Storie senza volto

Viscontessa, 15 Marzo 2007

Ad Alina pareva di avere il nome di una profumeria.

C’era a dire il vero una catena di profumerie della sua città che aveva un nome simile al suo ma lei quella sensazione l’aveva avuta molto prima che esistessero quelle profumerie.

Ne avrebbe volentieri rivendicato l’idea ma non sapendo come far valere un diritto che non esisteva come quello di avere un nome che sarebbe stato perfetto per una profumeria, aveva rinunciato a farsene un cruccio.

Perché per un certo periodo se n’era fatta davvero un cruccio. Era successo una mattina di molti anni prima e in molti, dopo, avrebbero detto che il suo cruccio era solo la reazione ad un episodio molto più grave di cui era stata protagonista.

Fino ad allora effettivamente Alina non aveva mai pensato neanche alle profumerie. Era giovane allora e le bastavano un paio di pizzicotti sulle guance per donare al suo viso un aspetto luminoso. La mattina, prima di uscire da casa, si pizzicava le guance fino alle lacrime e durante il giorno, quando si sentiva affaticata o in difficoltà, riprendeva a pizzicarsi le guance fino a renderle rosse come pomodori. All’inizio il suo gesto, era stato dettato da quella vanità femminile delicata come un fiore di pesca ma con l’andare del tempo si era rifugiata in quei pizzicotti come molte altre sue coetanee si rifugiavano tra i riccioli dei capelli o le unghie morsicate delle mani.

Poi un giorno un amore andato storto o un brutto voto a scuola, avevano trovato conforto in un pizzicotto sulle guance e quel lieve rossore che le era apparso davanti allo specchio, l’aveva fatta sentire nuovamente viva come il sangue che circola nelle vene.

Era stato da quel momento che aveva preso quasi inconsapevolmente a pizzicarsi le guance e il suo inconsueto tic era diventato così frequente da essersi danneggiata i capillari del viso che adesso erano sempre rossi ed evidenti come le venatura di una foglia di vite americana.

Così crescendo mentre le sue amiche cadevano nelle trappole autolesionistiche tipiche dell’età adolescenziale, lei si era inventata una trappola tutta sua di cui nessuno era in grado di comprendere la gravità. La sera, quando tornando a casa l’inadeguatezza di cui si sentiva vittima le stritolava lo stomaco, si chiudeva in camera sua e si pizzicava furiosamente le guance fino a renderle rosse, gonfie e doloranti come le varici di una vecchia e una sera, nella quale le pareva che il rossore delle sue gote non fosse abbastanza acceso, cominciò a pizzicarsi con un paio di pinzette che sua madre usava per ritoccarsi le sopracciglia. Li per lì aveva sentito un gran dolore ma guardandosi allo specchio e notando quel leggero rivolo di sangue rossisimo che le colava sul viso, si era sentita all’improvviso felice e stringendo forte i denti per il dolore, si era pizzicata tutto il volto fino a ridurlo ad una maschera di sangue e lei era svenuta.

Fu quell’episodio che spinse molti a ritenere che il cruccio per il suo nome fosse nato a seguito di quell’episodio e furono in molti a ritenere che la sua fissazione fosse solo il frutto di una mente così malata da aver concepito un gesto tanto folle.

Quello che nessuno sapeva e che Aline non raccontò mai, è che nella clinica dove era ricoverata, una mattina le arrivò in regalo un belletto per le guance.

Ma soprattutto nessuno lesse mai il biglietto che accompagnava quel dono.

“cara Aline, è pensando alla tua triste storia che ho creato questo nuovo rivoluzionario prodotto. Usalo quando vuoi e quando sarai uscita da quella clinica, ricordati di venire a dirmi se ha funzionato”.

Ma lei, come le raccontavano quotidianamente da oltre cinquant’anni, aspettava ancora che le ricrescessero le guance devastate e da quella famosa clinica non era più potuta uscire.



11 commenti a “Storie senza volto”

  1. Luisona Says:

    Ogni vita è una favola, crudele come fosse raccontata dai fratelli Grimm o furiosamente curiosa come un racconto di Dahl…

  2. Annika Says:

    Sto leggendo un libro dove si parla anche di queste cose…più comuni di quanto si creda.

  3. BLEEK Says:

    Non c’entra nulla Vis, tuttavia mi prendo un po’ di pausa…
    Ciao e grazie.

  4. Pralina Says:

    Ciao Gio, ti comunico il mio nuovo indirizzo di blog che è…

    http://superpralinix.splinder.com/

    puoi aggiornare. Baci8.

  5. Briciolanellatte Says:

    Ma Aline è il nome di una profumeria… ;-)

  6. BLEEK Says:

    Ieri sono stato da Alina..incredibile, 75 euro per un flaconcino di dopobarba…. non ci sono piu’ le profumerie di una volta…
    e della verdura? che dire della verdura di una volta!!!!

  7. sig.rail Says:

    L’incipit più bello e divertente fra tutti i post di ogni blog letto fino ad ora. Il contenuto fra i più inquietanti. Leggerti fa sempre pensare e ne vale la pena.

  8. giarina Says:

    mi hanno regalato un campioncino di crema per le rughe.
    adesso che ho letto qui lo butto via.

  9. Giuseppe Iannozzi Says:

    Ma era così bella la tua casuccia di prima.

    Questa fa così anni cinquanta, Viss. :-)

    Sembra un blog per nonnine, sai, quelle che hanno i capelli violetti o verdognoli con la retina e la dentiera in bocca, e gli occhietti nascosti dagli occhiali per cercare di correggere una cecità permanente. E che si mettono quei profumi dolciastri che sanno di cannella e zucchero filato: e tu quando sali sul bus, poco manca che svieni. Insomma, Viss, ma che mi combini. E poi neanche passare per un salutino. Perlomeno Pralina un saluto per dire che cambiava casa… Tu, niente.

    Come ti farai perdonare?
    Voglio vedere. :-)

  10. Viscontessa Says:

    Che ci volete fare, uno un giorno va a spasso per il centro e finisce per domandarsi perchè una profumeria si chiami Aline, poi entra dentro e pensa che un paio di pinzette devono essere sicuramente più efficaci e meno costose di una fard.

    Giuseppe, ormai lo sai che mi devi perdonare di default, non hai soluzioni:-)
    (e poi io ambisco a diventare il prima possibile una vecchina con i capelli turchini e il profumo al mughetto:-)

  11. Giuseppe Iannozzi Says:

    Nooo, non voglio che diventi una vecchina al mughetto.

    Però ti ho perdonata e ti ho aggiornata, di default. :-)

    Be’, diciamo che se tu mi dessi un bacetto sarei più felice. ^____^

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