Fulminata
Viscontessa, 5 Maggio 2007Una volta ho fatto terapia di gruppo.
Mi ci aveva portato un’amica che aveva deciso che eravamo depresse.
Lei ci andava il martedì e io il giovedì.
Poi il sabato ci si trovava insieme al bar e ci si scambiavano le impressioni.
E’ durata un paio di mesi.
Lei all’inizio ne era entusiasta ma dopo un paio di mesi si è data al volontariato e successivamente è diventata buddista. Adesso fa la maestra e frequenta un corso di sommelier.
Io ero molto meno entusiasta ma era meno faticoso frequentare una seduta di terapia di gruppo una volta alla settimana, anziché sopportare lei che doveva salvarmi da me stessa.
Di buon grado frequentavo quelle sedute e di buon grado sopportavo il confronto del sabato mattina.
Poi anche io fui costretta ad occuparmi della ippoterapia per disabili e riuscii a liberarmi di lei solo grazie ad un disabile molto più bisognoso di me.
Nel corso delle sedute ci si sedeva per terra in circolo mentre l’analista stava seduto su una sedia.
Scalzi. I più fortunati con le gambe incrociate, gli altri un po’ a sacco di patate o alla cazzo di cane.
I più fortunati erano quelli che prima della terapia di gruppo avevano provato anche lo yoga.
Gli invece ero anche io.
La seduta iniziava per alzata di mano, chi aveva da dire qualcosa alzava la mano e gli altri lo ascoltavano poi davano il loro parere. Infine interveniva l’analista per dire che nessuno aveva capito niente e ci spiegava come andava il mondo.
Alcuni di loro li incontro ancora, non so se loro mi riconoscano, ma io mi ricordo bene di loro e dei loro problemi.
Cose di tutti giorni, lei era stata lasciata dal fidanzato e da allora non aveva più avuto un uomo. Erano passati cinque anni e adesso stava benissimo a parte una colite spastica che non riusciva a capire da cosa fosse dovuta.
Lui invece aveva appena divorziato e stava malissimo. A parte la guerra in tribunale per l’affidamento dei figli, la sua vita era quasi perfetta ma stava malissimo e non capiva il perché.
Io ascoltavo. Non ho mai parlato nel corso di quei due mesi forse perché l’unica cosa che avrei potuto dire è che in quel periodo avevo un’amica che non mi dava pace ma non ero sicura che questo lo si potesse definire un problema.
E non ho mai neanche partecipato alle discussioni che seguivano la confessione di malessere dell’oratore di turno.
A lei avrei detto di trombare e a lui che se fai una guerra in tribunale per l’affidamento dei figli, soffrire è fisiologico.
Ma non volevo fare gratis il lavoro dell’analista e così me ne sono rimasta in silenzio per due mesi.
Poi una volta, nel corso di una seduta, qualcuno raccontò di lieve incidente avuto il giorno precedente e poi parlò di una zuppiera che gli era caduta dalle mani, di un libretto di assegni perduto e infine di varie altre piccole distrazioni che cominciavano a preoccuparlo.
Distrazioni appunto che, a mio avviso, apparivano del tutto normali in un periodo di stress.
Nessuno aveva niente da dire e così intervenne l’analista portando il discorso su un piano metafisico di relazione tra energie positive ed energie negative D’altra parte le due ore di seduta erano appena iniziate e la platea, quel giorno, era particolarmente silenziosa.
Ad un certo punto si arrivò alle lampadine, lampadine che si fulminano tutte insieme ed energie negative capaci di influire sulle cose.
La mia amica mesi dopo avrebbe sostenuto che da quando pregava ogni mattina, l’autobus arrivava puntuale ma io allora ancora non conoscevo la filosofia buddista.
L’analista comunque fece questo lungo discorso nel quale ci invitò ad osservare ciò che ci capitava intorno per esortarci a notare quanto il nostro modo di affrontare la vita interferisse anche sulle dinamiche degli elementi che ci circondavano.
A me casualmente in quel periodo mi si fulminavano tutte le lampadine di casa. Tutti i giorni se ne fulminava una così alla seduta successiva, per la prima volta ben disposta verso quelle sedute di gruppo, presi timidamente la parola e raccontati la mia triste storia delle lampadine fulminate.
