Ma siamo sicuri che CSI non sia adatto ai bambini?

Viscontessa, 28 novembre 2006

Ci hanno detto che non siamo dei bravi genitori.
Troppo accondiscendenti, poco attenti, poco presenti, poco autoritari, troppo buoni.
Ci hanno detto che essere genitori è un mestiere. Pensi al falegname, all’ingegnere, allo statale, all’urologo. No, il mestiere di genitore è il mestiere più difficile del mondo…. astronauta? Scienziato? Scaricatore di porto? Pensi ai tuoi genitori e ti ricordi che parlavano di responsabilità e sacrifici ma quella cosa che tu eri il loro mestiere e che eri il mestiere più difficile del mondo non te la ricordi. Ma siamo stati in analisi per anni e abbiamo scoperto che la colpa, qualsiasi colpa, è stata loro e allora quel lieve senso di angoscia che ti attanaglia lo stomaco all’idea di diventare genitore, si fa più consistente e più impalpabile al tempo stesso.
I bambini hanno bisogno di sicurezze, di serenità, di dialogo e di attenzioni, e non ti ricordi che tua madre abbia mai giocato alle signore con te, né che ci fosse un gran dialogo se non quello di un’educazione che non ammetteva deroghe.
Abbiamo inventato la televisione, i video giochi, gli hamburger, i corsi di inglese, internet e i telefonini, ma i nostri bambini dobbiamo preservarli da tutto ciò e li alleviamo ancora con Cappuccetto Rosso, Pinocchio e i vecchi film di Walt Disney.
O almeno questo è ciò che sogniamo che per loro e per l’immediato futuro del pargolo che arriva un giorno nella nostra vita e nella nostra vita si ferma per molto più tempo di quanto le nostre ottime intenzioni possano sopravvivere.

Oggi mi ha chiamato un’amica dall’ospedale.
Nel pomeriggio si sarebbe dovuta sottoporre ad un intervento chirurgico.
Tre anni fa le avevano asportato entrambe i seni per via un’anamnesi familiare che non le avrebbe dato scampo e che ha convinto i medici che nel suo caso sarebbe stato meglio prevenire anziché curare.
Dopo il primo intervento ne sono seguiti molti altri di ricostruzione e una convalescenza che ovviamente si è protratta per molto tempo. Poi il riconoscimento di un’invalidità permanente che le ha portato un lavoro in banca, e qualche mese fa l’improvvisa morte di suo padre che viveva all’estero e le conseguenze di una eredità da gestire con un fratello che vive lontano e con cui non ha mai avuto buoni rapporti.
Suo figlio ha l’età della mia, dieci anni e i primi sette anni della sua vita li ha trascorsi con una madre talmente immedesimata nel ruolo da ritrovarsi infine sola e senza amiche con le quali condividere quotidianamente le gioie di un chilo di spinaci freschissimi acquistati la mattina al mercato. Suo figlio a scuola non fa il tempo pieno perché lei ci teneva a seguirlo nei compiti e nella crescita. Ogni giorno la scuola, un pranzo a base di tortino di spinaci freschissimi e alimenti biologici, i compiti, la merenda con una torta fatta in casa solo con uova freschissime, i giardini, la doccia, una cena a base di “freschissimo” e dialogo sulla giornata trascorsa, l’igiene orale, un po’ di televisione di sole videocassette selezionatissime dalla madre, il bacio della buona notte e alle dieci a nanna. Il tutto inframezzato da molti sport che hanno condotto la madre a ritenere che non fosse portato per gli sport e allora lezioni di questo, quello o quell’altro. La casa tappezzata dai disegni del pargolo, le vacanze in funzione delle esigenze del pargolo, le amicizie del bambino accuratamente coltivate e selezionate dalla madre, e le riunioni a scuola, il catechismo, la buona educazione, la sana alimentazione, i giusti stimoli, le giuste punizioni, il giusto dialogo, il giusto tono di voce, la giusta attenzione, serenità, affetto, sicurezze. La giusta vita di un bambino voluto, seguito, amato e preservato da tutte le tentazioni della nostra società.

