Obiettivamente è sempre meglio avere un obiettivo

Viscontessa, 30 Novembre 2006
  • ciao vis, come stai?

  • Bene

  • scrivi sempre?

  • No, mi sono stufata

  • ma quando? Ho letto il tuo blog la settimana scorsa e c’era ancora

  • Ora, in questo momento che me lo chiedi ti rispondo che da adesso non scrivo più

  • e perchè mai?

  • Perchè all’improvviso scrivere mi mette l’ansia

  • ansia? E perchè?

  • Perchè tu, o lei o lui, l’altro mi chiedete se scrivo ancora.. e allora niente, è diventato un po’ come farsi la ceretta in piazza, c’è quello che sta a guardare se hai ancora un pelo e quell’altro che fa paragoni con i suoi peli…

  • Ma non è vero!

  • No, è vero… non è vero, ma se non scrivo per qualche giorno sono più rilassata e quando apro il blog mi viene una sorta di ansia da prestazione. Che parte di me scopro oggi? Ormai mi sento nuda,con tutti i miei peli in una pubblica piazza, e poi lo dice anche l’oroscopo che gli scorpioni sono degli sporchi individualisti e io a scrivere, ogni volta che scrivo qualcosa, è come se mi guardassi allo specchio e io non ho più voglia di guardarmi allo specchio. Voglio vivere senza vedermi, senza guardarmi e senza perdere tempo a pensare. Ecco non ho più voglia di pensare a niente. E poi vado a leggere.

  • Beh certo, e allora?

  • Allora leggo e mi sento inadeguata… non so neanche bene a cosa e poi che me ne frega a me di quello che scrivono gli altri? Niente, ma voglio andare a Gardaland

  • ?

  • Da qualche parte devo pur ricominciare la mia vita e Gardaland mi pareva un buon inizio.

  • Scusa ma non capisco, cosa c’entra adesso Gardalad?

  • Niente, ma non scrivo più un bel post ormai da tantissimo tempo e allora tanto vale che vada a Gardaland. Che poi, guarda, non è il fatto di Gardaland che mi cambia la vita, ma è che io non sono più soddisfatta di come scrivo, semplicemente non mi piaccio più come un paio di scarpe che pensavi sarebbero state le scarpe della tua vita e la stagione dopo ti accorgi che hanno un sacco di difetti, sono consumate e insomma, non ti piacciono più. Ecco, secondo me se vai a Gardaland certe brutte cose non possono capitarti.

  • Va bene, vai a Gardalnd qualche giorno e poi quando torni…

  • Ma che hai capito! Io voglio trasferirmi a Gardaland e vivere sull’otto volante…. esiste ancora l’otto volante? Vedi, non so neanche più come ci si diverte ai giorni nostri!

  • Vis, quando fai così non ti sopporto!

  • Ecco, se non mi sopporti tu figurati io che sto con me stessa tutto il giorno! Per questo voglio andare a Gardaland oppure….guarda….. potrei anche cominciare con un grande Centro Commerciale di quelli dove se chiudono un negozio ci lasciano su un cartello con su scritto “ci scusiamo per il disagio arrecatovi”, ma ti rendi conto? Ma secondo te chi mai può sentirsi disagiato da un negozio chiuso? Nessuno, però se scrivi una cosa del genere chiunque si sente subito importante. Pensa, al Centro Commerciale ti vogliono così bene da sentirsi in dovere di scusarsi con te se un negozio ha chiuso! Ma ci pensi?

  • ….

  • Ieri per esempio ero seduta a tavola con dei perfetti sconosciuti che parlavano di moto e ce ne era uno che era entusiasta dell’assistenza BMW. Ma non perchè l’assistenza fosse efficiente ma semplicemente perchè pagando, la BMW ti assicura il recupero del mezzo in qualsiasi posto tu ti trovi entro mezz’ora. Cioè è la mezz’ora che fa la differenza, capisci?

  • Non molto

  • Ecco vedi, io voglio andare a vivere in un posto dove…. lascia perdere, è tardi e devo andare a scrivere un post

  • ?

  • ?

  • ?

  • ?

  • notte

Ho comprato un grosso tubo

Viscontessa, 29 Novembre 2006

Ho comprato un tubo.
Ho comprato un grosso tubo con una cinghia per appenderselo davanti e una rotella che aiuti a portarlo a giro.
L’acquisto del tubo si era reso necessario dopo aver trascorso due fine settimane senza fare un tubo se non raccogliere le foglie del giardino.
Gli ultimi due fine settimana, infatti, li ho passati a pettinare la ghiaia per ore.
Prima devi individuare la cacca del cane in mezzo alle foglie, toglierla con gli appositi guanti da chirurgo e poi devi cominciare a pettinare, pettinare, pettinare, fino a quando ti vengono le vesciche nelle mani.
Allora ti inchini prendi una manciata di foglie secche e cerchi di infilarle dentro ad un sacco di plastica moscio di cui non riesci mai ad individuare l’entrata e dopo esserti resa conto che il tuo grido di aiuto è caduto nel vuoto “qualcuno mi tiene il sacco aperto?” rimetti le foglie per terra cerchi di convincere il sacco a rimanere aperto, riprendi le foglie, ricerchi il buco, riurli “qualcuno mi aiuta!” e infine infili tre foglie dentro a quel piccolo pertugio che ti pare sia il buco e invece è solo una piega del sacchetto.
Ora trascorse in questa maniera, tra le foglie che non vogliono infilarsi nel sacco, i gatti che invece nel sacco si infilano benissimo, lievi folate di vento che spazzano via le foglie che tu avevi così amorevolmente ammonticchiato e una cacca di cane che non sai come ti sia potuta sfuggire ma di cui ad un certo punto ne percepisci la nettissima sensazione tra quel mucchio di foglie secche che tieni in mano.

