jeans, reality e blog

Viscontessa, 29 Settembre 2006
Pensavo ieri mentre nel solito traffico con i soliti jeans ascoltavo le solite trasmissioni radiofoniche, che alla fine, nonostante il trascorrere del tempo, non ci resta che rassegnarci all’immutabilità di una società che non riesce ad offrirci niente che meriti di non  essere contestato.
Cambiano i governi, gli uomini, i personaggi e i modelli automobilistici, ma tutto ciò che siamo in grado di generare e di subire, è solo una variazione di modello del solito paio di jeans unico indumento adatto alla stagione autunnale in cui viviamo.
Non c’è niente nuovo, non si inventa più niente di nuovo se i jeans sono un indumento comodo, tanto vale saturare il mercato di jeans o di reality televisivi il cui scopo non è quello di inventare una nuova televisione più o meno discutibile, ma riproporre vecchi personaggi dalla fama un po’ offuscata e messi in difficoltà da attività demenziali.
Sarà poi che in quest’epoca di enormi progressi nel campo dei mezzi di comunicazione, si è finito per dimenticarsi che la comunicazione è appunto un mezzo e non un fine e sull’onda di questa necessità di comunicare si è perso un po’ il senso della misura privando completamente la capacità di comunicare del suo contenuto.
Abbiamo insomma invento il contenitore ideale e di questo ne riproduciamo copie sempre più sofisticate riconoscendo a questi arricchimenti i meriti che in condizioni ragionevole, spetterebbero al contenuto del barattolo.
Così anche i blog  finiscono per essere arricchiti di potenzialità e funzionalità tecnologiche che servono come le perline su un vecchio paio di jeans ma oltre all’arricchimento del contenitore non c’è alcuna volontà di fornire a questo mezzo la possibilità di creare dei contenuti.
Spiace adesso deludere chi si ostina a pensare, sentendosene parte integrante, che i blog siano una risorsa per il futuro, una voce fuori dal coro, un fenomeno che come in America, sarà o è già in grado di rappresentare una voce indipendente nel contesto politico e sociale del nostro paese.
Chi la rete per dire la frequenta già da un pezzo, si è anche accorto che la blogsfera italiana non è quel reality di virtuosi che da perfetti sconosciuti riescono a farsi apprezzare da un pubblico di voyeur passivi, ma come nei realty televisivi un circo di vip che si cimentano nella prova di tenere un blog. Nel mondo esterno, quelli dei guardoni passivi dei giornali, i blog sono quasi sempre ed esclusivamente la pagina virtuale di tizio o caio la cui fama un po’ in declino per attività che esulano dall’abilità con cui riuscivano a tenere la penna in mano, si dedicano adesso a questo nuovo gioco di società la cui abilità è talvolta simile a quella della Valeria Marini a far saltare birilli per aria.
Gli altri, i blog di Mario, Antonio o Anima Perduta, non fanno opinione, non fanno tendenza e di solito non sono neanche solidali tra loro.

Mi dai il tuo parere?

Viscontessa, 28 Settembre 2006

Pensavo oggi che nessuno mai mi chiede un parere. Niente di importante, non che mi aspetti che qualcuno mi chieda cosa ne penso del presidente dell’Iran, ma qualcosa così, almeno una modesta richiesta di parere che brilli negli occhi del mio interlocutore. Magari a tavola o via mail o ancora meglio per telefono. Sono alle prese, per dire, con le incrostazioni del forno e qualcuno mi chiede il mio parere su un argomento di attualità su cui tutti rilasciano pareri. E non mia mamma che mi chiede cosa ne penso del prezzo delle zucchine, quello non è valido.
Mi servirebbe, per dire, che qualcuno mi chiedesse un parere la cui formulazione non comporti un’azione fisica ma un pensiero, un pensiero stupendo.
Ed è un peccato perchè io di pensieri stupendi ne ho circa cinquanta all’ora o almeno questo è il mio record personale quando non sono in stand-by per sovraccarico neuronale.
Anche questa per esempio, del pensiero sul parere è uno di quei pensieri che mi sono venuti così mentre guardavo la televisione ma nessuno, anche in questo caso, mi ha chiesto cosa ne pensassi del mio pensiero. Poi dice che soffro di mal di testa.
Mi piacerebbe, visto che tanto son qui a lamentarmi che nessuno mi chiede mai pareri, che le richieste che mi vengono rivolte non comportino un mio affaticamento fisico od organizzativo perchè in realtà nessuno delle due specialità mi si addice come dovrebbe. Che ore sono? E devi abbassare la testa, guardare l’orologio, leggere l’ora, e comunicarla verbalmente al tuo interlocutore. A che serve? A niente, siamo sinceri, mentre se qualcuno mi chiedesse cosa ne penso del suo orologio, io potrei gonfiarmi tutta come una tacchinella e concedergli il mio parere di cui al mio interlocutore potrebbe non fregare niente ma che renderebbe me orgogliosa della richiesta.
Vorrei, insomma, essere interpellata di frequente, anzi mi piacerebbe proprio, per esser precisa, che la gente non facesse che interpellarmi per chiedermi consigli.
Ecco, scrivi scrivi ci sono arrivata.
Io per dirne una chiedo continuamente pareri che non so darmi ma questo è un altro discorso.

