Labirintite esistenzialista farmacologicamente indotta
Viscontessa, 29 luglio 2007![]()
Colpita da consueta sindrome da cane pastore ne convenivo quest’oggi e con vaghezza di càtara rimembranza, che non fui a suo tempo cipolla di tropea.
Vi era tuttavia in questa odierna presa di coscienza, un sentor d’oblio, un vuoto, un incompiuto approfondimento che lasciava intender al mio inquieto spirito che quel cane pastore non portò mai a compimento l’opera per la quale la sua esistenza fu concepita. Spirando infine l’animale tra i tormenti che a ragion veduta definirei una morte da cani, la bestiola della quale dovevo aver temporaneamente ricoperto il ruolo, doveva aver ravveduto nella sua futura esistenza, l’essere superiore per natura che fui io adesso e deve, l’incauto, aver lasciato che quel vago sentor di pecora smarrita, ricadesse sulla mia condizione attuale come odor di cipolla ricade in chi in vita passata fu tale.
Non ch’io aspirassi ad un passato da principessa orientale con vetusta scenografia d’accompagno che fin troppo spesso influenza i sogni delle fanciulle in fiore, ma il sapermi esser stata cipolla e per giunta di Tropea (quasi a futuro monito dell’alimento doc tanto in voga in questa attualità di multinazionali) mi aveva conferito fino ad oggi quella pacata ottusità e quell’inconsapevolezza che solo adesso non posso più negare non essermi mai appartenuta.
Giammai fui principessa, di questo fui consapevole fin dalla prima infanzia quando il canide già mi appariva essere più splendente, fedele e affidabile del compagno che la natura mi riserva per perseguir il mio compito di femmina, ma essendo per natura sprovvista della medesima fedeltà che tanto ammiravo in quell’essere a quattro zampe, mi ero rifugiata nella ben nota cipolla con convinzione che tanta modestia, sarebbe stata almeno ripagata con buona moneta in questa vita terrena che mi appresto a consumare.
Dietro si fatti pensieri, me ne andavo quest’oggi per il parco di Villa Celle che ospita maestose opere d’arte moderna dalle quali non son mai riuscita a trarre il giovamento per lo spirito che l’artista immagino si auspichi di infondere in colui che volesse ammirarle.
Giubilo infantile per quel tiglio dalle proporzioni ragguardevoli. Come cane in tormento urinario, ne ammiravo il maestoso tronco e poi l’altro nel quale un acero impertinente, era andato ad incastrarsi fino a formare un unico elemento che nessuna fusione di elementi operata dall’uomo potrebbe mai concepire. E profondo stupore e scoramento in osservazione di quella quercia la cui audace vitalità aveva reso vulnerabile agli eventi che ne avevano decretato la fine sradicandola dalla sua sede naturale per adagiarla infine mollemente sull’opera di quell’Oppenheimer che l’aveva voluta parte integrante del sua creazione. E ancora serpi tra i tronchi d’ulivo mentre di quel Morris dai tortuosi e pendenti labirinti ne percepivo la volontà di un movimento di forzata innaturalezza per il bipede così come lo è per lo stesso, l’egual inconsapevole strisciar di biscia.
Così me ne andavo a passeggiar nel parco in compagnia di un’emicrania che mi chiedeva rifugio nel cunicolo dell’opera di Bukichi Inoue il cui titolo “il buco nel cielo” era più auspicio per molti che non una consapevolezza per tanti, e così me ne andavo con lo sguardo di infantile candore da cipolla, mentre sullo sfondo di ogni opera vi era il canide che così come concepito da madre natura, rinfrescava il pelo nei laghetti, orinava sui tronchi, si stagliava sullo sfondo dell’anfiteatro, seguendo da lontano l’andatur dei bipedi di cui ne aveva in sorte la gradita compagnia.
Il sol leone, il frinir di cicale, l’emicrania, il blocco in pietra di Sol Le Witt che fra le fresche frasche di un immaginario pic nic, non mostrava di se la miglior parte di cui l’artista ne aveva inteso percezione. Queste insomma le condizioni nelle quali in un moto di vegetale ribellione, mi è infine apparsa con chiarezza l’opera di cui ero oggetto, il cammino, la storia, l’arte, la natura, il sangue, l’indole, il significato e infine l’origine della sindrome di cui al lontano incipit di questo post che librandosi come canne di bambù in un cielo toscano caldo come l’inferno, trovava una sua collocazione nel mio variabile umore. Di perfezione càtara mi son fatta allor, di dualismo mi sono ammantata, di ferocia mi son riempita mentre ogni singola opera d’arte di quel giardino mi si faceva ora portatrice di quel messaggio a quattro zampe che veniva ad appoggiare il suo muso accaldato tra le mie gambe.
