comunicazione di servizio
Viscontessa, 21 settembre 2006Cari colleghi d’ufficio,
mi rivolgo a voi da queste pagine perché so che mi leggete e soprattutto perché quello che sto per dirvi ha bisogno di ampi spazi che nel nostro ufficio non ci sono. D’altra parte le nostre anguste condizioni lavorative le conoscete bene tutti, così come avrete sicuramente letto i cartelli che di tanto in tanto e ad opera di sconosciuti, appaiono ora sulla tazza del cesso, ora sulle porte a vetro.
Perché è proprio di questo che voglio parlarvi, degli angusti spazi e della necessità di una convivenza civile nell’ambito dei luoghi comuni, e se l’invito di far centro è stato più di una volte poeticamente espresso sui vari cartelli che troneggiano sulle tazze dei bagni, mi pare che vi sia a questo punto anche la necessità di regolare le permanenze e l’uso che si fa dei mezzi messi a disposizione dall’azienda per le nostre necessità ricreative.
Come tutti ben sapete la filosofia aziendale tende all’essenziale e alla spartanità ricordando vagamente ai pochi che hanno la fortuna di permettersi ben altro, che anche il campeggio aveva i suoi lati positivi e che l’uso dei bagni nel medesimo, era regolato da alcune disposizione e avvertenze che terminavano sempre con una firma ad opera della direzione. Per questo anche nel nostro luogo comune, dove convivono la macchina del caffè, la fotocopiatrice, il frigo, il fax, il forno a microonde, il lavandino comune (dove lavare i piatti, i denti, le mani), i bagni e infine le derrate alimentari, e il tutto senza una sola finestra, bisogna adeguarsi alle esigenze dei più cercando di rinviare a momenti più consoni, l’espletamento di alcune funzioni che nel più rigoroso rispetto delle libertà individuali, diventano però d’intralcio per gli altri.
Mentre per esempio consiglierei l’uso del fax durante la pausa pranzo, sconsiglierei caldamente di lavarsi i denti quando i più non sono impegnati a lavare i piatti così come inviterei gli amanti della cucina, a mettere le loro crostate in forno la mattina presto così che all’ora di pranzo gli altri possano usufruire del forno per riscaldare le loro misere vivande. Altresì inviterei a chi fa uso del frigo, a rammentarsi ciò che vi lascia dentro perché non più tardi questa estate, sono stata aggredita selvaggiamente da un pezzo di formaggio che nel frigo si stava ormai riproducendo per osmosi.
Ciò premesso e senza voler scoraggiare il gentile utente della macchina del caffè che si dimentica regolarmente di togliere la sua chiave offrendo di fatto il caffè gratuito a mezzo ufficio, vi sono dei rumori e degli odori la cui incompatibilità è stabilita anche dalla carta dei diritti umani dell’Onu e che pertanto dovranno essere regolati se non dalla direzione, almeno dal nostro buon senso.
Uno dei punti cardini di questa mio accorato appello riguarda infatti la necessità di regolare la propria defecazione con orari dissimili da quelli che vedono coinvolti la maggior parte di noi, nella preparazione del proprio pasto.
Non che voglia inibire la così delicata funzione intestinale di qualcuno, ma porca miseria, non si potrebbe cacare a casa propria o in alternativa quando nel l’aria non ristagni il profumo dei maccheroni al ragù o delle pennette al gorgonzola?
E ancora, non si potrebbero evitare del tutto le pennette al gorgonzola o limitarne il consumo in un orario diverso a quello in cui la maggior parte di noi è di fronte alla macchinetta del caffè per fare colazione?
E non si potrebbe dedicarsi al trucco e l’igiene personale, nel tardo pomeriggio quando l’imminente uscita darebbe anche un senso a queste attività, invece che durante l’espletamento dei propri bisogni da parte degli uomini che poi finiscono per indugiare in bagno un tempo davvero eccessivo?
E infine per coloro che praticano l’onanismo dentro ai cessi, non potreste usare i vostri fazzolettini di carta invece che le salviette acquistate per asciugarsi le mani? La carenza di queste salviette è veramente sospetta!
