Preferisco il pecorino

Viscontessa, 30 Ottobre 2007

A me non piace il gorgonzola. Sull’onda dell’entusiasmo altrui qualche volta mi sono anche lasciata convincere ad assaggiarlo ma non c’è stato niente da fare.
Dirlo ai miei genitori non è stato facile.
Mia madre preparava risotto ai quattro formaggi, gnocchetti al gorgonzola e tartine con crema di gorgonzola e tutti in casa mia ne sembravano entusiasti.
- Tu non mangi? - mi chiedeva mia madre e io rispondevo che si avrei mangiato ma che in quel momento non avevo proprio appetito ma prima o poi avrei mangiato.
Poi dopo anni di pietose bugie una sera sono tornata a casa e ho detto ai miei genitori che dovevo parlargli.
Preferisco il pecorino. Ho esordito così.
Mia madre ha confessato di averlo capito da tempo mentre mio padre ci è rimasto male e per un certo periodo ha cercato in tutti i modi di introdurmi alle gioie del gorgonzola.
Poi si è arreso anche lui.
A me non piace il gorgonzola e non saprei dire se sono nata così o se ho sviluppato la mia avversione per il gorgonzola quando sono diventata più grande e ho cominciato a scegliere i sapori che preferivo. E non saprei neanche dire, a maggior ragione, se crescendo in una famiglia che preferiva il pecorino avrei apprezzato il gorgonzola o non mi sarebbe piaciuto lo stesso. Ho conosciuto per esempio tante persone che mangiavano il gorgonzola per abitudine e altre che di nascosto mi confessavano che lo mangiavano solo per educazione ma poi tornati a casa cercavano una fetta di pecorino.
A me non piace il gorgonzola e pensavo che non fosse un problema anche se ogni tanto incontri qualcuno che ti dice che non è possibile. - Giuro - insisto io – non mi è mai piaciuto. E allora ecco che i più presuntuosi, quelli che sanno sempre cos’è giusto e cosa è sbagliato, scuotono la testa con rassegnazione ed ecco quelli che invece devono sempre trovare una spiegazione per tutto e alla fine concludono che se il gorgonzola non ti è mai piaciuto, forse è perché hai fatto indigestione da piccola e non te lo ricordi.
A me non piace il gorgonzola e francamente non mi è mai interessato neanche il motivo per il quale non mi è mai piaciuto. E’ importante? Credevo di no, credevo che una volta accertato che a qualcuno piace il gorgonzola e che altri invece preferiscono il pecorino, la faccenda potesse concludersi così.
E invece pare di no, invece pare che il caseificio regionale che dovrebbe tutelare tutti i suoi consumatori, si sia arrogato il diritto di giustificare le mie scelte in fatto di formaggi e nel ridicolo tentativo di spiegare agli zucconi del gorgonzola che c’è chi preferisce il pecorino punto e basta, pare che non abbia trovato da fare niente di meglio che deresponsabilizzarsi dalle mie scelte.
Che poi magari è vero che sono nata con l’avversione per il gorgonzola, ma magari qualcuno finisce per pensare che sono affetta da un’intolleranza alimentare o da qualche patologia strana o poi magari mi sono accorta solo dopo di non apprezzare il gorgonzola.
Insomma, voglio dire, perchè concentrarsi sui motivi per i quali non mi piace il gorgonzola anziché concentrarsi sulla necessità di far comprendere a tutti che pecorino o gorgonzola che sia, siamo tutti degni di sedere alla stessa mensa?
Ma che a quelli che a cui non piace il vino gli mettiamo appena nati una targhetta con su scritto astemio?