Così l’altra mattina sono tornata dal mio amico ferramenta/casalinghi/notizie del giorno sul quartiere e gli ho chiesto se aveva un tubo. Un grosso tubo.
Qualche ora dopo sono tornata a casa con il tubo più grosso che avessi mai visto, me lo sono appeso davanti e sono uscita in giardino nonostante fosse già buio.
Siccome avere un tubo, un grosso tubo appeso davanti mi aveva dato un certo senso di potere che non avevo mai provato, ho detto a mia figlia, che aveva trascorso la mattinata a raccogliere foglie secche con la nonna “amore, prendi quel sacco di foglie secche e buttale tutte qui sul pavimento che ora ti faccio vedere io a cosa serve questo grosso tubo!”.
Lei un po’ perplessa ha tentato di protestare sostenendo che per raccogliere quelle foglie lei e la nonna si erano fatte venire le galle nelle mani ma io non ho voluto ascoltare ragioni “basta con le galle nelle mani, d’ora in avanti abbiamo il tubo anche noi!”.
Così mentre la piccolina allibita eseguiva i miei ordini, io, impaziente, ho accesso il grosso tubo e dopo una prima impennata l’ho afferrato saldamente tra le mani e ho provato la sua potenza sulla ghiaia sparando le foglie secche appena cadute, nelle aiuole dove, a mio avviso, sarebbe stato più facile risucchiarle e triturarle senza portarsi via anche tutti i sassolini della ghiaia.
Mentre mia figlia vuotava un enorme sacco di foglie secche sul lastricato di fronte al giardino, io nell’oscurità più totale, mi sono intrufolata in mezzo alle aiuole e ho aspirato le foglie che ci avevo appena sparato nel mezzo. Poi, quando anche mi è parso di aver fatto un buon lavoro, sono tornata dove le foglie raccolte la mattina erano ora disseminate nuovamente al suolo e prima le ho risparate ovunque (a scopo pedagogico dimostrativo) e poi ho tentato di aspirarle.

A questo punto però il tubo si è rifiutato di fare il suo lavoro, ha tossicchiato, rumoreggiato, sputacchiato e non ne ha voluto sapere di fare il suo dovere.
La cosa tragica è che di fronte al pavimento, non giacevano solo valanghe di foglie secche disseminate ovunque, ma anche ghiaia, cacche di cane e tutto quello che a mano si può raccogliere e gettare dalla ghiaia di un giardino.
Fatto sta che ho dovuto prendere un cacciavite e svitare il grosso tubo nel quale la terra umida delle aiuole e le cacche del cane che nelle aiuole al buio mi erano sfuggite, erano state aspirate insieme alle foglie secche e si erano impastate con esse formando una specie di compatto impasto che era andato a cementare il piccolo motore del tubo aspirante.
Così a mani nude, seduta a terra tra quel disastro di foglie, ghiaia, cacca di cane, pezzi di legno, diosperi marci e non so che altro, ho cercato di ripulire il motore del grosso tubo dall’impasto maleodorante e compattissimo che lo aveva intasato e poi, per evitare di distruggerlo definitivamente, mi sono dovuta armare di scopa e spazzare via tutto quello che solo poche ore prima era già stato infilato in un sacchetto per essere buttato via.
La serata si è conclusa con un secchio d’acqua, un cencio e un bastone con cui ho dovuto lavare tutti i pavimenti di casa e quello del giardino sui quali nel buio, le cacche di cane triturate avevano finito per attaccarsi sotto alle suole delle scarpe per essere poi portate in giro ovunque.

A naso, lì per lì, mi pareva di aver fiutato la stronazata ma dopo essermi resa conto che era proprio lo stronzo che mi portavo attaccato sotto alle scarpe ad essere l’origine di quello sgradevole odore, mi sono rincuorata e per oggi pomeriggio ho fissato un nuovo appuntamento con il mio grosso tubo.
La prima volta, si sa, non sempre viene bene…..


Ma siamo sicuri che CSI non sia adatto ai bambini?

Viscontessa, 28 Novembre 2006

Ci hanno detto che non siamo dei bravi genitori.
Troppo accondiscendenti, poco attenti, poco presenti, poco autoritari, troppo buoni.
Ci hanno detto che essere genitori è un mestiere. Pensi al falegname, all’ingegnere, allo statale, all’urologo. No, il mestiere di genitore è il mestiere più difficile del mondo…. astronauta? Scienziato? Scaricatore di porto? Pensi ai tuoi genitori e ti ricordi che parlavano di responsabilità e sacrifici ma quella cosa che tu eri il loro mestiere e che eri il mestiere più difficile del mondo non te la ricordi. Ma siamo stati in analisi per anni e abbiamo scoperto che la colpa, qualsiasi colpa, è stata loro e allora quel lieve senso di angoscia che ti attanaglia lo stomaco all’idea di diventare genitore, si fa più consistente e più impalpabile al tempo stesso.
I bambini hanno bisogno di sicurezze, di serenità, di dialogo e di attenzioni, e non ti ricordi che tua madre abbia mai giocato alle signore con te, né che ci fosse un gran dialogo se non quello di un’educazione che non ammetteva deroghe.
Abbiamo inventato la televisione, i video giochi, gli hamburger, i corsi di inglese, internet e i telefonini, ma i nostri bambini dobbiamo preservarli da tutto ciò e li alleviamo ancora con Cappuccetto Rosso, Pinocchio e i vecchi film di Walt Disney.
O almeno questo è ciò che sogniamo che per loro e per l’immediato futuro del pargolo che arriva un giorno nella nostra vita e nella nostra vita si ferma per molto più tempo di quanto le nostre ottime intenzioni possano sopravvivere.

