jeans, reality e blog
Viscontessa, 29 settembre 2006Pensavo ieri mentre nel solito traffico con i soliti jeans ascoltavo le solite trasmissioni radiofoniche, che alla fine, nonostante il trascorrere del tempo, non ci resta che rassegnarci all’immutabilità di una società che non riesce ad offrirci niente che meriti di non essere contestato.
Cambiano i governi, gli uomini, i personaggi e i modelli automobilistici, ma tutto ciò che siamo in grado di generare e di subire, è solo una variazione di modello del solito paio di jeans unico indumento adatto alla stagione autunnale in cui viviamo.
Non c’è niente nuovo, non si inventa più niente di nuovo se i jeans sono un indumento comodo, tanto vale saturare il mercato di jeans o di reality televisivi il cui scopo non è quello di inventare una nuova televisione più o meno discutibile, ma riproporre vecchi personaggi dalla fama un po’ offuscata e messi in difficoltà da attività demenziali.
Sarà poi che in quest’epoca di enormi progressi nel campo dei mezzi di comunicazione, si è finito per dimenticarsi che la comunicazione è appunto un mezzo e non un fine e sull’onda di questa necessità di comunicare si è perso un po’ il senso della misura privando completamente la capacità di comunicare del suo contenuto.
Abbiamo insomma invento il contenitore ideale e di questo ne riproduciamo copie sempre più sofisticate riconoscendo a questi arricchimenti i meriti che in condizioni ragionevole, spetterebbero al contenuto del barattolo.
Così anche i blog finiscono per essere arricchiti di potenzialità e funzionalità tecnologiche che servono come le perline su un vecchio paio di jeans ma oltre all’arricchimento del contenitore non c’è alcuna volontà di fornire a questo mezzo la possibilità di creare dei contenuti.
Spiace adesso deludere chi si ostina a pensare, sentendosene parte integrante, che i blog siano una risorsa per il futuro, una voce fuori dal coro, un fenomeno che come in America, sarà o è già in grado di rappresentare una voce indipendente nel contesto politico e sociale del nostro paese.
Chi la rete per dire la frequenta già da un pezzo, si è anche accorto che la blogsfera italiana non è quel reality di virtuosi che da perfetti sconosciuti riescono a farsi apprezzare da un pubblico di voyeur passivi, ma come nei realty televisivi un circo di vip che si cimentano nella prova di tenere un blog. Nel mondo esterno, quelli dei guardoni passivi dei giornali, i blog sono quasi sempre ed esclusivamente la pagina virtuale di tizio o caio la cui fama un po’ in declino per attività che esulano dall’abilità con cui riuscivano a tenere la penna in mano, si dedicano adesso a questo nuovo gioco di società la cui abilità è talvolta simile a quella della Valeria Marini a far saltare birilli per aria.
Gli altri, i blog di Mario, Antonio o Anima Perduta, non fanno opinione, non fanno tendenza e di solito non sono neanche solidali tra loro.
Cambiano i governi, gli uomini, i personaggi e i modelli automobilistici, ma tutto ciò che siamo in grado di generare e di subire, è solo una variazione di modello del solito paio di jeans unico indumento adatto alla stagione autunnale in cui viviamo.
Non c’è niente nuovo, non si inventa più niente di nuovo se i jeans sono un indumento comodo, tanto vale saturare il mercato di jeans o di reality televisivi il cui scopo non è quello di inventare una nuova televisione più o meno discutibile, ma riproporre vecchi personaggi dalla fama un po’ offuscata e messi in difficoltà da attività demenziali.
Sarà poi che in quest’epoca di enormi progressi nel campo dei mezzi di comunicazione, si è finito per dimenticarsi che la comunicazione è appunto un mezzo e non un fine e sull’onda di questa necessità di comunicare si è perso un po’ il senso della misura privando completamente la capacità di comunicare del suo contenuto.
Abbiamo insomma invento il contenitore ideale e di questo ne riproduciamo copie sempre più sofisticate riconoscendo a questi arricchimenti i meriti che in condizioni ragionevole, spetterebbero al contenuto del barattolo.
Così anche i blog finiscono per essere arricchiti di potenzialità e funzionalità tecnologiche che servono come le perline su un vecchio paio di jeans ma oltre all’arricchimento del contenitore non c’è alcuna volontà di fornire a questo mezzo la possibilità di creare dei contenuti.
Spiace adesso deludere chi si ostina a pensare, sentendosene parte integrante, che i blog siano una risorsa per il futuro, una voce fuori dal coro, un fenomeno che come in America, sarà o è già in grado di rappresentare una voce indipendente nel contesto politico e sociale del nostro paese.
Chi la rete per dire la frequenta già da un pezzo, si è anche accorto che la blogsfera italiana non è quel reality di virtuosi che da perfetti sconosciuti riescono a farsi apprezzare da un pubblico di voyeur passivi, ma come nei realty televisivi un circo di vip che si cimentano nella prova di tenere un blog. Nel mondo esterno, quelli dei guardoni passivi dei giornali, i blog sono quasi sempre ed esclusivamente la pagina virtuale di tizio o caio la cui fama un po’ in declino per attività che esulano dall’abilità con cui riuscivano a tenere la penna in mano, si dedicano adesso a questo nuovo gioco di società la cui abilità è talvolta simile a quella della Valeria Marini a far saltare birilli per aria.
Gli altri, i blog di Mario, Antonio o Anima Perduta, non fanno opinione, non fanno tendenza e di solito non sono neanche solidali tra loro.





29 settembre 2006, 16:50
giusto , hai pienamente ragione, questa è una cosa che penso , e di cui sono convinto , già da molto tempo, ed è per questo che non mi è mai interessato aprirne uno…..preferisco come dici tu, fare il “guardone” di quello che scrivono altri
per curiosità mia di capire le varie sfaccettature dell’ animo umano, prendendo tutto….naturalmente…con beneficio di inventario
ed essendo ormai un navigatore….” navigato”….una cosa sicuramente
mi è stata chiara…quasi da subito
te la dico con versi non miei leggermente riadattati all’ uopo
Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
nel virtual non c’è certezza.
29 settembre 2006, 17:09
bel cazziatone si !
indipendentemente dalla richiesta di un tuo giudizio apocalittico sulla capacita oppositiva del mio pollice, che pur spaventandomi a morte mi interesserebbe moltissimo ( tanto per chiederti un parere ) ti ringrazio della solidarietà dimostrata sul mio blog.
Un abbraccio!
30 settembre 2006, 12:42
Ciao Viss!!!!
1 ottobre 2006, 22:11
ho la sensazione che non funzioni un cazzo.
Non so se sopravvirò virtualemente a questi jeans con le perline posticce sopra