Eutanasia della libertà

Viscontessa, 25 Settembre 2006
Ci dicono che l’inquinamento sta distruggendo il nostro pianeta ma continuano a pubblicizzare ossessivamente la vendita di automobili.
Ci dicono che il trasporto pubblico è l’unica soluzione possibile al traffico delle nostre città, ma aumentano le tariffe dei taxi, i pendolari viaggiano nei carri bestiame e i comuni sopravvivono solo grazie alle multe agli automobilisti.
Ci dicono che sono aumentati i posti di lavoro, ma che i contratti sono diminuiti in termini di tempo e un contratto di sei mesi è il massimo a cui si può aspirare.
Ci dicono che il tasso di natalità del nostro paese è così basso che la maggior parte della nostra popolazione è ormai vecchia, ma ci richiamano continuamente alla necessità di mantenere intatta la nostra identità culturale.
Ci invitano al proletariato di fatto: riprodursi copiosamente per fornire nuova forza lavoro in grado di sostenere l’Inps è l’unica speranza di ottenere prima o poi una pensione, ma non ci forniscono nessuna struttura adatta per tutelare le madri lavoratrici.
Ci insegnano il rispetto linguistico per i disabili invitandoci a definirli diversamente abili, ma non esistono percorsi diversamente strutturati per chi è senza gambe.
Ci dicono che l’importante è essere belli dentro e poi mettono la Gregoracci a condurre una rubrica in tv.
Ci parlano di prevenzione e ci fanno aspettare sei mesi per una tac.
Ci vietano le droghe e poi ci drogano con gli antidepressivi.
Ci dicono che viviamo in un paese libero, ma ci negano la libertà più intima di cui ogni individuo dovrebbe disporre.
E ci obbligano a vivere anche quando la natura ha già da un pezzo decretato la sua volontà.

ho il cuoricino straziato

Viscontessa, 23 Settembre 2006

Sono mortificata e avvilita. Come svuotata di ogni gioia di vivere, un contenitore cadente di emozioni perdute e un futuro pieno di incertezze che mi costringe a prendere nuovamente consapevolezza dei miei limiti.
Ferita nell’orgoglio e nelle ambizioni.
Ho comprato l’acido muriatico, mi stordirò per dimenticare mentre come cenerentola me ne starò a gattoni sul cotto del giardino. Lui almeno, quando io avrò finito, dovrà brillare e dovrà essere il riflesso delle mie ambizioni frustrate.
Questo il mio destino.
Ma andiamo per ordine.
La stagione della caccia allo stivale, come tutti sanno, non è ancora aperta così per trascorrere un soleggiato pomeriggio in centro, mi sono ritrovata a frequentare le librerie.
Decisa quindi ad acquistare alcuni libri che potessero lenire il tormento dell’attesa dell’apertura della stagione di caccia, mi sono recata in un paio di librerie in cerca di un libro ben preciso ma poi spinta da quella curiosità tutta femminile che mi costringe molto spesso a leggere il finale di un giallo prima del suo dipanarsi di dubbi, indizi e incertezze, ho anche dato un’occhiata dove a suo tempo erano comprasi di primi sei volumetti di Scritto Misto e dove i successivi due, come ho potuto notare, non sono mai arrivati.
E’ ovvio che essendo un’esperta di stivali e non di editoria, l’uscita del mio libro e l’iter che precede il suo posizionamento sugli scaffali più bui di ogni libreria, mi ha da prima meravigliata e poi incuriosita.
Non che di mio nutra molte illusioni sul disinteresse del genere umano per il profitto, ma ciò che ignoravo completamente è che la pidocchieria e la parsimonia dei librai, è di molto superiore persino a quella della lavanderia sotto casa mia.
Infatti, ormai stufa di questa attesa senza fine e soprattutto di non saper dove consigliare il reperimento del mio libro a chi me lo chiedeva, mi sono lasciata convincere da mio marito ad ordinarlo, nella pia illusione che una libreria che si offre di ordinarti un libro, non si limiti all’ordine della singola copia, ma me prenda qualcuna in più. Soprattutto quando il libro che ordini costa € 4,90 ovvero neanche il lavaggio di un pantalone a secco.
Così l’altro giorno mentre il consorte mi seguiva stancamente tra i reparti della Feltrinelli, gli ho ufficialmente comunicato che mi sentivo pronta per compiere il grande passo e mentre lui già mi presentava davanti con insolita tempestività un accordo di separazione consensuale (deformazione professionale) io lo costringevo ad ordinare una copia del mio libro.
L’ho visto confabulare con una commessa mentre io con aria indifferente e quasi un po’ seccata, sfogliavo le ultime pagine di un vangelo nel vano tentativo di sapere chi fosse il colpevole.
Quindi il consorte mi è tornato vicino e facendosi piccolo piccolo mi ha chiesto se avevo qualche moneta.
Alla Feltrinelli, infatti, per ordinarti un libro il cui prezzo al pubblico è di € 4,90, hanno preteso un acconto di € 2,00.
Sono tornata a casa con il cuore gonfio di tristezza e poi prima di darmi fuoco con la copia dell’ordine, ho pensato che la morte per avvelenamento da acido muriatico fosse più adatta alla mia condizione di viscontessa.
Vado, mi suicido e torno.