Oggi mi ha chiamato un’amica dall’ospedale.
Nel pomeriggio si sarebbe dovuta sottoporre ad un intervento chirurgico.
Tre anni fa le avevano asportato entrambe i seni per via un’anamnesi familiare che non le avrebbe dato scampo e che ha convinto i medici che nel suo caso sarebbe stato meglio prevenire anziché curare.
Dopo il primo intervento ne sono seguiti molti altri di ricostruzione e una convalescenza che ovviamente si è protratta per molto tempo. Poi il riconoscimento di un’invalidità permanente che le ha portato un lavoro in banca, e qualche mese fa l’improvvisa morte di suo padre che viveva all’estero e le conseguenze di una eredità da gestire con un fratello che vive lontano e con cui non ha mai avuto buoni rapporti.
Suo figlio ha l’età della mia, dieci anni e i primi sette anni della sua vita li ha trascorsi con una madre talmente immedesimata nel ruolo da ritrovarsi infine sola e senza amiche con le quali condividere quotidianamente le gioie di un chilo di spinaci freschissimi acquistati la mattina al mercato. Suo figlio a scuola non fa il tempo pieno perché lei ci teneva a seguirlo nei compiti e nella crescita. Ogni giorno la scuola, un pranzo a base di tortino di spinaci freschissimi e alimenti biologici, i compiti, la merenda con una torta fatta in casa solo con uova freschissime, i giardini, la doccia, una cena a base di “freschissimo” e dialogo sulla giornata trascorsa, l’igiene orale, un po’ di televisione di sole videocassette selezionatissime dalla madre, il bacio della buona notte e alle dieci a nanna. Il tutto inframezzato da molti sport che hanno condotto la madre a ritenere che non fosse portato per gli sport e allora lezioni di questo, quello o quell’altro. La casa tappezzata dai disegni del pargolo, le vacanze in funzione delle esigenze del pargolo, le amicizie del bambino accuratamente coltivate e selezionate dalla madre, e le riunioni a scuola, il catechismo, la buona educazione, la sana alimentazione, i giusti stimoli, le giuste punizioni, il giusto dialogo, il giusto tono di voce, la giusta attenzione, serenità, affetto, sicurezze. La giusta vita di un bambino voluto, seguito, amato e preservato da tutte le tentazioni della nostra società.

Un disadattato. Un bambino dai mediocri risultati scolastici, sportivi e di relazione con gli altri. Un bambino che in assenza di sua madre diventava insopportabile, assente e indifferente a qualsiasi tipo di rapporto con gli altri. Una delusione per sua madre che sosteneva che all’età di cinque mesi scegliesse da solo le scarpine da indossare.

Oggi la mia amica mi chiama dall’ospedale e di freschissimo non aveva più neanche il tono con cui mi narrava delle sue avventure degli ultimi tempi.
Mi dice che di recente è stata una settimana a New York con amici e di seguito altre due settimane nella sua terra d’origine per cercare di sistemare l’eredità di suo padre.
Le chiedo del marito, l’uomo più disponibile che io abbia mai conosciuto e le chiedo del figlio il bambino più difficile che abbia mai conosciuto. Cambia discorso, è a disagio, per tanti anni la sua meravigliosa famiglia era la centro di ogni suo discorso. La sua presenza, fino a qualche anno fa, era insopportabile ai più: un esempio di famiglia serena e felice, pronta ad affrontare insieme ogni difficoltà, dedita alla crescita del piccolo ma soprattutto ostentata con la sicurezza di chi sa di seguire alla lettera ogni consiglio o suggerimento, per condurre una vita serena e allevare un bambino sereno.
Lei oggi glissa, è a disagio, vorrebbe parlare di quei problemi che fino a ieri erano solo problemi altrui e che lei riteneva che gli “altrui” non sapessero affrontare come si deve.
Poi cede, piano piano cede, il bambino sta bene, benino sai è in quella fase prepuberale che rende tutti i bambini insopportabili (a dieci anni?) e il marito sta bene, benino, sai io ho un sacco di problemi e di cose da fare e lui non mi capisce, non c’è più dialogo come una volta, non mi sta vicino. Ma chi si occupa della famiglia? Lui, certo, si occupa dei bambini (tanto ne hanno avuto un altro) della scuola, della casa, della spesa, della cucina, di tutto quello che c’è da fare. E i bambini li hai lasciati soli tre settimane per andare a New York con amici e poi a casa tua? Beh, si certo, sono rimasti con il babbo, io lavoro tutto il giorno, devo sistemare l’eredità, mi devo operare un’altra volta…insomma avevo bisogno di una vacanza! E….. come è andata? Benissimo, figurati che quando sono tornata a casa mio figlio mi ha detto che senza di me è stato molto meglio.

Ma siamo sicuri che si debba affrontare l’esperienza di essere genitori oggi con lo stesso cipiglio, dedizione, scrupolosità e ambizione con cui si affronterebbe il mestiere più difficile del mondo? E soprattutto, siamo sicuri di riuscire a farlo fino a quando i nostri figli non saranno adulti senza sentirsi delusi dalla mancanza del raggiungimento degli obbiettivi di un ruolo che non è un mestiere?

statisticamente entro mezz’ora mi addormento

Viscontessa, 26 Novembre 2006

Stanotte ho dormito poco e male. Immagino che ciò sia dipeso da un sovraffollamento del mio letto e non escluderei che le ginocchiate che mia figlia mi ha rifilato nello stomaco nel corso della notte, possano aver contribuito a non consentirmi di passare una nottata serena.
Ciò nonostante devo aver comunque dormicchiato come dimostrano le tende di camera tirate giù dal gatto e di cui non mi sono accorta fino a stamattina, ma i benefici ottenibili dall’apprendere di aver di aver comunque dato tregua ai miei pensieri notturni, sono stati subito cancellati dall’immagine di quelle tende ancora accasiate al suolo.
Devo dire che forse dopo essermi alzata alle sette per preparare i panini a mia figlia che andava in gita con gli scout, avrei dovuto cercare nuovamente sollievo tra le lenzuola anche perché la parte della mammina premurosa, per quanto faccia il mio dovere, mal si concilia con una sveglia così prematura e con una nottata così infausta.
Invece, in preda ad un ricordo statistico notturno, ho riannodato i fili di questa nottata movimentata e dopo aver passato l’olio paglierino sul vecchio cassettone del babbo, ho deciso di ricapitolare il tutto su questo blog.

