ho spaccato tutto

Viscontessa, 23 Gennaio 2007

Gli oggetti hanno un valore simbolico che spesso va oltre a quello che siamo abitualmente portati a pensare.

C’era questo mobile, questa scarpiera che mi ero costruita ormai qualche mese di cui non so fino a che punto sono riuscita a trasmettere il valore che ne ha rappresentato la costruzione. Ma non importa, non è questo. E c’era quell’altro pezzo, quel pezzo di scarpiera che con i pezzi d’avanzo era diventato un mobiletto.

Ieri avevo portato le gattine a sterilizzare, ultimamente, sopratutto una delle due, passava molto tempo in giardino in compagnia di altri gatti e adesso non sono dell’umore adatto per sorbirmi una paternale sul rispetto della sessualità degli animali da parte di chi non ha mai avuto gatti.

Oggi avevo dei programmi, dei progetti, li avevo anche ieri, ultimamente ne ho troppi e troppo spesso come se questo inverno più caldo del solito, portasse davvero con se l’imminente fine del mondo.

Avevo questi progetti tutti ordinatamente schedati nella mia agendina e avevo questa necessità di ordinare qualcosa come un testamento continuamente ritoccato.

Ma l’agendina non ho neanche fatto in tempo a guardarla e sotto alla pioggia sono tornata a casa.

Si, c’era da acquistare la corda per saltare e poi quella telefonata, quella mail, quella cosa e quell’altra che non finiranno mai.

Avevo sistemato una pianta, era una pianta grassa che finalmente dopo un anno cominciava a stare meglio. Il valore simbolico delle piante è ancora diverso, è un valore tenero, morbido, discreto.

Le avevo chiesto se le andava di stare lì nel ripostiglio insieme alla nuova scarpiera su quel mobiletto un po’ storto che ne era venuto fuori dai pezzi d’avanzo. Stava bene lì e io l’ho lasciata lì solo per un giorno, il giorno in cui ho lasciato le gattine in convalescenza.

Per la corda pioveva e siamo tornati a casa dove ho trovato la pianta distrutta.

Le gattine l’avevano dissotterrata e buttata per terra e avevano buttato la terra ovunque e la pianta era tutta rotta, distrutta, ammazzata così in questo inverno troppo caldo.

L’ho portata fuori e ho cercato di sistemarla ma ogni foglia che mi rimaneva in mano accresceva la mia rabbia e il mio furore.

L’ho lasciata lì, le ho buttato sopra una secchiata d’acqua perchè la terra si posasse pesantemente sulle sue radici massacrate e poi ho preso l’aspirapolvere per togliere la terra dal ripostiglio.

Era ovunque, c’era terra ovunque, i mobili del ripostiglio sono coperti con le tende che ho fatto appositamente confezionare e i cestini nei quali tenevo il necessario per pulire le scarpe, la biancheria sporca, i pochi oggetti per il cucito e le lampadine, le chiavi, fino a quello più grande che contiene tutta la mia piccola collezione di campionicini di prodotti di profumeria, erano pieni di terra. Una terra sabbiosa adatta per piante grasse e secca, asciutta, chiara.

Ho iniziato a spostare prima una scatola, poi un cestino e poi un altro ma mentre spostavo quegli oggetti la rabbia saliva e montava e si faceva furore.

E’ stato così che in cerca della terra ho cominciato a lanciare fuori i cesti e poi le scatole delle scarpe e infine quel mobiletto tutto sbilenco che cadendo si è rotto e rompendosi la rabbia è montata ancora di più e ho preso a calci come ho preso a calci le scatole degli stivali e quelle delle scarpe.

Più rompevo, fracassavo e tiravo calci, più aumentava la rabbia e ho lasciato questa rabbia aumentasse fino a quando è toccato agli stivali e poi di nuovo al mobile che ho spaccato e alle ceste piene di roba che è volata per terra. E poi i cassetti, l’armadietto, e altre scatole e la piccola cassapanca e l’aspirapolvere che tirava su terra ovunque mentre pezzi di carta e cartone e legno schizzavano per aria insieme alle saponette, i piccoli flaconcini della crema che rilassa, quella che tonifica, quella che distende quella che lucida le scarpe.

E’ andata avanti così per un’ora, poi sono uscita in giardino sotto alla pioggia e ho cominciato a piangere ma piangevo di rabbia, una rabbia sorda e cattiva che mi ha costretto a tornare dentro.

Un altro calcio qua e un altro là…. poi mi sono fermata.

Ho pianto.

Ho sistemato tutto.

Ho finito adesso.





13 commenti a “ho spaccato tutto”

  1. utente anonimo Says:

    Su… e’ passato.

    kri

  2. utente anonimo Says:

    Mi sa che hai ESTREMO bisogno almeno di un bel po’ di ferie…

  3. brugue Says:

    Sono indeciso se farmi i fatti miei, della serie “sai passavo di qua per caso” oppure fischiettare come uno stron…, facendo finta di niente. Se esprimere solidarietà ai gatti, preoccupati per la padrona, o agli esseri umani che ti circondano. Oppure se lasciarti Quantestorie per qualche giorno. Ascolta tutto e qualche volta racconta storie bellissime… Ciao Bruno.

  4. Annnika Says:

    Mentre leggevo della pianta massacrata, della terra ovunque, del mobiletto che si rompe e del progressivo fare a pezzi di tutto quello che capita pensavo: ecco, io uguale, poi mi metto a piangere e poi risistemo tutto. Uguale fino in fondo, ho letto.