Modestamente ricordo che nell’occasione fui anche piuttosto bravina. Insomma mi feci prendere un po’ la mano.
Parlai di lampadine che si fulminavano al mio passaggio, enfatizzati in il mio racconto usando una gestualità molto pronunciata, dipinsi il mio racconto con fosche tinte noir, azzardai delle ipotesi sovrannaturali e infine accennai dei collegamenti con la psicanalisi, con i disturbi psicosomatici, con la fede religiosa e persino con il surriscaldamento della crosta terrestre.
Veramente un bel polpettone degno di trasmissioni come Stargate piene di domande senza risposte e di risposte ovvie a domande che nessuno si sognerebbe di porre.
Nella sala a quel punto successe di tutto, qualcuno dopo un primo momento di smarrimento alzò la mano ansioso di dire la sua, altri si misero a pregare, qualcuno disse che aveva visto la luce, al divorziato vennero le stimmate e la non trombante da cinque anni ebbe un orgasmo spontaneo.
L’analista invece non disse niente, mi invitò a raggiungere il tavolino sopra il quale era appoggiata una lampada da tavolo e mi chiese di accendere la luce.
Click e mentre qualcuno rivolto al cielo urlava “portateci con voi sul vostro pianeta!” la luce si accese.
“ancora” disse l’analista.
Click, e la luce si spense.
“un’altra volta”.
Click e la luce si accese nuovamente.
“ora puoi tornare al tuo posto”.
“sarà meglio che prima di andare spenga la luce”.
Click.
Fu la mia ultima seduta.





7 Maggio 2007, 8:25
Io invece mi vergogno molto di un seminario che frequentavo il primo anno di università.
Fui costretta a frequentarlo perché seguire le lezioni di Filosofia Morale di Aldo Masullo era un’impresa al di sopra delle mie possibilità. E comunque il seminario tenuto da una ricercatrice sessantottina di masullo verteva sul “senso del corpo” per Maurice Merlau-Ponty.
Ricordo che trasformai quegli incontri con il tempo sembravano sempre più gruppo di autocoscienza femminile in una cronaca settimanale dei miei amplessi con un ragazzo di cui ero follemente innamorata.
A pensarci adesso capisco che la giovinezza non conosce il pudore e limiti al proprio egocentrismo.
7 Maggio 2007, 11:21
Bello La Sposa! adesso mi hai fatto tornare in mente anche il corso di preparazione al parto tenuto da un’ostetrica new age la quale, alla mia domanda su che libri potessi leggere sulla maternità, mi consilgiò “donne che corrono coi lupi”:-)
7 Maggio 2007, 19:50
a me sono capitati anche inviti a cena new-age, dove la padrona di casa cucinava secondo un channeling del momento (ma non credo fosse in comunicazione con lo spirito di Veronesi, dati i rsultati). in compenso si sprecavano incensi che a me facevano venire anche un po’ di nausea (ma tanto, con quello che c’era da mangiare….). ma senz’altro il mio karma ne sarà uscito purificato!:)
8 Maggio 2007, 10:38
scusi, sa:
(E’ online il secondo numero di Buràn.
Il viaggio è senza fine, perché non sappiamo dove termina la parola scritta: per questo è temibile.)
8 Maggio 2007, 18:22
ti ci vedo a parlare delle lampadine che bruciano, ricordo ancora una sera in cui volevi la spiegazione esatta del perchè dio esiste….capisco che quelli del corso son rimasti senza parole, a molti succede quando parli te.
Per le terapie di gruppo per chi non l’avesse visto consiglio la visione del bellissimo (e non mi riferisco a brad pitt in una delle sue migliori interpretazioni) film “FIGHT CLUB”.
CIAO filippo
8 Maggio 2007, 19:03
Ody, ieri ho provato per la prima volta lo yoga sperimentando posizioni che dovrebbero favorire la defecazione.
Io non so come ne sia uscito il mio karma, sicuramente il mio intestino era piuttosto seccato e le mie gambe decisamente contrariate. Vado a slegarmi:-)
Sig. Effe, la ringrazio della segnalazione anche se io un’idea su dove finisca la parola scritta comincio a farmela….
Filippo…perchè ho il sospetto che il tuo non sia un complimento?