L’antefatto parte dall’ammissione che nonostante questo blog possa apparire, prima di tutto a me stessa, una piccola casa di bambole di porcellana, la sua tenutaria, la maitre à penser del medesimo, insomma la maitresse che lo gestisce, non si fa mancare aspre polemiche, virtuali litigi e solenni incazzature su altri blog di cui alcuni, a dire il vero, ben disposti e disponibili alla bagarre che come ci insegnano tutte le star televisive della domenica pomeriggio, rendono molto in fatto di ascolti.
Siccome però la maitresse con l’olio paglierino non sopporta le ditate sul cassettone del babbo appena lucidato, difficilmente lascia le proprie zampate di gallina sul proprio blog ignorando e lasciando che i suoi lettori ignorino, il gallinaceo comportamento di cui altrove si rende talvolta colpevole.
Se tuttavia alcune di queste polemiche meriterebbero di essere esposte nel mio salotto ma mi costringerebbero ad attirare l’attenzione su alcuni blog che non ne meritano affatto, sono stata in questi ultimi giorni vittima di un episodio la cui esposizione non credo possa minimamente incidere sulla visibilità del blog ove si è svolta.

Quando dico vittima la faccio un po’ lunga, e questo va detto, perché se c’è un tipo di atteggiamento che proprio mi fa perdere le staffe a prescindere dai soggetti che lo adottino e da coloro che lo subiscono, è l’ostinazione con cui alcuni soggetti attribuiscano ad altri la malafede delle loro intenzioni.
Travisare il significato delle parole e le intenzione di chi le ha pronunciate può capitare, anche se accusare qualcuno di malafede senza essersi prima accertati delle sue reali intenzioni è sbagliato. Tempo fa per dire è capitato anche a me leggendo su un blog l’intervento di uomo che parlava delle donne come esseri gentili e mansueti da proteggere e tutelare dalla cattiveria di alcuni maschi, ma dopo aver appreso che l’uomo in questione aveva trascorso quarant’anni della sua vita sulle navi della nostra Marina Militare, mi sono resa conto di aver commesso un errore di valutazione e ho chiesto scusa. Su alcuni argomenti si è più sensibili che altri e succede nell’affrontarli, di lasciarsi prendere la mano dai propri pregiudizi.
Ciò nonostante, ed è questo che invece mi fa veramente arrabbiare, è accorgersi che il tuo interlocutore non interloquisce con te ma semplicemente strumentalizza il tuo operato attribuendogli la malafede, per portare avanti la sua tesi rimanendo assolutamente indifferente alle tue lecite proteste. Ancor più poi mi incazzo quando di fronte ad un simile atteggiamento, perdo tempo ed energie per discolparmi da una colpa che non ho.

Riassumere tutto l’accaduto sarebbe davvero troppo lungo per cui fornisco qui solo un breve riassunto di ciò che ha determinato questa situazione e un link di ciò che è accaduto dopo e che non sono neanche sicura che si arrivato al termine.

Per farla breve in un recente post di Dandyna nel quale lei parlava della sua anoressia, mi sono ad un certo punto della discussione trovata ad affermare che ogni vizio, sia che diventi patologico e auto distruttivo, sia che possa essere considerato una semplice debolezza dell’individuo, porta coloro che ne sono vittime a crearsi delle scusanti che se non lo giustificano, tendono almeno ad alleviare il senso di colpa che accompagna ogni nostra debolezza.
E’ stupido affrontare certi argomenti chiedendosi come mai se una cosa è dannosa o pericolosa non la si eviti. E’ un po’ come dire io sono per la pace nel mondo e non chiedersi come mai esistono le guerre o suggerire al popolo di mangiare le briosches se manca il pane.
Ed è in quest’ottica, nel tentativo di spiegare che buona parte dei mali dell’umanità sarebbero meno diffusi se ci sforzasse un po’ di più di comprendere l’animo umano, che ho raccontato che anche i fumatori, viziosi non patologici ma ormai terrorizzati dalle conseguenze di quello che ultimamente pare essere diventato il peggior nemico dell’umanità, tentano spesso di tranquillizzarsi tra loro.
Così, tra le varie cose, ho raccontato che si dice che i fumatori si ammalino di alzheimer in percentuale molto inferiore dei non fumatori.

Apriti cielo! Quello che è successo dopo lo potere leggere qui tanto io, nel corso di questa notte movimentata, mi sono affidata ad un altro strumento diagnostico molto usato in tutti i campi della medicina che alla faccia di chi a causa delle proprie capacità di logica sa affidarsi solo alle statistiche, dovrebbe garantirmi di andargli in culo a tutti gli allarmismi e gli allarmisti del cazzo.

Secondo la mia anamnesi familiare queste sono o sarebbero state le mie probabili cause di morte:
-entro i primi trent’anni per omicidio passionale
-entro i primi trentacinque per un incidente domestico dovuto all’uso improprio dello scaldino da letto (detto il prete), abuso di coperta elettrica o eccessivo uso tra le lenzuola di focosità altrui
-entro i quaranta per soffocamento con un’oliva ad un party
-entro i quarantacinque per una rovinosa caduta da stivali con il tacco troppo alti
-entro i cinquanta per noia

-entro i cinquantacinque per suicidio indotto dalla noia di cui
-entro i cinquanta
entro i sessanta per soffocamento con cuscino operato da parte del coniuge
-entro i sessantacinque per volontà popolare

-entro i settanta per una rovinosa caduta da un albero di albicocche

-entro i settantacinque per una rara malattia infettiva contratta dagli armadilli di cui neanche il dott. House riuscirà a venire a capo

-entro gli ottanta da un’embolia provocatami da una badante americana (perché pare che tra quarant’anni le cose nel mondo saranno cambiate) stufa di ascoltare le mie lamentele

-entro gli ottantacinque da una notte di sesso sfrenato con un famoso pornostar indocinese
-entro i novanta per i danni epatici conseguenti all’ingestione di funghi velenosi.

Oltre i novanta di vecchia perché prima o poi dobbiamo pur morire di qualcosa.


