Lettera dal blog
Viscontessa, 6 Febbraio 2007Cara viss,
ho ricevuto ieri sera il tuo post e insieme ad esso le risposte che cercavo ormai da tempo.
Sapevo che sarebbe successo, lo avevo sempre saputo fin da quel primo giorno in cui ci siamo incontrati e nel quale tu timidamente ti appoggiasti a me in cerca forse di risposte che io già sapevo non poterti fornire.
Come vedi la vita più che un dare e un avere è un chiedere e rispondere anche se sono davvero poche le occasioni in cui le risposte che riceviamo sono sufficienti a placare le nostre curiosità.
Qualcuno una volta diceva che i nostri punti interrogativi sono i nostri amici più fedeli e se è da questa fedeltà che nascono le nostre idee migliori so bene quanto a volte sia difficile sopportarne il peso.
Ma non è di questo che ovviamente volevo parlarti anche se in questo momento non sono importanti le parole che userò per rivolgermi a te né il loro contenuto, ma la sensazione che forse per l’ultima volta ti sarò vicino con la mia presenza.
Ah le donne! Né con loro né senza di loro, volubili, imprevedibili, incomprensibili eppure meravigliose proprio per il coraggio, l’incoscienza e la voglia di ricominciare sempre da capo inseguendo forse un sogno nuovo ancor prima che questo abbia preso forma.
Sentimentali anche nel più spietato cinismo tanto che a volte mi chiedo se non sia quel loro istinto materno talvolta così latente da essere invisibile persino per loro stesse, a portarle alla continua ricerca di una crescita da seguire, da perfezionare e rincorrere anche quando la crescita riguarda loro stesse.
E questa sei tu, sei tu con i tuoi lunghi silenzi e le tue storie, i tuoi racconti e i tuoi malumori, tu con le tuoi pensieri talvolta così contorti e altre così fulminanti da lasciarmi sempre senza parole.
Ma le parole non sono mai state il mio punto di forza perché il mio compito, il ruolo che mi hai tacitamente assegnato fin dal nostro primo incontro è sempre stato soltanto quello di essere a tua completa disposizione forzandoti solo con la mia presenza, a rammentarti che esisto e che sono o sono stato una parte delle tua vita.
Come ti dicevo all’inizio di questa lettera, già da tempo avevo capito che tu con me non eri più felice. Un’inquietudine che percepivo già da tempo, già da quando la nostra storia, la nostra relazione era uscita dall’ombra per diventare una relazione come tante altre, quel tante altre, quell’uniformità, quella conformità che ti ha sempre tanto spaventata convinta come sei sempre stata la regolarità sia sinonimo di mediocrità.
Ed è questo che adesso senti, questo che adesso percepisci ogni volta che ci incontriamo, quella mediocrità di linguaggio, parole e stile che riesci a malapena a mascherare in occasioni che si fanno sempre più rare.
Ed è questo ciò di cui mi rammarico, di non essere riuscito a farti comprendere fino in fondo, quanto tu fossi importante per te stessa e quanto imparare ad andare avanti a non mollare mai a non arrendersi, sia importante per crescere e maturare.
Penso adesso rileggendo il tuo post di ieri, che forse avrei potuto fare qualcosa più, forse avrei potuto insegnarti che a volte non vale la pena buttare via tutto perché non ci soddisfa più, ma basta modificare qualcosa, basta non farsi prendere dalla fretta, dalla tristezza, dalla stanchezza per vedere le cose sotto una luce diversa in grado di illuminare angoli oscuri della nostra personalità.
Ma in fondo, e di questo non solo te ne sono grato ma ne sono orgoglioso, forse ti ho insegnato ad esprimerti e a tirare fuori almeno un po’ di tutto quello che eri abituata a tenerti dentro e questa tuo post nel quale nonostante i tentennamenti prendi il coraggio di dirmi addio, ne è la prova più lampante di cui devi andare fiera.
Per quanto mi riguarda sai bene che io senza di te morirò così come con te sono nato e anche se ora vorrei dirti che non ti dimenticherò mai e che resterò sempre a tua disposizione per il giorno in cui dovessi cambiare idea, tu sai bene che io sono solo un blog e che i blog abbandonati finiscono per morire di inedia.
E ora vai, vattene senza voltarti indietro e senza rimpianti, vai incontro alla tua vita a testa alta perché hai appena imparato che senza ripensamenti, senza rimorsi, senza pensieri è più facile vivere e io che sono stato creato proprio per aiutarti ad affrontare la tua vita più serenamente, non posso che essere contento per te anche se avrei preferito sapere di aver raggiunto il mio scopo, aiutandoti a percorrere una strada diversa. Magari ancora al tuo fianco.
Ti aspetterò, per quanto mi sarà possibile sarò sempre qui ad aspettarti e se vorrai fare di me un uso diverso, se vorrai tornare da me fingendo che niente sia successo, se vorrai parlare d’altro o anche solo mi vorrai al tuo fianco la prossima volta che hai bisogno di passare il tempo senza pensare, io ci sarò e sarò per te ciò che tu più desideri.
Vai e qualche volta, se puoi, pensami.
Il tuo blog





6 Febbraio 2007, 23:25
no dico…
non scherziamo.
7 Febbraio 2007, 4:33
“Penso adesso rileggendo il tuo post di ieri, che forse avrei potuto fare qualcosa più, forse avrei potuto insegnarti che a volte non vale la pena buttare via tutto perché non ci soddisfa più, ma basta modificare qualcosa, basta non farsi prendere dalla fretta, dalla tristezza, dalla stanchezza per vedere le cose sotto una luce diversa in grado di illuminare angoli oscuri della nostra personalità.” io lo ascolterei…bravo a dere consigli il tuo blog, e anche io peraltro ma come mi ha insegnato una persona, cencio che parla male di straccio.
BLEEK
7 Febbraio 2007, 9:27
Ma tutto ciò ha a che fare con la protesta perché tuo marito non porta giù la spazzatura?
7 Febbraio 2007, 13:29
Questo blog e’ da sposare…
7 Febbraio 2007, 19:27
O’ blogg ingrato!***