I piatti parlano come 3131

Viscontessa, 1 Marzo 2007

E’ tutto così strano e così surreale.
Sono indietro nel tempo, in un tempo indefinito come un limbo da caricare di tutte le angosce, un tempo che negli anni ho colmato di ogni cosa pur di non non rischiare di precipitarci dentro.

C’è mia madre in cucina, è passata a salutarmi senza neanche togliersi il cappotto, non passa mai a salutarmi e non sono abituata ad avere gente per casa. Non passa mai nessuno e me ne rammaricherei se non sapessi che l’avere gente in casa mi riporta indietro nel tempo, un tempo delle mele nel quale a casa mia passava sempre qualcuno e io rimanevo altrove con quella sensazione di angoscia pomeridiana.
Lei la vedo in cucina mentre stira, la radio accesa su 3131 (chi ricorda la trasmissione?) quella radio che io non ho più potuto ascoltare di pomeriggio. Cosa succedeva in qui pomeriggi di tanto grave da avermi costretto tutta la vita ad evitare di creare similitudini con quelli della mia infanzia?

Forse niente e questa è la cosa peggiore, a volte c’è un trauma, il trauma da rimuovere è sempre un’ottima ancora di salvezza ma a volte non c’è niente, proprio niente che possa giustificare quell’angoscia.
Cerco ancora di ricordare.
Mentre adesso è in piedi nella mia cucina e io mi chiedo cosa dovrei fare, torno al ricordo di lei al telefono e io sotto alla console che aspetto per chiederle una stupidaggine.

Ma non è neanche questo. Vorrei invitare qualche compagno di scuola a casa mia e invece sono sempre sola, mia sorella non la ricordo ma ricordo quella voglia di chiedere a Sonia se vuol venire a casa mia a giocare e lei che mi risponde che non può perché va da Elena la figlia dell’ortolano che per merenda porta sempre le primizie.
Nel banco accanto c’è Francesca, un fisico mascolino e un termos con il thè per merenda. Francesca è taciturna, né simpatica né antipatica forse un po’ smorta, di un’intelligenza mediocre e un fisico scostante. Non ho mai pensato di chiedere qualcosa a Francesca, il suo termos e quei panini con la marmellata mi fanno un po’ senso.

Sto divagando, mi devo concentrare.
E’ un pomeriggio e mio padre mi chiede se voglio andare con lui ad un appuntamento di lavoro. La giornata è soleggiata e per raggiungere il cantiere bisogna percorrere una bella strada di campagna.
Non ricordo la strada e non ricordo il solito disagio che provavo in sua compagnia, la compagnia di un estraneo.
Invece ecco il cantiere, sono degli appartamenti e io giro per le stanze piene di uomini che lavorano, lui, mio padre, sta parlando con loro e io provo ancora quel senso di angoscia pomeridiana a cui non riesco a dare un nome.
Ripartiamo che è già buio, sono infreddolita e tesa come una corda di violino ma poi alla radio c’è una trasmissione ricca di testimonianze sui poteri paranormali e in macchina si fa silenzio mentre una signora racconta che dalle pareti del suo appartamento sono cominciati a piovere piccoli sassi. E in quel silenzio sono stranamente vicina a mio padre, il suo silenzio è il mio e per la prima volta siamo complici di qualcosa. Un attimo, il tempo dei sassi che piovono dai muri e poi torna tutto normale, siamo a casa, lui si siede a tavola e io sparisco nuovamente.
Il rumore dei piatti, mia madre sta lavando i piatti mentre mio padre è in salotto a guardare la televisione. Non ricordo ancora mia sorella ma quel rumore di piatti è un linguaggio carico di rancore e di rassegnazione che io comprendo anche se nessuno me lo ha mai insegnato.

