fra sapere e non sapere meglio trombare
Viscontessa, 7 Aprile 2007Mi chiedevo oggi se ci sia qualche uomo che ogni tanto si sente offeso dai continui messaggi pubblicitari che gli suggeriscono come trombare di più.
Si fa un gran parlare delle donne e talvolta, almeno a parole, ci si indigna per l’immagine superficiale che si fornisce di loro spesso ridotte a semplice oggetto dei desideri maschili, ma non mi è mai capitato di sentir lamentarsi un uomo per essere esso stesso bersagliato da messaggi che non riconosco all’uomo nessuna ambizione maggiore di quella di portarsi a letto una donna.
Davvero scopare è l’unica cosa gli vi interessa?
Francamente non lo credo ma credo anche che non gli dispiaccia affatto essere quotidianamente ragguagliati su tutti mezzi messi a disposizione dal mercato, per catturare l’ennesima preda per il loro carniere.
E’ vero che non tutte le pubblicità utilizzano il richiamo sessuale per far presa sul pubblico, ma sono tantissime quelle che lo fanno, sono molte quelle che pur non facendo del sesso il messaggio pubblicitario, utilizzano comunque il sesso anche solo ironizzandoci su, e sono la maggior parte quelle destinate ad un pubblico giovane che dietro alla patina di una sessualità disinvolta, suggeriscono una versione del sesso tanto avvilente quanto diseducativa.
Mi è capitato per esempio in questi giorni di vedere la nuova pubblicità della Beck’s.
Su un aereo un uomo che per un disguido non ha un posto assegnato, si siede accanto ad una bella donna che si mostra gentile con lui. Poi arriva una hostess e gli comunica che si è liberato un posto in prima classe e lui si trova a dover scegliere se rimanere seduto lì dov’è e dove è presumibile che la gentilezza della donna sia un invito a trombare, oppure trasferirsi in prima classe.
Nel secondo spot invece, un uomo può scegliere tra la carriera e la reputazione, l’una suggerita dalle prospettive fornite da un provino per uno spot pubblicitario (ci sarebbe da scrivere a lungo anche su quale tipo di ambizioni si suggeriscano) l’altra dal messaggio pubblicitario stesso nel quale l’uomo deve parlare della propria impotenza.
La propria reputazione. Un uomo che in un messaggio pubblicitario parla di impotenza mette a rischio addirittura la propria reputazione.
Mentre da un lato si combatte ufficialmente quella mentalità maschilista che fa della virilità la vera e unica risorsa del genere umano, dall’altra la si asseconda con messaggi tanto subdoli quanto efficaci. Messaggi che proprio per la mancanza di chiarezza finiscono per essere molto più diretti di qualsiasi esplicita forma di condanna.
Ma siamo sicuri che nonostante queste pubblicità sia possibile creare una società migliore?





7 Aprile 2007, 9:53
Me lo sono chiesta anch’io (specialmente per quella cosa di carriera o reputazione. O pensano che le donne siano oltremodo stupide, o lo sono gli uomini. Però vedrai quanti clic sul sito della Beck’s)
7 Aprile 2007, 10:48
Io credo che sia giunta l’ora di smettere di farci dire chi siamo e soprattutto cosa vogliamo e desideriamo dalla televisione.
Gli spot pubblicitari non rappresentano effettivamente uno spaccato della realtà. Sono un modo di indurre bisogni e desideri nel recettore. Non rappresentano che un subdolo strumento per creare falsi riferimenti e uniformare il modo di provare desiderio per qualcosa.
Io ho risolto il problema alla radice: non guardo la televisione da anni e incredibile a dirsi sto bene, i miei bisogni e necessità sono quelli naturali e, ti assicuro, che quando mi trovo in aereo non solo non me ne frega niente di chi ho a fianco ma neppure mi interessa il posto in prima classe. Ambisco solo ad avere quelle benedette ore di tempo durante le quali posso ascoltare il mio brano preferito, finire il libro o divorare un paio di quotidiani (che uno solo se salti le pagine e gli articoli pubblicitari durano un po’ meno del normale).
Un ultimo pensiero: se la pubblicità, che è tarata per far colpo sul maggior numero di recettori possibile, ha frequenti richiami alla sfera sessuale e virile (nel bene o nel male) vuol dire che tutto sommato, solo per il fatto di stare a guardare, ce la meritiamo così.
Ciao
7 Aprile 2007, 14:18
Il problema non è la pubblicità. La pubblicità è uno specchio del problema, perché per sua natura non crea la cultura, ma la asseconda in modo da massimizzare l’efficacia del messaggio.
Il problema è a monte, in una cultura ancora fallocrate, che negli ultimi vent’anni si è ulteriormente deteriorata, e ha trovato una scusante nella glorificazione dell’inutile, del Signor Nessuno, dell’ignorante che diventa star in virtù della sua esuberanza.
Bisogna ricominciare da capo, stare lì con i bambini, leggere con loro, insegnare loro non la cultura della sopraffazione e della furbizia, ma quella della solidarietà e della curiosità. Sarà un lavoro lungo. La nostra generazione è spacciata.