comunicazione di servizio

Viscontessa, 21 Settembre 2006
Cari colleghi d’ufficio,
mi rivolgo a voi da queste pagine perché so che mi leggete e soprattutto perché quello che sto per dirvi ha bisogno di ampi spazi che nel nostro ufficio non ci sono. D’altra parte le nostre anguste condizioni lavorative le conoscete bene tutti, così come avrete sicuramente letto i cartelli che di tanto in tanto e ad opera di sconosciuti, appaiono ora sulla tazza del cesso, ora sulle porte a vetro.
Perché è proprio di questo che voglio parlarvi, degli angusti spazi e della necessità di una convivenza civile nell’ambito dei luoghi comuni, e se l’invito di far centro è stato più di una volte poeticamente espresso sui vari cartelli che troneggiano sulle tazze dei bagni, mi pare che vi sia a questo punto anche la necessità di regolare le permanenze e l’uso che si fa dei mezzi messi a disposizione dall’azienda per le nostre necessità ricreative.
Come tutti ben sapete la filosofia aziendale tende all’essenziale e alla spartanità ricordando vagamente ai pochi che hanno la fortuna di permettersi ben altro, che anche il campeggio aveva i suoi lati positivi e che l’uso dei bagni nel medesimo, era regolato da alcune disposizione e avvertenze che terminavano sempre con una firma ad opera della direzione. Per questo anche nel nostro luogo comune, dove convivono la macchina del caffè, la fotocopiatrice, il frigo, il fax, il forno a microonde, il lavandino comune (dove lavare i piatti, i denti, le mani), i bagni e infine le derrate alimentari, e il tutto senza una sola finestra, bisogna adeguarsi alle esigenze dei più cercando di rinviare a momenti più consoni, l’espletamento di alcune funzioni che nel più rigoroso rispetto delle libertà individuali, diventano però d’intralcio per gli altri.
Mentre per esempio consiglierei l’uso del fax durante la pausa pranzo, sconsiglierei caldamente di lavarsi i denti quando i più non sono impegnati a lavare i piatti così come inviterei gli amanti della cucina, a mettere le loro crostate in forno la mattina presto così che all’ora di pranzo gli altri possano usufruire del forno per riscaldare le loro misere vivande. Altresì inviterei a chi fa uso del frigo, a rammentarsi ciò che vi lascia dentro perché non più tardi questa estate, sono stata aggredita selvaggiamente da un pezzo di formaggio che nel frigo si stava ormai riproducendo per osmosi.
Ciò premesso e senza voler scoraggiare il gentile utente della macchina del caffè che si dimentica regolarmente di togliere la sua chiave offrendo di fatto il caffè gratuito a mezzo ufficio, vi sono dei rumori e degli odori la cui incompatibilità è stabilita anche dalla carta dei diritti umani dell’Onu e che pertanto dovranno essere regolati se non dalla direzione, almeno dal nostro buon senso.
Uno dei punti cardini di questa mio accorato appello riguarda infatti la necessità di regolare la propria defecazione con orari dissimili da quelli che vedono coinvolti la maggior parte di noi, nella preparazione del proprio pasto.
Non che voglia inibire la così delicata funzione intestinale di qualcuno, ma porca miseria, non si potrebbe cacare a casa propria o in alternativa quando nel l’aria non ristagni il profumo dei maccheroni al ragù o delle pennette al gorgonzola?
E ancora, non si potrebbero evitare del tutto le pennette al gorgonzola o limitarne il consumo in un orario diverso a quello in cui la maggior parte di noi è di fronte alla macchinetta del caffè per fare colazione?
E non si potrebbe dedicarsi al trucco e l’igiene personale, nel tardo pomeriggio quando l’imminente uscita darebbe anche un senso a queste attività, invece che durante l’espletamento dei propri bisogni da parte degli uomini che poi finiscono per indugiare in bagno un tempo davvero eccessivo?
E infine per coloro che praticano l’onanismo dentro ai cessi, non potreste usare i vostri fazzolettini di carta invece che le salviette acquistate per asciugarsi le mani? La carenza di queste salviette è veramente sospetta!
Infine, qualcuno mi ha fregato un cucchiaio del servizio dell’ikea, il furbetto che mi ha fregato la chiave della macchinetta del caffè, sappia che il credito residuo era di  0,01 centesimi per cui può anche riportamela, ho sulla scrivania fin troppe bottiglie d’acqua, il legittimo proprietario venga a riprendersi la sua bottiglia, il filtro dell’acqua non viene cambiato da mesi perché a nessuno è stato affidato tale incarico per cui l’acqua che bevete tutti convinti che sia purificata, è più infetta di quella del cesso, ho perduto una molletta per i capelli con sopra gli strass e infine, che si sappia, io non uso aulin ma moment e che l’azienda  non possa ne buoni pasto e neanche assorbenti.

