Asini

Viscontessa, 1 Settembre 2006

La telefonata è arrivata una sera in cui il tramonto era più rosso del solito.
Quando ho sentito suonare il cellulare ho sperato che fosse mia madre, l’alternativa più probabile sarebbe stata qualche seccatura di lavoro che preferivo non prendere neanche in considerazione.
Non che le telefonate di mia madre mi lasciassero poi molto più tranquilla: una sera le si era rotto l’irrigatore del giardino e aveva tentato di ripararlo mentre l’impianto era in funzione, e un’altra non sapeva come fare a rimuovere la carcassa di un piccione portata dal gatto sul tappeto di camera. Ma d’altra parte quando le ho affidato la mia casa, il mio giardino e parte dei miei animali, mi aspettavo che qualche inconveniente si sarebbe verificato. E poi tentare di farle aspirare un piccione con l’aspirapolvere era stato anche divertente.
La mia amica poi non poteva essere, ci eravamo già sentite il giorno prima quando disperata e con un filo di voce mi aveva chiesto dove fosse nascosto l’interruttore del pappagallo che le avevo affidato, “nessun interruttore” le avevo comunicato mortificata “metti sopra alla gabbia un telo scuro e vedrai che dovrebbe zittirsi”. Non credo che desidererà più avere anche lei un pappagallo.

Quattro squilli a disposizione perchè poi entra in funzione la segreteria telefonica. Il primo sgradevole cicaleccio mi coglie di sorpresa. Sono nuda di fronte alla finestra, la doccia si è portata via il salmastro della giornata e i colori del tramonto sono così intensi da farmi temere che quella sublime interpretazione del sole sia anche la sua definitiva uscita di scena. Penso ad un artista all’apice del successo mentre un brivido mi attraversava la schiena, un’interpretazione magnifica e il brivido si perde tra le pieghe dell’asciugamano mentre di sottofondo le tortore, mai paghe di quella loro cantilena gutturale, accompagnano l’artista nei suoi movimenti.
Il secondo squillo è invece accompagnato dal ragliare dell’asino. Una piccola nuvola passa per un attimo di fronte al sole e poi rossa per la vergogna fugge via mentre l’asino dal suo recinto ne sottolinea l’inopportuno transito, con il suo verso carico di una sofferenza atavica che va trasformando la speranza in illusione e infine in rassegnazione.
Per un po’, mentre cerco di capire da dove arriva il suone del mio cellulare, penso alle uova. Con l’asciugamano ancora sulle spalle e i due rimanenti squilli a disposizione, abbandono il sole, la nuvola e l’asino per tuffare il mio sguardo nell’oscurità della camera. Rapidi bagliori tra le pupille lasciano affiorare nella mia mente l’immagine di un cesto di uova candide dal guscio sottile e levigato. Fragili perfezioni che si sgretolano tra mani troppo grossolane come quella sinfonia telefonica tra la nuvola e l’asino.
“Stasera per cena uova in padella” un ultimo raggio purpureo trafigge l’oscurità della camera mentre in lontananza il latrato di un cane suggerisce premura al gregge di ritorno nell’ovile. Ancora uno squillo e poi entrerà in funzione la segreteria telefonica, uova che si rompono sul bordo della padella per sfrigolare nell’olio bollente come un sole al tramonto.
Un punto verde scintilla tra le ombre rosse della camera, un’ultima nota metallica accompagna la sua localizzazione, un belato finisce insieme al sole dietro all’orizzonte, le uova come soli al tramonto, sorgono dalla padella tra candide nuvole di albume ormai cotto.
Raggiungo il telefono, non faccio in tempo a guardare il numero sul display, premo rapidamente il pulsante e rispondo
“pronto?”
“Fabbbiana so’ io…. che t’avevo detto de nun prenè ‘a peruviana per badare ar pupo en spiaggia che quelle nun sa manco nuotà? che l’hai sentita di quella che s’è affogata per ripiglià ‘a ragazzina che s’era tuffata? Aò ’ste filippine tocca anche imparargli di parlà figurete nuotà……ma che è ’sto rumore? ‘ndo stai?”
“asino, è un asino che raglia e temo che lei abbia sbagliato numero….. e non solo”
“un asino?!? ‘mazza che brutto verso che fanno, ma ho sbiato numero Fabbià?”
“visto che non sono Fabiana, direi di si”
“aaahh… nun sei Fabbbbiana, ma come mai responne lei al numero de Fabbbiana?”
“perchè questo non è il numero di Fabiana. Signora ha sbagliato a comporre il numero!”
“ho sbaiato? E come ho fatto a sbaiarme? Mannaggia…. ma che è sicura che questo non il numero de’ mi’ fia?”
“non so che dirle signora, se vuole le passo l’asina, magari può chiedere a lei se per caso non si chiami Fabiana!”
“Che me sta’ a piglià per culo? Mi’ fia non è mica un’asina!”
“buon per l’asina signora mia. Comunque ha sbagliato numero!”
Tanto fuori è calato il sipario.



9 commenti a “Asini”

  1. atvardi Says:

    E buon per l’asina.

  2. Pralina Says:

    Ti prometto che non comporrò mai per sbaglio (e neanche per raglio) il tuo numero di telefono.

    Fra 4 giorni sarò in questo luogo… (vedi foto)

    Un bacione, Viss!

    :*

  3. utente anonimo Says:

    Ciao Viss, bentornata :)
    Annika

  4. Pralina Says:

    ANNIKA, ma come si fa a beccare te che non sei loggata? Un bacio anche a te, Annika!!!!

  5. utente anonimo Says:

    STYLETTOS: Chissà perchè in televisione, in letteratura, adesso anche nei blog, i cafoni, i grezzi, insomma gli stronzi, sono sempre “romani de’ Roma”? Ce la saremo anche meritata questa reputazione, però mi sembra un po’ un cliché…Bentornata dalle vacanze.

  6. Pralina Says:

  7. Viscontessa Says:

    Pralina, Nostro Signore mi ti ha inviata per testare la mia capacità a resistere alle tentazioni? dalle torte di panna alle foto sulle tue prossime vacanze… sei davvero perfida:-)

    Styl, forse i cafoni romani sono più evidenti dei cafoni di altre regioni, perchè i romani sono di più e sicuramente molto più presenti in televisione.

  8. Viscontessa Says:

    uff….. mi è partito il commento prima che lo finissi.

    Volevo salutare tutti, ecco, ben ritrovati:-)

  9. Pralina Says:

    E’ vero Viss, può sembrare ch’io sia perfida. Ora, magari un po’ di perfidia ce l’ho di sicuro, come tutti. Ma non in questo caso: sarebbe perfido anche per me e per la mia “vita” (non posso mica papparmi una torta intera, ma spesso nemmeno una fetta, par bleu!) la verità autentica, quindi, è che mi sono lasciata prendere dall’entusiasmo… ho fatto come i bambini. Vedono una cosa bella e te la mostrano. Le torte alla panna per me sono più belle dei fiori. Un bacio di buon rientro e ci rileggiamo presto, al mio rientro in Italia (anche la mia vacanza è destinata a finire come tutte… sob!). Ciao Viss!!!!

    ^____^

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