Vola, colomba bianca vola

Viscontessa, 5 Dicembre 2006

Una primavera di molti anni fa quando le mie coetanee già si dedicavano ai primi approcci con il mondo dell’uccello adulto, io mi trovavo a covare un uovo di colomba nella tasca del mio cappottino di adolescente convinta, nonostante i tentativi altrui di dissuadermi, che vedersi nascere un uccello tra le mani, fosse un’ottima occasione per instaurare con lui un durevole rapporto di fiducia e reciproca conoscenza.

L’uovo era stato lungamente covato da una candida colomba che una notte , insieme alle sue compagne, era caduta vittima dell’imboscata di una volpe da cui si era salvato appunto soltanto quell’unico uovo.

Mio zio, il proprietario delle colombe e della colombaia costruita sopra al suo piccolo cottage di campagna, mi disse subito di non farmi alcuna illusione ma la fanciulla sotto al pero, che quando si parla di certi argomenti ad essere del tutto sincera, da sotto il pero non si è mai alzata, non volle sentire ragioni e si infilò l’uovo nella tasca del suo cappottino cercando, con il tepore delle sue mani, di far schiudere il piccolo uovo affinchè una nuova colomba potesse spiccare il volo nel cielo blu della Costa Azzurra dove lo zio viveva e lei stava trascorrendo quella piacevole vacanza.

Per i tre giorni in cui la fanciulla si dedicò alla cova, la sua mano non abbandonò mai l’uovo e nel corso delle notti in cui le era vietato coricarsi con il solito cappottino, l’uovo veniva riposto ora sotto il cuscino, ora sopra alla pancia, ora in luoghi il cui tepore non poteva mai venire meno.

La fanciulla mangiava con una sola mano, si lavava con una sola mano e con una sola mano faceva qualsiasi altra cosa mentre nella sua mente già evidentemente compromessa da una fin troppo lunga permanenza sotto ad un pero, prendevano vita struggenti immagini di una piccola colomba che rompeva il guscio con il suo fragile becco e che osservando il mondo per la prima volta, riconosceva in lei la madre naturale, la colomba bianca che l’aveva generata e che le avrebbe insegnato a vivere e volare.

Di tanto in tanto, nascosta negli angoli più remoti del giardino, la fanciulla tirava fuori l’uovo dalla tasca e senza mai fargli mancare il tepore della sua mano, osservava l’uovo attentamente cercando di cogliere i movimenti di quella vita che a suo avviso, andava di giorno giorno formandosi dentro al guscio.

La fanciulla e il suo uovo erano felici, gli adulti sempre così impegnati ad organizzare gite, pranzi e cene che rallegrassero la loro vacanza, dimenticarono presto l’uovo nella tasca del cappottino e i primi giorni non fecero neanche troppo caso a quella mano della fanciulla sempre intenta a covare l’uovo.

Poi, allo scadere del terzo giorno, lo zio della fanciulla che non aveva dimenticato, mi chiese cosa ne avessi poi fatto di quell’uovo e quando io orgogliosa lo tirai fuori dalla tasca del mio cappottino, un’espressione stupita, preoccupata e inorridita, si impadronì dei volti degli adulti e un urlo di terrore si levò alto nel cielo “ma sei matta! Butta immediatamente via quell’uovo prima che marcisca e si rompa!”.

La fanciulla allora scoppiò in lacrime, in amarissime lacrime asciugate solo dalle dolci parole dello zio che si intendeva di uova e che le spiegò che l’unica possibilità che la colomba dell’uovo potesse nascere anche senza la cova della madre, sarebbe stata che l’uovo si fosse schiuso quasi subito dopo il suo ritrovamento.

“ma la colomba che sta dentro?” singhiozzò la fanciulla

“è morta” sentenziò amorevolmente lo zio e quando la fanciulla strepitando come una strega tentò la fuga nel bosco per andare a covare il suo uovo in santa pace, fu placcata da uno degli adulti che nel tentativo di fermarla, urtò l’uovo che si ruppe……

Dentro, effettivamente, c’era una piccola colomba bianca perfettamente formata ma perfettamente morta che non appena si affacciò alla vita in quelle misere condizioni, sprigionò nell’aria una nube tossica che causò attacchi di nausea e vomito in buona parte dei presenti compresa la fanciulla.

Il resto, purtroppo, fu solo il consueto espletarsi di una funzione religiosa che ebbe luogo nel prato del giardino dove dentro ad una piccola buca, furono sepolti i resti della colomba e con essa la prima grande delusione della fanciulla per il mondo degli uccelli.



4 commenti a “Vola, colomba bianca vola”

  1. utente anonimo Says:

    Inizia su un tono e finisce su un’altro….

    E mo’ come commento?

    BLEEK

  2. metallicafisica Says:

    Il famoso “Columbus day”.

    *

  3. brugue Says:

    ahahah… Il columbus day è fenomenale. Ma tutto il post è frammentato di sana e pura ironia…

  4. waki Says:

    il punto è che vista la conclusione si potrebbe dedurre che delusa dagli uccelli la fanciulla si dedichi alle passere.

    °-°

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