Se non mi vuoi più bene dimmi almeno perchè

Viscontessa, 29 Ottobre 2007

Però basta dirlo.
Non mi offendo.
Giuro che non me la prendo ma dimmi che cosa c’è che non va, dimmi con sincerità come mi vedi così che anche io possa capire.
Voglio dire che qui non si batte chiodo, ammetto di essere poco socievole, so che è in parte è colpa mia se tu passi di qua e te ne vai senza neanche farti vedere.
Io ti capisco, lo so, io sto qui a scrivere, scrivere, scrivere ma sul piano della comunicazione faccio schifo. Io lo so che tu che passi di qui e lasci un commento avresti piacere che poco dopo ribattessi al tuo commento, capisco che i miei siano post lunghi e ci voglia del tempo per leggerli.
Lo so che non ti invito mai a lasciare un tuo commento ed è un po’ come se io fossi in camera mia a pensare a voce alta e tu fossi quello del piano di sopra che sente tutto quello che dico.
Capisco che tu abbia il bucato da fare e tu non abbia voglia di stare ad ascoltarmi e capisco anche che Buona Domenica sia più semplice da seguire mentre prepari la crostata con la marmellata fatta in casa da suocera. Vuoi che io non capisca che rogna siano le marmellata fatte in casa dalla suocera? Guarda che capita a tutti di dover smaltire barattoli interi di marmellate di prugne e sedanini sott’olio ed è anche normale che ti paia che Buona Domenica interagisca con te molto più della sottoscritta.
Si va bene lo so che tu non guardi Buona Domenica e non hai idea di che cazzo siano i sedanini sott’olio (che per altro non ho idea di cosa siano neanche io) ma sei in ufficio, sei scazzato, non hai voglia di far niente e al tuo capo gli puzza l’alito così per distrarti ti fai un giro sui blog ma non ti frega un cazzo dei blog. Tu vuoi post brevi e possibilmente divertenti, vuoi foto, immagini, YouTube, gnocca e link che ti portino su altri blog senza far fatica. E poi vuoi farti due risate, scambiare un paio di commenti con gli amici o sfogare la tua frustrazione nei commenti anonimi.
Oppure sei il capo con l’alito cattivo e ti sei fatto il culo per arrivare dove sei ma adesso nessuno ti ascolta, nessuno ti rispetta, nessuno ti da le soddisfazioni che meriteresti e allora ti fai un giro per i blog e riversi lì tutte le tue conoscenze, la tua presunta autorevolezza, le tue opinioni. Perché tu hai delle opinioni, hai studiato per imparare a farti un opinione e adesso che ce l’hai a qualcuno dovrai pur farla sapere ma qui su questo blog la tua opinione è solo tua e resterà soltanto un’opinione.
Capisco te e capisco anche lui che la televisione non la guarda da anni anzi non ce l’ha neanche, lui che i giornalisti son tutti venduti, che i telegiornali sono tutti Fede, che la sera meglio buon libro e un po’ di musica ma che se non leggi i giornali, non guardi la tv e al centro commerciale non ci sei mai stato, come cazzo fai a sapere qual’è il buon libro, la buona musica, il politico di turno da prendere per i fondelli e l’ultimo ritrovato tecnologico? Facile, con internet, con i blog che fanno il lavoro sporco per te e ti forniscono tutte le informazioni necessarie per sentirti un po’ snob, un po’ alternativo, diverso e culturalmente superiore ma su questo blog, effettivamente, si perde troppo tempo in quisquiglie e tu non hai tempo da buttare via.
Capisco tutti, davvero, capisco che un blog che con tutte queste magagne non si prende neanche la briga di citare a mezzo link cosa dicano gli altri o almeno di fornire delle serie credenziali su chi conosce, da chi è conosciuto, dove scrive, cosa fa, e chi frequenta, non sia un blog appetibile neanche per i porta borse o, nel caso specifico, i porta commenti, Che ci viene a fare qui un porta commenti se non può nutrire almeno l’illusione che la sua gavetta serva a qualcosa? O come potrebbe mai mischiarsi un blogger famoso, un presunto tale, un appartenente ai lit-blog o un frequentatore dei barcamp, con un blog come il mio?
E poi sono una donna cazzo, nella blogsfera sono ammesse solo tre tipologie di donne: quelle con un nick che finisce “ina”, quelle con un nick che finisce in “ona” e quelle incazzate, quelle che riescono ad essere molto più aggressive e agguerrite degli uomini, quelle che per avere un blog con una visibilità simile a quella di un uomo (ma comunque, secondo le classifiche, sempre di molto inferiore a quella degli uomini) gli tocca, tanto per cambiare, farsi il culo il doppio degli uomini.

