Diritto all’omertà
Viscontessa, 1 Giugno 2007Domani si torna qui o in edicola per affrontare seriamente il problema delle coppie di fatto dei calzini che pare siano le maggiori indiziate della crisi della famiglia tradizionale.
L’amministratore del mio condominio, preoccupato per il baccano che si è scatenato intorno al caso dell’omicida di Perugia della moglie incinta, si è affrettato ad appendere un cartello per le scale del palazzo che recita quanto segue. “si fa assoluto divieto ai signori condomini di ammazzare la moglie nel proprio appartamento e nei locali di proprietà del condominio”. D’altra parte è sempre meglio prevenire che curare e trovarsi nella spiacevole condizione di dover ammettere di fronte ad orde di giornalisti che tutti sapevamo ma nessuno aveva fatto niente, è indegno di un paese che ambisca a definirsi civile. Noi che il sig. Rossi picchia la moglie per via di quella sporca storia dei calzini lo sappiamo benissimo e nell’ottica di una maggiore tutela dell’omertà familiare e del rispetto della privacy abbiamo quindi ritenuto doveroso intervenire con fermezza per evitare lo scandalo.
La verità, purtroppo, è che nel nostro paese l’usanza di parlare bene e razzolare male, non è mai del tutto tramontata e a fronte della necessità di ribadire con fermezza la salvaguardia della famiglia tradizionale fondata sul maschilismo, si fa eco con l’usanza tutta italiana di creare i casi di cronaca anche intorno ad un paio di calzini perduti.
Avrei capito se l’assassino fosse stato un extra comunitario, un musulmano, un adolescente ribelle o almeno un gay, allora si che avremmo avuto il dovere di aprire un dibattito sulla crisi dei valori del nostro paese, ma strumentalizzare il gesto di un pover’uomo che ha solo esagerato un po’ nell’esercitare un diritto garantito dall’omertà familiare è veramente indegno di un paese disposto perfino a concedere alle donne di girare a volto scoperto.
Ma di “se” e di “ma” sono piene le fosse e al punto in cui ormai siamo arrivati non resterà purtroppo che dichiarare l’uomo un “mostro” concedendogli la semi infermità mentale.





2 Giugno 2007, 9:33
Tutti predicano bene. Tutti razzolano male. Un male italiano? Solo di questo nostro paese? Si potrebbe dire di sì. Ma tutto il mondo è paese.
Ma: i crimini vengono commessi tanto da extracomunitari, da chi fuori per colpa dell’indulto, da italiani. In egual misura? A guardare le statistiche, 1 crimine su 3 non è imputabile a un italiano: ma ciò non significa affatto che gli italiani brava gente. Col cavolo! Abbiamo tanta di quella delinquenza che persino New York ce la invidia; se poi si tiene conto che a quella locale si aggrega quella che ospitiamo, il mix è a dir poco esplosivo. L’Italia, per come la vedo io, è piegata in due. Non è il delitto di paese: gravissimo, ma pur sempre un delitto di paese. Di casi del genere la storia di ogni paese è piena, nei secoli dei secoli. La delinquenza vera è di altra razza: mafia, camorra, e a questi mali squisitamente italiani c’è poi quello extra. I mali locali si legano a quelli rumeni, rom, ecc. ecc. La delinquenza locale usa e sfrutta quella che viene sulle nostre coste. Non tutti sono dei furfanti incalliti, sia ben chiaro. Ma non sono di certo degli stinchi di santo. Perlomeno stando alle statistiche.
Ciao
g.
3 Giugno 2007, 23:25
Forse Giuseppe nel caso specifico non si tratta neanche di delinquenza o almeno non nel senso classico del termine ma di violenza, quella violenza che non conosce mode bè fini ben precisi.
4 Giugno 2007, 16:10
Giuseppe, perdonami la domanda, ma…
“A guardare le statistiche, 1 crimine su 3 non è imputabile a un italiano”
… questo vuol dire che due su tre sono commessi da italiani, giusto?
ma poi, a me, che cacchio me ne frega se la persona che mi picchia si chiama Antonio, Roman o Abdhulla?!
però, d’accordo, se lo fa per i calzini spaiati… ho un bel dire che ha torto!