La vita è tutta un blog

Viscontessa, 20 Settembre 2006

Ieri sera con un gruppetto di soliti noti ci si lamentava un po’ dei blog.
Si era seduti di fronte ad un tavolino e qualcuno se n’è venuto fuori con la solita frase di circostanza “come sta il tuo blog?”
“ma beninio, se la cava, sono io che sono un po’ stanco ma credo che sia normale che poi ogni tanto vorresti uscire la sera, fare qualcosa, scambiare due chiacchiere con persone normali che non sanno neanche cosa sia un blog….”
“ma il tuo quanto è cresciuto?”
“Oh io ho già dato la password a tutti perchè non ne potevo più di aspettare tutte le sere sveglia che mi venisse un’idea!”

“Già ma il tuo ormai è grande se la cava anche da solo, ma pensa ai nostri che sono ancora piccoli e hanno un sacco di esigenze!”
“Non credere sai, più crescono e più aumentano i problemi, all’inizio sono faticosi perchè devi scriverci ogni giorno, ma poi quando sono più grandi subentrano altri tipi di responsabilità! E poi adesso non si accontenta mica più dei feed, dei link e di qualche foto delle vacanze, quando crescono, cari miei, vogliono un sacco di roba griffata e super tecnologica che solo a reperirla sul mercato ci vogliono giornate intere!”
“Il mio invece ultimamente non mi piace per niente, ha una brutta cera, brutti post, l’altro giorno gli ho fatto anche fare le analisi degli accessi per vedere se c’è qualcosa che non va, ma i risultati sono stati anche buoni però io lo conosco bene, è sempre stanco, i commentatori sono pochi e distratti, gli accessi sempre i medesimi….mah! Sono un po’ preoccupata”
“Ma guarda che non c’è niente di cui preoccuparsi! È la stagione, anche questi blog sono appena tornati dalle vacanze, le giornate sono ancora belle…… devono solo riprendere il ritmo…. magari, hai provato con una curetta ricostituente? Io per esempio gli ho dato dei vecchi post che mi erano piaciuti tanto, e vedessi come si sono ripresi i commenti! Perchè no credere sai, ma anche se non te ne accorgi i commentatori vanno e vengono e cambiano continuamente”
“Dici? Non so, io stavo quasi pensando di aprirne un altro….”
“Un altro!?!?! Oddio! Solo il pensiero di ricominciare tutto da capo con i commenti da lasciare per farsi conoscere, gli accessi nuovi e poi le notti insonni a scrivere, e le prime parole……. no, no, per carità! A me ne basta e ne avanza uno, anzi guarda, non vedo l’ora che ricominci la scuola perchè non ne posso più!”
“LA SCUOLA!?!?!”
“ah…ehm…. si, scusate, sono solo un po’ stanca è che dopo un po’ qualsiasi cosa, anche la più coinvolgente, diventa così faticosa….
Siamo proprio in un epoca di merda, non fai in tempo a divertirti che è già l’ora di marcare un altro cartellino….

