Che qualcuno mi denunci: sono un marchio contraffatto
Viscontessa, 20 Novembre 2006Io sono Made in Italy, lo attesta il mio certificato di nascita sul quale solo il mio cognome tradisce la presenza nel mio organismo di un cinquanta per cento di materiale proveniente da un altro paese.
Ma a vedermi così, a sentirmi parlare o ad usarmi, non se ne accorgerebbe nessuno.
Certo sono stata assemblata con parti provenienti dai paesi della Comunità Economica Europea ma un 25% del prodotto finale, proviene da un componente assemblato in Algeria da un consorzio francese che non si sa se sia avvalso della collaborazione locale.
Nel complesso il prodotto finale non è venuto male ed effettivamente a guardarmi non si nota l’eventuale manodopera algerina che avrebbe potuto prendere parte al progetto.
Fino ad oggi, ad essere sincera, non mi ero mai posta il problema della mia fattura. Sono nata in Italia, ho la cittadinanza italiana, sono perfettamente funzionante e sono stata creata seguendo scrupolosamente le antiche tecniche di procreazione.
Poi ieri mentre rientravo a casa in macchina incolonnata nel solito biscione di automobili, ho notato un paio di cartelli che mi hanno gettato in una profonda crisi esistenziale.
Nel primo la Confartigianato di Firenze, invitava i cittadini a tutelare il made in Italy segnalando le eventuali violazione all’indirizzo mail tolleranzazero@confartigiantofirenze.it.
Nel secondo, ancora più esplicito nei confronti di chi non deve essere tollerato ma sempre estremamente nebuloso sul tipo di violazioni da segnalare, era mostrata una scarpa accompagnata da una didascalia che forniva la traduzione di in cinese di suola ovvero “sòla”.
A questo punto, prima stupita per il permesso concesso di affliggere pubblicità che si permettono di offendere ed insultare pesantemente il lavoro di essere umani provenienti da altri paesi, poi dubbiosa sul tipo di violazione che sarei invitata a segnalare, quindi contrariata dalla spudoratezza con la quale un’associazione di categoria si permette di invitarmi a tutelare i suoi interessi e infine indignata per l’indirizzo mail scelto per fornire queste presunte violazioni, mi sono chiesta cosa si intenda esattamente per made in Italy.
Io per dire sono made in Italy ma sono stata fabbricata da artigiani provenienti in parte da altri paesi e poi ho un’amica made in Corea fabbricata da artigiani italiani.
E allora sono io ad essere una violazione del made in italy oppure è la mia amica nata in Corea?
E ancora sono i cinesi che lavorano nel nostro paese e che le autorità hanno il dovere di controllare che operino nel rispetto delle nostre leggi, ad essere artigiani locali da tutelare oppure sono le grandi aziende del tessile che hanno sede in Italia ma producono in cina che dobbiamo ritenere che violino il made in Italy?
E cosa mai dovrei segnalare al suddetto indirizzo? il totale disinteresse con cui per anni si è lasciato e si lascia tuttora che i cinesi vivano e lavorino nel nostro paese senza il minimo rispetto per i diritti dei lavoratori o i grandi produttori italiani che questa possibilità di evitare il rispetto dei diritti dei lavoratori vanno a cercarsela direttamente in cina?





20 Novembre 2006, 9:07
Glande Viss… pardon, volevo dire grande Viss, mi è partita la R… per la pronuncia cinese.
^____^
20 Novembre 2006, 9:58
Io venerdì ho sentito dire:”Finchè si ammazzan tra di loro…”
Ho ancora i brividi.
20 Novembre 2006, 10:29
la cina è vicina
ma non ci andar
calzando la ciabattina
20 Novembre 2006, 12:12
stai tranquilla il made in italy è MORTO!!! E ‘ morto sepolto. Anche la Fiat che viene tenuta in piedi dallo stato crollerà appena i Cinesi diranno se voleve venderci i vs prodotti dobbiamo poter vendere le nostre auto da voi. E allora chi comprerà le Fiat , ma anche le Bmw, le Mercedes, se può comprere lo stesso modello di macchina performante spendendo 4 volte di meno….o più ..questo era silo un esempio.
prossimo venturo. Uno attuale: ho visto la ressa all’ipermercato per comprare i trolley made in china che si confrontavano con quelli tanto fighi made in italy.
Prezzi: 8 euro contro 65 /70 euro… choi pensate che la gente abbia scelto. Il made in Italy forse?
ciao Giulio
20 Novembre 2006, 14:33
Povera viscontessa, una volta avresti mostrato l’araldica de’ maggiori tuoi, oggi solo una ben più triste “tracciabilità”. Dai quarti di nobiltà ai quarti di manzo. Il borgataro che è in me tuttavia apprezzerebbe più li secondi, ma non posso non segnalare a questo proposito un articolo sull’ultimo numero di Internazionale tratto da der Spiegel ( e sperando che l’hatml m’aiuti dovreste trovarequi..