Un disadattato. Un bambino dai mediocri risultati scolastici, sportivi e di relazione con gli altri. Un bambino che in assenza di sua madre diventava insopportabile, assente e indifferente a qualsiasi tipo di rapporto con gli altri. Una delusione per sua madre che sosteneva che all’età di cinque mesi scegliesse da solo le scarpine da indossare.

Oggi la mia amica mi chiama dall’ospedale e di freschissimo non aveva più neanche il tono con cui mi narrava delle sue avventure degli ultimi tempi.
Mi dice che di recente è stata una settimana a New York con amici e di seguito altre due settimane nella sua terra d’origine per cercare di sistemare l’eredità di suo padre.
Le chiedo del marito, l’uomo più disponibile che io abbia mai conosciuto e le chiedo del figlio il bambino più difficile che abbia mai conosciuto. Cambia discorso, è a disagio, per tanti anni la sua meravigliosa famiglia era la centro di ogni suo discorso. La sua presenza, fino a qualche anno fa, era insopportabile ai più: un esempio di famiglia serena e felice, pronta ad affrontare insieme ogni difficoltà, dedita alla crescita del piccolo ma soprattutto ostentata con la sicurezza di chi sa di seguire alla lettera ogni consiglio o suggerimento, per condurre una vita serena e allevare un bambino sereno.
Lei oggi glissa, è a disagio, vorrebbe parlare di quei problemi che fino a ieri erano solo problemi altrui e che lei riteneva che gli “altrui” non sapessero affrontare come si deve.
Poi cede, piano piano cede, il bambino sta bene, benino sai è in quella fase prepuberale che rende tutti i bambini insopportabili (a dieci anni?) e il marito sta bene, benino, sai io ho un sacco di problemi e di cose da fare e lui non mi capisce, non c’è più dialogo come una volta, non mi sta vicino. Ma chi si occupa della famiglia? Lui, certo, si occupa dei bambini (tanto ne hanno avuto un altro) della scuola, della casa, della spesa, della cucina, di tutto quello che c’è da fare. E i bambini li hai lasciati soli tre settimane per andare a New York con amici e poi a casa tua? Beh, si certo, sono rimasti con il babbo, io lavoro tutto il giorno, devo sistemare l’eredità, mi devo operare un’altra volta…insomma avevo bisogno di una vacanza! E….. come è andata? Benissimo, figurati che quando sono tornata a casa mio figlio mi ha detto che senza di me è stato molto meglio.

Ma siamo sicuri che si debba affrontare l’esperienza di essere genitori oggi con lo stesso cipiglio, dedizione, scrupolosità e ambizione con cui si affronterebbe il mestiere più difficile del mondo? E soprattutto, siamo sicuri di riuscire a farlo fino a quando i nostri figli non saranno adulti senza sentirsi delusi dalla mancanza del raggiungimento degli obbiettivi di un ruolo che non è un mestiere?



16 commenti a “Ma siamo sicuri che CSI non sia adatto ai bambini?”

  1. brugue Says:

    Oddio perchè vuoi mandarmi in crisi? Che cosa ti ho fatto? E’ vero non scrivo tanto sul blog (quei rompi… sul lavoro ormai mi tengono ostaggio…), ma non ti ho mai offeso. Perché scrivi questi post sul ruolo difficile dei genitori? E’ solo martedì. Siamo quasi ad inizio settimana. C’è il catechismo, la lezione privata, l’ora di pallavolo e per l’altra bimba la lezione di tennis, ci sono le prof della più grande che rompono, «ma sua figlia perché non si applica…» e tu, cara Viss, cosa fai mi scrivi un bel post. Ora c’è il grande interrogativo: «Mi piacerebbe andare ad Oxford…» Ed io sono rimasto pietrificato, Mi hanno raccontato che non ho mosso un muscolo facciale in dieci m inuti. Hanno anche chiamato l’ambulanza. Poi, farfneticavo in inglese e spiegavo a mia figlia: io sono vero lord inglese, se vuoi qualche lezione puoi dialogare con me…».