7 Aprile 2007, 14:30
Concordo con tutto quello che ha detto l’amico Rail, tranne alcuni punti:
Io non ho risolto il problema alla radice, guardo la televisione da anni, i miei problemi e le mie necessità sono tutt’altro che naturali e quando sono in aereo, ti assicuro che faccio carte false per avere il posto piu’ vicino contemporaneamente al finestrino, all’uscita piu’ vicina e alla hostess dall’aria piu’ lasciva.
Solo per il fatto di stare a guardare.
I messaggi pubblicitari vorrebbero ghettizzarci in una condizione di inconsapevoli oggetti alla mercè del sesso.
Sono aperto in merito ad ogni suggerimento.
7 Aprile 2007, 14:56
forse qualche uomo, uno su un milione, è convinto che, portare a letto. o erezione, equivalga a buona reputazione.
lo spot della beck’s, insegue un target preciso, il più facile da raggiungere: l’uomo pirla. O meglio il ragazzo pirla.
infatti costui correrà al bar a chiedere un beck’s dove sa che a servirla ci sarà una avvenente barista e le dirà: “ho scelto te”.
È solo pubblicità, deve far vendere. (è fatta apposta), se poi fa ridere, diventa una moda, se ne parla o scandalizza, fa parte del gioco.
Per rispondere alla tua domanda, vis, credo sia possibile costruire una società migliore, nonostante la pubblicità.
7 Aprile 2007, 15:18
E’ vero, avete ragione tutti quanti perché voi non siete il pubblico adatto a cui rivolgere questa domanda. Avrei dovuto aprire la finestra della mia camera e rivolgere questa domanda ai passanti, alla gente comune dove per comune ci sono una persona che leggiucchia un quotidiano possibilmente con la cronaca locale, tre che guardano solo il TG5 e dieci, probabilmente giovani, che stanno andando ad acquistare una confezione di Beck’s al più vicino supermercato.
Magari le proporzioni non sono proprio queste, ma la televisione, la pubblicità e persino la stessa informazione presumibilmente “seria” non fanno che dare risalto ad un certo genere di mentalità che non tende solo ad evitarci la noia di sapere cosa vogliamo fornendoci desideri ancor prima di soluzioni per assecondarli, ma cerca soprattutto di convincerci che tutto è facile, possibile ed estremamente comodo da ottenere.
E quanto anche noi siamo in grado di tutelarci e di tutelare i nostri figli (per chi li ha) da questo genere di messaggio?
Mia figlia per la cronaca da grande non vuole fare la velina ma tante volte mi chiedo se non voglia farlo per effettiva convinzione o solo perché si rende conto benissimo e percepisce dai nostri discorsi in famiglia, che non le sarebbe mai concesso (almeno fino a quando non si renderà conto che può disattendere le aspettative dei genitori).
9 Aprile 2007, 13:26
La cosa per me, italiana in Germania, in questo caso più “sconvolgente” è che io, questi spot, in Germania non li ho mai visti. Gli spot per la tv tedesca sono completamente diversi e qui se si dice beck’s si pensa subito al veliero e a “sail away”. Ora sarebbe interessante cercare di capire per quale motivo la beck’s ritenga che gli italiani siano più recettivi ad un messaggio di tacchinaggio un po’ becero anziché alla “libertà” che si associa ad una vela nel vento dell’oceano (anche se associare il consumo d’alcool alla libertà e al messaggio - sail away, dream your dreams - secondo me è quasi peggio…).
9 Aprile 2007, 21:40
Perchè in Italia, tutto sommato, ci si compiace ancora di quella mentalità da latin lover delle spiagge del riminese e sono ancora occupate dagli uomini le poltrone dove si decide persino quale messaggio inviare.
10 Aprile 2007, 8:05
Chi sceglie il messaggio o comunque ha l’ultima parola è in genere il cumenda.
Ho avuto diretta esperienza con clienti che operano in un campo non privo di responsabilità morali e relativo alla salute e non nascondo che alcune iniziative mi hanno lasciata sconcertata. I risultati a volte sono eccellenti proprio perchè, come con ragionissima dice Vis, la mentalità diffusa in Italia premia e insegue l’idiozia ad ogni fascia d’età e a prescindere dal ceto d’appartenenza.
10 Aprile 2007, 9:37
sì però… se si limitassero a dirmi con chi, quando e dove, io preferirei.
troppe informazioni mi confondono: per esempio, perché in prima classe ci possono andare solo gli astemi e gli impotenti?
10 Aprile 2007, 13:37
Gu?
10 Aprile 2007, 21:46
Mauro guarda che sbagli, secondo l’ultima tendenza pubblicitaria, tutti vanno regolarmente in aereo, anche quelli a cui viene il mal di testa o quelli che vogliono far colazione con gli specialK al cioccolato.
Che i pensolari dei treni, sono brutti, incazzati neri e se gli danno la parola bestemmiano per tutta la durata dello spot:-)
Slow, il tuo commeto rappresenta la sintesi perfetta del mio pensiero, Cioè non l’ho capito:-)
Luisona, il tuo intervento mi conferma ciò che pensavo ovvero che in fondo anche nelle piccole cose, sono sempre gli uomini a decidere. Ribadisco: che tristezza!