Spingi la vis

Viscontessa, 10 Maggio 2007

- Allora, ti butti da sola o di devo spingere io?
- Ma perché mi devo buttare?
- Te l’ho già detto, non ti sopporto più e ora buttati
- Non potrei semplicemente sparire dalla tua vita?
- Non fare la furba con me, tutte le volte fai finta di andartene e poi torni
- Giuro che questa volta sparisco! Ma poi, cosa ti ho fatto di male?
- Mi hai rubato la vita ecco cosa hai fatto
- Ma sei stata tu a darmela e se ora vuoi riprendertela non devi far altro che dirlo
- Ti spingo io
- No aspetta! Parliamone! Ti ricordi come sono andate le cose? Mi hai detto che avevi bisogno di aiuto, che ti serviva qualcuno che si occupasse dei tuoi bubboni su quella “normalità” che tanto ti attirava e così mi hai creata. Io ho solo cercato di fare bene il mio lavoro
- Fin troppo bene direi! Io ti avevo solo chiesto di occuparti dei miei bubboni e non di organizzare una campagna pubblicitaria per lanciare la moda del bubbone ma tu, figurati, mica potevi occuparti “normalmente” dei bubboni! No, tu hai dovuto strafare e adesso che tutti vogliono i bubboni, io non ne ho più e tu da sola non sei in grado di crearne. Sei tutta chiacchiere e distintivo e per questo ti butto di sotto.
- Va bene, e allora fallo, allora se credi questa sia la soluzione buttami di sotto, fammi fuori e torna alla tua vita così normale da non avere più neanche un bubbone. Credi davvero di riuscire a combinare qualcosa di buono senza di me?
- Beh, se non ti levo di torno non lo saprò mai, ci devo pur provare no?
- Certo, certo…e allora che aspetti? Su buttami di sotto ma poi non ti lamentare se ti senti sola.
- Ma io non mi sento sola! Cioè varrò qualcosa anche io e anche senza di te, o no?
- Oh si certo….come ieri vero? Guarda che ti ho sentita, guarda che anche se non mi racconti più niente e mi nascondi i tuoi bubboni io li vedo lo stesso!
- Ieri? Perché cosa è successo ieri?
- Ora fai finta di non ricordarlo, brava, quando io non ci sarò più, potrai esercitarti nell’arte del dimenticare, in fondo è quello che fanno tutti no? Una cosa non ti piace e tu la dimentichi. Vattene pure a giro con la tua normalità piena di bubboni e fai finta di non accorgertene, che vuoi che sia, là fuori il mondo è pieno di gente con la maschera, metti anche tu la tua e vedrai che diventerai finalmente normale.
- Smettila! E poi è proprio per quello che è successo ieri che adesso voglio buttarti di sotto! Qualche anno fa non sarebbe mai successo niente di simile e invece adesso per colpa tua, non ho un’amica da chiamare per farmi inviare un fax.
- Capirai! Il capo ti chiama e ti chiede di farti inviare un fax da un’amica per vedere se il fax funziona e a te non viene in mente neanche un’amica da chiamare….e allora? Pensa a quante mail avresti ricevuto se invece del fax dovevi provare la casella mail.
- Appunto! Lo vedi che mi hai rubato la vita? Le mail sono tutte per te cara Vis, ma per me Giò cosa è rimasto? Niente! Ma lo sai tutta la fatica che ho fatto quest’inverno per rimettermi in forma? Sono dimagrita, mi sono iscritta in palestra e frequento regolarmente un centro estetico! E per cosa? Niente, perché tutto il mio tempo libero te lo prendi tu e tutti i miei sforzi non sono serviti a niente.