Infine, qualcuno mi ha fregato un cucchiaio del servizio dell’ikea, il furbetto che mi ha fregato la chiave della macchinetta del caffè, sappia che il credito residuo era di 0,01 centesimi per cui può anche riportamela, ho sulla scrivania fin troppe bottiglie d’acqua, il legittimo proprietario venga a riprendersi la sua bottiglia, il filtro dell’acqua non viene cambiato da mesi perché a nessuno è stato affidato tale incarico per cui l’acqua che bevete tutti convinti che sia purificata, è più infetta di quella del cesso, ho perduto una molletta per i capelli con sopra gli strass e infine, che si sappia, io non uso aulin ma moment e che l’azienda non possa ne buoni pasto e neanche assorbenti.
mi rivolgo a voi da queste pagine perché so che mi leggete e soprattutto perché quello che sto per dirvi ha bisogno di ampi spazi che nel nostro ufficio non ci sono. D’altra parte le nostre anguste condizioni lavorative le conoscete bene tutti, così come avrete sicuramente letto i cartelli che di tanto in tanto e ad opera di sconosciuti, appaiono ora sulla tazza del cesso, ora sulle porte a vetro.
Perché è proprio di questo che voglio parlarvi, degli angusti spazi e della necessità di una convivenza civile nell’ambito dei luoghi comuni, e se l’invito di far centro è stato più di una volte poeticamente espresso sui vari cartelli che troneggiano sulle tazze dei bagni, mi pare che vi sia a questo punto anche la necessità di regolare le permanenze e l’uso che si fa dei mezzi messi a disposizione dall’azienda per le nostre necessità ricreative.
Come tutti ben sapete la filosofia aziendale tende all’essenziale e alla spartanità ricordando vagamente ai pochi che hanno la fortuna di permettersi ben altro, che anche il campeggio aveva i suoi lati positivi e che l’uso dei bagni nel medesimo, era regolato da alcune disposizione e avvertenze che terminavano sempre con una firma ad opera della direzione. Per questo anche nel nostro luogo comune, dove convivono la macchina del caffè, la fotocopiatrice, il frigo, il fax, il forno a microonde, il lavandino comune (dove lavare i piatti, i denti, le mani), i bagni e infine le derrate alimentari, e il tutto senza una sola finestra, bisogna adeguarsi alle esigenze dei più cercando di rinviare a momenti più consoni, l’espletamento di alcune funzioni che nel più rigoroso rispetto delle libertà individuali, diventano però d’intralcio per gli altri.
Mentre per esempio consiglierei l’uso del fax durante la pausa pranzo, sconsiglierei caldamente di lavarsi i denti quando i più non sono impegnati a lavare i piatti così come inviterei gli amanti della cucina, a mettere le loro crostate in forno la mattina presto così che all’ora di pranzo gli altri possano usufruire del forno per riscaldare le loro misere vivande. Altresì inviterei a chi fa uso del frigo, a rammentarsi ciò che vi lascia dentro perché non più tardi questa estate, sono stata aggredita selvaggiamente da un pezzo di formaggio che nel frigo si stava ormai riproducendo per osmosi.
Ciò premesso e senza voler scoraggiare il gentile utente della macchina del caffè che si dimentica regolarmente di togliere la sua chiave offrendo di fatto il caffè gratuito a mezzo ufficio, vi sono dei rumori e degli odori la cui incompatibilità è stabilita anche dalla carta dei diritti umani dell’Onu e che pertanto dovranno essere regolati se non dalla direzione, almeno dal nostro buon senso.
Uno dei punti cardini di questa mio accorato appello riguarda infatti la necessità di regolare la propria defecazione con orari dissimili da quelli che vedono coinvolti la maggior parte di noi, nella preparazione del proprio pasto.
Non che voglia inibire la così delicata funzione intestinale di qualcuno, ma porca miseria, non si potrebbe cacare a casa propria o in alternativa quando nel l’aria non ristagni il profumo dei maccheroni al ragù o delle pennette al gorgonzola?
E ancora, non si potrebbero evitare del tutto le pennette al gorgonzola o limitarne il consumo in un orario diverso a quello in cui la maggior parte di noi è di fronte alla macchinetta del caffè per fare colazione?