    «Dialogare con te? Ma sei pazzo! Mami… papi non si sente richiama il dottore…» E tu, cara Viss, cosa mi scrivi: il post sui genitori? No, meglio Csi. Almeno si vede un po’ di sangue…

  2. cornersoul Says:

    Ma la tua amica non esiste, vero?

    L’hai inventata per far capire a qualcuno quanto in realtà tu sia un’ottima madre [cosa che ,se ricordo bene alcuni tuoi vecchi post, nessuno dovrebbe metttere in dubbio]

  3. mariatn Says:

    So che esistono, le Madri Perfette che non hanno dubbi mai.

    Io, modestamente, lo sono. (O no?)

    :-)

  4. violacciocca Says:

    l’amica di Viss esiste eccome! Io ne almeno tre uguali, e tutte, ora che hanno i figli adolescenti, stanno cominciando a pagare la dedizione totale al mestiere: figli immaturi, disadattati (i loro coetanei hanno fiuto infallibile per i cocchi di mamma), svogliati e piuttosto inetti. D’altra parte cosa hanno fatto loro loro se non che assistere alla mamma che si occupava freneticamente del loro benessere?

  5. Viscontessa Says:

    Mah, io parto dal presupposto che non esistano ottimi genitori perchè per quanto ci si possa sforzare di esserlo, ogni essere umano ha un modo estremamente individuale di “percepire” la vita, così come non credo che concentrare tutte le proprie energie per allevare un figlio, possa renderlo un giorno un adulto migliore di altri. Se è vero che il ruolo educativo del genitore è essenziale, anche fornire ai bambini un esempio di vita che sia alternativo all’essere solo genitore, può essere un ottimo stimolo per la crescita.

    Tra l’altro, e questa è la cosa buffa, non siamo noi a poter giudicare il nostro operato di genitori ma lo faranno i nostri figli quando saranno grandi. A volte, un attimo dopo essermi fatta un sacco di sensi di colpa nei confronti di mia figlia, penso che probabilmente lei non si è neanche accorta di quelle che io reputo mie mancanze mentre ne sta elaborando altre di cui io non sospetto neanche l’esistenza.

    E poi…. se penso che gli ottimi genitori sono sempre quelli a cui vanno i commossi ringraziamenti delle varie Miss, mi chiedo se essere ottimi genitori significhi allevare galline e se sia davvero il caso di essere “ottimi” o se non valga la pena di essere mediocri ma allevare esseri pensanti con tutte le conseguenze che il ragionare con la propria testa può portare.

  6. cornersoul Says:

    era quest’ultimo concetto che intendevo…

  7. waki Says:

    preservativi, pillole del giorno prima, del giorno dopo, spirali, cerotti…

    … non ho che l’imbarazzo della scelta per non essere assunta a far quel mestiere là.

  8. urigami Says:

    cara Viss hai tirato fuori una questione bollente… la famiglia affettiva (sichiama così quella che descrivi tu, dove non manca, niente ecc.) sta combinando un sacco di guoi. almeno la famigia autoritaria (quella nostra penso) una cosa la faceva capire bene: il confine tra bene e male. ci sono libri e libri che ne parlano. ti faccio solo un esempio: ai nostri tempi se chiedevi a un ragazzino di 10 anni che lavoro voleva fare da grande il 90% rispondeva il lavoro del padre o comunque una professione classica.. prova adesso…

  9. contevico Says:

    Io non sarei drastico: si può essere buoni genitori senza creare necessariamente delle miss.

    Il fatto è che quello del genitore non è un mestiere (magari lo fosse: ci si atterrebbe a regole certe, sperimentate, codificate).

    E’ una condizione.

    E come tutte le condizioni risente di mille fattori, molti dei quali esterni, non governabili e spesso neanche influenzabili.

    Mettiamoci in testa che i nostri figli più crescono più passano il loro tempo lontani da noi e dalla nostra influenza: a scuola, con gli amici, con i compagni di svago o di sport.

    Gli elementi esterni in grado di influenzarli saranno sempre più numerosi.

    A noi il compito di dare linee guida.

    Dopo di che non possiamo fare altro che incrociare le dita sperando di avere un gran culo.