il pinguino viola

Viscontessa, 19 Settembre 2006

Ieri pomeriggio ho sentito uno schianto e i gatti sono saltati su quattro zampe tutti ingobbiti e con la coda gonfia. Non era il solito schianto che capita a tutti, ogni casa ha uno schianto a cui gli abitanti sono abituati come il gatto che tira giù una tenda o quella mensola dell’armadio che cazzo! Mi avevi detto la sistemavi. Era uno schianto nuovo e infatti sono corsi tutti qui nello studio e mi hanno guardato interrogativi come se io fossi un’esperta di schianti.
Già la mattina avevo dovuto sedare gli animi, le gattine nei loro giochi sguaiati erano finite sul cane che dormiva e che stufo di tutto questo infantile baccano, ne aveva presa una e gli aveva fatto una smusata. La gattina terrorizzata soffiava come una matta e quando sono andata a salvarla dalla reprimenda canina, aveva gli occhi sbarrati, il cuore impazzito e gli artigli ancora tutti estratti come se avesse visto in faccia la morte. Il gatto più grande che non aveva assistito all’accaduto ma era corso in casa richiamato dagli strepiti, aveva però trovato soltanto il cane a cuccia come se non fosse successo niente e la gattina terrorizzata tra le mie braccia come accade spesso, così convinto che qualcosa doveva pur essere successo, ha individuato nell’altra gattina la responsabile di quel baccano e anche lui si è gonfiato tutto e con la sua camminata di traverso da gatto in attacco le si è avvicinato minaccioso. Lei ancora scossa per ciò che ero occorso alla sua sorellina, si è sua volta gonfiata tutta e per un’ora i due si sono fronteggiati a passo di danza avvicinandosi cauti l’uno all’altra per poi fuggire nuovamente ognuno nella propria direzione.
Per questo quando poche ore dopo nella casa è riecheggiato quello schianto, i gatti sono saltati per aria come se fossero stati caricati a molle, il cane già impensierito dall’imminente temporale mi è corso tra le gambe, e mia figlia che per non studiare pare abbia fatto un corso alla CEPU, ha approfittato immediatamente per spaventarsi e interrompere i suo miseri studi.
Poi, mentre cercavo di comprendere da dove fosse provenuto allo schianto, tutti quegli occhi imploranti mi hanno convinto ad alzarmi per andare a caccia del nemico mentre la tensione di quegli occhi si stemperava di una sorta di abbraccio collettivo. Stavano tutti lì insieme e insieme hanno spiato le mie mosse mentre accompagnata da mia figlia sono andate a vedere cosa fosse successo.
Dalla camera di mia figlia, tramite una porticina, si accede ad una piccola corte interna condominiale che grazie ad una copertura in vetro all’altezza del tetto, mi consente di utilizzare quel piccolo spazio luminoso con l’estro del momento. Uno degli usi frequenti che ne faccio, oltre a tenerci la scarpiera e il mobile con i caschi da moto, è quello di nursery per i nuovi arrivati. Lo spazio infatti è angusto ma luminoso e i danni che possono fare dei gattini di tre mesi, sono estremamente limitati. Per questo quando non siamo in casa, lascio lì le piccoline che possono contare sul loro bagnetto, cibo, acqua e una confortevole cuccia.
Il rumore proveniva da lì.
Così sono entrata e ho trovato per tera i resti di un pupazzetto in ceramica che solo dopo un’accurata autopsia, si è rivelato essere un ex pinguino viola con una colonnina per misurare la temperatura esterna. I suoi miseri resti erano sparsi un po’ ovunque, cadendo infatti dalla finestra di uno dei due appartamenti del piano di sopra, si era schiantato sul contenitore in plastica per il cibo dei gatti e dopo averne spaccato il coperchio, si era a sua volta frantumato. Se una delle gattine si fosse trovata lì sulla traiettoria del pinguino, ne sarebbe rimasta inesorabilmente uccisa.
Nessuno naturalmente è venuto a reclamare il pinguino stramazzato né a chiedere scusa per quel suicidio che aveva rischiato di trasformarsi in un omicidio di massa.