- Per quel che ti riguarda, anzi, saresti più contenta se io non mi lavassi neanche tanto a te di come sono io non importa niente!
- Così mi offendi! Un tempo avresti condiviso con me la tua dieta e la palestra, mi avresti raccontato la tua esperienza e io mi sarei occupata di prendermi cura di te, invece adesso esci senza dirmi niente e poi ti lamenti se nessuno ti apprezza.
- Non ho detto che nessuno mi apprezza! Ho solo detto che tutto l’apprezzamento per Giò passa attraverso Vis e che adesso Giò, da sola, non è più in grado di fare un bel niente.
- Se Giò invece di stare qui a lamentarsi si desse da fare per incoraggiare Vis, le cose andrebbero molto meglio!
- Ti butto! Ma ti rendi conto di quello che hai detto? E’ proprio questo che non voglio! Era Vis che doveva aiutare Giò e non Giò a dover aiutare Vis!
- Quante storie! Ma io e te non siamo una cosa unica?
- Ascoltami bene, tu potevi fare due cose, la prima era quella di occuparti dei miei bubboni senza fare tanto fracasso, la seconda era che una volta fatto tanta pubblicità ai miei bubboni, ti occupassi anche di venderli (se capisci cosa voglio dire) e invece niente, quando è arrivato il momento di metterci la faccia, hai mandato avanti me!
- Beh per forza! Io una faccia non ce l’ho! E poi non hai passato tutto l’inverno a restaurati quel tuo bel faccino da paracula?
- Ma che c’entra! Lo sai benissimo che con la mia autostima ho sempre avuto dei problemi enormi e poi sono pigra, inconcludente, imprevedibile, incostante…
- Si va bene, adesso dimmi anche che sei timida, lunatica e tanto tanto sensibile così mi butto di sotto da sola e affido i tuoi bubboni a Stellina con un bel blogghettino tutto pieno di stelle e di post su quanto è bello il mare al tramonto….bleah, solo a pensarci mi vengono le vertigini. E poi se in questo periodo ti girano i coglioni perché non sei capace di combinare niente di buono se non stare lì a saltellare su quei bosu come una banda di cinquantenni con le tette rifatte e le rughe stirate, ricordati bene che quando mi hai inventata la tua autostima faceva i salti di gioia!
- Lo vedi che non hai capito niente!?!? Non era la mia autostima a fare i salti di gioia ma la tua cara Vis!
- Ma all’inizio non eravamo la stessa cosa?
- Si ma ora voglio la mia libertà!
- La tua libertà? Si, se sei ancora ferma al palo della libertà mi butto così…come si dice? Ah si ti lascio i tuoi spazi. E una la pausa di riflessione? Non vuoi prima prenderti una pausa di riflessione?
- Che fai mi prendi anche per il culo?
- Un po’. Peccato non esserci perché vederti nei panni di Stellina la blogger che si prende la sua pausa di riflessione commuovendosi di fronte ad un tramonto sul mare, mi sarebbe piaciuto.
- Fanculo vis! Ecco, fanculo!
- Si, si ma ricordati che Vis ti sopravviverà anche se adesso mi butti di sotto, hai visto per esempio da Tittyna? Giò invece….
- Fanculo Vis, adesso lasciami in pace.
- E io che faccio? Allora mi butto?
- Fai quel cazzo che ti pare come al solito…..fanculo a te!

