quello strano senso del pudore
Viscontessa, 28 Dicembre 2006Se si tratta di andare a comprare le sigarette nel bar dell’angolo, tengo ai piedi le mie pantofole gialle, i pantaloni del pigiama con gli orsacchiotti e vado.
Avevo una vecchia tuta nera che indossavo spesso per portare fuori il cane. Quando rientravo a casa dal lavoro, mi toglievo il tailleur e le scarpe alte e uscivo con la vecchia tuta nera e i capelli legati.
Allora in ufficio mi prendevano un po’ in giro perché qualche volta, quando sapevo che non dovevo incontrare dei clienti, arrivavo con la vecchia tuta da ginnastica e il giorno dopo in minigonna e giacca oppure con i jeans e le scarpe da ginnastica.
Mi sentivo a casa, mi vestivo così.
Quando mi sono trasferita a Roma per lavoro, ho subito acquistato una bella tuta nuova, bianca, bellissima e di ottima marca.
A Firenze avevo il mio cane nero mentre a Roma avevo un cane bianco e finito di lavorare tornavo a casa mi toglievo il tailleur e portavo al Pincio il mio cane bianco con la mia bellissima tuta bianca.
La prima volta che sono uscita con la tuta bianca, mi sono sentita terribilmente in imbarazzo, come fossi nuda, come se invece di una bellissima tuta bianca fossi completamente nuda con un cane al guinzaglio. Nudo pure lui.
La tuta bianca e la tuta nera, a distanza di oltre dieci anni, sono ancora nel mio armadio. Quella nera è bucata mentre la bianca è macchiata di morchia della bici e di qualcos’altro sulla coscia di cui non saprei indicare la provenienza.
Indosso indifferentemente entrambe e vado a fare la spesa, a portare fuori il cane e qualche volta persino altrove.
Anche il pigiama con gli orsacchiotti è molto vecchio, così vecchio che non saprei più neanche dire da dove arriva. Sono molti anni che non compro più pigiami né camicie da notte perché le mie vecchie tute e due vecchi maglioni infeltriti, bucati e macchiati sono diventati la mia divisa da casa.
Qualsiasi sia la mia attività casalinga.
Del cane bianco e del cane nero, invece, mi rimane soltanto una vecchia foto scattata con una polaroid. Il cane nero che fissa preoccupato l’obbiettivo, quello bianco acciambellato con gli occhi chiusi sul cane nero.
In palestra le cose piuttosto bene, mi siedo, faccio i miei esercizi poi torno nello spogliatoio, indosso il costume e l’accappatoio e attraverso il salone per andare verso il thermarium.
Come fossi a casa mia.
Come se io con quel posto avessi la stessa confidenza che ho con le mie tute, con i miei cani, con il bar dell’angolo o con il supermercato.
Sono costretta insomma a condividere l’intimità del mio accappatoio bianco con una marea di estranei e le cose non vanno certo meglio dentro agli spogliatoi dove le donne stanno tranquillamente tutte nude a spalmarsi creme o ad asciugarsi i capelli.
Io cerco sempre un angolo più nascosto, la doccia più lontana o gli armadietti più scomodi.
Mi sento a disagio.
Preferivo il mio cane bianco e il mio cane nero.
Con loro sarebbe stato più semplice attraversare il salone con l’accappatoio bianco o con la tuta nera.





28 Dicembre 2006, 11:54
Non oso immaginare come verrai vestita alla sfilata di moda caustica del 22 gennaio…
28 Dicembre 2006, 14:56
Attendo il servizio fotografico della sfilata
Ma la tuta nera+cane nero, bianca+cane bianco, era per mimetizzare i peli dei botoli vero?
(Appena riesco a riaprire la posta senza picchiarmi col server ti rispondo nèh? ;-*)
28 Dicembre 2006, 21:54
…anche se il cane non fa il monaco …. :p
chissà come si chiamavano…
nano nano
28 Dicembre 2006, 23:55
Nulla è piu’ sexi di una donna in jeans e scarpe da ginnastica,
anzi no, è piu’ sexi una donna in jeans, scarpe da ginnastica e cane al seguito.
BLEEK
29 Dicembre 2006, 1:10
tuta nera cane nero, tuta bianca cane bianco.
sempre perfettamente in ordine….almeno da lontano:-)
(il cane bianco era sordo come una campana ma ce ne siamo accorti solo un anno dopo)