Pagina 24 di novembre: come inserire la spina

Viscontessa, 24 Novembre 2006
A me questo novembre mi pare molto più lungo di tutti gli altri novembri della mia vita.
Eppure di novembri ne ho trascorsi tanti, anzi ho cominciato la mia vita terrena proprio di novembre e anche questo blog è nato a novembre di un paio di anni fa.
Ciò nonostante questo novembre è lunghissimo come una riunione condominiale o il libretto di istruzioni dell’asciugacapelli.
Aprire la scatola, tirare fuori il fon, attaccare la spina, premere il pulsante sulla posizione 1, 2 o 3 secondo la temperatura che si desidera. Quindi asciugarsi i capelli…..o i peli pubici, a noi francamente cosa ci asciugate con il nostro fon, non ce ne frega niente.
E invece no, c’è da rispettare la normativa europea per la sicurezza e i libretti di istruzioni di oggi cominciano sempre con una serie di avvertenze e precauzioni che devono precedere l’uso dell’elettrodomestico scelto.
Compri una lavatrice e la prima cosa che trovi scritta sul libretto di istruzioni è “attenzione! Questo prodotto non va ingerito, inalato e neanche leccato. Purtroppo non sono disponibili dati statistici certi sugli effetti derivati da una prolungata centrifugazione dei gatti, tuttavia, per sicurezza, si sconsiglia di centrifugarli. In caso di esplosione dell’elettrodomestico è consigliabile chiamare subito i pompieri, l’ambulanza e rivolgersi poi al nostro centro di assistenza più vicino a casa vostra di cui è disponibile l’elenco in fondo al presente libretto d’istruzioni.
Prima di attaccare la spina alla corrente accertarsi di avere la corrente in casa, di avere una spina nella quale attaccare la lavatrice, di controllare che non ci siamo dimenticati di mettere il filo per la corrente nella nostra lavatrice e di togliere il bambino dall’oblò. Per quanto non vi siano dati statici certi sulle conseguenze dei bambini appoggiati dentro al cestello mentre la mamma è a pagina 182 di questo manuale e ancora non ha capito come mettere su un semplice bucato bianco a 40°, si sconsiglia di lasciare i bambini dentro alla lavatrice.
Ora che vi abbiamo fornito tutte le istruzioni necessarie alla sicurezza vostra, dei vostri figli e del vostro gatto , parliamo un po’ di ambiente perché a noi costruttori non ce ne frega niente ma la legge ci impone di far finta che sia la nostra maggiore preoccupazione.
Le nostre lavatrici sono costruite rispettando la normativa CEE 4521/875 che riguarda appunto l’ambiente e questo vi basti .
ISTRUZIONI PER L’USO: la nostra lavatrice è tutta automatica, infilateci dentro quello che vi pare e premete un bottone a casa, lei saprà esattamente come e cosa fare.
Ricordate solo che la nostra lavatrice non è stata progettata per cuocere le lasagne, per lavare la macchina e neanche per nasconderci gli spinelli. Per quanto non via siano dati statistici sufficienti per incoraggiarne l’uso, si è tuttavia riscontrato un certo miglioramento dell’umore nelle coppie che facciano sesso sulle nostre lavatrice nel corso della centrifugazione della biancheria. A tal proposito, per amplificare gli effetti benefici di questo uso improprio della nostra lavatrice, si consiglia di regolare i piedini in gomma in maniera asimmetrica così che l’effetto centrifuga, se la lavatrice non se ne va a giro per la casa, venga potenziato.”

Un pelo sano aiuta tuo figlio a crescere meglio

Viscontessa, 23 Novembre 2006

Basta.
E lo dico senza peli incarniti sulla lingua.
Non ne posso più di tutta l’attenzione dedicata in questi giorni all’anoressia.
Ieri era il bullismo nelle scuole, oggi l’anoressia, domani toccherà nuovamente alla uso di cocaina. Basta, davvero, si parla sempre dei soliti argomenti, ci si indigna, ci si stupisce, si ascoltano le testimonianze degli esperti, gli intenti dei politici, i racconti delle vittime, la totale estraneità ai fatti dei colpevoli, la unanime condanna del mondo degli adulti per le cause scatenanti di questi fenomeni e il giorno dopo ovviamente non cambia niente.
E quali potrebbero poi essere i cambiamenti efficaci se non quelli da operare direttamente sull’essenza stessa dell’essere umano o più precisamente sull’incoscienza dell’età giovanile?
Qui in occidente si muore di anoressia, in altri paesi del mondo i giovani muoiono facendosi saltare in aria con un giubbotto carico di esplosivo su un autobus di linea. A parte il numero delle vittime di queste diverse forme di autolesionismo, tra i due non c’è alcuna differenza: entrambi si fanno talmente condizionare dagli stimoli che gli vengono volutamente forniti dal mondo degli adulti, da essere disposti a sacrificare la loro vita per qualcosa. Sacrificio inutile, ovviamente, perché il mondo va avanti tranquillamente anche senza di loro e senza che la loro morte serva ad evitare quella di altri coetanei.

La verità è che i bambini vanno protetti, i giovani vanno tutelati, gli anziani vanno rispettati, i diversamente abili vanno integrati, le donne vanno valorizzate, gli extra comunitari vanno aiutati, i mussulmani vanno tollerati, e gli uomini occidentali di mezza età che non avrebbero nessuna sfiga di cui lamentarsi vanno incoraggiati perché essendo rimasti praticamente gli unici responsabili di tutti i disastri del nostro pianeta, finiscono ovviamente per sentirsi un po’ intimiditi. E che solo loro non devono aver diritto a tutte quelle parole che si sprecano continuamente in favore di una o l’altra categoria di persone?

E’ però anche ovvio che a questo punto, totalmente assorbiti dalla necessità di osservare, commentare, compatire, rivendicare, spiegare e indignarsi per i fenomeni che affliggono ogni categoria di esseri umani, si finisca per sottovalutare fenomeni dagli effetti meno devastanti che però riguardano indistintamente tutte queste categorie di persone e che se irrisolti o ignorati, non possono che finire per influire anche sul giusto equilibrio psichico dell’individuo privandolo, se pur in parte minima, della sua capacità di affrontare i problemi più seri.

