Sei una tetta o una mammella? test dell’estate

Viscontessa, 31 Luglio 2007

Pensavo ieri sera, dopo essere incappata in vago sentor di hashish, che la differenza esiste eccome e che questo vago sentor di disagio si colloca perfettamente nel solco tra i seni.
La colpa, me ne rendo conto, è dell’epoca nella quale sono cresciuta o meglio dell’epoca nella quale si è formato quel mio solco tra i seni e ai lati del quale allora non crescevan per lo più tette come oggi, ma giovani mammelle piene di speranze.
Nella spietata lucidità che l’hashish ti mette a disposizione come strumento di riflessione, mi pareva di intravedere un passato privo o quasi di quelle forme di compromesso e di ipocrisia che oggi, nei fiumi inquinati di cocaina, condurrebbero persino un tossico a negare di essersi mai fatti uno spinello. E per quanto sia facile lasciarsi incantare dalla malinconia della propria gioventù giustificando quel languore con la convinzione che la nostra sia stata la gioventù migliore di tutte quelle che ci hanno preceduto o seguito, francamente non riuscivo a trovare nell’orgoglio di posseder la tetta, alcun motivo di consolazione.
Perché la differenza tra una tetta e una mammella è enorme e non rendersene conto è proprio quel tipo di atteggiamento che induce molti a chiedersi che male c’è se nel nostro paese si usano le tette per richiamare l’attenzione su qualsiasi argomento.
La tetta non ha anima, non ha spessore, non ha morbidezza e come un fiore di stagione, conclude il suo ciclo vitale in un tempo brevissimo. La tetta è patinata, siliconata, impertinente, sorretta, ritoccata. La mammella invece è versatile, duttile, disponibile, utile, stanca, morbida e affettuosa. E e quando ad esser puttane non ci si nascondeva dietro alla professione di escort, all’ipocrisia del “solo per gioco”, al paravento dell’amore anche se dura solo una notte, la mammella parlava insieme te e nel suo mostrarsi senza pudore, urlava orrore per i valori di quella famiglia tradizionale (che allora si chiamava borghese) dietro alla quale invece adesso (in un assordante silenzio) si nascondono tutte le tette in circolazione.
La mammella, a differenza della tetta, non ha bisogno di avere dietro una mamma da ringraziare perché essa stessa è madre, essa stessa è completa, essa stessa è sesso e amore e famiglia allo stesso tempo ed essa stessa offre conforto e non ne cerca.
Poi mi sono addormentata a pancia in giù e stamattina quando mi sono svegliata, ci ho messo un bel po’ a capire perché avessi una mano su una tetta…..o era una mammella?



10 commenti a “Sei una tetta o una mammella? test dell’estate”

  1. Minerva Says:

    già,
    alla tetta non è consentito essere stanca e pendula.come saranno questi seni indossati da ventenni che li cambiano come fossero mutande
    a sessanta-settanta anni?
    ricordo la “fatina” all’isola dei famosi rugosa come una tartaruga con quelle improbabili e imbarazzanti tette da barbie -
    le mammelle hanno il cancro….
    ricordi quella fiera ragazza dalla testa pelata di cui ti parlai tempo fa?
    ora è sulla sedia a rotelle perchè le sue ossa si frantumano come grissini.

  2. Bancona Says:

    minchia

  3. Bancona Says:

    scusate, ma al msg di Minerva non mi veniva da risponder altro.

  4. minervino Says:

    Devo ammettere che ti invidio. Farei un blog solo per ricevere i sagaci commenti di minnie..

  5. Cap Says:

    Viss, mandami una foto in monokini o anche nuda, se ti va, che ti controllo non solo le tette ma anche tutto il resto.

    Tette o mammelle darei dieci anni della mia vita per poterle tenere in mano e soppesarle delicatamente.

    E vedere i corbezzoli da vicino, da restarci imbambolato, come ogni maniaco sessuale che si rispetti.

    Avrai capito che sono completamente fuori di testa, ihih. Emergenza, emergenza. Qaulcuno chiami il Dr. Freud, il Dr. Schweitzer, il dottor Zivago.