Così stamattina, mentre cercavo di decidermi sul colore della lavatrice da caricare (la monocromaticità è una delle mie manie) mi sono finalmente decisa per il giallo.
Il fatto è che il pinguino suicida è solo la più pericolosa ed evidente delle cadute dai piani superiori dei cui nuovi inquilini (di entrambe gli appartamenti) non so assolutamente niente.
Se di quelli dell’ultimo piano grazie alla risonanza del cortiletto si sa che prediligono le trasmissioni televisive di Costanzo e che stendono in bucato senza strizzarlo (allagando inevitabilmente il mio giardino) di quelli del secondo piano si è invece a conoscenza delle abitudine sessuali notturne e dell’usanza di stendere il bucato senza l’ausilio di quei simpatici strumenti chiamati chiappini, pinze o mollette per stendere a seconda della località ove se ne discorra.
Mai nessuno però si è mai preso la briga di scusarsi né per i l’acqua né per il guardaroba intero che alla prima folata di vento si deposita inevitabilmente nel mio giardino. Mutande, calzini, magliette, asciugamani e lenzuola, sono all’ordine del giorno così come lo sono i residui terrosi dell’annaffiatura di quelli che non strizzano il bucato.
Io, ogni volta che trovo qualcosa, lo appoggio sul corrimano delle scale e quello, a volte subito a volte a distanza di qualche giorno, sparisce, immagino recuperato dal suo legittimo proprietario.
Poi un po’ stufa di questo servizio di lavanderia, ho cominciato ultimamente a tenere in casa la biancheria suicida nella speranza che qualcuno venisse a reclamarla e che in quella circostanza mi fosse fornita l’occasione di spiegare al legittimo proprietario che sono di facile reperibilità sul mercato i chiappini, le pinze o le mollette per stendere. O in alternativa che la lavatrice è fornita della funzione centrifuga ovvero un comodissimo optional che consente di tirare fuori il bucato già strizzato.
Siccome poi l’ultimo atterraggio non autorizzato ha visto protagonista un bellissimo telo da mare giallo che stazione ormai nel mio giardino da un paio di settimane, ho pensato che fosse giunta l’ora di accogliere la sua domanda di asilo politico.
Stando così le cose, penso che entro breve comincerò ad accettare le richieste di cittadinanza del bucato,non appena questo atterra senza autorizzazione nel mio giardino.

Extra comunitari, quando la tolleranza ha un limite

Viscontessa, 18 Settembre 2006

L’attualità purtroppo non ci consente molto spesso distrazioni dal degrado in cui vertono ormai le nostre città. Ovviamente non ho niente di personale con chi proviene da culture molto diverse dalla nostra ma la consistenza in termini numerici del fenomeno, è purtroppo molto maggiore rispetto alla nostra capacità di assorbimento.

Di recente, per esempio, è giunta di fronte a casa mia una coppia di extra comunitari il cui atteggiamento molto schivo, fa dubitare persino sul loro permesso di soggiorno. Non che la cosa incida direttamente sulla mia vita, ma che l’accattonaggio diventi fin troppo spesso solo la prima forna di delinquenza per chi non può godere di nessun diritto civile, è una realtà che conosciamo fin troppo bene e che finisce per incidere proprio sull’individuo prima che sulla collettività.
Cio’ premesso e senza voler aizzare una polemica che gode già dell’appoggio di fin di troppi esponenti illustri, non possono però fare a meno di notare che le abitudini e lo stile di vita di questa coppia, sono così diversi dalle nostre da recare effettivamente un certo disagio agli altri abitanti del quartiere. Urlano come matti, rifiutano qualsiasi contatto con i propri simili, seguono orari di sonno e di veglia tutti loro e si comportano in generale come se il quartiere fosse tutto loro. Tra l’altro, e mi spiace dover essere io a far notare certe cose, il loro atteggiamento è di pessimo esempio per gli altri esemplari della loro specie che invece vivono e lavorano onestamente nelle nostre città, vanificando inoltre tutti i nostri sforzi per insegnare a questi incivili almeno a parlare la nostra lingua.Io già da tempo ormai mi trovo per esempio in grosse difficoltà con la mia colf alla quale ho impiegato mesi per insegnarle a dire “ciao” e che ora, osservando il volo libero dei suoi simili, una coppia di splendidi pappagalli verdi che abitano sull’albero di fronte alla mia finestra, ha smesso persino di salutare.