Tutto il mondo è microcosmo

Viscontessa, 9 Maggio 2007

Devo stendere la lavatrice.
E devo anche svuotare la lavastoviglie.
Lo so che la notizia non ha alcun senso ma da piccola non volevo fare la Velina perché le Veline ancora non esistevano così volevo fare il Capo.
Poi però non mi è riuscito e allora era meglio se facevo la casalinga.
Da questo punto di vista le notizie sulla lavastoviglie e la lavatrice hanno molto più senso perché offrono nuovi spunti di riflessione sul senso degli elettrodomestici in una società nella quale esistono le Veline.
Se non vi rendete conto delle potenzialità di questa assioma il problema non è certo mio.
Tanto se fossi stata il Capo o un casalinga non avrei la tastiera di questo computer tutta sporca.
Mi ci appiccicano le dita ma la cosa peggiore è che tra i tasti c’è un mondo intero pieno di microrganismi che vivono, copulano, si riproducono e muoiono sotto alla A o sotto alla K.
Della K poi mi importerebbe anche poco tanto che avevo offerto al comitato della A degli alloggi popolari a buon prezzo sotto alla K. Ma poi quelli della Z hanno impugnato le graduatorie contestando l’ordine alfabetico con cui sono state stillate. Io gli ho spiegato che la mia offerta alla A non era dettata da una graduatoria in ordine alfabetico ma da una esigenza d’uso ma quelli della Z allora si sono attaccati alle discriminazioni razziali e adesso è tutto fermo un’altra volta.
Che poi un po’ quelli della Z hanno anche ragione, effettivamente la Z è discriminata rispetto alla A tanto che l’altro giorno per dimostrargli che avevano torto ho cercato di scrivere usando parecchio la Z ma non mi è venuto fuori niente di buono se non una protesta dei sindacati della Z che hanno subito chiesto un aumento salariale e un rinnovo del contratto di lavoro per la categoria.
Così ho cancellato tutto non prima però di aver fatto presente alla Z che zuzzerellone, insieme a precipitevolissimevolmente è la parola più famosa del dizionario italiano. Lo avessi mai fatto. A quel punto la barra spaziatrice, convinta da anni di essere la più vessata della categoria, ha chiesto immediatamente l’intervento delle istituzioni sostenendo che precipitevolissimevolmente mortifica la sua professionalità e che questa non può essere la soluzione. In una lettera aperta della barra spaziatrice non si legge niente: solo una pagina bianca piena di spazi rilevatori di un disagio che non potevo neanche immaginare.
Allora ho pigiato tutti i tasti F qualcosa tanto per vedere se confondendo un po’ le acque si riusciva a placare gli animi ma quando ho finito, era semplicemente sparito tutto.
Se fossi stata un Capo mi sarei fatta dare una tastiera nuova e se fossi stata una casalinga avrei pulito la tastiera.
Invece non sono niente e ora vado a stendere la lavatrice e a svuotare la lavastoviglie.

Fulminata

Viscontessa, 5 Maggio 2007

Una volta ho fatto terapia di gruppo.
Mi ci aveva portato un’amica che aveva deciso che eravamo depresse.
Lei ci andava il martedì e io il giovedì.
Poi il sabato ci si trovava insieme al bar e ci si scambiavano le impressioni.
E’ durata un paio di mesi.
Lei all’inizio ne era entusiasta ma dopo un paio di mesi si è data al volontariato e successivamente è diventata buddista. Adesso fa la maestra e frequenta un corso di sommelier.
Io ero molto meno entusiasta ma era meno faticoso frequentare una seduta di terapia di gruppo una volta alla settimana, anziché sopportare lei che doveva salvarmi da me stessa.
Di buon grado frequentavo quelle sedute e di buon grado sopportavo il confronto del sabato mattina.
Poi anche io fui costretta ad occuparmi della ippoterapia per disabili e riuscii a liberarmi di lei solo grazie ad un disabile molto più bisognoso di me.

Nel corso delle sedute ci si sedeva per terra in circolo mentre l’analista stava seduto su una sedia.
Scalzi. I più fortunati con le gambe incrociate, gli altri un po’ a sacco di patate o alla cazzo di cane.
I più fortunati erano quelli che prima della terapia di gruppo avevano provato anche lo yoga.
Gli invece ero anche io.
La seduta iniziava per alzata di mano, chi aveva da dire qualcosa alzava la mano e gli altri lo ascoltavano poi davano il loro parere. Infine interveniva l’analista per dire che nessuno aveva capito niente e ci spiegava come andava il mondo.
Alcuni di loro li incontro ancora, non so se loro mi riconoscano, ma io mi ricordo bene di loro e dei loro problemi.
Cose di tutti giorni, lei era stata lasciata dal fidanzato e da allora non aveva più avuto un uomo. Erano passati cinque anni e adesso stava benissimo a parte una colite spastica che non riusciva a capire da cosa fosse dovuta.
Lui invece aveva appena divorziato e stava malissimo. A parte la guerra in tribunale per l’affidamento dei figli, la sua vita era quasi perfetta ma stava malissimo e non capiva il perché.
Io ascoltavo. Non ho mai parlato nel corso di quei due mesi forse perché l’unica cosa che avrei potuto dire è che in quel periodo avevo un’amica che non mi dava pace ma non ero sicura che questo lo si potesse definire un problema.
E non ho mai neanche partecipato alle discussioni che seguivano la confessione di malessere dell’oratore di turno.
A lei avrei detto di trombare e a lui che se fai una guerra in tribunale per l’affidamento dei figli, soffrire è fisiologico.
Ma non volevo fare gratis il lavoro dell’analista e così me ne sono rimasta in silenzio per due mesi.

