Agosto
Viscontessa, 18 Agosto 2006Epilogo.
Lunedì 14 agosto ore 12.30
La figuretta camminava ingobbita sotto ad un piccolo ombrello con le stecche rotte. Forti raffiche di vento modificavano continuamente la direzione della pioggia battente e prima l’erba e poi il cemento che correvano veloci sotto ai piedi della figuretta, erano percorsi da rivoli d’acqua che non di rado si insinuavano tra le sue calzature estive.
Lei, mostrando il coraggio della piccola fiammiferaia del racconto di Andersen, stringeva a se la borsa ormai madida, e teneva stretta sotto il braccio una cartellina rossa contenente dei preziosi documenti. Il freddo era pungente e le scarpe ormai infradiciate d’acqua non facevano che rendere più gravoso il suo percorso mentre l’umido le se insinuava anche tra le mutande e le macchine che correvano veloci sulla circonvallazione, non si scomodavano neanche a rallentare quando la figuretta tentava di attraversare una strada.
Un paio di chilometri in tutto e una consapevolezza che nella mente della figuretta prendeva vigore ad ogni passo.
Lunedì 14 agosto ore 2,30
Complice lo spezzone di una trasmissione televisiva in cui si parlava dei pentecostali, una figura abbrutita dall’inedia, si rigirava tra le spire del suo divano ponendosi domande sulla necessità di trovare la propria spiritualità quando si è ormai definitivamente perduta la consistenza delle proprie carni. L’entusiasmo di coloro che sul piccolo schermo raccontavano il loro percorso verso la fede, aveva suo malgrado spinto la figura abbrutita, a chiedersi se non fosse davvero il caso di abbandonare il proprio scetticismo cosmico basato sull’inutilità dell’individuo in quanto tale, in favore di una religione, di una filosofia o anche solo di un percorso di analisi, in grado di giustificare quella consapevolezza che differenzia gli uomini da tutte le altre forme di vita sulla terra.
Giunta infatti quasi al termine di quella utilità che la natura destina ad ogni forma vivente, la figura abbrutita si chiedeva se coerentemente al suo pensiero si sarebbe infine dovuta lasciar morire come una vecchia femmina di armadillo ormai inutile alla riproduzione, o se invece, considerando che grazie all’attuale stile di vita si arriva a campare molto oltre l’età della menopausa, non sarebbe stato il caso di organizzarsi con un certo anticipo il lungo periodo di vita che le sarebbe rimasto probabilmente da vivere.
Martedì 1 agosto ore 16.00
Fedele al retaggio culturale di una religione che fin da piccola le aveva insegnato che il miglior alleato del buon fedele è il senso di colpa, la figura di una donna leggermente abbronzata da una domenica trascorsa serenamente al mare, si angosciava per l’imminente arrivo delle vacanze estive che al pari di quella serena domenica trascorsa al mare, rischiavano di sottrarre la sua attenzione dalla costante ricerca di qualcosa che avrebbe dovuto fare e che invece non aveva fatto.
La figura leggermente abbronzata della donna, previdente come sempre nel crearsi un senso di colpa da portarsi in vacanza, anche per quest’anno si era ridotta all’ultimo minuto ad affrontare un lavoro che avrebbe dovuto svolgere molti mesi prima ma timorosa di essere ormai sull’orlo di una imminente rottura di quel cordone ombelicale con il senso di colpa che negli anni andava sempre più assottigliandosi, si era fatta anche risoluta della necessità di aggravare la sua posizione lasciando che le cose da fare all’ultimo momento si moltiplicassero fino quasi a soffocarla.
Se da un lato infatti, la figura leggermente abbronzata si faceva di anno in anno sempre più persuasa che praticare il senso di colpa come ferrea disciplina di fede fosse un’inutile perdita di tempo, dall’altra non trovava ancora una motivazione valida ad un’esistenza che già in via di privazione della sua funzione naturale, fosse infine anche epurata dal senso di colpa che tanto conforta la nostra convinzione di essere utili a qualcosa.
