tempo
Viscontessa, 18 Febbraio 2007Vado a rilento perché non ho fretta, la decisione è presa ma io per certe cose ho bisogno dei miei tempi e nel caso specifico ho bisogno di trovare il tempo.
Il tempo è l’esperienza più strana che mi sia mai capitata.
Ci sguazzo nel mezzo, lo osservo ogni momento, lo temo, lo bramo, lo cerco e lo perdo senza essere mai riuscita comprenderlo fino in fondo.
C’è un tempo che non ha tempo e che negli ultimi due fine settimana ho ritrovato intatto in una piccola chiesa del centro dove si sono sposati in miei genitori e che io non avevo mai visto.
Non l’avevo mai vista e non riesco a capirne il motivo tanto che oggi ci ho portato mia figlia ma la chiesa era chiusa come in quei sogni affannosi dove non sono gli eventi che si susseguono a caratterizzare il sogno, ma la sensazione di non arrivare mai.
Ieri sera poi ho ritrovato quel tempo in un menù, era un tempo in cui mio padre disegnava, un tempo perduto in molte trattorie dove tuttora i suoi disegni sono appesi ai muri o sui menù del giorno. Un tempo chiamato 1986 nel quale io ero già venuta via di casa in un pomeriggio di rabbia per andare a vivere in una piccola stanza a casa di mia nonna dove nella stanza accanto lavoravano dei pellicciai. Un tempo lontano che andrà perduto come va sempre perduto il tempo che non abbiamo vissuto insieme e che resta vivo solo fino a quando restano vivi i personaggi che lo hanno perduto.
Oggi pomeriggio invece quel tempo era in un cassettone, un cassettone nel salotto di mia madre che non riesce a rendere vivi quei mobili che pulsavano fino a quando mio padre pulsava insieme a loro.
Ora sono legno, legno antico e pregiato, carico di storia e di cera ma legno esangue come alcuni ricordi che non hanno tempo.
E poi c’è un tempo che si dilata nella sua precisione, un tempo così preciso che diventa incomprensibilmente lungo, un tempo che ha dei tempi ben precisi e si attiva premendo un tasto del tapis roulant. Cinque, dieci, venti minuti di tempo che osservo con tale attenzione da rendermi perfettamente conto di ogni secondo che passa e che nel suo trascorrere sotto la mia stretta sorveglianza, mi impedisce di formulare tutti quei pensieri che in cinque, dieci o venti minuti la nostra mente è in grado partorire.
Un tempo strano quello del tapis roulant, un tempo esigente che non ama perder tempo e che non va perduto ma neanche vissuto. Io quel tempo lì lo capisco molto poco così lascio che mi scorra tra le membra come un tempo a venire.
E c’è un tempo per capire e per capirsi, un tempo che ti costringe a nascere a morire cento volte in un secondo lasciando per ogni morte e ogni vita, una cicatrice profonda e invisibile che mi sta lentamente e incomprensibilmente consumando dentro.
Oggi ho visto la gioia, ho visto negli occhi di una persona che vedo ogni giorno, una gioia che non conoscevo, ancora una volta ero in un sogno nel quale ti svelano tempi morti che tu avevi pensato essere vivi.
Ho visto che il tempo che trascorriamo insieme è tempo morto e me ne sono rallegrata.
Poi ho comprato una bomboletta di stelle filanti e ho giocato con mia figlia.
Chissà se da grande rammenterà questo tempo trascorso insieme….





18 Febbraio 2007, 23:55
E’ perfetto cosi’ com’è il post, non servono commenti.
BLEEK
19 Febbraio 2007, 9:50
Concordo. Tuttavia c’è sempre tempo per commentarlo… Almeno si spera!
19 Febbraio 2007, 11:04
Ossì che lo rammenterà :-*
19 Febbraio 2007, 13:54
Prima, da sana adolescente quale sicuramente diventerà, dovrà un po’ scordarselo. Ma poi se lo ricorderà, sicuramente.
19 Febbraio 2007, 15:40
saremo noi, decrepiti, a non ricordare cosa abbiamo fatto il giorno avanti
19 Febbraio 2007, 17:53
Se lo ricorderà come il tempo più bello della sua vita, con nostalgia, commozione e gratitudine.
20 Febbraio 2007, 22:26
Chissà…. dell’infanzia si hanno ricordi strani e spesso mai i medesimi dei nostri genitori.
Ci rammentiamo episodi insignificanti per poi scordarne altri che i nostri genitori avrebbero giurato essere indelebilmente segnati nella nostra memoria.
Ma poi non è importante che ricordi questo carnevale, questo è un ricordo mio che resterà forse soltanto mio o che comunque è importante per me. Lei forse rammenterà una mia espressione di oggi o un mio gesto di domani e da quello trarrà per anni conclusioni forse completamente sballate che segneranno le sue scelte.
A volte avverto come insopportabile la responsabilità di creare ricordi pregnanti per il futuro di qualcuno.
Si lo so, avrei dovuto pensarci prima:-)
21 Febbraio 2007, 11:49
Ivano Fossati - C’è Tempo
Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.
C’è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.
C’è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d’estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l’ora muta delle fate.
C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.
È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.
Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz’ora sono qui arruffato
dentro una sala d’aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.
C’è un tempo d’aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.
C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.
Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.