L’uomo e la bambina

Viscontessa, 27 settembre 2007

L’uomo è in fila alla cassa di uno dei tanti megastore dell’interland cittadino.
Un sabato pomeriggio poco prima dell’ora di cena quando la maggior parte delle famiglie è già di rientro verso casa.
Nel carrello dell’uomo pochi articoli, il necessario per una cena già confezionata e qualcosa per colazione. Wrustel, patatine, un litro di latte, una busta di surgelati, dei biscotti e poco altro.
Un uomo dall’aspetto modesto e il fisico mingherlino. Una maglietta infilata in un paio di jeans a vita piuttosto alta, scarpe da ginnastica, al polso un orologio a buon mercato e una catenina d’oro al collo. I lineamenti delicati e spigolosi al tempo stesso, occhi piccoli e penetranti di quelli che si incollano di nascosto su ogni paio di gambe che gli passa accanto, una leggera stempiatura e i capelli radi ordinatamente pettinati all’indietro forse con un po’ di gel o del sebo naturale.
Come nei giochi di bambina nei quali ritagliavi dal cartone una sagoma femminile e alcuni vestiti da sovrapporre alla sagoma, così, mentre sono in fila, immagino sul fisico dell’uomo mingherlino vari tipi di abbigliamento e mi accorgo che quello che gli sta meglio è un grembiule blu che gli casca sulle spalle. All’improvviso mi pare di vederlo dietro al bancone di una ferramenta a contare chiodi.
Accanto a lui bambina di 5 o 6 anni. La bambina ha gli stessi lineamenti delicati di lui ma il suo fisico è più massiccio e i suoi capelli biondi. Ha in testa una codina, alcune mollette, qualche pinza e nel complesso è una bambina mediocre come il padre anche se ho la sensazione che per la sua mamma quella bambina sia bellissima. Sarà il vezzo di quelle mollette tra i capelli o la rouche in fondo ai pantaloni da cui sbucano sandaletti bianchi ricamati.
La bambina si allontana dal padre e torna con una tavoletta di cioccolata. Il suo sguardo è luminoso e la sua espressione di sfida è evidente. Il padre senza convinzione dice alla bambina di portare indietro il cioccolato ma lei ha appena cominciato il suo gioco e sembra sapere benissimo quali siano le regole e quale il premio finale. Lui invece è molto paziente ma deciso e tra i due prosegue un tira e molla che va avanti per diversi minuti.
Cosa c’è che non va? Me lo chiedo mentre li osservo attentamente perché mi rendo conto che le reazioni dei due sono come falsate e compromesse da qualcosa che non permette loro di arrivare in fondo al quotidiano tira e molla tra genitori e figli.
La bambina sfida apertamente il padre tenendo stretta in mano la tavoletta di cioccolato e il suo sguardo è furbo e sorridente come se non fosse il cioccolato ciò che veramente le interessa ma il bisogno di sondare le reazioni del padre. Il padre insiste perché lei posi il cioccolato e non risponde alle sue provocazioni anche se il suo atteggiamento è incerto come se quel rifiuto non riguardasse solo una tavoletta di cioccolato ma la situazione stessa. Il padre non cede alla richiesta della bambina, ma è in una situazione di disagio che si percepisce anche nella bambina stessa che non chiede insistentemente la cioccolata, né il perché il babbo non voglia acquistarla ma si ostina a rimanere immobile con la tavoletta in mano ad osservare sorridente il padre che a sua volta la invita senza convinzione a riportare a posto la cioccolata.
E’ come se fossero due estranei, come se tra di loro non vi fosse alcuna familiarità recente. I due sono padre e figlia ma non sono abituati a stare insieme e mentre la bambina cerca a suo modo di instaurare un rapporto con lui e di sondarne l’autorevolezza, lui assume un atteggiamento di cui ha appreso solo alcune sfumate nozioni.
Guardo nuovamente dentro al carrello e quelle poche cose fanno pensare agli ingredienti per una cena a due da consumare con alimenti che non richiedano alcun impegno ma vadano incontro ai gusti più comuni di tutti i bambini.
Non c’è niente tra l’uomo, la bambina e gli articoli del carrello che faccia pensare ad una donna che li aspetta a casa, ma non c’è neanche quella familiarità che ci si aspetterebbe tra un padre e una figlia.
Sembra tutto così stereotipato nell’immagine di una coppia che si lascia e di un padre costretto ad occuparsi della figlia una volta alla settimana. Non che tra i due vi sia un evidente mancanza di affetto, ma vi è nell’atteggiamento del padre come l’incapacità di vedere nella bambina un essere umano in crescita che nella sua individualità non ha bisogno solo dei prodotti o degli atteggiamenti che si ritiene possano essere adatti ad un bambino della sua età.
Poi arriva il mio turno alla cassa e mi distraggo, metto sul nastro i miei prodotti mentre sento che sale la tristezza e la malinconia. Li immagino arrivare a casa e consumare quel pasto giudicato gustoso per i bambini non dall’affetto dei proprio genitori, ma dai produttori alimentari.
Poi forse un filmino giudicato adatto ai bambini dai produttori cinematografici e quindi lei che si mette il pigiamino e va a lavarsi i denti….
Poi mentre sto per uscire dal supermercato mi giro ancora una volta e questa volta la bambina è salita sul carrello e adesso li vedo abbracciati insieme, sorridenti e in un’affettuosa intimità di gesti e di parole che mi riscalda un po’ il cuore.