E non si potrebbe dedicarsi al trucco e l’igiene personale, nel tardo pomeriggio quando l’imminente uscita darebbe anche un senso a queste attività, invece che durante l’espletamento dei propri bisogni da parte degli uomini che poi finiscono per indugiare in bagno un tempo davvero eccessivo?
E infine per coloro che praticano l’onanismo dentro ai cessi, non potreste usare i vostri fazzolettini di carta invece che le salviette acquistate per asciugarsi le mani? La carenza di queste salviette è veramente sospetta!
Infine, qualcuno mi ha fregato un cucchiaio del servizio dell’ikea, il furbetto che mi ha fregato la chiave della macchinetta del caffè, sappia che il credito residuo era di 0,01 centesimi per cui può anche riportamela, ho sulla scrivania fin troppe bottiglie d’acqua, il legittimo proprietario venga a riprendersi la sua bottiglia, il filtro dell’acqua non viene cambiato da mesi perché a nessuno è stato affidato tale incarico per cui l’acqua che bevete tutti convinti che sia purificata, è più infetta di quella del cesso, ho perduto una molletta per i capelli con sopra gli strass e infine, che si sappia, io non uso aulin ma moment e che l’azienda non possa ne buoni pasto e neanche assorbenti.





21 settembre 2006, 18:18
Ma dove lavori, in un suk?
21 settembre 2006, 19:08
prima di assumervi vi fanno fare un corso di sopravvivenza….o…sperano nell’ autoapprendimento o nell’ istinto di conservazione ????
….
a ben pensarci se vi filmaste potreste produrre un reality
che so ….l’ ufficio dei cazzuti….o…. in altrenativa …il grande bordello, con al posto delle nomination….il licenziamento….potreste farci soldi, e così rinsaldare…. ho dettoo rinsaldareee, mettete via i coltelli che avete nella manina dietro la schiena….la vostra grande amicizia
….
roger
21 settembre 2006, 19:29
Buona la seconda roger, contano molto sull’autoapprendimento e sull’istinto di conservazione.
Meno male che si può praticare senza limiti anche l’istinto di conversazione:-)
21 settembre 2006, 23:18
ahahahahahahhahahahah
ma tu la devi finire, la devi proprio finire, guarda, sto morendooooo
))) Tra onan il barbaro e l’uomo cloaca c’è veramente da andare al bagno in assetto antisommossa! Non che le donne siano assai meglio, va detto, tra pause-bagno total look e situazioni alla profondo rosso nei cosiddetti “giorni difficili”, ma almeno, dadonnaddonna, ci si capisce.
Devo dire che sono fortunata. In ufficio l’area cesso non è multifunction; inoltre possiamo vantarci di possedere -credo sia un caso unico al mondo- il gabbiotto per le donne da un lato, e quello per gli uomini e gli handicappati dall’altro.
22 settembre 2006, 8:10
questa la metto come contributo al post non è mia ma apre uno spiraglio sulla comprensione del mondo oscuro del “lavoro” di ufficio….
L’Uomo Che Sussurrava Nei Cessi
Sono le 20.45 ed io sono… a casa mia! Pronto a divorarmi una sublime bisteccona con contorno di insalata novella fantasia, slap slap, che mi cola la bava al solo pensiero, ho appena stappato una buona birra (belga), quando il telefono suona…
Oh bella (penso io) e chi cappero mi chiama a casa la sera???
Dovete sapere che io ho 5 numeri di telefono (fanno parte del “pacchetto” di connettivita’ Internet offerto dalla societa’ che si occupa di fornirmi telefono, televisione via cavo ed internet), e tutti sono coperti da un segreto che manco Bletchley Park durante la seconda guerra mondiale ci si avvicina.
Quindi, quando il telefono suona, in genere e’ qualcuno che cerca di vendermi qualche cosa…
IO – Si’ cosa?
?? – sussurrosussurrosussurro…
IO – He???
?? – sussurrosussurrosussurro…
IO – Non si capisce una mazza!
?? – sussurrosussurro…
IO – Si’, buonanotte. (riattacco)
Ovviamente, dopo 5 minuti risuona il telefono…
IO – Cosa?
?? – sussurrosussurro…
IO – O alzi il volume o ti levi dai piedi.
