Voglio dire che a volte bisognerebbe essere maggiormente consapevoli di chi ci mettiamo in casa.
Metti per esempio me l’anno scorso, passo tra le macchine parcheggiate al porto in una piovosa giornata di agosto e mi lascio intenerire da quel mucchietto di peli pulcioso.
Che ti torna subito in mente la pubblicità della Barilla e ti vedi ancora bambina mentre sorridente torni a casa col gattino sotto all’impermeabilino giallo.
Questa volta – pensi - ho eliminato dalla sceneggiatura la mamma sorridente e felice che non ha mai funzionato
e anche se l’impermeabile non è proprio giallo e io non sono proprio una bambina, vabbè, mi sento giovane e c’ho la giacca a vento beige.
Le cose però vanno storte fin da subito, tu guardi il micetto infreddolito, ti avvicini per prenderlo e quello si gira e ti morde la mano. Non funzionava proprio così ma sono dettagli.
E ti ostini, lo agguanti ugualmente e lo infili sotto alla giacca a vento beige che un attimo dopo è piena delle sue pulci.
Ma si resta fanciulle nell’animo, se il principe azzurro non esiste, ci sarà pure qualcosa di azzurro da cui farsi intenerire e il gatto e le sue pulci si tingono d’improvviso di un azzurro terso come il manto di un principe.
Lo porti a casa e lui si rintana dietro al cesso, soffia come un matto e poi quando qualche mese dopo si fa una ragione di essere stato catturato da una principessa un po’ passatella, si arrampica su tutti i mobili e mangia le tue torte.
E’ un caso, poveretto ha sofferto tanto la fame e adesso è diventato insaziabile, gli passerà, io mi prenderò cura di lui, lo educherò e lo renderò un gatto domestico.
Ma lui si mangia le tue torte, tu compri una torta, una piccola torta che ti sorrida quando rientri a casa la sera e la copri con un tovagliolo, poi ci metti sopra il cellophane, quindi, un piatto, un coperchio, una pentola, il ferro da stiro, l’enciclopedia, il mappamondo e infine ci parcheggi sopra anche l’auto.
Lui sposta tutto, butta giù tutto, scava, gratta, morde e infine arriva alla torta e se la mangia.
E’ un caso, dev’essere proprio colpa di quella torta lì, chissà cosa ci hanno messo in quella torta che attira la sua attenzione.
Cambi torta, tortina, merenda, merendina, biscotti e cioccolato, e lui si mangia pure quelle.
Si porta via tutto sotto al tavolo e si mangia tutte le tue consolazioni.
Ti offendi, che accidenti di principe azzurro è mai questo che invece di essere riconoscente alla sua principessa si divora le sue illusioni zuccherose?
Lo chiudi in una stanza, così non si può andare avanti, quando imparerai a comportarti per bene potrai uscire di nuovo.
E lui ci piscia.
E’ un caso, si vede che gli scappava e poveretto.
Lo lasci libero tutto il giorno, è giovane ed è giusto che si sfoghi, come sono stata egoista!
Poi ci sono i cani, quei grossi cagnacci neri che girano per casa e per un momento, un solo momento lo chiudi in una stanza. Lo fai per il suo bene, mentre riempi le ciotole dei grossi cagnacci neri che ti girano intorno, è bene che lui stia lontano.
E lui ci ripiscia, e poi ci ripiscia ancora e poi un’altra volta ancora.
Ogni volta che non lo accontenti lui piscia.
Arrivi al settimo mese di fidanzamento e sei già diventata una casalinga frustrata con un principe azzurro che non solo non tira su la tazza del cesso ma dentro al cesso ci si infila per giocare con l’acqua e la pipì te la fa lì fuori, accanto alla tazza del bagno dove tu eri abituata ad andare scalza.
E scopre l’acqua il principe, qualsiasi sia il recipiente con un po’ d’acqua dentro, lui con le zampe la tira fuori tutta e allaga ovunque. In casa gli altri animali cominciano a manifestare i primi sintomi della disidratazione. Qualcuno cerca di bere dai sotto vasi, qualcuno dal cesso e il pappagallo che di imparare a parlare non ne vuol sapere, impara però a bere dal bicchiere.
Sette mesi ed un giorno e metti in pratica ciò che hai sempre pensato fosse l’unica soluzione per vivere in un mondo più tranquillo. Lo porti a castrare.
Si è vero le principesse potrebbero soffrire un po’ di una castrazione sistematica di tutti i principi azzurri non destinati ad una riproduzione programmata (in fondo per ogni stalla di cento mucche c’è solo un toro e per un pollaio di cento galline solo un gallo) ma vuoi mettere l’armonia di una stalla di cento mucche e un solo toro?
Va bene, va bene, le donne soffrono della sindrome pre mestruale e diventano intollerabili! Ma si tratta di una volta al mese, perdinci, gli altri giorni sarebbero tutto un fiorire di buoni sentimenti.
