Cara amica mi manchi
Viscontessa, 25 luglio 2007Cara amica mi manchi,
volevo dirtelo perché qui ho fatto un ottimo lavoro e adesso manchi solo tu ma non ero sicura di avertelo detto e non sapevo neanche come fare a spiegarti che ero sparita perché dovevo rimettere in ordine.
Perché cara amica mi chiedevo se ti eri mai accorta del bisogno che talvolta provo di mettere ordine tra le cose come quando quell’estate spazzavo sempre il giardino perché cadevano le foglie e tu sorridevi mentre io mi affannavo in quel lavoro inutile.
Anche adesso spazzo via le foglie del giardino ma lo faccio con quell’indolenza a cui ti conduce la malinconia quando arriva senza essere invitata.
Così ho cambiato le lenzuola del mio letto e ho rimesso le nostre lenzuola bianche di lino di quella notte nella quale ci siamo addormentate mano nella mano e nella quale avrei voluto che l’amore fosse sempre così morbido come la tua pelle nuda.
Quella notte non ti ho detto niente e anche tu ti sei addormentata mentre le foglie del giardino si posavano lievi sul nostro sonno, e non ti ho detto niente neanche il giorno dopo mentre quell’essere femmine insieme, in un mondo di maschi, ci rendeva complici di un gioco che non abbiamo mai fatto.
Ma forse è l’attesa, forse come quando da ragazzina sognavi la tua prima volta, ogni prima volta ha bisogno di essere sognata, preparata e condivisa da un desiderio che non si fa così impellente come l’amore con gli uomini. Qualcosa di profumato, liscio, morbido come le labbra di un bambino che cercano il seno della madre o mani delicate ed armoniose che suonano uno strumento familiare.
Mi manchi tu e mi mancano altri vecchi amici con cui abbiamo condiviso quella primavera che si è dilatata come un sogno di mezza estate mentre accaldata assaporavo il gusto di un pensiero imprevisto e imprevedibile che è poi rimasto incastrato tra le cime di un melograno.
E mi manchi in questo momento che è sempre la solita estate che non lascia spazio all’urgenza, alla fretta, alle corse affannose in cerca di un piacere che invade la mente e il cuore ma brucia come questa nostra infuocata penisola.
Il mio giardino tanto è sempre uguale con le sue poltroncine di vimini sulle quali immaginavo di sfiorare sinuosi confini e morbide curve mentre mari in tempesta abbattevano argini per riversarsi tra le nostre lunghe gambe distese al sole. Ed è sempre uguale la mia pelle leggermente abbronzata, il mio sguardo imbronciato, la dolcezza dei miei pensieri quando hanno finito di mettere ordine nelle cose.
Lieve, struggente e accogliente si fa talvolta il desiderio.
Volevo raccontarti tante cose.
Ma lo avrei fatto dopo con una sigaretta tra quelle dita avvolte da un aroma familiare e sconosciuto.





25 luglio 2007, 23:22
“quanto mi manchi” non lo si dice mai abbastanza a voce alta, ma lo si pensa di continuo. io lo penso di continuo.
27 luglio 2007, 9:12
“Quanto mi manchi” è il segno del desiderio, desiderio che esiste in quanto malinconia.
27 luglio 2007, 9:21
io lo avevo già letto;
scritto con altre parole , terminava con il suo nome
28 luglio 2007, 15:07
Minerva, la sua sensualità è talmente “pura” da essere adattissima per ogni circostanza.
A volte la immagino come un artista immagina la propria modella preferita e cerco di schizzarne i tratti.