8 commenti a “L’uomo e la bambina”

  1. Antar Says:

    Ricordo che una volta le notavo quasi sempre queste scene. Ora sempre di meno. Forse ci sono meno padri separati non affidatari. O forse sono diventati più “caldi”. O forse sono solo diventato più cinico e distratto io…

  2. orsella Says:

    è che secondo me i bambini sono dei grandi! sempre!

  3. naomi Says:

    Forse ritrovarsi soli dopo la fila alla cassa dimezza la loro distanza. I riflettori possono modificare non poco il nostro naturale sentire e fare.

  4. Franchino Says:

    Forse la bambina è solo…….diabetica !!!!!
    Perchè non incoraggiamo una giornata dell’orgoglio diabetico????
    Ciao Giò, come stai??
    Ma questa cena? Morirò di fame nell’attesa!!!
    Rispondimi
    un bacio grosso
    tuo frankino

  5. Minervaa Says:

    bella l’immagine dei vestitini sulle sagome di cartone.

  6. Thumper Says:

    Ho letto il tuo post stamattina.
    E mi ricordava qualcosa, ma non riuscivo a catturare cosa.
    E adesso mi è venuto in mente.

    Qualche tempo fa, GG, un collega, mi raccontava che la sera prima l’aveva dedicata alla figlia, con la quale, per motivi di lavoro, non riusciva a passare tutto il tempo che avrebbe dovuto.
    GG: “Sa, Thumper, ieri io e mia figlia ce ne siamo usciti soli soletti.
    Siamo andati a mangiare la pizza e poi al cinema.”
    Thumper: “Ah, come i padri separati!”
    GG: “Ecco perché ci guardavano tutti!”

    Scene dei nostri tempi… ;’(

  7. Luisona Says:

    Quela bambina un tempo ero io. Mi sono persa 12 anni di vita di mio padre, eppure invidio la tua capacità di emozionarti per questi dettagli. Mi mancano anche queste emozioni, ora che sto nuovamente perdendolo.

  8. Viscontessa Says:

    Luisona mi spiace, ti direi che so di cosa parli ma io con mio padre sono sospesa proprio da 12 anni…..

    Franco, sabato ti avevo chiamato per sapere se venivate a cena ma non c’era:-)
    questo sabato non ci sono, il prossimo?
    Bella l’idea della giornata dell’orgoglio diabetico!

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