Va bene, questa era solo la premessa ma per fortuna il contenuto è molto più breve.
Qui non commenta quasi più nessuno, e va bene, leggono in tanti e va bene, ma com’è che ultimamente mi trovo sempre citata nei luoghi virtuali più improbabili?
La settimana scorsa è stata la volta del forum dei fans dei Pooh.
Questa invece di un forum di tifosi di calcio.
E manco a dirlo non sopporto i pooh e non me ne frega un cazzo niente del calcio.

p.s ora è saltato anche il template, non è per dire, ma secondo me sono vittima di un complotto.

La viscontessa, la gattara e la suicida

Viscontessa, 27 Ottobre 2007

E così ho in mano il biglietto della morta.
Non so perché l’ho conservato forse perché non riuscivo a decidermi se il tono fosse arrabbiato o preoccupato. D’altra parte non sapevo neanche che ieri si sarebbe buttata in Arno né che quella donna che ieri si buttava in Arno mentre io passavo sul ponte, fosse lei. Non so invece di sapere se fosse davvero maniaco depressiva. Così dicono, così mi ha detto Francesca accanto al cassonetto sotto alla pioggia della sera, tra i miasmi del cassonetto e quello del suo alito alcolico. La conoscevano tutti, mi dice, e anche io, ora che gli abitanti della strada si fanno vicini vicini, anche io adesso la conosco, adesso la ricordo.
La finlandese, l’avevo notata perché mi piaceva il suo modo di vestire, ero io, era il mio modo di vestire e i miei colori e anche quell’espressione sempre imbronciata mi era familiare. La ricordavo perché girava con lo scooter come me e aveva una figlia dell’età della mia e che frequentava la stessa scuola della mia.
L’avevo osservata perché mi chiedevo come mai anche sua figlia andasse in una scuola così lontana da casa nostra, e l’avevo guardata perché ogni volta ci incontravamo su i nostri scooter alla stessa ora per andare a prendere le nostre figlie a scuola. L’avevo guardata perché ogni volta le dedicavo il sorriso complice che si offre ai conoscenti ma poi le mie labbra non si erano mai mosse..
Maniaco depressiva, ripete Francesca, la detestava tutto il quartiere.
Era lei che ogni notte telefonava ai carabinieri una volta all’ora perché facessero chiudere il bar d’angolo, era lei quella che ti ha lasciato il biglietto perché il cane piangeva, lei che aveva lasciato una scatola di vestiti da bambina usati, lavati e stirati, accanto al cassonetto perché qualcuno li prendesse. Era lei che mi sembrava sempre così sola, preoccupata, incazzata e ordinata, lei che il quartiere non detestava perché Francesca fa la gattara, Alvaro lascia il furgone in seconda fila, Luigi scrive con il pennarello sul muro che i vigili andrebbero disossati con dolore e poi si gira e chiede ad un passante se si capisce cosa vuol dire.
E io ho un pappagallo che urla, le gemelle invece urlano tutte le domeniche mattina perché non riescono a mettersi d’accordo su chi deve sbattere i tappeti e chi deve pulire il bagno e lui non pulisce mai gli escrementi del suo cane e lei tiene la musica troppo alta mentre lui sbatte il portone e lei stende il bucato senza strizzarlo.
Non è questo. Aveva più o meno la mia età, aveva una figlia dell’età della mia, aveva un appartamento di fronte al mio, uno scooter come il mio, la mia stessa taglia e spero anche lo stesso numero di piede perché aveva un paio di stivali bellissimi.
Che dite, se ne avrà a male il marito se gli chiedo di regalarmeli? Tanto a lei ormai non servono più.
“Basta” urlava il biglietto “Povero cane da la matina a sera abbaia e piange. No se può piu”.
Chissà forse se le avessi chiesto gli stivali avrebbe sorriso.
E chissà se il tono del suo biglietto era arrabbiato o preoccupato.

Postriciclo: il cambio degli armadi

Viscontessa, 24 Ottobre 2007

Avevo promesso un resoconto completo sul cambio degli armadi ma poi oggi mi era venuta in mente l’iniziativa del Postricilo e andando a curiosare nel blog per vedere cosa avevo scritto esattamente un anno fa, ho trovato questo e ho capito che era inutile replicare.

