Postricilo 3
Viscontessa, 4 ottobre 2007Avevo un’amica sempre molto attenta ai problemi sociali.
Le piacevano tanto i bambini, e gli handicappati le facevano tanta tenerezza per non parlare poi degli anziani vera e preziosissima risorsa di ogni società civile. E le piacevano anche gli animali, i cani in particolare.
Sempre pronta ad ogni battaglia in favore dei più deboli sfoderava per l’occorrenza quel suo atteggiamento un po’ retrò da nostalgica dei figli dei fiori anche se lei era troppo giovane per esserlo stato.
La mia amica si prodigava sempre per gli altri, una volta ospitò in casa sua un ragazzo albanese e la sua compagna che erano momentaneamente senza alloggio. Due giorni dopo però era già stufa e prese un cagnetta randagia che rimase incinta un mese dopo. E il mese successivo i cuccioli affogarono tutti in una fontanella del giardino cosi che lei per non soffrire troppo al sol ricordo, si regalò anche l’adorabile cagnolina. L’albanese e la sua compagna invece rimasero a casa sua un po’ di più e lei ogni giorno mi chiamava per lamentarsi del bagno sporco, della televisione sempre accesa e non ricordo neanche più di quale altra grave mancanza della coppia sua ospite.
Poi ci furono gli handicappati, l’invadenza di un ragazzino down che stava sempre a casa sua, fu una benedizione del signore per circa una settimana, poi divenne un fastidio, infine un peso e così i bambini amichetti di suo figlio che dopo un paio di inviti a casa sua, furono bollati come maleducati e per questo dal quel giorno ignorati.
Un giorno, nella sua foga di altruismo, ospitò a casa sua un bambino Bielorusso.
Io adesso non saprei dire che fine hanno fatto questi bambini ma qualche anno fa offrire una vacanza in Italia a queste creature forse vittime di Chernobyl, forse solo vittime della miseria, era di gran moda in tutte le famiglie all’avanguardia.
Il suo non ricordo come si chiamasse ma era un ragazzino pallido e dai capelli biondi che non mostrò mai molto interesse per la famiglia che lo ospitava mentre si integrò subito perfettamente con la dispensa e la playstation.
Arrivò a casa della mia amica con quattro cenci e senza neanche uno spazzolino da denti perché anche l’igiene personale, è un fattore culturale irrilevante quando i denti si usano poco.
La mia amica, che del dialogo e la comprensione aveva sempre fatto i suoi cavalli di battaglia, fu commossa all’inizio da quella che lei riteneva timidezza e nella sua casa, nella sua famiglia, nel suo paese e nella sua vita, cercò di dialogare con il ragazzino affinchè il piccolo prendesse consapevolezza della necessità di lavarsi i denti e di mangiare composti a tavola o comunque di rispettare quelle regole base che si meravigliò non poco non fossero già metabolizzate anche dal ragazzino russo.
Il ragazzino russo di tutto ciò se ne fregava e come un piccolo selvaggio imperversava in casa senza regole e senza morale, usando il bagno con la porta aperta o ruttando a tavola mentre lei preparava gli spaghetti che sono un tipico piatto italiano.
Cio’ che però alla fine la convinse però a non ripetere più quell’esperienza, fu il bucato.
Il ragazzino russo infatti, non aveva idea di cosa fosse né la carta igienica né l’uso del bidet.





4 ottobre 2007, 23:13
non so perchè, ma quando sento di questi racconti è come se avessi vinto una piccola somma al grattavinci. io proprio non le sopporto le persone “solidali-fa-molto-chic”. e a tutte loro auguro mille mutande parlanti, anzi tuonanti.
6 ottobre 2007, 14:09
L’egoismo travestito da altruismo fa più danni del misantropismo:-)