“E’ così che ti senti tu quando le nostre stanche membra abbandoneranno l’opera della natura e dell’uomo, è questo smarrimento che ti conduce ad errare ed osservarci, è la perdita, la lontananza, la fuga, il caldo e il frinir di cicale che rendono noi pecorelle e te pastore, è questo che vuoi, è la nostra presenza, le nostre mani, le nostre parole che a te giungono sotto forma di odore a tenerti compagnia” e mentre in preda ad un delirio artistico-farmacologico mi pareva di vederlo annuir con gli occhi, io capivo, finalmente comprendevo che non sopporto le vacanze perché non sopporto la diaspora di umanità che l’accompagna.
E se domani foste già tutti in vacanza?





30 luglio 2007, 8:14
no, tranquilla… io ho ancora una settimana.
e poi, in effetti, sì: fino al 27 agosto sarà un po’ difficile passare di qua.
però, pensa un po’ te, vado una settimana in Maremma.
e tu che fai? scrivi?
30 luglio 2007, 9:28
Anche io sono qui fino a sabato poi vado via una settimana in Camargue poi torno poi riparto per la sardegna.
Quest’anno una vacanza all’insegna delle mie origini e in perfetto Italian style: toccata e fuga, partenze e rientri.
Sarà che uno così si riposta e stacca la spina ma io ho dei dubbi:-)
30 luglio 2007, 10:14
Il lapsus del blogger:
> uno così si riposta
(però se questo post fosse rimasto senza commento alcuno, sarebbe stata la morte sua, eh, quasi un’opera d’arte)
30 luglio 2007, 10:23
Vic, oddio, sono già infilata irimediabilmente nel trip del mi riposo o mi riposto?
(effettivamente questo post aveva un suo fascino molto particolare: non ci ho capito niente ma le vibrazioni profonde che mi trasmette sono positive….una roba così:-)
30 luglio 2007, 12:08
oh cielo! vuoi vedere che ho sbagliato a commentarlo?!
eeeeeeeeeeeh-insomma, decidersi!
e una non risponde, e allora perché nessuno commenta il post simil saffico; e una risponde, e allora sai che fascino avrebbe avuto questo post senza commento alcuno.
bah.
tornando ai buoni propositi vacanzieri: temo che passerò i primi giorni a rifarmi carta d’identità e capire se devo portarmi via l’intero malloppo o se riesco a recuperare la tesserina del postamat.
[p.s. porca merda, mi hanno rubato la borsa!]
[ecco]
spero che a voi vada meglio.
30 luglio 2007, 14:45
si l’eterno riposo
30 luglio 2007, 15:54
Io oggi ho pianto come una dannata. Mi hanno fatto mollare un lavoro e questa mattina al nuovo ufficio mi hanno detto che non mi prendono più. Con un mutuo sulle spalle e alle porte di Agosto. Altro che vacanze…
30 luglio 2007, 17:09
Cazzo, una dietro l’altra, questo post pare un ricettacolo di sfighe arrivate o da arrivare.
Luisona, Bancona, mi spiace che tra l’altro neanche a cambiare la desinenza da ona a ina si può sperare in qualcosa di meglio (vero franchino?)
Scherzi a parte Luisona, tienimi informata.
Un abbraccio
30 luglio 2007, 17:47
dai che cambia. mi ha telefonato un signore che ha trovato la mia borsa appesa al suo cancello.
Forza Luisona!
vedrai che cambia, gira…
a proposito, è possibile sapere di cosa ti occupi? (curiosa)
31 luglio 2007, 11:20
A parte occuparmi a tempo pieno dei cazzacci altrui, fino a poco tempo gioivo in una bella casa editrice organizzando eventi e servizi per i nostri clienti (case farmaceutiche) sia a livello segretariale che operativo nelle varie fiere. L’ultimo posto invece, una vera cagata, consisteva nella coordinazione vendite in una società di consulenza e organizzazione aziendale francese. Discesa libera…
31 luglio 2007, 13:37
discesa libera?!
mah. in ogni caso, anche per quel poco che hai scritto… sembra più interessante il primo.
insomma organizz(av)i eventi…
anche alcune agenzie turistiche lo fanno…