Il bilancio è gravissimo, nel soggiorno ci sono ancora cinque sacchi neri di abiti che devono essere ritirati, tre cappotti morti e due feriti, una decina di maglioni straziati dalle tarme, due in terapia intensiva e altri quattro ricoverati nel reparto della biancheria da lavare.
Due sono i capi deceduti senza mai essere neanche stati indossati e non si contano le lenzuola, le coperte e persino le tendine che hanno incontrato il loro destino dei sacchi neri del soggiorno.
Le forze dell’ordine e i soccorsi sono intervenuti prontamente sul luogo della strage e, grazie alla loro tempestività, è stato possibile salvare una mantella in cachemire dalle macerie di capi ormai in fin di vita ma nonostante l’infaticabile lavoro dei soccorritori, non è stato purtroppo possibile salvare i capi che erano già stati eliminati dalla furia omicida della sua padrona.
Dalla sommaria ricostruzione dei fatti che è stato possibile effettuare fino ad adesso, pare che stamattina una donna ancora in pigiama e con lo sguardo che poi i pochissimi testimoni della strage avrebbero descritto invasato, si sia avvicinata alla ante dell’armadio come una casalinga qualsiasi e seguendo quello che a prima vista pareva un piano già preparato da tempo, abbia scaraventato giù i tutti i capi di abbigliamento e di biancheria che si trovavano disordinatamente riposti nell’armadio e pare abbia cominciato a sbatterli per terra dove molti di loro, purtroppo, sono rimasti soffocati dalle coperte e i coltroni venuti giù dai piani alti dell’armadio.
E’ stata una questione di pochi minuti, la donna ha agito rapidamente forse in preda ad un raptus omicida, sicuramente con una precisione e una crudeltà tale che dopo pochi attimi dall’inizio dell’attentato già alcuni calzini, salvi per miracolo forse solo per le loro modestissime dimensioni, si sono trovati sotto ad un cumulo di pantaloni di cui è stato particolarmente difficile e doloroso persino il riconoscimento.
I calzini, tra i pochi testimoni che hanno potuto assistere alla tragedia, sono ancora sotto shock e per questo trattenuti nel cassetto in osservazione.
Ad avvisare della strage è stata la stessa donna che con voce concitata ha chiamato per telefono sua madre: “corri!” le avrebbe detto secondo le prime ricostruzione degli inquirenti “ho fatto una strage! Ho tirato giù dagli armadi persino le mensole e adesso tutto intorno sono piena di cenci che non so dove mettere”.
La donna, accorsa prontamente sul luogo della strage, purtroppo non ha potuto fare altro che constatare l’entità della catastrofe e dopo aver inutilmente chiesto aiuto (all’altra figlia che si è inventata un’influenza che non le permetteva di muoversi da casa) ha cercato di calmare la folle che nel frattempo piangeva disperatamente su un golfino di cachemire grigio finito dalle tarme.
La donna che poi ha rilasciato una breve dichiarazione agli inquirenti, ha detto di aver tentato di calmare la folle chiedendole come mai non avesse messo l’antitarme nell’armadio ma dopo aver scoperto che la folle l’antitarme lo aveva acquistato e riposto nell’armadio ma si era dimenticata di togliere la pellicola protettiva che lo avrebbe reso efficace, si è resa conto che non c’era niente da fare e ha chiamato i soccorsi.
Nel corso di una brevissima conferenza stampa tenuta dalle forze dell’ordine e terminata solo pochi minuti fa, si è venuti a sapere che probabilmente la donna voleva solo fare il cambio degli armadi ma che poi, essendosi trovata di fronte i suoi golf migliori mangiati dalle tarme, abbia del tutto perduto il controllo della situazione e abbia tirato giù tutto quello che si trovava dentro agli armadi. I soccorritori, tre gatti e un cane ancora scossi per l’accaduto, hanno scavato tutto il giorno tra sciarpe, maglioni, guanti, gonne, giacche, pantaloni e persino vecchi collant bucati ordinatamente conservati dentro ad un sacchetto di plastica ma le ricerche dei sopravvissuti non sono ancora terminate anche se ormai le speranze di ritrovare ancora qualche capo in vita, si fanno più labili di ora in ora.
Della donna fino ad adesso si sa pochissimo a parte il fatto che pare che fino ad oggi non avesse mai manifestato nessun tipo di avversione per gli indumenti e che secondo le prime dichiarazioni rilasciate da chi l’ha conosciuta, pare conservasse addirittura lenzuola bucate che lei sosteneva poter essere sempre utili come stracci. Il suo gesto, che fino ad adesso gli specialisti tendono a valutare come il raptus di pazzia di una persona che probabilmente nascondeva già da tempo un malsano rapporto con gli indumenti, ha lasciato increduli tutti i suoi familiari che ignari dell’accaduto, sono rientrati in serata a casa e hanno trovato decine di sacchi “di roba da dare via” (come avrebbe detto la stessa donna), sparsi per tutto l’appartamento.
Il marito, avvicinato dalle nostre telecamere e visibilmente shockato dall’accaduto, si è detto ancora confuso ma anche scettico sulla presunta follia della consorte “mi rendo conto della gravità del gesto compiuto da mia moglie ma sapere che tutte le sue calzature, e in particolar modo i suo stivali, sono usciti indenni dalla sua furia omicida, mi induce a ritenere che parlare di follia per giustificare il suo gesto, sia ancora prematuro. Purtroppo non ho ancora avuto modo di vedere mia moglie ma mi ritengo certo di una spiegazione dell’accaduto da parte sua”.
La donna tanto, in evidente stato confusionale, è stata sedata con una forte dose di pizza prosciutto e funghi e birra in lattina e i sanitari che l’hanno in cura, hanno detto che adesso sta bene e riposa tranquillamente anche se probabilmente tutti gli indumenti che ha eliminato, torneranno a tormentarla nel sonno.
La madre invece, ancora in lacrime per l’accaduto, dopo la breve dichiarazione rilasciata agli inquirenti ha abbandonato l’appartamento della figlia con grossi sacchi di indumenti usati e si è rintanata nel suo appartamento dal quale si rifiuta di rilasciare ulteriori dichiarazioni.