Poi una volta, nel corso di una seduta, qualcuno raccontò di lieve incidente avuto il giorno precedente e poi parlò di una zuppiera che gli era caduta dalle mani, di un libretto di assegni perduto e infine di varie altre piccole distrazioni che cominciavano a preoccuparlo.
Distrazioni appunto che, a mio avviso, apparivano del tutto normali in un periodo di stress.
Nessuno aveva niente da dire e così intervenne l’analista portando il discorso su un piano metafisico di relazione tra energie positive ed energie negative D’altra parte le due ore di seduta erano appena iniziate e la platea, quel giorno, era particolarmente silenziosa.
Ad un certo punto si arrivò alle lampadine, lampadine che si fulminano tutte insieme ed energie negative capaci di influire sulle cose.
La mia amica mesi dopo avrebbe sostenuto che da quando pregava ogni mattina, l’autobus arrivava puntuale ma io allora ancora non conoscevo la filosofia buddista.
L’analista comunque fece questo lungo discorso nel quale ci invitò ad osservare ciò che ci capitava intorno per esortarci a notare quanto il nostro modo di affrontare la vita interferisse anche sulle dinamiche degli elementi che ci circondavano.

A me casualmente in quel periodo mi si fulminavano tutte le lampadine di casa. Tutti i giorni se ne fulminava una così alla seduta successiva, per la prima volta ben disposta verso quelle sedute di gruppo, presi timidamente la parola e raccontati la mia triste storia delle lampadine fulminate.
Modestamente ricordo che nell’occasione fui anche piuttosto bravina. Insomma mi feci prendere un po’ la mano.
Parlai di lampadine che si fulminavano al mio passaggio, enfatizzati in il mio racconto usando una gestualità molto pronunciata, dipinsi il mio racconto con fosche tinte noir, azzardai delle ipotesi sovrannaturali e infine accennai dei collegamenti con la psicanalisi, con i disturbi psicosomatici, con la fede religiosa e persino con il surriscaldamento della crosta terrestre.
Veramente un bel polpettone degno di trasmissioni come Stargate piene di domande senza risposte e di risposte ovvie a domande che nessuno si sognerebbe di porre.
Nella sala a quel punto successe di tutto, qualcuno dopo un primo momento di smarrimento alzò la mano ansioso di dire la sua, altri si misero a pregare, qualcuno disse che aveva visto la luce, al divorziato vennero le stimmate e la non trombante da cinque anni ebbe un orgasmo spontaneo.
L’analista invece non disse niente, mi invitò a raggiungere il tavolino sopra il quale era appoggiata una lampada da tavolo e mi chiese di accendere la luce.
Click e mentre qualcuno rivolto al cielo urlava “portateci con voi sul vostro pianeta!” la luce si accese.
“ancora” disse l’analista.
Click, e la luce si spense.
“un’altra volta”.
Click e la luce si accese nuovamente.
“ora puoi tornare al tuo posto”.
“sarà meglio che prima di andare spenga la luce”.
Click.
Fu la mia ultima seduta.

Il primo figlio: una scelta consapevole

Viscontessa, 2 Maggio 2007

Ad aprile, ripensando con un filo di nostalgia alla Pasqua appena trascorsa in compagnia della sorella e dei nipoti, lei si osserva attentamente allo specchio e si accorge che quella stessa ruga sulla fronte di sorella, è molto più sorridente della sua sempre così accigliata per il lavoro.