Perché i problemi, di qualsiasi natura siano, vanno estirpati alla radice e togliere una mela marcia da un albero, se non si analizzano i motivi per cui quella mela è marcita, può essere un tipo di intervento inutile. La mela marcia infatti, non solo è in grado di contagiare le altre mele, ma può essere il sintomo di un male molto più profondo che partendo dai rami che l’hanno generata, può concludesi addirittura tra le radici di quel melo che magari sono infestate dai parassiti.

Io per esempio una volta ho avuto un pelo incarnito e mentre la sua fastidiosa presenza influiva pesantemente sulla mia vita e soprattutto sul mio umore, ho scoperto che sono milioni le persone che soffrono o che hanno sofferto di questo disturbo e che come me inconsapevoli di condividere con tanti altri il loro problema, lo hanno sottovalutato lasciando che anche la loro vita fosse compromessa da un pelo che cresceva per il verso sbagliato.

Bazzecole? Può darsi, ma se Bush o Bin Laden soffrissero di peli incarniti? E se le loro scelte, se il corso che hanno dato alla storia dipendessero anche da una cura inadeguata del problema? E se qual famoso 11 settembre Bin Laden si fosse alzato con un giovane pelo che aveva finalmente ritrovato il giusto percorso della sua crescita invece che con un bastardissimo pelo che si ostinava a crescergli tra le carni, siete sicuri che avrebbe lanciato i suoi kamikaze contro le torri gemelle?

Chi non ci è passato, purtroppo, non sa cosa significa avere una parte di se che cresce al contrario e che invece di schiudersi verso il mondo esterno per annusarne la fresca brezza primaverile, si ripiega su se stesso e si involve tra le stesse carni che lo hanno generato.

E purtroppo anche quando io sono stata vittima di quello che dal mio medico fu appunto diagnosticato, non senza un certo disappunto, come un semplice pelo incarnito, non si era ancora sviluppato alcun interesse per questo fenomeno ma adesso, grazie al mio contributo e a quello di tutti coloro che mi hanno voluto aiutare nel portare avanti questa campagna di sensibilizzazione, le cose stanno cambiando e un fenomeno che riguarda almeno una donna su tre di coloro che si depilano con il rasoio del marito e almeno un uomo su due di quelli che usano inconsapevolmente il rasoio usato preventivamente dalla moglie per depilarsi l’inguine, comincia ad ottenere un maggior interesse anche in campo medico.

I primi sintomi di questo disturbo si manifestano di solito già qualche ora dopo la depilazione e imparare a riconoscerli subito e a non sottovalutarli, significa salvare almeno un pelo su quattro e ridurre quindi drasticamente le conseguenze che derivano da ogni pelo che ha perduto la retta via.

La diagnosi precoce è essenziale, soprattutto le donne già così esposte dai loro ormoni ai repentini cambi umorali non devono assolutamente sottovalutare il primo prurito inguinale che si avverte già nelle ore successive alla depilazione e dopo aver alleviato la pruriginosa sofferenza con una delicata grattata che non inibisca ulteriormente il pelo dalla sua fuoriuscita dalla pelle, è necessario effettuare un controllo accurato dell’inguine e praticare una autopalpazione della zona in grado di rilevare subito la eventuale formazioni di piccole cisti infette intorno al pelo.

L’autopalpazione, tecnica molto semplice da imparare che ogni medico di base è in grado di insegnare alle proprie pazienti, va però eseguita con molta attenzione e questo  non solo per garantire l’efficacia del metodo diagnostico ma perché eviterà che l’autopalpazione in zone così delicate del corpo femminile possa distrarre la paziente dallo scopo per cui si sta autopalpando l’inguine.

Una volta poi individuato il pelo incarnito, non bisogna provare vergogna nell’ammetterlo nè nel chiedere aiuto sia alla propria estetista che alla propria famiglia la cui presenza, in una fase così delicata del doloroso percorso che accompagnerà la vita del pelo incarnito, sarà essenziale per la perfetta guarigione della paziente.

Se poi purtroppo non esiste a tutt’oggi una terapia efficace di prevenzione i grossi progressi effettuati però dalla scienza in questo settore permettono oggi di curare con una certa efficacia i peli incarniti precocemente individuati e di limitare di molto le conseguenze di questo disturbo. 

Sono diversi i percorsi terapeutici a disposizione, se nei casi più gravi non è possibile far altro che intervenire con tecniche invasive che estirperanno definitivamente il pelo ribelle lasciando tracce purulente di un bubbone infetto da curare per i molti giorni successivi, è stata di recente approntata, per esempio,  una terapia molto soft che tende a convincere il pelo ad invertire la sua rotta di crescita facendo sì che sia la paziente che il pelo non subiscano traumi permanenti.

Sono già molte le strutture ad oggi in grado di praticare efficacemente questo tipo di terapia e se anche tu soffri di questo fastidioso disturbo non sottovalutarlo perché ricordati che un pelo incarnito può rovinare la tua vita e quella dei tuoi cari.

Aiutare un povero pelo a crescere sano e robusto nel verso giusto, è un dovere verso te stessa e soprattutto un’ottima occasione per imparare a far crescere nel verso giusto anche i tuoi figli.

La scelta del calendario mi tormenta

Viscontessa, 22 Novembre 2006

Se ultimamente non scrivo molto e i miei post sono molto meno intimistici di una volta, è perché siamo ormai a metà novembre e non mi sono ancora decisa su quale calendario acquistare per il 2007.

L’offerta ormai è talmente vasta che scegliere un calendario oggi non è più così semplice come ai tempi di mia madre quando quello di Frate Indovino era il calendario più cool che si potesse trovare in commercio. E poi, nell’era dei cellulari, dei computer, dei palmari e di tutte quelle diavolerie che ci portiamo dietro e che in qualunque momento ti segnalano vibrando, suonando e cantando sia il giorno che l’ora che l’appuntamento dal dentista, la luna piena e il clima di Tokyo, sapere a cosa ci possa essere utile un calendario cartaceo, è indispensabile per effettuare l’acquisto giusto.