Pensi questo mentre aiuti il veterinario a castrarti il gatto.
Ne avresti fatto a meno ma perdinci, non sei una donna che si sottrae alle sue responsabilità!
Poi svieni o vomiti o piangi ma è la sindrome premestruale o roba così.
Torni a casa fiduciosa.
Chi la dura la vince stupido gatto!
E lo mandi finalmente in giardino, ora che è al sicuro dalla tentazione della femmina, non corro più il rischio che mi scappi via. In altre civiltà ritengono che per non incorrere in questa tentazione sia più opportuno mettere il burka alle femmine ma onestamente io resto dell’idea che la soluzione da me prospettata, e nel caso specifico attuata, sia molto più civile e indolore per tutti.
Infatti il gatto è felice, sale sugli alberi, dorme sulla sdraio, se ne sta a pancia all’aria sotto al sole…
La principessa si toglie finalmente i bigodini o il puzzo di piscio di gatto da casa, fate voi, e torna ad essere una principessa dei giorni moderni.
Un po’ delusa, un po’ invecchiata, un po’ rassegnata.
Poi un giorno la principessa torna a casa e trova un geco morto in giardino.
Vabbè l’istinto, mi spiace per il geco.
Il giorno dopo un altro geco, poi una lucertola, quindi un paio di lucertole, il resto di un merlo, il becco di un passerotto, lucertole grosse come iguane, cavallette, farfalle, falene grosse come un condor….
Un cimitero.
Ogni forma di vita del giardino viene sistematicamente soppressa e i resti abbandonati lì a spregio.
Quindi affinata la tecnica di caccia i cui unici risultati apprezzabili sono stato l’esodo in massa di una famiglia di topi che viveva sotto al casotto, le carcasse vengono portate dentro casa.
All’inizio è un piccione che mia madre trova in camera di mia figlia.
Mia madre sviene e io comincio a tremare.
Che vorrà dire?
E comincio a pensare ad una testa di cavallo sul cuscino.
Concludo che guardo troppa televisione ma una vocina dentro mi suggerisce che il principe è irrequieto.
E infatti il primo piccione è solo un’avvisaglia.
Te ne vai in vacanza e mi lasci con la vecchia? Potrei pisciarti sul tappeto ma dopo il servizietto che mi hai fatto la mia urina non puzzerebbe più come prima.
E lascia il piccione morto sul tappeto di mia figlia.
Ti aspetto a casa per le quattro e mezzo e prima di uscire ricordati di lasciarmi la porta del giardino aperta e la ciotola piena.
No dai vabbè, queste cose me le sto inventando, in fondo è solo un gatto….
Tanto la notte dormo con un occhio solo: se è in casa e all’alba decide di uscire, fa un solo miao, poi si attacca alle tende e le butta giù.
Se è fuori e all’alba vuole rientrare fa un solo miao, poi acchiappa una bestia e me la mette di fronte alla finestra di camera.
L’altra mattina era un piccione, apro la finestra e trovo questa bestia sanguinolenta ancor prima che abbia preso il caffè.
E’ un incubo mi devo ancora svegliare sto esagerando.
Chiudo la finestra, prendo il caffè ed esco.
Torno alle cinque, le quattro e mezzo non ce l’ho fatta.
Trovo il piccione sanguinolento sul tappeto di camera.
Svengo, trattengo il vomito, raccolgo quel che resta del piccione e rimetto su i bigodini.
Il giorno dopo trovo una lucertola in cucina.
Il pasto che gli avevo lasciato non era di suo gradimento.
Ieri faccio decisamente tardi, sono le sette e mezzo.
Apro la porta di casa e sul pavimento giace una cavalletta di dimensioni enormi.
Svengo, questa volta vomito e mi chiedo se sia andato a caccia in Africa. La bestia morta e i resti delle sue enormi zampe, un’ala, un organo non ben identificato sono sparsi per tutto l’appartamento.
Oggi torno a casa puntuale, anzi puntualissima.
CI SONO!
Urlo al gatto mentre me lo immagino indossare la mimetica e impugnare una mitraglietta in uso alle forze armate israeliane.
Eccomi!
Arrivo in cucina e trovo la sua ciotola vuota.
Sotto un piccione appena ucciso, ancora caldo.
Niente sangue, immagino che abbia affinato le tecniche di caccia e ormai li faccia fuori spezzandogli il collo con una mossa di karatè.
Rimango solo inorridita.
Lui arriva dal giardino, guarda il piccione morto, ci mette sopra una zampa mentre i gattini e il cane si avvicinano incuriositi, miagola (ma sarebbe meglio dire ruggisce), si mette in posa per la foto di rito e poi salta sulla mensola dove c’è la ciotola vuota.
Non dice niente, si siede e aspetta….