I primi di maggio si è convinta che è arrivato il momento e ne parla prima con sua sorella, poi con sua mamma, quindi con le amiche, le colleghe, la cognata, la portinaia, la ginecologa, la psicologa, la fornaia, la personal trainer, l’istruttrice di spinning e infine con il marito.
E’ deciso, raggiunti gli obbiettivi lavorativi, sentimentali, economici e sociali, lei vuole un figlio.
Lui nell’ordine è atterrito, preoccupato, timoroso, incuriosito e infine moderatamente contento.
Ma si mostra subito entusiasta.

Lei smette di fumare, di mangiare tramezzini, di fare spinning, di tingersi i capelli e di prendere la pillola, poi si sottopone ad un ciclo completo di analisi, si iscrive ad un corso di yoga, si fa prescrivere una dieta, si fa consigliare un’ostetrica, si abbona a tutte le riviste del settore e divora decine di libri di pedagogia.
Lui approfitta della situazione ogni sera.

Lei ha calcolato che se resta incinta a settembre il bambino nasce inizio estate ovvero il momento migliore sia per distaccarsi dal lavoro che per il bambino che può può godersi i primi mesi di vita nei mesi caldi, a novembre però non è ancora rimasta incinta e i primi di dicembre è già sicurissima che esista un problema di fertilità e si rivolge ad un centro specializzato dove fissa, per gennaio dopo le vacanze natalizie, una visita di controllo per il marito. Le statistiche parlano chiaro, sono più gli uomini delle donne a soffrire di problemi di infertilità e poi lei ha già fatto tutte le analisi qualche mese prima.
Lui è terrorizzato e comincia a soffrire di incubi notturni.

Lei a fine dicembre rimane incinta.
Lui è terrorizzato e comincia a frequentare una chat per cuori solitari.

I primi di gennaio lei si vede già grassa.
Lui invece le vede solo un seno enorme e tenta, questa volta senza successo, di approfittare, della situazione.

I primi di febbraio lei vomita tutta il giorno.
Lui gioca con la play station.

I primi di marzo c’è la prima ecografia e lei è così emozionata da guardare su internet quanto costi un ecografo, le piacerebbe acquistarne uno.
Lui l’accompagna dal ginecologo e sviene non appena sente il battito del cuore del bambino. Poi si riprende e sorride inebetito senza riuscire a capire niente dell’immagine che passa sullo schermo dell’ecografo.
Anche lei non capisce niente, per questo vuole acquistarsi un ecografo.

Ad aprile lei dorme tutto il giorno e la sera va a letto alle otto.
Lui chatta con Rosa Tatuata fino alle quattro di mattina.

A maggio lei piange in continuazione.
Lui pensa di acquistarsi una moto.

A giugno lei decide che bisogna fare qualche lavoretto in casa prima che arrivi il bambino.
Lui butta via il catalogo delle moto e acquista una cazzuola e quindici chili di tinta color pastello.

A luglio lei decide che è arrivato il momento di preparare il corredino.
Lui disinveste i titoli in borsa.

Ad agosto lei che ormai è diventata una balena decide che devono andare al mare e lì gli ormoni impazziti le giocano brutti scherzi: vorrebbe fare l’amore tutto il giorno.
Lui è atterrito, mentre cerca di fare l’amore con lei pensa a Rosa Tatuata.

A settembre lei è tutto quello che è stata nei mesi precedenti tutto insieme: piange, dorme, parla di emorroidi, vuol fare l’amore, si vede grassa, è nervosa, ride, sistema i mobiletti del bagno arrampicata su una scala, si confida con la portinaia e chiede a lui di tagliarle le unghie dei piedi.
Lui è perdutamente innamorato di Rosa Tatuata ma va bene anche la portinaia purchè lei torni ad essere la donna di cui si era innamorato.

Poi lei ha la prima contrazione.
Anche lui.
Lei vuole andare in ospedale.
Anche lui.
Lei comincia ad avere contrazioni sempre più ravvicinate.
Anche lui. Un attacco fulminante di colite spastica.

Poi il ginecologo dice ci siamo.
Per lei e lui da quel momento niente sarà più come prima.