CL – (sussurrando) …sono CL…
IO – Che cavolo ti succede? Ti e’ andata via la voce?
CL – (sempre parlando a voce bassissima) …no, (sussurrosussurro)…
IO – Alza il volume!
CL – (un pelo piu’ alto) …dicevo, sono nel cesso…
Al che io mi interrompo e penso a che cappero puo’ volere da me questo rincoglionito per chiamarmi dal cesso e parlare a voce bassissima…
IO – He?
CL – …sono nel cesso…
IO – Si’, questo l’ho capito… adesso potresti spiegarmi che cavolo ci fai nel cesso e perche’ stai parlando al telefono come un cospiratore?
CL – …hemmm… sono chiuso nel cesso…
IO – Questo me lo hai gia’ detto, adesso vai avanti.
CL – …sono chiuso nel cesso in ufficio…
Io penso un’attimo. I cessi dell’ufficio hanno una serratura tale percui si puo’ chiudere solo dall’interno. Ergo: non si puo’ restare CHIUSI nel cesso manco facendolo apposta.
IO – Questo non mi sembra possibile.
CL – …non posso uscire…
IO – Non dire cazzate.
CL – …altrimenti l’allarme scatta!
IO – Ok, adesso spiega tutto da capo.
CL – hemmm… stavo… humm… studiando…
IO – Nel cesso?
CL – Hemmm… si’…
IO – Un bel posticino… profumato… areato… ampio…
CL – Ma e’ molto tranquillo…
IO – Come no… vai avanti che e’ meglio.
CL – Dunque… mi sono distratto e non mi ero reso conto che era diventato tardi, cosi’ quando sono uscito ho scoperto che tutti se ne erano andati e l’allarme era in funzione… allora mi sono chiuso nel cesso dove non c’e’ l’allarme.
IO – Purtroppo.
CL – He?
IO – No, dicevo…
CL – Hemmm… mi vieni a tirare fuori?
IO – (guardando la mia bistecca) Perche’?
CL – Hemmm…. perche’ vorrei mangiare…
IO – Pure io.
CL – Hemmm….
IO – Due domande: perche’ me e dove hai trovato il numero di telefono.
CL – Be’… di tutti quelli di cui ho il numero sei quello che abita piu’ vicino (traduzione: sei l’unico pirla che potrebbe venire a tirarmi fuori da qui’ anche se devi farti mezz’ora di strada in motocicletta sotto la pioggia) ed il numero me lo ha dato CL2.
scribble-scribble: picchiare a sangue CL2.
IO – Vabbe’, mettiti comodo.
Mezz’ora dopo (circa, diciamo che non mi sono proprio scapicollato), disattivo l’allarme ed entro in ufficio. Salgo subito al secondo piano e spalanco di botto la porta del cesso ululando “FERMO LA’”. Dopo di che stacco CL dal soffitto.
CL – …ma che… mi vuoi far venire un colpo??
IO – (osservando la pila di giornali semi-porno) Studi molto qui’ dentro?
CL – Herr…hemmm… quelli non sono miei…erano gia’ qui’…
IO – Si’ si’… dai muoviti a levarti dai marroni che voglio andare a finire la mia bistecca.
CL – Hemmm… faccio una telefonata…
IO – Da fuori, perche’ fra 3 minuti riaccendo l’allarme.
CL – Hemmm… credi che qualcuno se ne sia accorto?
IO – Di che?
CL – Del fatto che ero… hemmm…
IO – Chiuso nel cesso in attenta contemplazione della collezione di “Maxim”? Non lo so, ma dopo che lo avro’ postato sulla Intranet aziendale qualcuno verifichera’ prima di chiudere la porta in futuro.
CL – He??? Non lo fai mica davvero??
IO – Scommettiamo?
Davide
28 Aprile 2003
questo è il link
http://soft-land.org/cgi-bin/doc.pl?doc=storie/03/story18
buona lettura………….roger
22 settembre 2006, 10:04
meno male che nessun collega tromba nel cesso
22 settembre 2006, 11:44
mmh…mi ricorda tanto mio marito che con la cacca del mattino appesta tutta casa….