iSw4n rendimi la mia mail!!!

Viscontessa, 23 Ottobre 2007

Posso ragionevolmente immaginare che ai miei commentatori della blogsfera non freghi una cippa lippa. Lo immagino perché il nome che precede il commento visibile nella colonnina di destra, non si tinge quasi mai di quel verde che segnala che il commentatore ha un blog.
Ciò nonostante in questo post parlerò della blogsfera perché oggi mi sono sentita l’imbecille di turno e la sensazione non è stata affatto piacevole.
Devo premettere che singolarmente ogni blogger è prima di tutto, e per fortuna, una persona e che ci sono molte persone che ammiro e stimo in quanto tali ma del cui blog importa anche a me una cippa lippa. Inutile farne mistero o nascondersi dietro a quell’ipocrisia che conduce alcuni, per esempio, a sostenere, incontrandoti di persona, che è tanto che non leggono il mio blog. Non diciamoci cazzate, tu il mio blog non lo leggi mai perché non ti interessa così come a me non interessa il tuo e se devo dirtela tutta non mi interessa neanche la tua macchina nuova o la tua unghia incarnita, ciò nonostante mi interessano di te molte altre cose o semplicemente mi sei simpatico, ti stimo, ti ammiro, sei bello come il sole, impazzisco per i tuoi stivali.
Non ho mai creduto alla formula “all inclusive” delle persone, già di me ci sono cose di cui non frega niente, che non sopporto o che eliminerei, figuriamoci se posso aspettarmi da un altro essere umano che sia simpatico, bello, intelligente, spiritoso e scriva persino un blog interessante.
Ciò detto, quindi, me ne guardo bene dall’alimentare simili atteggiamenti tanto che se ricevo la mail di un blogger che mi sta pure simpatico ma che leggo molto raramente, immagino che l’ammirazione che all’improvviso e senza motivo mi manifesta in due righe, sia un moto dell’animo, una sincera quanto timida manifestazione di un affetto virtuale. Tanto che trovandomi il blogger in una situazione di profondo bisogno di contatto “umano” (avevo appena finito di fare il cambio degli armadi e avevo dialogato tutto il giorno solo con calze, mutande, golf e magliette) mi lascio anche andare in una risposta piuttosto lunga di profonda gratitudine.
Poi oggi passo dal blogger e scopro che già da tempo buona parte di quella blogsfera che fonda parte della propria attività sulle relazioni virtuali tra blogger, è a caccia di un misterioso personaggio che si prende gioco proprio del loro modo di vivere il blog e scopro, con ancor maggior sorpresa, che dopo accurate ricerche e indagini (immagino una task force di blogger tecnologicamente avanzati come gli agenti della scientifica di CSI) è stata finalmente scoperta l’identità del blogger segreto.
Io ovviamente non c’entro niente, ma non so perché ho la sensazione che quella mail mi fosse stata inviata proprio per fini investigativi.
Ci sarebbe poi anche un’altra cosina che non mi torna ma c’ho un pigiamino con gli orsetti con cui devo finire un discorso.