Spero che si fermi. Conto i piatti uno per volta prima che arrivino le pentole , per le pentole mi devo ancora preparare perché il loro linguaggio è ancora più cupo e rabbioso. Le pentole sono le ultime, questa che sta lavando adesso la riconosco e so già che è l’ultima poi si farà silenzio e io potrò finalmente riposare.
Ma non è questo, non è neanche questo, ci deve essere ancora qualcosa che non riesco a scovare.
Silenzio, le tre stanze in fondo alla casa sono di mio padre. Il suo studio, il soggiorno e il salotto non sono per noi. Io gioco in bagno o nello stanzino dove mia madre tiene gli armadi e la macchina da cucire. Silenzio, non c’è musica e non c’è televisione solo la radio di tanto in tanto con le sue trasmissioni serie riempie l’aria di voci.

Silenzio, troppo silenzio, io mi alzo la mattina e accendo la televisione, torno a casa e accendo la televisione, lavo i piatti e accendo la televisione. Perché guardi queste cazzate? Non guardo e non sento niente, copro soltanto il silenzio e il mormorio dei piatti.
Non voglio sentirli parlare mai più.

Mia madre va via, se n’è andata, fuori adesso è buio, piano piano ricomincio a respirare, non è neanche questo ma forse lo scoprirò la prossima volta, per ora uso la lavastoviglie.



20 commenti a “I piatti parlano come 3131”

  1. Minervaa Says:

    mi hai portato a galla il rumore dei piatti della domenica.

    viss,

    ma perchè questi quarantanni sono un continuo rielaborare sensazioni e ricordi dal passato?

    a venti non sapevo quante ferite covassi dentro; mi sentivo talmente forte….

  2. silvia67 Says:

    Mi hai risvegliato ricordi. Ricordi dei rumori delle incombenze quotidiane che coprono il silenzio dell’assenza dei dialoghi tra i miei genitori.

    Tempo passato in cucina con mia madre, l’unico dialogo di quella casa, continuo, serrato, costruttivo, il dialogo tra due donne, una esperta, adulta, raramente triste malgrado gli altri silenzi e quasi sempre prorompente di gioia ed energia nell’obiettivo di trasmettere la femininità e la consapevolezza all’altra che si affacciava alla vita.

    Sai che mi hai fatto venire le lacrime agli occhi? Non si fanno ’sti scherzi! ;-)

  3. Minervaa Says:

    posso fare una piccola parentesi off?

    sono particolarmente malinconica perchè quest’oggi ho visto , dentro un recinto in mezzo ad un prato di una villetta qui vicino, due agnellini che si rincorrevano giocando ; belli, bianchi e pelosetti.

    non hai idea (cioè, penso di si)della tristezza che mi ha preso.

    recinto nuovo, agnellini in transito per pasqua…

    lo so gente che c’è ben altro intorno a noi.ma

    cazzarola come si fa a tenersi un mesetto due esserini così e…….

    con mia figlia parlavamo di una pazzia notturna e non è detto che non la faccia.

  4. Viscontessa Says:

    In questo post ci sono più errori del solito. Cazzo, ancora non ho imparato a controllare le emozioni e ci sono giorni in cui queste vengono a galla con più prepotenza del solito e sono del tutto ingestibili.

    Minerva fallo, ma ricorda che domani quegli agnelli saranno pecore…un po’ come noi.

    Forse le nostre madri avevano come esempio le loro madri mentre a noi quarantenni di oggi non ci è toccato in eredità alcun modello da seguire.

    Donne forti e taciturne le nostre madri mentre noi deboli e chiacchierone:-)

  5. silvia67 Says:

    Minni… non so fare le torte per nasconderci la lima, quindi stai all’occhio.

    Ma se hai bisogno di un palo o dell’autista o di un eccellente paio di tronchesi industriali sono qui! :-D

  6. silvia67 Says:

    Viss, tu dici che siamo deboli e chiacchierone? Non credo. Siamo la giusta e conseguente evoluzione di ciò che le nostre madri ci hanno trasmesso applicata a questa realtà.

    Cambiano i modi di comunicare e di porsi, ma i principi che guidano l’archetipo della donna sono semplicemente in costante evoluzione.

  7. Viscontessa Says:

    Mi unisco a Silvia e aggiungo che se hai bisogno di contattare qualche associazione animalista per piazzarli, fammi sapere che mi informo:-)

  8. Viscontessa Says:

    Silvia, io ho la sensazione che si siano evoluti troppo rapidamente.