Pubblicato su “sorelle d’italia”

Mi ha scopata sul divano

Viscontessa, 1 Maggio 2007

Non riesco più a rendermi conto se sono in piena crisi di mezza età o se come penso sono nuovamente piombata in quella adolescenziale. L’umore e i pensieri sono assolutamente identici a quelli della mia giovinezza nella quale pensavo ossessivamente che ormai fosse troppo tardi.
Effettivamente non sono mai stata molto puntuale ma non credo che tenere a mente la data di nascita di tutte le persone famose nate nel tuo stesso anno, lo si possa definire un approccio salutare e ottimistico al futuro. Non è che questa cosa delle date fosse una forma di ossessione per la notorietà, ma per ovvi motivi è più facile paragonare il proprio percorso di vita con persone di cui senti parlare fin troppo spesso che non con Maria Bianchi di Ravenna di cui non conosco neanche l’esistenza.
Fatto sta che ad oggi, data nella quale ho raggiunto la consapevolezza della mia impossibilità di realizzare tanti progetti, sono preparatissima sulla data di nascita di alcuni personaggi e quando mi capita che qualcuno chieda quanti anni avrà uno di questi personaggi, io come un addetto all’ufficio anagrafe dell’isola dei famosi, sono in grado di fornire con precisione la data di nascita di tizio o di caio.
Così, per dire, quando Stefania di Monaco è rimasta incinta del suo primo figlio, io subito ho pensato che ecco, vedi, lei ha già un figlio e io invece non ho ancora combinato niente di buono.
Che poi non è che il sogno di maternità abbia mai rivestito un ruolo prioritario nella mia esistenza, ma d’altra parte la mia ossessione è sempre stata tale che mi sono trovata a pensare anche le cose più assurde tipo “ecco vedi lui è già morto alla mia età e io invece non sono ancora riuscita a fare neanche quello”.
Ad oggi poi che non si tratta neanche più di raggiungere auspicabili traguardi, mi adagio sui pensieri più assurdi arrivando a provare quella benevola invidia atta a giustificare la proprio accidia, per fatti e circostanze che i più rifuggirebbero volentieri. Se da ragazzina per dire aspettavo ansiosa che mi arrivasse il ciclo, adesso mi trovo a domandarmi quanto accidenti dovrò ancora attendere per la menopausa e adesso come allora, mi trovo a spiare le mie coetanee chiedendomi se loro siano già state così fortunate.
Ma la cosa naturalmente non finisce qui, totalmente disamorata dal mio corpo che tanto a cosa mi serve, che me ne faccio, per cosa la uso e poi mi viene anche l’artrite e sul bosu non riuscirei a starci in equilibrio neanche se ci vivessi sopra, sono nuovamente affetta dalla sgradevole sensazione di non essere né carne né pesce ma solo un’entità astratta in trepidante attesa di raggiungere infine il suo status di vecchia; status che tra l’altro ultimamente, viste le statistiche della nostra popolazione, va molto più di moda dell’essere giovani.
Così mentre a tredici anni mi osservavo allo specchio per ore in cerca di un brufolo, adesso lo faccio in cerca di qualche ruga e come allora mi vergognavo di quel brufolo rivelatore della mia condizione di transizione, adesso mi vergogno nella stessa maniera di quella ruga rivelatrice della medesima condizione di transizione che non mi da diritto a definirmi vecchia ma ovviamente neanche giovane.
Tutto ciò poi naturalmente si riflette anche sulla mia vita “mentale” convinta, come sono ogni volta che non mi viene una parola, che questi siano solo i primi sintomi di un Alzhaimer che ovviamente progredirà con la medesima accidia con cui ha sempre progredito la mia vita.
Nell’attesa quindi che la mia mente sia ottenebrata dalla malattia e che il mio fisico si riduca ad un ammasso di organi rinsecchiti, redigo continuamente e del tutto inutilmente, lunghissimi elenchi di tutto ciò che ho fatto nella mia vita programmando contestualmente un’esaltazione per gli eventuali successi, inutile come un orgasmo simulato.
Tanto anche quest’inverno è passato senza che sia accaduto niente di rilevante se non che a forza di redigere elenchi, non mi sono accorta che un altro anno è passato.

p.s  Il titolo serviva solo per convincervi a leggere fino in fondo.

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