Promemoria: ricordarsi al prossimo cambio di stagione di non dar confidenza ai maglioni altrui.

Verginità

Viscontessa, 19 Ottobre 2007

Tutte le volte che perdo una verginità ci resto male perché quando me ne accorgo ormai è sempre troppo tardi per ritrovarla. Per fortuna che ormai me ne sono rimaste così poche che una volta perdute anche quelle, non avrò più niente da perdere.
Alcune verginità, questo è vero, le ho anche ritrovate: le avevo solo dimenticate da qualche parte ma il ritrovarle non mi è mai stato di alcun conforto perché non sono mai riuscita a rimetterle a posto e nelle condizioni tutte lacere e polverose nelle quali ogni volta le ho ritrovate, non ho neanche potuto regalarle così sono stata costretta a buttarle via. I cassonetti sono pieni di verginità buttate e spesso se ne trovano anche di abbandonate dietro ad una panchina dei giardini o tra i binari della ferrovia.
Tra le tante forme di verginità che possediamo, quella che mi è sempre piaciuta meno è quella fisica, l’unica tangibile con mano (si fa per dire), l’unica a cui il genere umano abbia mai dato veramente importanza e l’unica che nessuno ha mai capito di preciso a cosa serva. Sembra strano, ma con tutte le verginità molto più dolorose da perdere e mai ritrovare, l’unica senza senso, è quella su sui si è costruita la storia del uomo e della donna e a volte mi viene da chiedermi se il senso di quella verginità non sia davvero quello di dimostrate quanto sia stupido l’essere umano.

Mi chiedevo oggi, per dire, se esiste ancora l’ufficio degli oggetti smarriti. Quando ero piccola ogni tanto mi capitava di andarci con mia nonna a cercare qualcosa dimenticato sull’autobus. Un golf, una busta, un ombrello e, che io ricordi, non siamo mai riuscite a ritrovare niente ma neanche a perdere la speranza di ritrovare prima o poi qualcosa. Ormai a perdere un ombrello o un golf, conviene ricomprarlo piuttosto che andare a cercarlo. I golf, gli ombrelli, le scarpe ma persino i giocattoli, la lavastoviglie e la macchina, son cose che grazie alla perduta verginità commerciale, le si posson perdere senza preoccuparsi troppo. Se perdi l’ombrello, per dire, basta che giri l’angolo e lo ricompri per una manciata di euro da un ragazzino che ha perduto la verginità dell’infanzia mentre noi abbiamo perduto la voglia e la speranza di ritrovare ciò che abbiamo perduto e l’ufficio oggetti smarriti ha perduto il suo significato.
A meno che, e questo poi era il pensiero su cui avevo finito per indugiare quest’oggi, non si potesse rendere concrete tutte le nostre verginità che così, una volta perdute, potrebbero essere date in consegna all’ufficio verginità smarrite e chissà che una volta rese tutte le verginità tangibili, l’uomo non la smetta di esser uomo ma diventi finalmente un po’ anche donna.

