Se annaspi sei ancora viva
Viscontessa, 19 Settembre 2007Nessuno se ne accorge mai.
Mi si offusca la vista e all’improvviso non riesco più a vedere un futuro accettabile. Come un miope stingo gli occhi e cerco tutto il giorno di mettere a fuoco in lontananza ma l’espressione che assume il mio viso viene scambiata per uggia, noia, stanchezza.
La casa, con le sue pareti nude, diventa l’unico orizzonte visibile e il conflitto tra l’input razionale della rassegnazione e quello viscerale della ribellione mi sfinisce. Dormire per recuperare energie, mangiare disordinatamente per concedersi sollievo, il dovere per distrarsi e il tempo libero come un carnefice tra le mie frattaglie.
Mi muovo lentamente, l’incapacità di vedere oltre mi suggerisce cautela e con cautela porto avanti la mia vita mentre cerco di mettere ordine tra i ricordi dei periodi simili assegnando a ciascuno una data di inizio, una causa e una fine. Perché sono ancora qui? Me lo chiedo per consolarmi mentre di fronte allo specchio mi torturo con la consapevolezza che il tempo è come uno di quei personaggi femminili dei romanzetti d’appendice: capriccioso, volubile, inaffidabile e affascinante.
Isolarsi diventa una priorità, come uno sportivo prima di una gara importante devo concentrarmi sulla mia preparazione atletica anche se la mia concentrazione è volta all’autocommiserazione e l’autolesionismo attività, entrambe, che richiedono solitudine e metodi di espletamento rigorosi. Un’ora, due, un pomeriggio o una giornata nei quali con il naso tappato cerco di arrivare in fondo al famoso barile sul quale si narra ci sia il tesoro della salvezza. Poi torno in superficie e sfamo la razionale rassegnazione con l’atteggiamento ombroso del remissivo forzato. Mi spezzo da sola per non consentire agli altri di farlo e poi mi aggiusto per offrimi al mondo mentre coltivo in me un rancore sordo e doloroso per la mia incapacità di essere una cosa o l’altra.
Non esistono rimedi, il mio fisico è molto più forte di me e le mie influenze sono sempre senza quella febbre che giustifica l’uso degli antibiotici. Il letto per me resta sempre e soltanto un posto nel quale dormire e non mi è concesso il lusso delle lenzuola come un sudario. Raffreddori che si protraggono per mesi, tosse, mal di gola e dolori che non si sfogano mai con una febbre e che per questo si protraggono per mesi senza mai offrirmi la possibilità di un riposo.
Mi ammalo nel fisco e nell’anima con leggerezza, sviluppo gli anticorpi dell’opportunismo e mi nascondo alla vista di quel mondo ancora incapace di riconoscere alla capacità di sopravvivere nonostante tutto, lo status di patologia.
Mali di stagione, malinconia, un po’ di stanchezza, passerà come passa il tempo che debilita e infittisce i tuoi mali concedendoti spazi di respiro sempre più brevi.
Passerà, ti dicono: mangi? Dormi? Lavori? si. E allora passerà come passa un tornando che dietro di se lascia solo macerie.
E tu vai avanti sempre più consapevole di essere il peggior nemico di te stesso.





19 Settembre 2007, 13:48
Però passa sul serio, dai.
Il fatto è che poi [spesso] torna. E nessuno si tiene mai abbastanza preparato….
19 Settembre 2007, 23:31
…passerà anche questa stazione, senza far male, passerà questa pioggia sottile, come passa il dolore, ma dove, dov’è il tuo cuore, ma dove, dov’è il tuo amore…
cara lù, ti bacio
la funambola
19 Settembre 2007, 23:41
Post splendido. Scrittura sopraffina.
(linkata)
20 Settembre 2007, 7:14
Diceva Troisi “lasciatemi solo, voglio stare male, bene” è così, alle volte dovremmo cercare di dircelo anche da sole, suvvia dentro il barile.
20 Settembre 2007, 8:43
“Me lo chiedo per consolarmi mentre di fronte allo specchio mi torturo…”
togliendoti i peli nel naso.
20 Settembre 2007, 8:44
si, ok, avete ragione tutti quanti: avrei dovuto usare un pathos in linea con il post e i commenti.
ma oggi è GGGGGGGGGGGGGGGGGGiovedììììììììììì!!!
20 Settembre 2007, 17:48
mi ha messo un po’ d’ansia .
ad ogni buon conto vena ritrovata ;
basta con questi sconvenientissimi peli nasali
20 Settembre 2007, 17:59
Vorrei dirti delle belle parole all’altezza del tuo post ma non ci riesco. Però, prima di uscire dall’ufficio, ti dico brava e soprattutto ti auguro una buona serata. Ciao.