22 settembre 2006, 14:47
ma vuoi mettere la bellezza… imposti il fax e il tempo del microonde, il tempo di cagare al cesso e hai preparato il pranzo e portato avanti il lavoro
22 settembre 2006, 18:40
almeno avete ambipur col soffio magico?
ma soprattutto:non potete svolgere a casa vostra queste misere funzioni intestinali?
contenetevi
23 settembre 2006, 10:05
ottima metafora d’Italia. Viss, dopo che i tuoi colleghi l’avranno letta spero ci racconterai le loro reazioni. Non so se in esilio avrai la connessione internet.mi ricordi un tuo concittadino illustre che s’era lamentato più o meno come te e fu spedito a mangiare lo pane sciapo altrui..se invece le cose vanno bene, ti voto alle prossime imminenti elezioni.
23 settembre 2006, 12:33
mario, secondo me ce le stanno raccontando i colleghi stessi, le loro reazioni… Prendi per esempio l’utente anonimo di cui al commento #8. Non ti sembra coincida alla perfezione con l’identikit del defecatore mascherato con l’orario settato sulla pausa pranzo?
Eppure devo dire che qualcosa di lui muove a pietà. Dalle parole del Nostro emerge, più che il profilo di un cagatore strafottente o cazzimmoso o con felino istinto a marcare il territorio, quello di una povera vittima schiacciata tra l’incudine di un sistema esasperatamente efficientista e il martello dei bisogni corporali che pretendono audizione. In questo quadro, l’approccio multitasking alla gestione del tempo apparirà al cagone come l’unica forma di compromesso possibile.
23 settembre 2006, 14:55
La prima reazione è stata quella di chiederne la pubblica affissione di fronte ai bagni, la seconda ha riguardato la necessità di molti di raccontare le proprie abitudini e vicissitudini intestinali. Quindi si è instaurato un clima di sospetto e in molti sono corsi in frigo a cercare i propri avanzi incancreniti mentre alcuni guardavano con diffidenza il vicino che si alzava per andare in bagno.
Infine forse, ma questo è ancora da valutare, il mio licenziamento visto che qualcuno non ha resistito alla tentazione di farlo leggere al presidente.
Se tuttavia non vi sono ancora state ripercussioni immediate, devo dire che il presidente è venuto su a chiedere perchè non si cambiasse mai il filtro dell’acqua e temo, non senza rammarico, che attestato il mio interessamento al riguardo, si sottointenda che d’ora in avanti dovrò occuparmene io.
23 settembre 2006, 17:46
Devo constatare che in tutti gli uffici si trovano tipologie di persone e problematiche comuni …infatti mi sembra di leggere la descrizione del mio! Trovo strano che manchi un personaggio chiave, ovvero quello che non si lava. Da noi e’ identificato come “il puzzone di Moena”, in onore del buon formaggio (ma lui e’ peggio te lo assicuro!).
Ciao,
Apiatto.
24 settembre 2006, 14:46
appiatto, purtroppo essendo una comunicazione di servizio per i colleghi, non posso tinteggiare i tratti del cagatore dell’ora di pranzo e neanche del puzzone di moena
24 settembre 2006, 21:35
Per il dopo lavoro consiglia loro la pallacanestro….
26 settembre 2006, 10:03
Chissà che Süskind, nel dare vita a Grenouille non abbia preso Ispirazione da un metifico personaggio dei suoi tempi, uno degli impiegati che circolano in questi ambienti multifunzione, dove cucinacessofrigofotocopiatricemacchi nadacaffèconfessionalefaxmicroondescaldavivande… si fondono e danno vita ad una creatura più pericolosa di un vespasiano della Guinea equatoriale, e che per comodità postremmo nominare soltanto con un acronimo, roba tipo CONI, ASL, RAI, USIGRAI, CGIL-CISL-UIL… o del più scontato americano CSI: crime scene investigation…
potremmo addirittura sbizzarrirci nel crearne uno per l’ufficio sovramenzionato…potrebbe essere un inenarrabile T.S.C.E.M.N.S.C.E (S.N.E!!!) cioe’ “tu sai come entri ma non sai come esci” (“se ne esci!!!)
E indire un bel concorsone a premi di Fantozziana memoria, dove il più creativo viene insignito di un servizio di posate in silver, vero stile anni 60…
MGH