Di tutto di più

Viscontessa, 18 Ottobre 2007

Dopo la frustrazione Mediolanum di ieri e poche ore prima del secondo appuntamento per domattina all’ufficio imposte, mi concedo volentieri all’angolo dell’autoreferenzialità segnalando un po’ ci cose.
La prima è un post che Michela ha voluto dedicarmi in ricordo di questo altro mio post che ci ha virtualmente unite sul tema della morte dell’anima o di quella romanzata dell’infanzia.
La seconda è il mio articolo su Il Firenze di oggi anche questo dedicato ad una donna e alla sua vitalità talmente contagiosa da essere riuscita a contagiare anche me che mi sento totalmente inadatta ad affrontare l’incarico che mi ha affidato.
La terza è un altro articolo sempre oggi su Liberazione per la redazione del quale devo ringraziare ancora una volta una donna che mi ha offerto quest’altra possibilità.
Infine, e questa più che autoreferenzialità è una curiosità virtuale, riguarda un mio vecchio post riesumato dal passato ad opera del forum dei Pooh
Potrei adesso raccontarvi del post, del forum, della mia sorpresa quando mi sono accorta che un certo numeri di accessi al mio blog provenivano dal forum dei Pooh ma se non vi siete presi la briga di seguire i precedenti link, sono sicura che almeno questo vi incuriosice abbastanza da andare a vedere. E non tanto per il mio post ma soprattutto per i commenti che lo hanno accompagnato non fosse altro che perchè mi hanno scambiato per una pischella.
Ecco ora posso tornare al mio dovere che Gandhi ha scambiato il tappeto del salotto per il suo personalissimo water.

p.s ancora una cosa, ma qualcuno sa dirmi che roba è questa?

p.s2 peccato che non abbia fatto in tempo a segnalarvi la foto della viscontessa stordita su Grazia della scorsa settimana ma rimedio così: grazia.pdf

Faccio outing

Viscontessa, 17 Ottobre 2007

La verità è che non so come raccontare l’esperienza che ho vissuto come candidata Family Banker. La verità è che prima di raccontare una simile esperienza, dovrei spiegare il perché sabato mattina ero presso una filiale della Mediolanum ad ascoltare per oltre quattro ore praticamente senza interruzione, un trentacinquenne con riporto e spillina Mediolanum appuntata orgogliosamente sul bavero della giacca. La verità è che di fronte al un filmato di un enorme Ennio Doris che ti illustra i vantaggi di una professione per la quale lui ti offre il bastone e tu gli porti i clienti, io mi sono quasi spaventata. La verità è che dall’ultima fila nella quale ero seduta i grafici della lavagna assumevano i singolari picchi dei capelli tenuti ritti con il gel di quasi tutti i candidati presenti.
E la verità è che di fronte all’eventualità di invitare alla grande festa sponsorizzata Mediolanum tutti coloro che inviterei al mio matrimonio, a me è venuto in mente che mi sono già sposata due volte e che la terza volta sarebbe difficile riuscire a convincere ancora qualcuno a partecipare.
Se poi come suggeriscono loro dovessi contare sul mio buon nome e la mia rispettabilità per convincere almeno venticinque di loro ad aprire un conto corrente Mediolanum, nella migliore delle ipotesi penserebbero che come minimo gli uomini Mediolanum, tengono il mio cane sotto sequestro.
Perché al di là di tutto, e nel tutto infilateci pure l’obbligo di un abbigliamento “formale” per partecipare ad un incontro di quattro ore nel quale sono loro che cercano di vendere un prodotto a te e non tu cerchi di vendere a loro la tua professionalità, come accidenti potrei mai giustificare a chi mi conosce la scelta non tanto di una professione ma di uno stile di vita che pone Berlusconi come esempio?
E su questa ultima domanda e ben oltre le quattro ore previste per l’incontro, mi sono alzata e lasciando l’ennesimo questionario in bianco e barrando la casella “no, non intendo proseguire nella selezione” ho consegnato le mie schede al selezionatore, ho gentilmente salutato e me ne sono andata lasciando gli altri dodici aspiranti candidati in completo grigio, alle prese con domande del tipo “lei cosa si aspetta soprattutto da un lavoro?”. Avrei voluto rispondere soprattutto uno stipendio ma poi ho pensato che non ne valeva la pena.

