue. Gli altri non sanno cosa si perdono.

Meglio un ovino a casa che una gallina ripiena fuori

Viscontessa, 21 novembre 2007

Avevo promesso soltanto ieri di raccontare cosa avrei fatto nei confronti del nuova veste di Epolis.
Poi Gaia mi ha preceduta e infine è successo un gran troiaio.
Io stasera sono un po’ stanca e dopo il post di ieri certe  malevole attenzioni, non erano esattamente ciò di cui avevo bisogno.
Ma tant’è.
Forse da domani torno in palestra. E’ meno faticoso e sicuramente più salutare.

Sono un’occasione mancata

Viscontessa, 20 novembre 2007

Nessuno mi ama.
Ho un dolore all’articolazione del dito medio della mano destra che mi da il tormento.
E’ sicuramente il sintomo di un’artrosi deformante.
Entro qualche anno avrò le mani come artigli con tutte le falangi storte e le dita deformate.
A questa cosa non ci avevo pensato, non l’avevo prevista, come dice una pubblicità sulla solita crema antirughe mi aspettavo tutti e i cinque i segni dell’invecchiamento che non so quali siano, ma non avevo previsto che potrei progressivamente deformarmi.
A conti fatti la cosa dovrebbe avvenire entro breve tempo, un tempo talmente breve che non ha senso mantenersi in forma se poi hai le mani deformate come una vecchia.
Così non sono più andata neanche in palestra.
E poi anche i capelli bianchi e la ricrescita se la vedano tra loro che tanto quando avrò le mani deformate e la pancia molle, della ricrescita dei capelli non me ne fregherà più niente.
E che senso avrebbe mantenere la pelle giovane e i denti bianchi se tanto avrò le mani deformate, il ventre molle e la ricrescita bianca dei capelli? A niente per cui basta con i dentifrici sbiancanti, le creme di bellezza e i massaggi rassodanti.
Entro breve insomma sarò un rottame, per cui smettere di fumare o curare l’alimentazione non ha senso. Anche i miei organi interni invecchieranno e mi verrà l’alito pesante, puzzerò di vecchio e lo sguardo si farà acquoso. Perché non sono le zampe di gallina intorno agli occhi a togliere luminosità allo sguardo ma quella patina di vecchio che si posa sulla sclera rendendola giallognola.
Tanto poi di essere una donna “piacente” che cazzo me ne faccio. Quando sei giovane può servire a trovare qualcuno che ti ami ma alla mia età può servirti tutt’al più a trovarti una scopata. Che poi anche per quella devi essere piacente, devi dare l’impressione di essere disponibile e devi proporti sul mercato. Non è il mio caso.
Nessuno mi ama.
Bene con se stessi, bene con gli altri. Questo invece era lo slogan della pubblicità di un deodorante.
Da allora si è cercato di consolare generazioni intere di single stagionati che l’importante è volersi bene. Sto bene con me stessa/o è una frase che sento ripetere in continuazione ma non mi convince affatto. Sono serena/o ovvero non mi suicido ogni mattina e nutro ancora una lontana speranza di trovare qualcuno. Ma la nutro con distacco.
Io con me stessa, per dire, non sto affatto bene.
Nessuno mi ama.
Mi sono fatta coraggio e sono andata a fare le analisi per sentirmi finalmente diagnosticare questa artrosi deformante. L’ho fatto senza tanta pubblicità però l’ho detto. E già che c’ero ho detto anche che facevo delle analisi del sangue un po’ su tutto compreso il dosaggio ormonale. Non che ci siano avvisaglie di menopausa ma preferivo trovare un’ulteriore motivo per non amarmi più.
Nessuno mi ama.
Le mie analisi sono perfette, neanche uno stracazzo di colesterolo un po’ alto o sintomi di intossicazione del fegato. Eppure mi drogo regolarmente di Brufen e a giorni alterni (secondo l’umore e le condizioni astrali) di quello che capita. Non che ne faccia una gran pubblicità ma non lo nascondo. Eppure le analisi sono perfette, e anche la tiroide che curo da anni con eutorix funziona bene. Il medico ha detto che non ho niente, niente di niente ma io so che non è vero.
Nessuno mi ama e ho insistito. Il medico dice che anche l’artrosi reumatoide può non essere evidente al suo insorgere e così, visto che nella mia famiglia di origine certo tipo di malattie si sprecano, ho deciso che ho qualcosa ma ancora non si vede niente.
Arriverà un giorno, ho pensato, nel quale con le mie manine deformi potrò dire “ve l’avevo detto!” ma poi mi sono ricordata che nessuno me lo ha chiesto.
Nessuno mi ama ma prima di tutto bisogna imparare ad amarsi da soli.
Si va bene, ma a me che cazzo me ne frega di amarmi da sola?
Tanto continuo a non amarmi affatto e ad indugiare sul pensiero che se qualcuno mi amasse mi amerei di più anche io.
Nessuno mi ama. Sono convinta che se qualcuno lo facesse farei un sacco di cose belle ed interessanti invece di rassettare ossessivamente la casa per non rassettare i miei organi.
Sono un’occasione mancata, se qualcuno mi amasse mi coglierei al volo.

Nella vecchia fattoria

Viscontessa, 18 novembre 2007

Nicola Grauso, da quando collaboro con Il Firenze, mi ha inviato due mail.
La prima a luglio per spiegarmi che purtroppo per il momento non poteva pagarmi per il lavoro svolto da gennaio fino a quel momento.
La seconda oggi per farmi sapere che Cipriani (ex Unità) e direttore dei quotidiani Epolis passati tanto per i due terzi in mano di Rigotti che a sua volta ha venduto a dell’Utri, si è venduto a Berlusconi pubblicando sui quotidiani di cui è ancora direttore, un’intera pagina pubblicitaria sulla Convention dei Circoli del Buon Governo.

Se nel corso della vita di questo blog avessi promesso di darla a chi mi linkava o almeno avessi organizzato una riffa con le mie mutande.
Oppure.
Se fossi un uomo che ogni sera racconta sul blog cosa ha mangiato per cena chiedendo ai propri commentatori di raccontare cosa hanno mangiato loro.
Se insomma invece di un blog avessi comprato uno specchietto per le allodole, adesso potrei rispondere pubblicamente a Grauso con una letterina ben articolata per manifestare tutta la mia indignazione per coloro che comprano specchietti per le allodole e li spacciano per informazione. Concluderei con una frase di paternalistico sdegno e saluterei con un modesto parere.
Ma siccome ho un blog e non uno specchietto per le allodole, la mia bella letterina resterebbe qui dove si trova e a leggerla sarebbero sempre i miei soliti lettori.
Per cui me ne vado a letto che tanto destra o sinistra, a non pagarti e a non ascoltarti, son bravi tutti.
Che quasi quasi, qui lo dico e qui lo nego, almeno a destra se sei sfigato ti dicono “sculo!” mentre a sinistra di dicono “che siam tutti belli, tutti uguali”.
Ma alcuni animali sono più uguali degli altri.

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