Il fallimento onirico di un sogno

Viscontessa, 18 Novembre 2006

Era l’estate del ‘93 e un pomeriggio d’agosto in un albergo nei pressi di Praga, sognai che mia madre vestita con la mia camicia di Hermès, stava organizzando un rinfresco per Craxi. Mi svegliai con un senso di angoscia tremendo dovuto all’indifferenza con cui mia madre mi aveva trattato nel sogno e fui sicura fin dall’affannoso risveglio in un bagno di sudore, che quel sogno catartico rappresentava la fine dell’esperienza lavorativa che avevo svolto nei cinque anni precedenti e che effettivamente si concluse qualche mese più tardi.
Il pomeriggio di quell’agosto del ‘93 piagniucolai per tutta Praga senza che i miei compagni di viaggio riuscissero né a consolarmi né a capire il motivo di tanta angoscia.

Nell’autunno del 2001 fu la volta della casa dove avevo vissuto i due anni precedenti che nel sogno ero invitata a visitare affinché potessi ammirare l’arredamento scelto dai nuovi proprietari. Ero nella sala da pranzo e applique di cristallo a goccia e dipinti di nature morte pendevano dalle pareti che erano molto più alte di quanti ricordassi.
Fu l’ultima volta che sognai quella casa che non mi apparteneva più e i mesi successivi li passai ancora una volta dentro ad un bozzolo nel quale i rumori della vita mi giungevano così ovattati da essere quasi impercettibili.

Stanotte Letizia, una vecchia compagna delle elementari che di tanto in tanto incontro dalle parti del mio ufficio, si era trasferita a Londra insieme a Della Valle che nel sogno assomigliava ad una star di Hollywood. Quando Letizia veniva ad aprirmi la porta del suo bellissimo appartamento di Londra, era vestita con un abito da sera molto elegante e mentre faceva passare tra le sue amiche una piccola scatola d’argento contenente non ricordo quale tipo di droga, mi raccontava che aveva conosciuto Della Valle mostrandogli proprio l’appartamento in vendita nel quale adesso vivevano.
Un colpo di fulmine. Aveva abbandonato il suo lavoro di agente immobiliare, la sua città e soprattutto suo marito e le sue due piccole figlie ed era fuggita con lui verso quella nuova vita.
Alle cinque di stamattina mi sono svegliata ancora una volta tutta sudata.
Mi sono alzata e ho dato da mangiare al gatto, poi sono tornata a letto dove però non sono riuscita a riprendere sonno mentre la sensazione di un altro fallimento che avrei dovuto accettare, si scioglieva in lacrime amare che hanno finito per inondare il cuscino.

Non ha importanza quale sia il fallimento che mi sento di dover affrontare, fallire significa osservare un proprio sogno che va in frantumi mentre come paralizzati si è costretti ad assistere al suo sgretolamento senza riuscire a fare niente per evitarlo.
A volte sono cose importanti, altre sono piccole cose di cui nessuno neanche che si accorge ma che tu sai essere intimamente radicate dentro di te e che ti costringono ad osservale mentre se ne vanno senza lasciarti niente a sostituire quel vuoto.
E’ successo stanotte, la sensazione contro cui combattevo ormai da mesi, stanotte ha assunto la sua forma onirica ricordandomi ancora una volta la mia incapacità di proteggere e lottare per i miei sogni. Quelli ad occhi aperti ovviamente.



8 commenti a “Il fallimento onirico di un sogno”

  1. GiuliettaM Says:

    Non sò perchè…ma quando gli altri parlano del 1993 è come se lo sentissi mio…non sò…Come se fosse dolce e confortevole…

    P.s

    Comunque i tuoi sogni sono molto particolari

  2. chester182 Says:

    molto curioso il tuo pezzo sui sogni…adoro leggere di sogni,spesso mi chiedo se ci sia per davvero il famoso nesso con la realtà…è evidente di sì,mi piace pensarlo

  3. carolaalmercato Says:

    concordo. ma non l’ho letto.

  4. utente anonimo Says:

    E’ molto bello quello che scrivi. E’ importante “proteggere” i sogni “quelli ad occhi aperti ovviamente”. Non so perchè per quale recondito pensiero citi proprio il ‘93… forse sono troppo curioso… ma anche per me il ‘93 è un anno particolare. E’ un anno di grandi e piccole svolte. Forse è solo casuale il tuo sogno… forse è solo un sogno, appunto… che nulla riporta della vite reale… Eppure è un anno tra tanti che citi… che strano!

    Ciao Viss, buona domenica.

    Sono brugue (a casa di amici, quindi non loggato)

  5. metallicafisica Says:

    Io, col consenso di mamma mi sono fidanzata nel 1989 con Claudio Martelli. Ed ero in camicia da notte. Ah, poi l’ho tradito (sempre in sogno eh?) con Goria.

    messa male, veh?*

  6. utente anonimo Says:

    Non mi conosci ancora, ma mi piace quello che scrivi. Anche i miei sogni lasciano spesso un’impronta amara, e guarda caso riguardano, per la maggior parte, ex amiche e colleghe amatissime un tempo che adesso non vedo più a causa di stupide incomprensione che non ho ancora il coraggio di chiarire. Per me, un grande fallimento personale. A presto. Monica

  7. Viscontessa Says:

    il bello o brutto dei sogni è che spesso forniscono una sceneggiatura contempornanea e attuale di qualcosa di molto intimo che tramite la sua la sua fantasiosa rappresentazione, ci fornisce lo stato d’animo che stiamo vivendo.

    I rapporti con gli altri per esempio ci toccano talvolta molto più di quanto siamo disposti ad ammettere. O molto meno e di questo ce ne rendiamo conto solo quando questi rapporti non sussisotno più.

    Il ‘93 Bruge, non è poi successo niente di particolare ma i cambiamenti che sono poi avvenuti nei due anni successivi li avevo evidentemente già percepiti allora.

    Meta, certo che tradire Martelli con Goria non è proprio una di quelle cose che si possano effettivamente raccontare in giro senza provare un minimo di vergogna:-)

  8. metallicafisica Says:

    Infatti Vissa cara… l’ho raccontato a pochissime persone, analista freudiano compreso e a te… ma tanto a voi blog starS vi leggono in pochi, no???

    Buon lunedì*

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