Se questi “animali” non la smettono di sovrastare con il loro verso il rumore del nostro traffico e di distrarre il mio pappagallo dai suoi obblighi familiari, sarò costretta a rivolgermi alle autorità competenti affinchè vengano rinchiusi in un centro di accoglienza per uccelli.
Che poi, detto tra noi, ho anche il sospetto che a mia insaputa i due si intrufolino nel mio giardino per rubare le sementi che lascio per i nostri piccioni, i nostri merli e i nostri passerotti.

Oriana Fallaci e il coraggio delle proprie azioni

Viscontessa, 16 Settembre 2006

Pur non avendo di me medesima una grande considerazione, ritengo che uno dei lati più evidenti del mio carattere sia quella spigolosità che difficilmente mi consente di arrivare a compromessi e che anche quando viene addolcita dalle necessità, finisce comunque per bucarmi la coscienza nelle notti più buie. Il compromesso d’altra parte è necessario per vivere ed è inversamente proporzionale sia alle nostre capacità che al trascorrere del tempo.
Ieri dunque è morta Oriana Fallaci uno dei più famosi esponenti della spigolosità di carattere, una donna la cui vitalità e le cui capacità le hanno consentito di ricorrere al compromesso molto meno della maggior parte di noi e per questo “ammirabile” almeno sotto questo punto di vista.
Ciò nonostante il coraggio non può essere l’unico metro con cui valutare le opere di una persona, gli ultimi anni della sua vita, nei quali pareva che neanche il tumore avesse il coraggio di affrontarla, la Fallaci si è impegnata in una battaglia di cui, al di là della posizione di ciascuno di noi su certi argomenti, non se ne poteva sopporta i toni.
E’ vero che io sono su posizioni opposte rispetto alle sue, ma la presunzione, l’arroganza, la maleducazione che ha contraddistinto gli ultimi anni della sua vita, non possono essere confusi con il coraggio di sostenere le proprie posizioni. Onore al nemico, certo, ma il rispetto per il nemico dev’essere reciproco e io dalle sue parole e dal suo atteggiamento, mi sono spesso sentita così offesa da provare nei suoi confronti un’indignazione e un risentimento che pochi altri personaggi mi hanno suscitato.
Sarà perchè oltretutto da mia concittadina, si è permessa in diverse occasioni di parlare a nome mio e di farlo grazie a quella notorietà che a me cittadino qualunque, non mi consentiva alcuna replica. Come fiorentina mi sono spesso sentita un burattino usato nelle mani di una donna che negli ultimi anni della sua vita ha rifiutato categoricamente il confronto tentando contestualmente di imporre le sue opinioni verso chiunque ritenesse potesse fare al caso suo. Con arroganza, presunzione e strumentalizzando la sua fama per far giungere il suo urlo di rabbia il più in alto possibile.
Cio’ premesso il coraggio della Fallaci non è a mio avviso sufficiente a giustificare il suo operato degli ultimi anni, né le emozioni in me suscitate dalle sue opere precedenti sono in grado di offuscare l’indignazione che mi ha procurato negli ultimi anni, e ancor meno sono disposta a farmi influenzare dal suo cadavere ancora caldo, per stemperare i toni del mio risentimento.
Lei non lo avrebbe fatto, non avrebbe nutrito alcun timore di fronte alla morte del nemico e non sarebbe addivenuta a nessun compromesso con la necessità di riconoscere almeno un merito al nemico sconfitto.
Coraggio vuol dire anche questo, vuol dire sapersi ribellare alla diffusa e ipocrita usanza di trovare qualità nei morti forse nel vano tentativo di accondiscendere l’unico nemico che non sarà mai sconfitto. La morte appunto.


procedo zigzagando vero il futuro.