I primi calendari “artistici” della Pirelli, per dire, avevano una loro funzione “educativa” per gli adolescenti di mezzo mondo che però al giorno d’oggi possono contare su mezzi molto più potenti ed efficaci come internet, e se prima tutt’al più ti appendevi in cucina un pezzo di carta con su scritto Macelleria Manzoni, adesso rischi di portati a casa proprio la manza intera e il suo buco di culo in primo piano che la manza cercherà di convincerti essere solo la rappresentazione artistica della sua intimità.

Certo per i nostalgici inforcare un paio di occhiali per cercare tra le tette della manza i giorni della settimana, può avere ancora un certo fascino, ma lo spazio a disposizione per appuntarsi visita oculistica, rischia, su questi calendari moderni, di dover essere condiviso con il perizoma della manza che in forma “artistica” gattona su letto di foglie autunnali e i fraintendimenti, su certi argomenti, possono essere davvero imbarazzanti.

Fatto sta che per ovvi motivi questo genere di calendari non mi interessano e così ancora non riesco a decidermi se dare ascolto alla mia coscienza e fare una buona azione acquistandone uno per aiutare la fame nel mondo e scartare i filini di grasso dalla mia bistecca di fronte allo sguardo di un bambino mangiato dalle mosche, o se dar retta al mio senso pratico e portarmi a casa un calendario della mia banca con le foto del direttore in posa e atteggiamenti diversi ogni mese e sul quale, per mia comodità, sono già prestampate le scadenze delle rate del mutuo.

Nell’indecisione, essendo poi una donna attenta alle esigenze del mondo dei lavoratori, mi chiedo per quale motivo anche i calendari non debbano beneficiare della doppia mensilità.

Tanto, per concludere l’anno, ho acquistato quello dell’avvento con un cioccolatino ripieno dietro alla finestrella di ogni giorno sulla cui utilità, non nutro alcun dubbio.


Che qualcuno mi denunci: sono un marchio contraffatto

Viscontessa, 20 Novembre 2006

Io sono Made in Italy, lo attesta il mio certificato di nascita sul quale solo il mio cognome tradisce la presenza nel mio organismo di un cinquanta per cento di materiale proveniente da un altro paese.
Ma a vedermi così, a sentirmi parlare o ad usarmi, non se ne accorgerebbe nessuno.
Certo sono stata assemblata con parti provenienti dai paesi della Comunità Economica Europea ma un 25% del prodotto finale, proviene da un componente assemblato in Algeria da un consorzio francese che non si sa se sia avvalso della collaborazione locale.
Nel complesso il prodotto finale non è venuto male ed effettivamente a guardarmi non si nota l’eventuale manodopera algerina che avrebbe potuto prendere parte al progetto.
Fino ad oggi, ad essere sincera, non mi ero mai posta il problema della mia fattura. Sono nata in Italia, ho la cittadinanza italiana, sono perfettamente funzionante e sono stata creata seguendo scrupolosamente le antiche tecniche di procreazione.

Poi ieri mentre rientravo a casa in macchina incolonnata nel solito biscione di automobili, ho notato un paio di cartelli che mi hanno gettato in una profonda crisi esistenziale.
Nel primo la Confartigianato di Firenze, invitava i cittadini a tutelare il made in Italy segnalando le eventuali violazione all’indirizzo mail tolleranzazero@confartigiantofirenze.it.
Nel secondo, ancora più esplicito nei confronti di chi non deve essere tollerato ma sempre estremamente nebuloso sul tipo di violazioni da segnalare, era mostrata una scarpa accompagnata da una didascalia che forniva la traduzione di in cinese di suola ovvero “sòla”.

A questo punto, prima stupita per il permesso concesso di affliggere pubblicità che si permettono di offendere ed insultare pesantemente il lavoro di essere umani provenienti da altri paesi, poi dubbiosa sul tipo di violazione che sarei invitata a segnalare, quindi contrariata dalla spudoratezza con la quale un’associazione di categoria si permette di invitarmi a tutelare i suoi interessi e infine indignata per l’indirizzo mail scelto per fornire queste presunte violazioni, mi sono chiesta cosa si intenda esattamente per made in Italy.
Io per dire sono made in Italy ma sono stata fabbricata da artigiani provenienti in parte da altri paesi e poi ho un’amica made in Corea fabbricata da artigiani italiani.
E allora sono io ad essere una violazione del made in italy oppure è la mia amica nata in Corea?
E ancora sono i cinesi che lavorano nel nostro paese e che le autorità hanno il dovere di controllare che operino nel rispetto delle nostre leggi, ad essere artigiani locali da tutelare oppure sono le grandi aziende del tessile che hanno sede in Italia ma producono in cina che dobbiamo ritenere che violino il made in Italy?
E cosa mai dovrei segnalare al suddetto indirizzo? il totale disinteresse con cui per anni si è lasciato e si lascia tuttora che i cinesi vivano e lavorino nel nostro paese senza il minimo rispetto per i diritti dei lavoratori o i grandi produttori italiani che questa possibilità di evitare il rispetto dei diritti dei lavoratori vanno a cercarsela direttamente in cina?

Il fallimento onirico di un sogno

Viscontessa, 18 Novembre 2006

Era l’estate del ‘93 e un pomeriggio d’agosto in un albergo nei pressi di Praga, sognai che mia madre vestita con la mia camicia di Hermès, stava organizzando un rinfresco per Craxi. Mi svegliai con un senso di angoscia tremendo dovuto all’indifferenza con cui mia madre mi aveva trattato nel sogno e fui sicura fin dall’affannoso risveglio in un bagno di sudore, che quel sogno catartico rappresentava la fine dell’esperienza lavorativa che avevo svolto nei cinque anni precedenti e che effettivamente si concluse qualche mese più tardi.
Il pomeriggio di quell’agosto del ‘93 piagniucolai per tutta Praga senza che i miei compagni di viaggio riuscissero né a consolarmi né a capire il motivo di tanta angoscia.

