Io sono una persona intelligente.
Mica sono scema io, la mamma dei cretini è sempre incinta ma mia mamma è in menopausa ormai da anni e quindi non può essere incinta.
O almeno io questa cosa l’ho capita così.
Io sono intelligente e non sopporto quelli che cercano di farmi passare da cretina. Non sopporto quelli che parlano parlano parlano e poi ti chiedono se hai capito. Certo che ho capito mica sono cretina io, se dici una cosa la capisco. Anche se a volte i cretini ti dicono una cosa perché ne vogliono un’altra e pensano che tu sia una povera ingenua che non è in grado di capire davvero cosa loro vogliono.
L’altro giorno per esempio, c’era il mio capo reparto che mi diceva che io meriterei un lavoro migliore.
Io lavoro in fabbrica, devo controllare che le matite siano messe nelle scatole nella gradazione di colore riportata nel pannello che ho di fronte. Bianco, giallo, rosa, celeste, grigio, arancione, rosso, blu, marrone e nero. La macchina che deve mettere nelle scatole le matite è stata programmata per riconoscere questi colori ma a volte confonde il celeste con il grigio o il blu con il marrone e allora io devo fermare la macchina e rimettere in ordine i colori.
Otto ore al giorno.
A me il mio lavoro piace perché quando la macchina sbaglia mi viene in mente mia nonna che quando ero piccola a volte confondeva il filo per cucire e mi faceva l’orlo sui pantaloni azzurri con il filo verde. E poi mi piace pensare ai bambini che useranno quelle matite e ai disegni meravigliosi che verranno fuori con quei colori.
Il mio capo reparto dice sempre che sono molto brava, è sempre molto gentile con me e passa spesso per chiedermi come sto. Quando qualche colore nelle scatole è sbagliato e me ne accorgo mentre lui è lì, lui è così contento che qualche volta mi abbraccia anche.
Una volta mi ha tenuto così stretta tra le sue braccia che qualcosa che teneva dentro alla tasca dei pantaloni mi premeva così forte su una coscia da farmi quasi male. Io volevo quasi dirglielo ma poi avevo paura che se la prendesse a male e non gli ho detto niente.
L’altro giorno quando sono uscita l’ho trovato fuori che mi aspettava. Mi ha detto ti accompagno a casa che volevo parlarti e io gli ho risposto va bene anche se le mie colleghe ridacchiavano alle nostre spalle.
Così lui ha cominciato a dirmi che io ero molto bella e che ero una ragazza troppo intelligente per stare tutto il giorno davanti alla macchina delle matite.
Io gli ho detto che il mio lavoro mi piaceva ma lui mi ha chiesto se non mi piacerebbe fare qualcosa di più. Ci ho pensato un po’ su e poi gli ho risposto che no, mi trovo bene dove sono e non mi piacerebbe cambiare.
Allora lui ha detto che aveva bisogno di un vice perché lui da solo non ce la fa più a fare tutto il lavoro da solo e mi ha chiesto se mi piacerebbe fare il vice capo reparto. Io ci ho pensato un po’ su e poi gli ho risposto che no, mi trovo bene dove sono.
Ma guadagneresti un bel po’ di soldi in più, non ti piacerebbe avere qualche soldo in più per comprarti magari un cappotto nuovo con tutto il collo di pelliccia come vanno di moda quest’anno? Io ci ho pensato un po’ su e poi ho risposto che no, mi piace il cappotto che ho e non mi interessa comprarne uno nuovo.
Così è rimasto in silenzio per un po’ e poi all’improvviso mi ha chiesto se mi andava di andare a bere qualcosa insieme a lui ma io non avevo sete e gliel’ho detto.
Lui a quel punto ha tirato fuori un portachiavi dalla tasca dei pantaloni e io ho capito cosa mi avevo premuto sulla coscia quando mi aveva abbracciata e gliel’ho detto: - quando mi abbraccia dovrebbe togliersi le chiavi dalla tasca perché mi pigiano sulla coscia e mi fanno male.
Lui si è fermato, mi ha guardata, e mi ha abbracciata stretta stretta poi mi ha detto se volevo andare in macchina con lui e io, che ero stanca di camminare, gli ho detto di si.
Però quando siamo saliti in macchina lui non ha messo in moto subito, mi ha appoggiato una mano tre le gambe e mi ha chiesto dove mi aveva fatto male. Io gli ho detto che non importava che era una cosa vecchia e ormai non mi faceva più male ma lui che è sempre così gentile insisteva e mi toccava tutte le gambe perchè voleva proprio sapere il punto esatto dove mi aveva fatto male.
Allora io per non scontentarlo gli ho indicato un punto a caso sulla coscia e lui subito si è inchinato per darmi un bacino sulla bua. Così ha detto.
Poi mi ha detto che anche lui aveva una bua e che io dovevo curargliela, si slacciato i pantaloni e ha tirato fuori il suo pene. Io me lo immaginavo già che fosse malato perché è sempre tutto sudato e la pelle del suo viso è rossa e ruvida come la lingua di un gatto ma quando ha tirato fuori il suo pene ho capito dall’odore che la sua doveva essere una malattia grave. Anche mio nonno aveva un odore forte come il suo poco prima di morire. E’ morto per una malattia al fegato e dopo averlo seppellito abbiamo dovuto tenere le finestre aperte di camera sua per una settimana. Anche se era inverno.
Il mio capo mi ricorda molto mio nonno.
– Mi fa tanto male qui, dammi un bacino – mi ha detto, e io, anche se a me non sembrava che il male fosse lì, mi sono inchinata per dargli un bacino. – Lo devi baciare molto a lungo… prendilo tra le labbra e mettilo in bocca che così lo baci per bene – e me lo ha messo in bocca mentre con una mano mi spingeva in su e in giù la testa – brava –diceva –brava….- e la sua voce era diventata roca.
Per il dolore ho pensato io.
Poi ha cominciato come a lamentarsi, più io lo baciavo e più lui si lamentava, avrei voluto chiedergli se gli facevo male ma non potevo parlare e allora ho pensato che forse è come quando ti levano una scheggia da un dito che anche se ti fa male sai che devi resistere perché è per il tuo bene.
Infine ha come smesso di respirare, non diceva più niente ed era tutto rigido come mio nonno quando è morto ma mentre stavo per tirarmi su per vedere cosa stava succedendo lui ha lanciato come un urlo e si è accasciato. Io a quel punto non sapevo più cosa dovevo fare e così mi sono tirata su per guardarlo anche perché mi sembrava di avere della roba appiccicosa sulla faccia e non capivo bene che cosa fosse successo.
Lui stava lì con gli occhi chiusi e la bocca aperta come quando hai fatto una corsa e ti riposti, poi ha preso un fazzolettino di carta e mi ha pulita. Mi ha detto che ero un po’ sporca di saliva anche se a me non sembrava che fosse saliva ma non gliel’ho detto.
Ha messo in moto la macchina e senza dire niente mi ha accompagnata a casa.
Solo quando siamo arrivati mi ha detto che mi avrebbe accompagnata a casa tutte le sere. Ma non sono mica cretina io, l’ho capito subito che lui ci teneva proprio che io facessi carriera e per questo mi ha mostrato la sua malattia perchè sperava che io mi intenerissi.
E così gliel’ho detto - non sono mica cretina sa’, se sta male l’aiuterò a curarsi come ho fatto con mio nonno ma non per questo sono disposta a diventare vice capo reparto.
Lui non ha detto niente, sembrava stupito e pensavo che ce l’avesse con me ma poi ha capito.
Ha detto che va bene e abbiamo fissato per domani pomeriggio alle cinque.