La cassa integrazione del lava vetri
Viscontessa, 4 Settembre 2007I primi lava vetri erano polacchi ed erano i primi stranieri che non arrivavano nel nostro paese in veste di turisti. Erano biondi, gentili, parlavano un italiano stentato più che altro fatto di gesti e, dopo i bambini del Biafra di cui se ne conosceva soltanto la proverbiale fame, i polacchi erano i primi stranieri di cui si narrava leggende metropolitane di straordinaria miseria.
Nella loro veste di fenomeno di attualità io li conobbi una sera di mezza estate di molti anni fa insieme al mio primo cuba libre e a metà strada da un amore estivo e un piacevole ricordo. Un ottimo connubio che durò per qualche tempo.
Fino ad allora nelle nostre tranquille città di provincia, l’unica forma di accattonaggio di cui eravamo stati vittime, erano state l’elemosina chieste da qualche zingaro ai semafori e quella nuova forma di creatività imprenditoriale importata dai lava vetri polacchi, ci era parsa subito un segno inequivocabile della superiorità europea rispetto alla miseria africana.
E poi erano tutti un po’ fratelli di quel Papa Santo Subito che in un paese come il nostro ancora così profondamente legato alla sua tradizione cattolica, ci aveva offerto una possibilità di redenzione al costo di qualche moneta da cento lire. A nessuno, ovviamente, era mai passato per la testa che i lava vetri fossero dei professionisti del parabrezza lucido o che l’attività svolta fosse un vero lavoro e proprio perché estremamente apprezzabile il desiderio di offrire qualcosa in cambio di quelle poche monete di elemosina, si elargiva con spensieratezza il nostro spicciolame.
Che le cose negli anni siano cambiate, non c’è alcun bisogno di sottolinearlo ed è del tutto superfluo anche aggiungere che molti di loro, ormai delle nazionalità più disparate, siano diventati anche molesti, tanto, per esempio, da convincermi più di una volta, a scegliere un percorso alternativo.
In molte occasioni nelle quali mi sono trovata non tanto in difficoltà con un lava vetri, ma carica di risentimento per i loro modi di fare, effettivamente mi sono posta delle domande anche io, ma anche nelle circostanze più turbolente, fastidiose o pericolose, mai mi son chiesta perché non li levassero dalle strade ma tutt’al più, anzi sicuramente, perché mai quella coppia di vigili poco più in là intenta a fare conversazione ad un incrocio regolato da semafori, non intervenisse per evitare certi soprusi.
Tolti i lavavetri dalle strade per garantire una certa serenità agli automobilisti, mi chiedevo quindi stamattina che cosa la nostra amministrazione ritenga che faranno questi professionisti del parabrezza impiastricciato. Mentre a piedi andavo a fare colazione al bar, mi domandavo insomma se la nostra amministrazione, nel vietare la professione ai lava vetri, avesse anche previsto che chi lava i vetri ai semafori, di solito non lo fa per scelta professionale come un medico, un avvocato o persino un addetto ad un call center che tutto sommato qualche altro lavoro di merda può sempre trovarlo, ma lo fa perché è l’unica cosa che può fare perché l’accattonaggio rappresenta anche l’ultima risorsa “legale” dell’essere umano.
Mi chiedevo tutto ciò seguendo evidentemente un mio schema mentale molto poco avvezzo ad affrontare le serie difficoltà della vita perché mentre assorta nei miei pensieri aspettavo che un semaforo pedonale diventasse verde, mi si è avvicinato un uomo che mi ha chiesto qualche spicciolo.
E non ci sarebbe stato niente di strano o inusuale se l’uomo non avesse giustificato la sua richiesta con una condizione contingente di miseria causata dalla sua chiusura forzata dell’attività di lava vetri.





4 Settembre 2007, 19:54
così, solo per curiosità, glieli hai dati degli spiccioli?
4 Settembre 2007, 20:48
Ben quattro euro, perchè dopo i primi due mi ha detto che glene servivano altri due per la cena.
4 Settembre 2007, 21:01
chi lava i vetri all’angolo di una strada non lo fa per piacere. non lo fa neanche perchè non ha di meglio da fare. lo fa perchè qualcuno, meno umano e con gli occhi meno tristi, lo obbliga a farlo. a suon di botte ed altro di peggio.
togliere i lavavetri dalle strade non elimina il problema, è vero. lo sposta. che la fantasia dei bastardi (i caporali, mica quei poveretti che muoiono all’angolo) si inventerà qualche nuova scusa.
ma far finta di niente è meglio?
4 Settembre 2007, 21:43
Baskerville tu stesso dici che i colpevoli non sono coloro che vengono puniti ma coloro che sono costretti a subire questa nuova forma di schiavitù e questo tipo di “giustizia” mi pare che ultimamente nel nostro paese stia prendendo il sopravvento: oggi i lavavetri o gli imprenditori che pagando il pizzo rischiano di essere espulsi da confindustria, domani magari i lavoratori al nero “rei” di non pretendere un regolare contratto di lavoro. E lo Stato dov’è? A cosa serve? Dobbiamo ritenere che lo Stato abbia fallito nell’assolvere la sua principale responsabilità che è quella di tutela del cittadino e dobbiamo organizzarci in piccoli gruppi di autodifesa?