Nell’autunno del 2001 fu la volta della casa dove avevo vissuto i due anni precedenti che nel sogno ero invitata a visitare affinché potessi ammirare l’arredamento scelto dai nuovi proprietari. Ero nella sala da pranzo e applique di cristallo a goccia e dipinti di nature morte pendevano dalle pareti che erano molto più alte di quanti ricordassi.
Fu l’ultima volta che sognai quella casa che non mi apparteneva più e i mesi successivi li passai ancora una volta dentro ad un bozzolo nel quale i rumori della vita mi giungevano così ovattati da essere quasi impercettibili.

Stanotte Letizia, una vecchia compagna delle elementari che di tanto in tanto incontro dalle parti del mio ufficio, si era trasferita a Londra insieme a Della Valle che nel sogno assomigliava ad una star di Hollywood. Quando Letizia veniva ad aprirmi la porta del suo bellissimo appartamento di Londra, era vestita con un abito da sera molto elegante e mentre faceva passare tra le sue amiche una piccola scatola d’argento contenente non ricordo quale tipo di droga, mi raccontava che aveva conosciuto Della Valle mostrandogli proprio l’appartamento in vendita nel quale adesso vivevano.
Un colpo di fulmine. Aveva abbandonato il suo lavoro di agente immobiliare, la sua città e soprattutto suo marito e le sue due piccole figlie ed era fuggita con lui verso quella nuova vita.
Alle cinque di stamattina mi sono svegliata ancora una volta tutta sudata.
Mi sono alzata e ho dato da mangiare al gatto, poi sono tornata a letto dove però non sono riuscita a riprendere sonno mentre la sensazione di un altro fallimento che avrei dovuto accettare, si scioglieva in lacrime amare che hanno finito per inondare il cuscino.

Non ha importanza quale sia il fallimento che mi sento di dover affrontare, fallire significa osservare un proprio sogno che va in frantumi mentre come paralizzati si è costretti ad assistere al suo sgretolamento senza riuscire a fare niente per evitarlo.
A volte sono cose importanti, altre sono piccole cose di cui nessuno neanche che si accorge ma che tu sai essere intimamente radicate dentro di te e che ti costringono ad osservale mentre se ne vanno senza lasciarti niente a sostituire quel vuoto.
E’ successo stanotte, la sensazione contro cui combattevo ormai da mesi, stanotte ha assunto la sua forma onirica ricordandomi ancora una volta la mia incapacità di proteggere e lottare per i miei sogni. Quelli ad occhi aperti ovviamente.

buoni o cattivi

Viscontessa, 17 Novembre 2006

Ho qui un personaggio di cui non riesco a definirne la personalità. Un personaggio che prosegue il suo racconto senza che sia chiaro, prima di tutto a me, se sia un personaggio positivo o negativo proprio come accade nella vita reale nella quale siamo circondati per lo più da persone le cui caratteristiche non hanno alcun bisogno di essere classificate.
Qualche anno fa un’amica, a cui avevo chiesto come fosse possibile che le favole per bambini fossero educative, mi aveva spiegato che l’importante per la giovane psiche dei fanciulli, è che i ruoli dei personaggi che popolano le favole, siano ben definiti e non lascino mai spazio al dubbio. I cattivi devono essere sempre tali, qualsiasi sia il ruolo che ricoprono, e lo stesso discorso vale per i buoni. La differenza tra il bene e il male dev’essere netta affinché il piccolo lettore si senta rassicurato e protetto.
Nei personaggi destinati ad un pubblico adulto questa differenza non ha bisogno di essere così marcata ma sia che si tratti di un film, che di un libro, ogni personaggio deve comunque prima o poi trovare la sua giusta collocazione da una parte o dall’altra della barricata e nessun racconto è più deludente di quello che non riesce a definire dei contorni netti del suo personaggio.
Si accettano anche redenzioni, flash back, colpi di scena dell’ultimo momento e inversione tra ruoli e personalità, ma io devo comunque decidermi su cosa fare di questo personaggio che invece mi osserva tra le righe scritte e quasi mi sfida a modellarne i suoi contorni.
Ormai sono settimane che osservo questo donna, ieri un amico mi ha chiesto prima se alla fine della storia la donna sarebbe morta e poi se fosse stata bella. Due caratteristiche degne l’una della redenzione che si concede sempre e nostro malgrado ai morti, l’altra capace di renderci più indulgenti verso il suo personaggio destinato quindi e comunque ad apparire prima poi come un personaggio positivo. Non ho saputo rispondere perché la morte si rifiuta su questa tastiera di interpretare sempre il male peggiore capace di annullare tutti gli altri e la bellezza poi non ne vuol sapere di essere il solito stereotipo di curve e lineamenti armoniosi accompagnati dal solito sguardo penetrante.

Ieri sera per esempio, ero qui in compagnia di questa donna che si fa un baffo dei miei tormenti e prosegue il suo racconto lasciandosi di tanto in tanto prendere dalla mia mano senza che io neanche me ne accorga. Ad un certo punto la donna osservava uno scaffale ma ciò che vi vedeva riposto era esattamente ciò che avrei notato io e quando me ne sono accorto mi sono arrabbiata con lei.

Ma scusa, le ho detto, ti pare che una donna come te possa fare caso a certi insignificanti dettagli? Lei è rimasta in silenzio per un po’, ha ripulito lo scaffale lasciandolo spoglio e poi mi ha guardato con quei suoi occhi di cui non ne ho ancora definito l’espressività e mi ha suggerito di prendere io il posto del narratore della sua storia.
Il che effettivamente mi permetterebbe di aiutarla a trovare prima la sua collocazione ma la soluzione, accidenti, non mi convince. Ognuno, gli ho detto, deve imparare a crescere da solo, troppo facile cara mia, affidarti a me.
Ma da ieri sera però sto riflettendo su questa possibilità….

Tanto oggi la porto in ufficio con me.

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