Viscontessa, 15 Settembre 2006

Prosegue con il consueto distacco il mio percorso verso il raggiungimento dello stato del Nirvana.
Per adesso sono ancora piuttosto indietro, stamattina per esempio mi sono perduta il senso dell’equilibrio e non riesco a camminare dritta. Procedo a zig zag e mi chiedo se ciò dipenda da inadempienze alimentari o abuso di antidolorifici. Un settimana di mal di testa era un po’ che non mi capitava, e per quanto il mal di testa sia sempre stato piuttosto latente come una vipera acquattata tra l’erba, ho dovuto addormentare il rettile con il brufen a meno di non rimanermene a casa alla ricerca del Nirvana.
Invece, un po’ come tutti, il Nirvana me lo sono dovuta cercare nei rari momenti liberi della giornata e quasi sempre questa ricerca perfettibile, si è conclusa con un pisolo a bocca aperta.
Accantonate almeno per il momento le varie religioni monoteiste e le loro bizzarre variazioni sul tema, ho dato una rapida occhiata alle discipline orientali facendomi più che altro una ragione del motivo per cui i cinesi stanno sempre per conto proprio. Loro, a differenza nostra, hanno sviluppato una civiltà che in quanto a storia e tradizione non ha niente da invidiare alla nostra, ma a differenza della nostra, sempre concentrata sulla religione cattolica come unico rifugio ai tormenti della vita quotidiana, ha messo a punto molte discipline in grado di condurre l’uomo verso il Nirvana, o verso il lavoro ad oltranza senza segni di sindrome da affaticamento cronico.
Ne ho dedotto che cinesi ci faranno un gran culo e ho proseguito zigzagando oltre.
Tornata quindi con i piedi per terra, per quanto malfermi, mi sono chiesta cosa ci abbia proposto la nostra società per far fronte all’affievolirsi del senso religioso comune e la prima cosa che mi è venuta in mente è stata l’astrologia.
L’oroscopo, i tarocchi, le palle di vetro e la lettura delle trombe di eustachio, rappresentano un sicuro rifugio per tutti coloro che vogliono crearsi un futuro.
Se in un passato non troppo remoto vi erano dei modelli di vita da perseguire in grado di dare un senso alla propria esistenza, oggi quei modelli sono finiti nella pattumiera e non tutti sono in grado di gestirsi questa nuova libertà acquisita. Io per esempio ora che sono libera di gestirmi la mia vecchiaia senza più poter contare su una pensione (quest’agonia pensionistica è patetica, si decida infine di uccidere la speranza di tutti quelli che dalla mia generazione in giù non troveranno più neanche una lira nelle casse dell’Inps) non so decidermi se affrontare gli ultimi anni della mia vita su una scatola di cartone sotto ad un ponte o se come si usa per gli asili nido, nei quali si fa domanda di ammissione non più tardi da un’ora del concepimento del futuro utente, mettermi già in lista di attesa per qualche casa di riposo.
Ed è qui che entrano in gioco l’astrologia e le scienze magiche in grado di aiutarmi in questo angoscioso percorso verso una nuova libertà acquisita.
Ci pensavo appunto ieri sera mentre intruppata nel traffico di una uggiosa acquerella autunnale, mi è sovvenuto che mi ero dimenticata di attivare il comodissimo servizio fornito dal nostro comune in grado con un sms di informarti per tempo sugli ingorghi del traffico cittadino.
Non sono sicura che il servizio abbia ottenuto un gran successo, d’altronde sarebbe come se un oncologo invece di curare i tumori, inviasse al malato un sms per ricordargli il suo male, ma certo essere continuamente sollecitati dal ricordo che stai per morire, può esserti utile per organizzarti il tuo funerale e magari metterti in lista di attesa per il cimitero comunale che più ti aggrada.
Così ne ho dedotto che la lettura quotidiana dell’oroscopo, tanto per cominciare, sarebbe una buona abitudine in grado senza alcuna fatica, di avvicinarmi al mondo dell’occulto.
Leggere l’oroscopo tutti i giorni è semplicissimo, ogni quotidiano insieme alle previsioni del tempo e quelle sull’andamento della borsa, è in grado di fornirvi anche quelle sul vostro futuro e io ho deciso che è da lì che voglio cominciare.
Per cui stamattina ne ho letti alcuni e ho saputo in ordine sparso che oggi sarò simpatica, piena di energie (camminare a zig zag richiede effettivamente un bel po’ di energie), dovrà scusarmi per un errore, avrò bisogno di affetto, lo troverò ma dovrò adeguarmi, sarò spigolosa ma meditativa, potrò aggiustare il tiro ma non ne avrò bisogno perchè grazie alla mia forza quotidiana, la gente mi cascherà ai piedi purchè ovviamente sia in grado di farla cadere perchè dovrò mettermi in gioco e anche l’amore è amore se lo sai far germogliare.
Insomma, oggi se saprò fare andare tutto bene, andrà tutto bene e anche queste son soddisfazioni.
Tanto mi metto in fila che la fila mi pare che per adesso sia l’unica certezza “certa” del nostro incedere verso il futuro.

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