Ma i vigili, quelle migliaia di persone che i comuni assumono ogni anno in veste di tutori dell’ordine cittadino, oltre a stare appostati dietro ai cartelloni pubblicitari per multare ogni veicolo fuori posto, non potrebbero intervenire in maniera capillare in quei semafori dove effettivamente ci sono lava vetri molesti? Perché io giro in città in macchina e i lava vetri molesti sono davvero pochi confronto a quelli che semplicemente ci provano.
5 Settembre 2007, 9:48
Magari [probabilmente] pensavano che avrebbero pensato “a ’sto punto me ne stavo meglio a casetta mia” e avrebbero affollato in massa gommoni e barchette per tornare “da dove sono venuti”…
E comunque sì, lo Stato ha fallito. Da un pezzo. E non solo per questo.
[E poi, i vigili, poracci. Mica li vorrai far compromettere per quello stipendio da fame? Che qui a Roma nemmeno le pistolette tanto richieste j'hanno date!]
5 Settembre 2007, 12:40
Cara Viss,
grazie, innanzitutto, per essere passata sul nostro blog.
Per quanto riguarda l’argomento del tuo post… che ci vuoi fare, siamo il paese degli estremi: prima completamente ciechi (”i lavavetri?” “mai visti! Nessun problema in vista!”) e poi disposti anche all’eliminazione fisica pur di liberarci dal fastidio. Che, poi, francamente, certi lavavetri o venditori di fazzoletti di carta, quelli che da anni vedi sempre allo stesso incrocio e che ormai ti conoscono, riconoscono e ti salutano, tanto fastidiosi non sono. Del resto siamo in ballo di una presunta sinistra (secondo la quale qualunque persona disagiata va lasciata dove sta per una forma di formale compassione) e una destra (che è capace di ragionamenti a un livello, secondo la quale il lavavetro è intrinsecamente “cattivo”, quindi è lui che va “eliminato”, poco importa chi lo mette lì. Come all’asilo: io buono, tu cattivo). Servono interventi lunghi, ragionati, attenti e… intelligenti. Serve la capacità di capire, al di là del contingente, dell’immediato, le ragioni che stanno alla base di tutto questo. Ma, mi sa, che questa abilità l’abbiamo persa, un po’ tutti.
5 Settembre 2007, 14:07
già che ci siamo non si può fare nulla per i venditori di rose al ristorante? no, perchè quelli sì che sono molesti
5 Settembre 2007, 15:27
Io ho il mio lavavetri di fiducia.
Non ha nemmeno 16 anni.
E un po’ gli voglio bene, io.
5 Settembre 2007, 15:42
salve Viss
a Milano - come un po’ dappertutto - i lavavetri sono quasi tutti rom. Che sia un racket o che ci sia una “rete tribale” il risultato non cambia. non è solo e dappertutto così, ci sono anche un sacco di poveracci, stranieri o no, ma la stragrande maggioranza sono rumeni rom.
non vorrei sembrasse un pregiudizio razziale, ma non è corretto dire che i lavavetri fanno quello come ultima risorsa. in un intervista sui giornali il presidente dell’associazione Rom italiani - mi pare si chiami Rossi di cognome non so se sia Rom - rivendicava come orgoglio della cultura Rom la “questua” da sempre fatta dalle donne zingare mentre nel loro namadismo le carovane sostavano presso le cittadine di un’Europa rurale e gli uomini facevano i braccianti, i costruttori di pentole o giostrai. Questo il romanzo (un po’ smielato) dello zingaro stile 800 che va bene per i sognatori da salotto stile Pardi o Bertinotti.
La realtà è stata il degrado della Romania di Causescu che utilizzava iRom come gruppo sociale pe i lavori sporchi, in cambio della loro condizione di extralegalità che di certo un regime comunista non poteva tollerare - in romania come in tutti quei regimi i cittadini erano strettamente sorvvegliati anche solo per fare una gita fuori porta - e invece i Rom in cambio di spionaggio sociale e altri affari sporchi potevano godere di maggior libertà di movimento. Insomma fine delle giostre del bracciantaggio e del rame. E questi sono i Rom che arrivano da noi, parte dei rom Rumeni, ma forse la maggior parte di quei 7 milioni. QUindi tanti, tantissimi.
E quando arrivano da noi è vero che come i polacchi lavano i vetri, ma a differenza dei polacchi di allora come oggi e a differenza di marocchini, senegalesi, rumeni non-rom e tanti altri non si presentano mai: dico MAI MAI in quei posti di raccolta dei disperati a cui affluiscono i caporali per portare i clandestini nei cantieri, nei campi a fare quei lavori da disperati che conosciamo. I rom preferiscono fare altre scelte: fare accattonaggio, magari un po’ troppo violento, specie verso le donne sole in macchina (dove sono le donne di rifondazione pronte a inalberarsi per ogni sguardo dato da noi cattivi maschi su un corpo di donna vissuto come violenza e invece lo zingaro che sghignazzando pulisce il vetro senza aspettare il permesso SOLO DICO SOLO alle donee sole al volante, quella no, quella non è molestia…ma mi facciano il piacere queste signore azzeccarbugli..)
questi sono i Rom che ci sono qui, di cui pochi grupip accettano l’integrazione. Di cui pochi accettano il dialogo.