Meglio i bamboccioni dei buontemponi

Viscontessa, 15 Ottobre 2007

Non è che uno non voglia dedicarsi a filosofeggiare sui massimi sistemi, ci mancherebbe altro, il quesito sull’uovo e la gallina da sempre mi affascina e mi incuriosisce per non parlare del “chi non fa non falla” sulla cui interpretazione mi ci arrovello da tempo. E poi la cronaca con le strade piene di ubriachi che ammazzano i passanti, l’attualità ricca di particolari sulla vita privata della Falchi e ancora la politica che a suon di colpi di scena elegge Veltroni a leader del nuovo Partito Democratico.
Insomma, vorrei essere lì sul pezzo, vorrei poter offrire a tutti i lettori la mia illustre opinione sul perché secondo me l’uovo di oggi è da preferire alla gallina vecchia di domani che farà pur buon brodo ma io al brodino preferisco sempre due uova in tegame.
Vorrei ma il fatto è che purtroppo, nonostante il mio enorme potenziale di opinion leader a 360 gradi e volendo anche 380 o 400 che a volteggiar per aria sono adusa, mi trovo costretta ad affrontare una serie di questioni di ordine pratico e burocratico che mi rubano quel tempo che per indole dovrei dedicare ad altro.
Tanto, e la butto lì, sabato mattina richiamata dall’irresistibile tentazione di toccare con mano ciò che il mio cervello si rifiuta di elaborare persino in termini di opposto, mi sono volontariamente infilata nella tana di un lupo che come tutti i lupi perde il pelo ma non il vizio, ma a differenza di altri il pelo lui se lo fa trapiantare. Per adesso non aggiungo altro e non faccio nomi che ho paura di infettare il blog.
Sabato pomeriggio poi, nel tentativo di ritrovar me stessa, ho cominciato a ripulire il giardino dalla pioggia di cachi assassini che come bombe vengono sganciate dall’albero sulla ghiaia e sul selciato e tre ore dopo ero ricoperta di moscerini che, disturbati dalla mia raccolta di cachi marci, avevano pensato di trasferirsi sulla mia pelle ormai zuccherina e arancione come un caco marcio. Ho smesso quando anche il cane mi ha scambiata per un tronco d’albero e alzando la zampa, mi ha pisciato su un piede.
Vi sarebbe poi la domenica carica di dubbi esistenziali di una certa levatura tipo “cazzo io questa cosa non la so fare ora vado e glielo dico” e poi il ritorno senza aver detto niente e quel senso di frustrazione ancora maggiore quando oltre a non saper fare una cosa non riesci a trovare il momento, il coraggio, la situazione giusta per ammettere che non la sai fare.
Ma ciò che davvero davvero mi ha distratto dall’occuparmi dal mio ruolo di aspirante bambocciona, è stato ancora una volta l’ufficio delle imposte.
Non risultano pervenuti dei pagamenti del 2004 di cui posso fornire prova di pagamento prelevando dal sito delle Agenzie delle Entrate le medesime ricevute che loro non riescono a trovare.
Ma non ce le avete messe voi? Può essere ma gli archivi messi a disposizione degli utenti sono diversi da quelli che consultiamo noi.
Ma…. e io che devo fare? Le conviene andare nella Banca o presso l’Ufficio Postale presso il quale ha effettuato il pagamento nel 2004 e chiedere il flusso telematico di allora.
Son dei buontemponi.

Tempo di elezioni

Viscontessa, 12 Ottobre 2007

L’evento è straordinario, il pubblico è meraviglioso e il presentatore è veramente onorato. La stima è enorme, le sorprese sono incredibili, e l’attesissimo ospite è particolarmente commosso mentre la calorosità dell’applauso testimonia il grande affetto del pubblico nei suoi confronti.
“Volevo ringraziare prima di tutto tutti voi per essere qui stasera, un grazie particolare a chi con il proprio impegno ha reso possibile la realizzazione di questa serata, e poi un grazie di cuore a tutti coloro che hanno condiviso con me questo sogno ”. Elezioni politiche.
L’evento è modesto, il pubblico è scarso e annoiato, il presentatore, ovvero il rappresentante dei professori che dovrebbe illustrare ai genitori dei ragazzini di prima media i compiti dei rappresentati di classe, è proprio assente. La stima la si offre incondizionatamente a chiunque voglia candidarsi e le sorprese sono rinchiuse in una busta sigillata piena di adempimenti burocratici necessari per il regolare svolgimento delle elezioni. L’applauso poi è solo di incoraggiamento.
“Grazie prima di tutto alla Signora Maria che avendo un altro figlio già in seconda media, ci spiega quale sarà il compito di chi viene eletto. Un grazie di cuore alla Signora Anna che si è resa disponibile ad attendere a scuola fino a tardi per lo scrutinio del voto. E infine un grazie particolare alla Signora Marisa che, ancora non lo sa perché era assente, è stata eletta rappresentante dei genitori”.
Elezioni scolastiche.

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