storia di una dattilografa senza dita
Viscontessa, 3 Dicembre 2006Ieri sera, osservando gli indici di entrambe le mane, ho capito che i tempi erano ormai maturi e che prima che anche io maturassi troppo, era giunto il momento di scrivere finalmente il capolavoro destinato a rivoluzionare la letteratura italiana.
Il romanzo, naturalmente, è già tutto scritto nella mia mente e ora, prima che le restanti otto dita delle mani facciano la stessa fine degli indici, è bene che mi sieda di fronte a questa tastiera per creare qualcosa di veramente unico e prestigioso che non sia soggetto al deterioramento materiale a cui andranno ovviamente incontro le mie ultime creazioni artigianali.
Un indice me lo sono giocato la settimana scorsa tentando di scrostare una cacca di pappagallo dal paralume di una lampada, sull’altro sono intervenuta ieri con una martellata che mi ha annerito l’unghia e che adesso si rifiuta anche solo di avvicinarsi alla tastiera.
Tutto nasce da un sogno di bambina e dal destino cinico e baro che si prende gioco delle nostre ambizioni frustrandole e maltrattandole fino a renderle uno sbiadito ricordo della nostra infanzia, e se ciò che siamo diventati da adulti non assomiglia neanche lontanamente alla proiezione dell’adulto che avevamo di noi nell’infanzia, ciò non significa che la vocina di quel fanciullo fiducioso e ingenuo che alberga in noi, debba rimanere per sempre inascoltata.
Sii te stesso, abbi il coraggio di affrontare la vita sempre a testa alta, credi nei tuoi sogni, impegnati per realizzarli e soprattutto non lasciare mai che siano gli altri ad ammazzare le tue ambizioni.
Questo in sintesi il succo del romanzo, un racconto autobiografico che inizia un pomeriggio d’estate sotto un pero quando una fanciulla perduta nello struggente spettacolo del tramonto, posa la manina sul suo cuore e scopre che quella fitta al petto che lei aveva interpretato come l’infausto presagio del destino, altro non era che il giovane dolore di una ghiandola mammaria che si affacciava per la prima volta sul mondo.
La fanciulla, rassicurata da quella ghiandola mammaria, si rende conto che da grande non dovrà fare la scrittrice come aveva temuto di fronte alla possibilità che il dolore al petto fosse il frutto di un’emozione troppo intensa per non essere descritta, e alzandosi dal pero sotto il quale era seduta, corre ad iscriversi ad un corso di dattilografia.
La sua infanzia infatti, era stata caratterizzata dalla malinconia dell’animo di un futuro incerto. Guardandosi ogni mattina allo specchio, aveva per lungo tempo temuto di dover fare della sua bruttezza virtù e ormai sulla soglia di un’adolescenza che pareva essersi dimenticata di lei, era quasi del tutto convinta che le sarebbe toccato studiare come un ciuco per ritagliarsi una sua posizione nella società.
Poi quel giorno sotto al pero aveva finalmente ricevuto il segnale in cui aveva riposto a suo tempo tante aspettative e ora, consapevole di una bellezza che sarebbe sbocciata entro breve ed entro breve se ne sarebbe andata, si apprestava con rinnovata fiducia ad affrontare il mondo e ad impegnarsi con tutta se stessa per realizzare il suo sogno di bambina.
Lei da grande avrebbe voluto fare l’amante di un uomo ricco e potente e quel seno, quella piccola ghiandola che finalmente le si era rivelata sotto il tocco lieve delle sue dita, le aveva confermato che anche lei sarebbe potuta essere ciò che aveva sempre sognato.
Per questo si era iscritta ad un corso di dattilografia, nei suoi progetti di bambina sapeva bene che diventare una brava segretaria sarebbe stata l’occasione migliore per realizzare il suo sogno e le sue dieci dita, fino ad allora preoccupate dall’idea di dover tenere in mano soltanto una penna, trovarono finalmente anch’esse la loro parte nel progetto della fanciulla.
Il romanzo, con un finale ovviamente a sorpresa, ripercorrerà la vita di questa donna, i suo tormenti, i suoi successi, i suoi fallimenti e il lungo e doloroso percorso interiore che la porterà ad acquisire una nuova e sconvolgente consapevolezza. Ambientato tra gli anni ottanta e novanta, il romanzo fornirà uno spaccato crudele e fedele di quegli anni per giungere fino ai giorni nostri in un alternarsi di personaggi e situazioni nei quali ciascuno potrà almeno in parte riconoscersi.