    Beh…non che il mal comune sia mezzo gaudio però…beh…un abbraccio.

  5. UnaVolpe Says:

    Ehi, mi fai preoccupare!

  6. feng Says:

    Ma oggi è un altro giorno… e tutto sarà passato. Me lo ripeto da tanto tempo. Perchè le cose non cambiano pur se ci impegnamo nel raggiungimento di questo obiettivo?

    Non lo so. Non so se la tua saggezza potrà aiutarmi. Dalla mia posso dirti che spesso sfogarsi fa bene, fa bene piangere ed esternare i propri drammi interiori, a patto che chi ci sta vicino sia disposto a comprenderli….

    Baci e buona giornata

  7. carlitos_rojos Says:

    Ho letto questo post mentre, in sottofondo, ascoltavo il pianoforte di Giovanni Allievi “Come sei veramente” (avevo aperta la pagina del mio blog) e le tue parole mi hanno commosso…tutto era meravigliosamente malinconico. Viss, lei scrive stupendamente.

  8. Lesorja Says:

    Adesso le tue gatte saranno spaventatissime, il mobiletto a pezzi, i campioncini frantumati, gli stivali spaiati. E magari la pianta si riprende…

  9. utente anonimo Says:

    Penso di associarmi nel fischiettare come uno stronzo di brugue….

    sai passavo di qua per caso…

    BLEEK

  10. mariodesantiss Says:

    una volta, in preda a non ricordo più quale ferita che mi attraversava in quel momento come le scosse lettriche, ho strappato e buttato tutte le lettere d’amore che avevo scambiato con diverse fidanzate in anni precedenti. Buttate, quindi non ho potuto recuperarle come hai fatto tu. Ora poi di lettere di carta non se ne scrivono più. Al massimo si preme il tasto “delete”. ma ovviamente non sono lettere scritte di pugno dall’altra persona, come pezzi del suo corpo e della sua anima che ti restavano tra le mani come polvere.E dunque al momento non solo ho distrutto per sempre qualcosa di me e non solo di me, ma ho anche cancellato da me, ho gettato un pezzo di storia dell’umanità passata che pure mi apparteneva.Siamo stati l’ultima generazione a scrivere lettere come fosse una cosa normale, come le mail o i blog di oggi.Quasi invidio allora l’ordine dei tuoi taccuini di impegni e dei tuoi campioncini, la possibilità di creare il caos, la possibilità di ricreare l’ordine e far tornare la calma dopo il diluvio. Tu dea degli elementi, io un povero Prospero. Solo a teatro si spezzano le bacchette della propia magia e poi la sera dopo sono di nuovo intere. Come i mobili del tuo ripostiglio.

    E noi siamo fatti della sostanza dei sogni,quindi il tuo teatro della distruzione è la vita vera. Il resto, come le mie lettere strappate, solo dissolvenza.

  11. utente anonimo Says:

    Ho fatto anche io una cosa simile alla tua Mario, continuo a pentirmene.

    BLEEK

  12. Roger55 Says:

    frammentazione e deframmentazione e successivo ripristino di configurazione di sistema della scarpiera e del suo contenuto……….ma…….ne valeva la pena..????….o tutto continua a non andare ????……

  13. Viscontessa Says:

    Stasera mi pareva giusto fare un riassunto della giornata di oggi che altro non è stata che una propaggine di quella di ieri anche se gli eventi che ieri mi avevano condotto a quel pietoso stato d’animo, quest’oggi si erano non solo ripetuti ma avevano assunto sfumature talmente tragiche da diventare persino comiche.

    Poi però mi sono resa conto che più che un post avrei dovuto scrivere un romanzo e alla seconda pagina mi sono arresa di fronte all’evidenza che oltre a tragica e poi comica, sarei diventata persino più prolissa del solito e ci ho rinunciato.

    Ne ho quindi salvato solo un una breve parte che adesso pubblicherò.

    Ciò nonostante, leggendo le vostre risposte, non posso fare a meno di confessare che uno dei lati che più detesto del mio carattere, è l’incapacità cronica di arrivare in fondo alle cose.

    Stamattina ripensavo a mia figlia che ieri sera, prima di andare a letto e dopo che le avevo chiesto scusa per quello scempio, mi aveva confessato che nel momento di maggiore ira, si era chiusa in bagno insieme alle gattine temendo che potessi davvero fare del male alle gatte.

    Del male alle gatte? Le ho risposto stupita per l’impressione errata che le avevo trasmesso di me.

    Mai e poi mai avrei fatto del male alle gatte così come non ho fatto alcun male ai miei stivali e anche il mobile, lanciato per aria e distrutto in mille pezzi, ha subito quel trattamento solo perché un attimo prima di distruggerlo, avevo già realizzato nella mia mente che avevo a disposizione i pezzi adatti per ricostruirlo e avevo per altro pianificato che la ricostruzione sarebbe avvenuta entro l’ora di cena. Un’ira funesta ma controllata che mi ha sempre impedito di buttare via, per esempio, le famose lettere manoscritte dei miei ex fidanzati.

    Le conservo ancora tutte e conservo anche i bigliettini d’auguri, gli appunti e tutto ciò che non potrebbe mai essere replicato. Come i miei gatti, come i miei stivali, come certi stati d’animo giustificati ma non giustificabili.

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