Ho un grosso uccello imprintato e uno piccolo spennato
Viscontessa, 13 Aprile 2007Quando mi ha detto che il mio uccello era molto imprintato mi sono quasi commossa.
Avevo bisogno di conferme, mia figlia ultimamente mi pare tutto fuorchè imprintata e da una madre, una donna, ci si aspetta come minimo che sappia imprintare i propri figli.
E poi c’era quella parentesi mai chiusa degli uccelli che mi muoion tra le mani o scappano in cerca di nuove avventure e sapere che a prescindere dal rischio di volo insito in ogni uccello, questo almeno è molto imprintato, mi ha convinto ad accennare a matita la chiusura di queste benedetta parentesi.
Tutto era cominciato il pomeriggio di Pasquetta quando richiamata dagli urli di mia figlia, avevo trovato in giardino un inseparabile spennato come un pollo.
Non fatevi ingannare dal nome, l’inseparabile non è uccello che bivacca da anni sul vostro divano, ma un piccolo pappagallo così chiamato perchè ha bisogno di compagnia.
L’uccellino, comunque, riceveva prontamente le prime cure del caso: una bella gabbia recuperata dalla cantina, cibo, acqua e un po’ di pace nella corte interna del mio appartamento che io uso come nursery per ogni nuovo arrivo.
Due giorni sotto stretta osservazione e poi finalmente il giardino in un pomeriggio assolato dove il volatile, eludendo i mezzi di sicurezza messi in atto per evitare la sua fuga da una gabbia piena di spifferi, ha ripreso il volo e se ne è andato.
Adesso potrei confessare che sul momento, dopo la consueta preoccupazione per l’ennesimo uccello libero nel mondo, mi ha assalita una certa una certa malinconia e un senso di delusione, ma ad essere sincera ho fatto talmente il callo agli uccelli che migrano, che devo ammettere che sul momento mi sono limitata a prenderne eroicamente atto per rinchiudermi in un assordante silenzio. Poi la notte, mentre come il buon pastore, facevo la conta di tutti i miei animali rassicurata dalla consapevolezza che erano tutti equamente divisi sui miei divani, ho pensato ancora una volta al povero uccellino e mi sono sentita la solita pastorella distratta incapace di prendersi cura dei suoi piccoli volatili.
Fatto sta che la mattina dopo qualcuno o qualcosa ha bussato alla finestra della mia cucina e lì davanti alla porta c’era la bestiolina sempre più spennata e spaventata.
Un segno del destino? Non so, ma il pomeriggio, rincuorata dal ritorno dell’uccello, ho approfittato dell’occasione per portare anche il pappagallo, quello grosso, dal veterinario e in motorino con mia figlia e due gabbiette da viaggio per uccelli, sono stata per la prima volta da un veterinario degli uccelli.
Ed è stato lì che lui mi ha detto che il mio uccello, quello grosso, era parecchio imprintato e io mi sono sciolta in una serie di baci tra me e l’uccello che per l’occasione pareva persino più affettuoso del solito.
Il piccolino invece, l’inseparabile, l’ho lasciato lì per le analisi di rito. Dopo un più attento esame, infatti, mi è stato del tutto evidente che quella spennatura chirurgica da cui era affetto, non poteva essere opera dei miei gatti, diagnosi che il veterinario si è limitato a confermare offrendomi per la soluzione del caso, la possibilità di una serie di analisi atte ad individuare le cause delle pietose condizioni dell’inseparabile.
Il costo di questi accertamenti clinici mi vergogno persino a raccontarlo, ma mentre tornando a casa mi chiedevo quanto sono scema, mi sono risposta giustificando il mio gesto con la necessità di verificare se l’implume soffra di una malattia contagiosa anche per il mio grande uccello e infine, poco convinta, ho deciso che tutto sommato si può definire beneficenza anche occuparsi di un uccello smarrito.
Questo accadeva ieri e ieri a malincuore lasciavo in clinica l’uccellino per gli accertamenti mentre oggi a mezzogiorno, quando come da accordi con il dottore chiamavo per sapere cosa avesse la bestiolina, mi si rispondeva che il dottore oggi non c’era e mi si chiedeva il favore di richiamare dopo qualche ora, affinché nel frattempo si potesse identificare a chi fosse stato affidato il mio uccello.
Alle tre avevo in linea un dottore che mi comunicava che ancora non erano stati fatti gli esami e che mi avrebbe richiamato lui entro breve non appena sapeva qualcosa.
Due ore dopo mi richiamava il dottore ma io non ho sentito il cellulare e quando lo richiamavo io mi rispondeva che anche quel dottore non è di turno. Alle mie vigorose rimostranze sul modo di trattare gli uccelli (e soprattutto le clienti che glieli affidano) rintracciavano il dottore del giorno prima che mi comunicava che l’uccellino purtroppo ha il fegato e i reni compromessi probabilmente dall’ingestione di metallo rinvenuto nello stomaco grazie ad una radiografia.
Non si sa se ce la farà ma il piccolino è ancora in clinica dove lo terranno sotto osservazione e lassativi fino a martedì.
E io, cuore di mamma con un pennuto imprintato che mi caga sulla spalla, sono molto in pensiero per lui.
E un po’ anche per questo mio amore per gli animali che a volte mi pare davvero eccessivo.





15 Aprile 2007, 18:40
a volte pare quasi che si vada in cerca di occasioni di sofferenza….
16 Aprile 2007, 7:22
Dovrebbe darti coraggio la loro fiducia in te. Sono convinta che siano loro ad aprirci le porte del paradiso.