buoni o cattivi
Viscontessa, 17 Novembre 2006Ho qui un personaggio di cui non riesco a definirne la personalità. Un personaggio che prosegue il suo racconto senza che sia chiaro, prima di tutto a me, se sia un personaggio positivo o negativo proprio come accade nella vita reale nella quale siamo circondati per lo più da persone le cui caratteristiche non hanno alcun bisogno di essere classificate.
Qualche anno fa un’amica, a cui avevo chiesto come fosse possibile che le favole per bambini fossero educative, mi aveva spiegato che l’importante per la giovane psiche dei fanciulli, è che i ruoli dei personaggi che popolano le favole, siano ben definiti e non lascino mai spazio al dubbio. I cattivi devono essere sempre tali, qualsiasi sia il ruolo che ricoprono, e lo stesso discorso vale per i buoni. La differenza tra il bene e il male dev’essere netta affinché il piccolo lettore si senta rassicurato e protetto.
Nei personaggi destinati ad un pubblico adulto questa differenza non ha bisogno di essere così marcata ma sia che si tratti di un film, che di un libro, ogni personaggio deve comunque prima o poi trovare la sua giusta collocazione da una parte o dall’altra della barricata e nessun racconto è più deludente di quello che non riesce a definire dei contorni netti del suo personaggio.
Si accettano anche redenzioni, flash back, colpi di scena dell’ultimo momento e inversione tra ruoli e personalità, ma io devo comunque decidermi su cosa fare di questo personaggio che invece mi osserva tra le righe scritte e quasi mi sfida a modellarne i suoi contorni.
Ormai sono settimane che osservo questo donna, ieri un amico mi ha chiesto prima se alla fine della storia la donna sarebbe morta e poi se fosse stata bella. Due caratteristiche degne l’una della redenzione che si concede sempre e nostro malgrado ai morti, l’altra capace di renderci più indulgenti verso il suo personaggio destinato quindi e comunque ad apparire prima poi come un personaggio positivo. Non ho saputo rispondere perché la morte si rifiuta su questa tastiera di interpretare sempre il male peggiore capace di annullare tutti gli altri e la bellezza poi non ne vuol sapere di essere il solito stereotipo di curve e lineamenti armoniosi accompagnati dal solito sguardo penetrante.
Ieri sera per esempio, ero qui in compagnia di questa donna che si fa un baffo dei miei tormenti e prosegue il suo racconto lasciandosi di tanto in tanto prendere dalla mia mano senza che io neanche me ne accorga. Ad un certo punto la donna osservava uno scaffale ma ciò che vi vedeva riposto era esattamente ciò che avrei notato io e quando me ne sono accorto mi sono arrabbiata con lei.
Ma scusa, le ho detto, ti pare che una donna come te possa fare caso a certi insignificanti dettagli? Lei è rimasta in silenzio per un po’, ha ripulito lo scaffale lasciandolo spoglio e poi mi ha guardato con quei suoi occhi di cui non ne ho ancora definito l’espressività e mi ha suggerito di prendere io il posto del narratore della sua storia.
Il che effettivamente mi permetterebbe di aiutarla a trovare prima la sua collocazione ma la soluzione, accidenti, non mi convince. Ognuno, gli ho detto, deve imparare a crescere da solo, troppo facile cara mia, affidarti a me.
Ma da ieri sera però sto riflettendo su questa possibilità….
Tanto oggi la porto in ufficio con me.





17 Novembre 2006, 10:47
se accetti la sfida rischi di definirti TE e non è una cosa bella definirsi. Definiti e definitivi. Pfff.
Abbasso il bianco e nero, viva i toni infiniti dei grigi e dei colori!
18 Novembre 2006, 14:47
a volte sostenere l’ambiguità e conservare i contorni sfumati potrebbe essere la vera trama, la vera storia.. forse la tua amica aveva esperienza con i bambini ma non direi con gli adulti.. la spasmodica ricerca della sicurezza è anche quella che uccide la nostra creatività.
19 Novembre 2006, 23:24
si, infatti ci ho pensato e non lascerò alla donna la possibilità di essere palese privandola così della possibilità di stimolare la fantasia del lettore.
La cosa comincia a prendere forma:-)