Benvenuti nella città che si chiude a guscio

Viscontessa, 20 Ottobre 2006
Non pubblico mai qui i miei articoli del venerdì su Il Firenze, perché quasi sempre riguardano quelle che sono le caratteristiche più detestabili della mia città. Vezzi, usi, costumi e consuetudini che non fanno che alimentare la già piuttosto diffusa sensazione che i fiorentini siano una razza piuttosto antipatica.
Oggi però mi sento in colpa e non tanto per la mancata pubblicazione dei miei articoli (ci mancherebbe altro!) ma perché mi sono perduta tra le molte mail di ringraziamenti e risposte che hanno seguito la piacevolissima giornata di domenica nella quale, secondo una pur recente ma ottima tradizione che sperò andrà a consolidarsi, c’è stato qui a Firenze un incontro potrei dire tra blogger ma che io preferisco definire tra amici.
A mia discolpa devo anche dire che per l’occasione ho ricevuto in dono un vecchio libro con le poesie di Leopardi a testimonianza del pessimismo cosmico che ultimamente traspare dai miei post ma che evidentemente induce chi mi conosce bene, a ritenere che io sia come un’araba fenice in grado di risorgere dalle proprie ceneri anziché impiccarsi, come ho minacciato di fare, all’albero di diosperi che risiede nel mio giardino.
Ciò premesso e chiedendo ufficialmente scusa, perdono, comprensione, affetto, immutata stima, indefessa ammirazione e rinnovata amicizia per la sottoscritta, per l’articolo di questa settimana mi sono liberamente (e sottolineo liberamente) ispirata al nostro incontro di domenica da cui ho tratto alcuni spunti di riflessione meritevoli, non tanto di riflessione, ma di essere messi a conoscenza di tutti coloro che ne hanno reso possibile la loro forma scritta.

“Mentre il resto del mondo ancora si chiede se sia nato prima l’uovo o la gallina, a Firenze si è arrivati alla soluzione molto tempo prima che il dubbio logorasse il resto dell’umanità.
Tra i due, infatti, non esiste alcuna relazione: da una parte l’uovo, al cui interno vivono i fiorentini,  dall’altra la gallina da spennare e rimandare a casa con la convinzione che Firenze sia una città davvero straordinaria  non solo per la  bellezza dei suoi monumenti ma soprattutto per la totale  mancanza di cittadini indigeni.
Mi è capitato per esempio domenica di accompagnare degli amici a visitare la nostra città e pur restia ad abbandonare il mio guscio domenicale, ho fatto buon viso a cattiva sorte e mi sono proposta di seguire itinerari che non fossero cosparsi dal becchime per polli delle guide turistiche.
Una Firenze dei fiorentini, con luoghi, palazzi, chiese e locali che non fossero contaminati dal virus del mercimonio, attualmente vero responsabile dell’influenza dei polli, una Firenze insomma nella quale riscoprire la suggestiva atmosfera dei suoi tesori più nascosti.
Tesori così nascosti da non essere accessibili di domenica mattina, chiese di culto cattolico con i battenti sprangati nel giorno dedicato al Signore, piccoli ristoranti con il cuoco che chiude la cucina alle 14.00, suggestivi scorci di vicoli intasati dalle carcasse delle biciclette e tanti fiorentini nel loro piccolo guscio di un centro che vive silenzioso dietro ai portoni chiusi dei suoi palazzi.”
Da Il Firenze di oggi



7 commenti a “Benvenuti nella città che si chiude a guscio”

  1. Ecate_ Says:

    Nonostante fossimo interessati anche alla versione VissDomenicale con ‘calzettone antiscivolo’, siamo stati entusiasti di quella da aristocratica ‘padrona di casa’. E la Cappella Brancaccio è valsa anche le chiese chiuse, dato che il regalo più prezioso era la vostra compagnia. Baci anche qui!

  2. Pralina Says:

    Mi rendo conto che è come sparare al pianista, ma queste cose vanno dette. Firenze (città che adoro) è una città perennemente chiusa perché non ci ha mai voglia di fare una sega nulla. Come hai ragione Viss… ma se tutto va bene, emigro in Bretagna, un po’ di iodio delle scogliere, le alghe a merenda, e fra qualche anno scendo in piazza col badile e i forconi a fianco dei pescatori e agricoltori… :)

  3. utente anonimo Says:

    La Toscana tutta riflette un po’ questo strano animo toscano: combattivo, diffidente, estremamente rompidiosperi (mi autocensuro perchè sono una signora) , insomma, terra difficile.

    Terra comunque talmente affascinante da metterti, sull’altro piatto della bilancia, veri capolavori

    umani e naturali, tali da farti innamorare di lei e non staccartene più.

    Da quando sono qui ho imparato ad indossare una corrazza di ferro e combattere tutto il giorno, comunque.

    chissà che mi serva a qualcosa…

    :)
    Liza

  4. metallicafisica Says:

    Io ho beneficiato (tra un racconto di accidenti e un altro:) in maniera particolare delle tue spiegazioni in merito a questa piazzetta o la piazza strafamosa ma la prossima volta esci in tuta e scarponi e mi fai vedere bene dove è che si radunano quei tipacci fumosi e fumati di cui mi parlavi:)… ok???

    Grazie ancora dell’ospitalità, Marzia***

  5. Viscontessa Says:

    si, si… ma tanto la prossima volta si va tutti a Parma dove mi raccontano che c’è una vera Regina che come affetta lei il prosciutto, non lo affetta nessuno:-)

  6. Roger55 Says:

    questa è una Firenze che c’ era

    è un testo che descrive una città o meglio gli usi i costumi le fiere i mercati…se ti va lo puoi leggere

    ti metto il link

    http://bepi1949.altervista.org/firenze/ficap35.html

  7. Roger55 Says:

    questo invece descrive i personaggi curiosi della Firenze di allora

    http://bepi1949.altervista.org/firenze/ficap29.html

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