Un esempio: il 17enne che ha aggredito tornatore è stato portato in una comunità che si occupa di accoglienza. Gli è stata data accoglienza fiducia e una possibilità. E’ fuggito. Ha preferito la strada e probabilemnte il malaffare e i furti,perché si fa prima a rimediare quelle poche migliaia di euro che permetterà loro di costuire quelle ville pacchiana stile soapopera che tanto hanno successo tra i Rom. Non hanno nessuna intenzione di integrarsi e hanno trasformato quella tradizione orgogliosa di accattonaggio e bracciantaggio che permetteva loro la libertà in degrado, violenza sui bambini, furti, accattonagio molesto.
A parte che il sogno romantico di una libertà come radilismo extra-regole è un sogno ormai superato in un mondo che vive di interconnessione e mobilità: siamo tutti noi nomadi ormai e il nomade per statuto non ha senso. Non ha senso vivere in baracche, senza servizi. non ha senso preferire l’accattonaggio al lavoro. Sorvolo, perché non sembri offensivo e pregiudiziale, sul concetto che i rom hanno di noi ( in sintesi ci considerano dei coglioni di razza inferiore, incapaci di godere l’essenza della vita che è la libertà estrema del non avere legami: ma la cui realtà vul dire:baracche sporcizia violenza stenti. ma è veramente questo il nostro sogno finale, il sogno massimo, l’utopia nomade che ancora muove qualcuno a difendere la libertà dei Rom di non avere regole? e di non rispettarle?
chiedo scusa per la lunghezza e al tempo stesso per la brevità. So che è una questione molto complessa, ma per giudicarla dovremmo guardare la realtà in faccia, non solo appellarci a sogni romantici del tutto inattuali.
5 Settembre 2007, 17:43
Che poi non era nemmeno così lungo.
Piuttosto, leggendolo credevo di trovare qualche soluzione [o, "proposta di"] che invece non mi pare di aver scorto. A parte, forse, “mandiamoli tutti a cogliere pomodori a lavorare sottopagati nei cantieri senza nemmeno il diritto a essere riconosciuti in caso di decesso”. Ma magarti mi sbaglio io…
Comunque a me, nonostante tutti i distinguo del caso e i “non vorrei sembrasse”, un filo razzista il discorso è parso…
6 Settembre 2007, 13:18
Direi che la formale compassione di sinistra di cui parla Spa (grazie Spa per avermi fornito una definizione che andavo cercando da tempo) ben rappresenta la politica del nostro paese. In Italia, ormai da anni, viviamo di emergenza, tutto è emergenza che va tamponata con leggi, provvedimenti e cazzate varie il cui unico scopo è quello di spostare il problema un po’ più in là come i lavavetri.
Quindi bene, abbiamo spostato i lavavetri e ora?
6 Settembre 2007, 17:16
e ora saremo liberi di andare in giro con i vetri sporchi, fino a quando, stufi di farci venire l’emicrania cercando di guardare oltre un vetro che trasparente non è più, andremo, con sacrosanta dignità, a pagare euro sonanti per farci lavare il parabrezza dalla società “Come ti pulisco io Srl di Scagnozzo e figli”
6 Settembre 2007, 17:29
Mario de Santis, una mia carissima amica lavora da qualche anno per l’associazione Opera Nomadi (Onlus) che, almeno qui a Pd, di cose belle ne ha fatte e ne sta facendo.
a parte il fatto che ogni volta che la vedo mi tira su una pippa micidiale col discorso dei suoi amichetti nomadi (”tzingali”, come li chiamo io per innervosirla*), in realtà credo che solo conoscendo bene una realtà si possa giudicarla.
lei la conosce. e il suo giudizio è “equilibratamente positivo”: ne apprezza i lati positivi, conosce anche alcune caratteristiche che cozzano con “le nostre” (dei “gaggi”, come ci chiamano loro), e ha (avuto) modo di scontrarsi con qualche personaggio che sarebbe meglio non esistesse.
questo succede. come in tutti i gruppi sociali, qualcuno rompe il cazzo.
questo è indubbio.
ma non credo sia il caso di fare di tutta l’erba un fascio.
sarebbe come dire che, dal momento che Italia=pizza, tu sei un pizzaiolo, io pure, la Viss anche, e tutti quanti noi.
ma magari facessi la pizzaiola! guadagnerei certamente di più!
[*il mio hobby preferito]
7 Settembre 2007, 16:35
ciauuu a tutte…nn sapevo dell esistenza di sto blog…poi l ho beccato x caso e l idea di un blog tt al femminile mi è piaciuta molto!!!complimenti…se a qlk1 va di scabiare di parole io ci sto sempre…un bacio!coccinella
9 Settembre 2007, 8:53
non sapevo che qst fosse un blog tutto al femminile.
beh, è stato un piacere, finché è durato.