20 Novembre 2006, 14:35
ecco,infatti non riesco. una folla di smanettoni cinesi e indiani prenderà il mio posto e mi farà il c**o, parleranno italiano meglio di me,e mi rimpiazzeranno come giornalista senza tante menate sindacali.. nel frattempo fate copia&incolla
http://www.internazionale.it/cartoline/cartolina.php?id=13982&issue_id=254&oid=52
20 Novembre 2006, 15:14
Cara Vis, comincia col segnalare qualsiasi sia prodotta all’estero. Ad esempio, le mozzarelle di bufala, sia di salerno che di caserta. Altro che Cina…
20 Novembre 2006, 21:01
Caro utente anonimo, immagino che tu abbia salato delle parole (a me capita spesso) che però precludono il senso del tuo intervento.
Per quanto mi riguarda ti dirò che sono davvero un po’ stufa di questa campagna per la salvaguardia dei nostri prodotti tipici come i lardo di colonnata o la mozzarella di bufala campana. Non metto in dubbio la bontà dei prodotti della nostra tradizione gastronomica ma non può essere soltanto l’antica ricetta della nonna per fare il minestrone con gli avanzi della settimana, ad essere oggetto di una eventuale salvaguradia. Più che altro temo che ci sia ben poco da salvaguardare perché con tutto il rispetto per la sagra popolare della rana fritta, non saranno le rane fritte o le suole in cuoio made in italy ad arrestare un processo di cui noi siamo soltanto un piccolo insignificante ingranaggio.
Mario, sappi che io tecnolesa molto più di te e che se non ci verrà riconosciuta un tipo di invalidità che ci tuteli, ci troveremo insieme a fare il gioco del 15 sotto ad un ponte:-)
Gintonic, sono decenni che ci prendono in giro sostenendo che il costo di acquisto al consumatore finale dei nostri prodotti made in italy dipende dall’altissimo costo del lavoro del nostro paese.
Per anni le grandi case di moda hanno tollerato se non favorito un mercato contraffatto secondario che pubblicizzasse il loro marchio e per anni gli industriali che adesso vanno a produrre in cina, si sono arricchiti a dismisura vendendoci più che altro il fumo del loro prestigioso marchio.
Era ovvio che prima o poi, soprattuto in un momento in cui arrivare a fine mese è sempre più difficile, sarebbe arrivata un’inversione di tendenza e un ridimensionamento di un fenomeno che in nome della qualità, metteva sul mercato prodotti a prezzi vergognosi.
20 Novembre 2006, 21:01
tutta invidia la loro.. e poi come fanno se no a farci pagare migliardi per le scarpette di marca…
20 Novembre 2006, 21:17
Se solo avessero imbracciato i diritti umani per la lotta alla contraffazione…chissà perché non lo hanno fatto, non sarà che negli anfratti delle loro botteghe nascondono manodopera orientale, al nero?
20 Novembre 2006, 23:17
Fotoreportress, la manodopera orientale non la tengono nascosta nei loro retrobottega, gli passano direttamente il lavoro alle loro piccole ditte.
21 Novembre 2006, 12:39
Firenze è una città ultra-nimby in un paese nimby. Il fatto che hai testimoniato lo dimostra, e i dubbi che ti poni son corretti.
ciao e complimenti da un tuo concittadino (anche egli “made in several places”).
21 Novembre 2006, 13:51
Cara Viscontessa, Volevo solo ironizzare su un certo sentimento di “chiusura” che si diffonde sempre di più verso tutto quello che per qualsiasi motivo, proviene dall’estero, vuoi culture, vuoi persone, vuoi anche prodotti. Un sentimento che, se non compreso e analizzato, può spingere, e lo sta facendo, tutto noi a chiudersi anche verso idee, prodotti e culture nazionali ma che possiamo avvertire “diverse” (vedi Napoli e poi…rifletti). Una voglia di scrollarsi di dosso problemi e incomprensioni anche se provengono da poco lontano ma non così vicino da vederli e toccarli, facendo finta che non ci riguardino. Tutta ’sta pippa, insomma, per descrivere una parola: “egoismo”. E’ vero che non possiamo far niente contro la globabalizzazione, ma è anche vero che se non proviamo almeno un po’ a governarla/accettarla/capirla, le risposte negative possono essere terribili.
Non so se mi sono spiegato, mi capita spesso…
Un saluto
Gianni
21 Novembre 2006, 15:11
Si Gianni, ti sei spiegato benissimo e condivido al 100% ciò che dici anche se parlerei più di “paura” anzichè di “egoismo”:-)
Ciao Bobregular, piacere di trovarti qui….. tuttavia, prima di spacciarti per mio concittadino, bisognerebbe che tu mi mostrassi almeno un certificato di garanzia:-)