Origini confuse
Viscontessa, 29 Aprile 2007Di Grasse ricordavo le strade strette e sudice, il puzzo, il mercato dei fiori, la gente, la pâtisserie dove ogni mattina andavo a comprare le pain au chocolat, i palazzi diroccati, la confusione, i tanti arabi, il rossetto rosa ciclamino della zia Ghitte, la gioia di mia nonna, le Gauloise senza filtro dello zio Jannot e il primo “un café s’il vous plait” della mia vita.
L’ultima volta ci ero stata in occasione del funerale dello zio Jannot e di quell’ultimo viaggio ricordavo solo la tristezza e la rassegnazione di mia nonna che sapeva non sarebbe più tornata nella sua Grasse. Con la zia Ghitte non aveva buoni rapporti da anni, da quando, per la precisione, la zia Ghitte si era accorta che tra suo marito e mia nonna c’era molto più di quanto ci sarebbe dovuto essere tra due cugini per giunta di ben oltre i settant’anni.
Oggi Grasse è una cittadina come tante altre, con i tavolini all’aperto, le decine di negozietti pieni di souvenir della Provenza e un quartiere sudicio, diroccato e puzzolente abitato da arabi.
La patisserie è ancora al suo posto ovvero esattamente sotto alle finestre dell’appartamento dello zio Jannot e la zia Ghitte, ma sul campanello del loro appartamento ora c’è un altro nome e il mercato dei fiori ha lasciato il posto ad un’elegante piazzetta alberata dove déguter menù provençals tutti uguali.
A Marsiglia ho acquistato un occhio di Santa Lucia e un cavalluccio marino.
L’occhio di Santa Lucia l’ho acquistato in ricordo di Villasimius e della spiaggia di Campulongu dove da bambina, in compagnia dei miei cugini, andavo in cerca di occhi di santa Lucia incontrando qualche volta qualche tartaruga, altre un pastore con le sue pecore.
Di Villasimius ricordavo soprattutto il mare cristallino, le spiagge bianchissime e deserte, le misere case dei pastori, le pecore, i mandorli, gli occhi azzurri di mia zia, la gioia di mia mamma, le Muratti di mio zio e il primo bacio con la lingua.
L’ultima volta ci sono stata qualche anno fa e ci ho trovato spiagge affollate di gente, pastori che girano con la Mercedes, ovili trasformati in mini appartamenti da affittare a 500 euro a settimana e le figlie di quel primo bacio più grandi di quanto lo fossi io in occasione di quel bacio.
Il cavalluccio marino invece l’ho comprato in ricordo di mio padre che ne possedeva uno in ricordo della sua città natale, ovvero Marsiglia. Lo ha sempre custodito gelosamente fino a quando è stato in grado di custodire la sua memoria, poi mia madre lo ha regalato a me e io dopo tanti anni, ieri per la precisione, gli ho regalato un compagno imbalsamato e rinsecchito come i ricordi che mi sono tornati in mente.