    La differenza generazionale tra mia madre e la sua e tra la mia e quella di mia figlia, non è così ampia come quella che divide me e mia madre.

    In fondo mia figlia gioca ancora con le barbie e mangia la nutella:-)

  9. silvia67 Says:

    sì, c’è un abisso tra noi e loro, ma non so se sono stata io fortunata con mia madre oppure se è così per la maggioranza di noi, ma loro, le nostre madri, almeno ci hanno provato a farci fare questo salto che loro per prime sentivano istintivamente incombente. Loro sapevano che non dovevamo avere la loro esistenza, loro sapevano che i sogni arditi o folli della loro gioventù (miracolo economico, ‘68 etc) avrebbero rivoluzionato il mondo. Loro hanno votato per il divorzio, per l’aborto, hanno combattuto contro leggi medievali come il delitto d’onore; loro hanno scelto non per se stesse ma per la generazione successiva.

  10. Viscontessa Says:

    Silvia, e noi per cosa lottiamo? più per noi che per i nostri figli e io di fronte a mia madre mi sento in colpa per questo.

  11. utente anonimo Says:

    Bene,

    in qualche modo mi conforta sapere di non essere l’unico che al passaggio della mamma reagisce nell’ordine con:

    - senso di colpa galoppante

    - occhiate furtive per vedere in che condizioni si trova la casa (sempre peggio di come dovrebbe essere)

    - tecnica dell’attacco a scopo difensivo, seguito da ulteriori sensi di colpa bonus.

    BLEEK

  12. giarina Says:

    mi ricordo 3131

    :*

  13. Luisona Says:

    Mia madre ha vissuto due volte, per me forse anche tre. Io mi sono adattata a questo camaleonte e ho assimilato il suo trasformismo, superandola. Io non ho sensi di colpa nei confronti di mia madre perchè alla nostra specie i sentimenti risultano più chiari che le parole.

  14. Annnika Says:

    A me piace il rumore della lavastoviglie :)

  15. DARKVAMPIRELLA Says:

    Mi hai fatto scoprire una parte di me… si, forse anch’io accendo la tv per coprire rumori che mi riportano un’angoscia recondita…

  16. Annnika Says:

    Io il rumore dei piatti non lo ricordo. Noi eravamo in 3, mio padre appena tornava dal lavoro ci metteva in pigiama, ci portava in giro sulle spalle e poi ci metteva a letto. Immagino che durante questo teatrino lei lavasse i piatti o li lavasse tardi dopo che anche loro si erano gustati una tranquilla cenetta. Io non ho sensi di colpa nei confronti dei miei…piuttosto un enorme complesso di inferiorità.

  17. Viscontessa Says:

    Annika, come la giri la giri si parla sempre di un senso di inadeguatezza.

    Luisona le parole sono un lusso che ci concediamo noi ma con i miei genitori parlo un linguaggio molto diverso.

    Il rumore della lavastoviglie piace anche a me.

  18. PlacidaSignora Says:

    Non mi sento in colpa nei confronti di mamma. Mi manca solo tanto…

  19. Viscontessa Says:

    già placida signora, poi succede anche quello e io penso a tutto quello che non ci siamo mai dette:-)

  20. riccionascosto Says:

    Casa mia non era mai silenziosa, con la sartoria c’erano sempre persone, e suoni, e la radio (anzi, la filodiffusione. Qualcuno se la ricorda?)

    I piatti, poi. Dobbiamo distinguere tre periodi: quello in cui mia madre aveva smesso di lavorare (fino ai miei sei anni, se non ricordo male), poi uno inrtermedio e poi… li facevo io, quelli di pranzo - e mamma andava a riposare prima di tornare al lavoro. Quelli di cena, invece - e lo fa ancora, quando decide di non metterli in lavastogìviglie - venivano lavati al mattino. Sempre con la radio accesa.
    Ecco, la radio del mattino è un’abitudine che avevo perso (la sto riacquistando ora, ma non allo stesso modo).

    Quanto agli altri silenzi… no, per quelli sono stata fortunata, almeno con mia madre. Con mio padre è tutto più difficile, ma ora, ogni tanto, ci proviamo.

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