    Visto il caso andrebbe bene anche il Dr. Berlusconi…

    Ps. Spero di non averti offeso…:-)))

  6. La_Sposa Says:

    Io nel periodo della geavidanza e in quello dell’allattamento, ho pensato di poterle chiamare (arrivavo udire udire alla settima)cercavo sempre di nascondermi degli oggetti nell’incavo, sai un fazzoletto o altre amenità. Mi ricordavano molto quelle pose, movimenti delle donne di una volta, sai quelle con i vestiti fiorati su fondo scuro.
    E’ una sensazione che ho provato per poco e adesso sono ritornata ad una seconda terza da tetta lenta e vissuta.

    E comunque al sud si chiamano zizze, che se vuoi, come parola conserva il fascino di qualcosa di arcaico, godurioso e proibito.

  7. La_Sposa Says:

    perdona i refusi. Sono già in clima di ansia da partenza ferie.

    A proposito un saluto.
    A presto

  8. Viscontessa Says:

    Zizze, zinne, poppe…da noi si chiamano ciocce che poi era il nome dato anche la parte di carrozzeria arrotondata di cui era formato il posteriore della Vespa.
    Vebbè, Cap, ti mandiamo qualcosina tanto per tenerti buono durante la nostra assenza:-)

    Minerva, mi spiace davvero.

  9. mario de santis Says:

    se ne dobbiamo fare una questione di nomi, tetta è addiritura più familiare di mammella (che è medico-veterinario).tetta è un termine latino ed è quello che dà origine a zizza (tittam, tittja(m)> zizza nella pronuncia “z” della “t” latina dei popoli del sud Italia. Ma anche poppe e cioccie, siamo nell’universo di un lessico familiare, di un idioma intimo e fanciullesco. ecc. Però oggi il termine è stato strappato al linguaggio popolare e trasportato in quello dei media. Ad immortalare una trasformazione sociale: la donna che ha scelto - può scegliere - di non-procreare. Una scelatà che le ha liberate (vedi pillola) dall’obbligo di essere solo una funzione-riproduttiva. La donna liberata della naturale appendice del coito (la gravidanza) è persona, persona che vive solo il sesso indipendemente dalla maternità.E fin qui, era un bene.

    come poi la libertà sessuale delle donne sia diventata una prigione dorata, è tutto da discutere. il proflluvio di tette di cui si è occupato il Financial tIMES è diventato il fenomeno italiano che segnala un’espropriazione della possibilità di scegliere per le donne stesse: lo dico tagliando con l’accetta pe capirci: una volta la donna era solo mammella, ovvero solo madre (a parte le signorine preposte al vizio). Oggi se non sei tetta, (che fa rima con “valletta” non a caso) sei una “sfigata” (altro temine sul quale riflettere: s-figata, senza figa, cioè il retaggio della cultura materna: se non hai l’utero non sei nessuno. Ma come per le tette, va tradotto al sessualismo vigente oggi: se non hai/dai la figa, se non concedi le tue grazie al generale andazzo sessual-voyeristico del sistema popolare,dei media, del potere, dei luoghi di lavoro, non sei nessuno- meglio: nessuna…

    Mi ricordo un bellissimo saggio (ma non l’autore) in cui si dimostrava che la parte del corpo libera da ambiguità materne e procreative, l’assoluto regno dell’Eros, , senza prigioni di ruoli - e tra l’altro paritario tra i sessi - è il culo. LA tetta (di silicone) è ambigua, alla fine è una mammella e la sua libertà è apparente. IL culo è un’altra cosa. Ma questi sono sofismi libertini estivi..

  10. Carlitos Says:

    La tetta non ha anima, non ha spessore, non ha morbidezza e come un fiore di stagione, conclude il suo ciclo vitale in un tempo brevissimo……………. La mammella invece è versatile, duttile, disponibile, utile, stanca, morbida e affettuosa…………quando ad esser puttane non ci si nascondeva dietro alla professione di escort, all’ipocrisia del “solo per gioco”, al paravento dell’amore anche se dura solo una notte, la mammella parlava insieme te e nel suo mostrarsi senza pudore, urlava orrore per i valori di quella famiglia tradizionale (che allora si chiamava borghese) dietro alla quale invece adesso (in un assordante silenzio) si nascondono tutte le tette in circolazione.

    BELLISSIMA

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