  10. Viscontessa Says:

    Urigami, io so solo che mia figlia un paio di anni fa aveva una compagna di classe iraniana e mi disse che da grande voleva portare il velo:-)

    Non conoscevo la distinzione tra famiglia affettiva e famiglia autoritaria, ti ringrazio di avermi confermato che anche qualcuno più autorevole di me, si è occupato dei probabili danni di questo tipo di famiglia:-)

    Conte unn’ho tempo che devo andare alla riunione degli scout di tua figlia, cosa penso te l’ho già detto.

    (p.s mentre sono fuori occupati di farle lavare i denti, rimettere a posto la sua stanza e mandala a letto presto!)

  11. chiaralice Says:

    Carissima Vis, che dire? mia figlia e’ tornata da scuola nel pomeriggio, “Come e’ andata oggi? ” ho cinguettato io, affabile..” Il solito” ha grugnito lei per zittirmi! Poi si e’ incollata le cuffiette della musica e , vista l’aria che tirava

  12. chiaralice Says:

    Ops che e’ successo al mio commento? si e’ troncato a meta’!

    Aggiungo la parte mancante (se me la ricordo)

    …e vista l’aria che tirava me ne sono andata in palestra! dopo cena poi davanti alla tv insieme: CSI appunto! Con me che ogni tanto chiudevo gli occhi e le dicevo di NON guardare! E lei che mi prendeva in giro…”oh mammaaa ma che sara’ mai!!!???”

  13. utente anonimo Says:

    visto il mondo che ci ritroviamo, dopo millenni di praticantato, mi verrebbe da dire che il “mestiere” di genitore ci viene molto male.

    Non impariamo mai.

    E le eccezioni, sempre che ci siano ,eccezioni, non fanno la regola.

    il genitore è davvero una condizione esattamente come quella del figlio.

    solo che un genitore dovrebbe esserne consapevole, dovrebbe essere tenuto a sapere che la sua condizione di generare non è una cosa bau bau micio micio,

    il figlio no, il figlio deve fare solo il figlio.

    “sapere” della condizione sarebbe già un bel punto di partenza.

    un bacio ludo

    la funambola

  14. lostudente Says:

    sono convinto che sia comunque la “cosa” più difficile al mondo, che poi sia un mestiere o meno, questo è da decidere.

    Forse può essere più visto come una società o una coperativa, ma con ruoli ben prestabiliti: il genitore si occupa della parte amministrativa e commerciale, il figlio/a delle pubbliche relazioni. Perché alla fine, la vita è del figlio/a e dalui o lei va vissuta fino all’ultima “goccia”.

    E’ molto complicato far crescere e portare avanti questa sorta di “azienda”, perché le incognite e le leggi del mercato e del marketing sono molto dure e assai spietate: basta un non nulla perché il tracollo finanziario, l’equilibrio aziendale e tutto il sistema si inclini portando al fallimento.

    Mi scuso per la similitudine: se qualcuno lo paragona a un governo, io tolgo la fiducia!

    :o)

  15. utente anonimo Says:

    Noi mangiamo pizza e guardiamo Dott. House, oppure cinese con CSI, racconto fiabe e la domenica io faccio il pane (con farina biologica). La cosa “mestiere di genitore” mi fa angoscia :)
    Annika

    p.s. a proposito di bambini per me è molto bello il tuo post del 27 dicembre scorso :)

  16. Viscontessa Says:

    Chiara e Annika, noi siam qui con il dott. House e con la tenia però anche io ogni tanto faccio il pane in casa (anzi lo facevo). Siamo un’accettabile via di mezzo che si pone domande, si da risposte e poi frulla il tutto e segue l’istinto?

    LoStudente, Fù, entrambe fornite una spiegazione molto razionale a dubbi che pur esposti razionalmente, nascono dalle viscere proprio come i figli. E questo è il vero problema perché fino a quando essere genitori non era “un mestiere”, i figli erano quasi sempre soprattutto il frutto dell’ambiente in cui erano cresciuti. Non c’erano stimoli esterni che potessero influire sull’educazione dei propri figli e l’istinto era quasi sempre sufficiente ad allevare i propri cuccioli.

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