Un romanzo, che scritto stravolgendo completamente le regole di sintassi, punteggiatura, ortografia e senso logico, rappresenterà il primo romanzo della corrente letteraria del “kappa” di cui nei secoli futuri se ne riconoscerà l’immenso valore letterario e storico che esso rappresentarà.
Ora vado ad attaccare una mensola e quando ho finito io e le mie otto dita torniamo qui.
Speriamo che tanto non siano diventate sette altrimenti non finirò mai……





4 Dicembre 2006, 4:35
Spiazza tutti e dedica un intero capitolo al tentativo (fallito?) di covare un uovo in tasca.
Io ti scrivo la prefazione, e quando, finalmente, sarai invitata da Fazio per la presentazione…,con estrema nonchalance, mi citerai.
p.s.
Tutto cio’ dovra’ avvenire prima del momento in cui glielo tirerai in fronte ,nel tentativo di beccarlo con lo spigolo, per averci martellato con Celentano.
La tempistica è tutto.
BLEEK
4 Dicembre 2006, 13:50
Viss
la trama del romanzo mi ricorda parti de “il segno di Venere” (Dino Risi, 1955).in quel film la Loren (con ghiandole mammarie enormi) cerca lavoro e la Valeri (intelligentissima e ironica) lavora come dattilografa.
Si tratta solo di decidere dove - nel periodo soprascritto - aggiungere il “come te”.
4 Dicembre 2006, 15:24
Io noto già un prevalere di simboli, di allegorie: il primo annuncio della crescita ghiandolare avviene sotto una evocativa pianta di pere. Insomma, sarà un successo, soprattutto se coinvolgerai, nella scalata al successo, un politico corrotto e un prete compiacente, e nella risalita dal baratro uno stilista gay.
4 Dicembre 2006, 15:28
@BBSlow
eh no!
se ci infili un politico corrotto, un prete compiacente e uno stilista gay che risale dal baratro rischi una querela per plagio da parte di un qualsiasi quotidiano in un qualsiasi giorno.
4 Dicembre 2006, 16:06
Comunque lo compro…dimmi quando esce che lo compro…
4 Dicembre 2006, 16:53
OK, allora facciamo un politico buono e un prete gay (perchè il prete stilista non viene bene). In ogni caso, il successo è assicurato.
4 Dicembre 2006, 19:22
Stesso pericolo BBSlow,
Plagio per il prete gay
e procurato allarme nonche’ diffusione di notizie infondate per il politico buono.
P.S. Vis, la parte superiore del volto appartiene a te?
Se si..chi osa dire che le donne con il velo non hanno fascino?
4 Dicembre 2006, 21:26
Bleek, questo è un blog piuttosto casereccio, la foto è mia ma è di qualche anno fa, non potendo usufruire delle moderne tecniche di photoshoppaggio mi sono arrangiata come potevo.
Comunque, bando alle ciance, politici, gay e preti sono troppo rappresentativi di un’attualità che non appartiene al nostro personaggio. Non vorrei diventare la Bruna Vespa de noartri…
No, suvvia, la fanciulla sotto al pero merita un romanzo contro tendenza con personaggi davvero contro tendenza…che so, un umile blog? Una velina maiala? Un stilista etero? Insomma qualcosa del genere.
Ora, prima che la nostra piccola eroina prenda vita dalle sette dita che mi sono rimaste (una ce l’ho nel naso) vi narro la storia dell’uovo di colomba.
4 Dicembre 2006, 23:37
Attendo con ansia la sorte dell’uovo.
P.S.
A scanso di equivoci, il mio commento sulla foto e sul velo era un complimento.
Mi riferivo al fatto che pur vedendosi solo la parte superiore del volto, traspare comunque fascino da vendere.
..Che lisciata eh?
BLEEK
5 Dicembre 2006, 1:40
e’ che il fascino me lo sono già venduto tutto a suo tempo, purtroppo adesso non mi resta che vendermi le vecchie foto:-)
5 Dicembre 2006, 1:51
Questo non lo so’.
A me provocano sempre un certo fremito quegli occhi che ti scrutano a fondo pagina.
Tranquilla, non ci sto’ provando.
Bleek
5 Dicembre 2006, 10:16
E vabbè, allora se non volete scrivere un best seller ditelo subito…