Mercoledì 2 agosto ore 9.00
Sensibile a quell’inconcludente angosciarsi della sua collega e perfettamente consapevole dello scetticismo della medesima, una piccola donna che già da anni sosteneva di aver trovato il proprio equilibrio interiore, consegnava alla figura di donna leggermente abbronzata e molto angosciata, un piccolo manuale per principianti, nel quale venivano riportate in maniera molto superficiale e assolutamente comprensibile, i principi di base del buddismo. Senza che tra la donna serena e quella angosciata si intavolasse una seria discussione su questa religione le cui fondamenta sembrano essere poggiate nella ricerca all’interno dell’individuo di quella spiritualità che in altre religioni viene proposta sotto forma di incondizionata fede verso soggetti esterni, vi fu solo tra le due quello scambio di eloquenti sguardi che si verifica quando alle prevedibili obiezioni dello scettico, si contrappone la sicurezza del credente.
Il manuale fornito dalla credente alla scettica, aveva come primo scopo quello di rispondere alla prima domanda che fin dagli esordi della loro conversazione sul buddismo, aveva stuzzicato la curiosità della scettica. Quanto della serenità che scaturisce dall’adozione della filosofia buddista è merito del suo aspetto religioso e quanto invece è il merito da riconoscersi alla dura disciplina di ore di preghiera che questa filosofia impone? Se nel corso della recitazione delle preghiere buddiste che per durata e melodia conducono inevitabilmente il soggetto ad una forma di rilassamento mentale, io recitassi con lo stesso spirito il nostro rosario cattolico, vi è certezza che anche io non troverei la stessa pace interiore necessaria a stimolare positivamente le mie energie interiori?
Pur essendo affatto differente l’intento della preghiera, l’una rivolta alla nostra buddità e l’altra ad un Cristo in Croce, è possibile e probabile che gli effetti ottenuti siano infine i medesimi?
Mercoledì 2 agosto ore 21.00
La figura abbrutita sul divano, tentando di vincere il suo naturale scetticismo, trovava nella presunta musicalità della preghiera buddista, la risposta alla sua domanda. Fatta salva la necessità di una disciplina che pare elemento imprescindibile, e per la sottoscritta incomprensibile, del cammino che si è deciso di percorrere per tentare di dare una risposta alle domande sul senso della vita, il manualetto spiegava che,oltre all’evidente musicalità della preghiera capace al pari di ogni suono di evocare sensazioni diverse, vi è una relazione tra causa ed effetto che pur non trovando una spiegazione in grado di soddisfare la nostra razionalità, può almeno soddisfare quel briciolo di razionalità che ci porta a comunque a concludere che non tutto ciò che non è spiegabile non è neanche possibile. In fondo la scienza si basa proprio sullo studio e la scoperta delle azioni che provocano una reazione e viceversa.
Lunedì 7 agosto ore 11.00
La figura dall’abbronzatura sempre più sbiadita, era tornata sui suoi passi nel corso del fine settimana appena trascorso. Molte ore di riposo, una crema rassodante, la tintura per i capelli e un buon libro, le pareva che fossero ancora un sentiero che valeva la pena di percorrere prima di decretare la totale inutilità di uno stile di vita adottato da milioni di persone nel mondo. Il leggero sollievo raggiunto la domenica sera, le aveva in parte restituito quel briciolo di fiducia circa le proprie capacità individuali, e se da un lato la coltivazione dei sensi di colpa poteva anche orientarsi su colpe di entità così minima da poter essere risolte con una crema rassodante, dall’altra una mente riposata e nutrita con le esperienze altrui lette tra le pagine di un libro, l’avevano condotta a ritenere che si potesse ancora nutrire un briciolo di speranza nello scetticismo cosmico in grado col tempo di tramutarsi in disincantato fatalismo- La figura dall’abbronzatura sbiadita del lunedì mattina, si era fatta questa volta persuasa che la presunta crudeltà con cui madre natura abbandona le sue creature più inutili, nascondesse in realtà la saggezza della nutrice che si appresta a svezzare il piccolo, affinchè l’individuo ormai adulto, impari non solo a nutrirsi da solo ma ad apprezzare la varietà di gusto dei cibi.
Cercare affannosamente una nuova mammella tramite la quale placare le proprie ansie, non poteva quindi essere una strada percorribile per placare il proprio appetito interiore che non ha bisogno di essere placato ma anzi fatalmente alimentato.
Per questo la figura sbiadita tirò su il telefono e alimentata da una nuova fiducia, si apprestò a fissare un appuntamento con l’ufficio delle imposte dirette convinta che risiedesse nell’agire, la soluzione più probabile all’angoscia.
Domenica 13 agosto ore 21.00
Il perpetuarsi dell’azione nel corso di tutta la settimana, aveva prodotto sulla figura ormai impallidita, gli effetti di una stanchezza che non trovava conforto in nessuna tinta per i capelli. L’azione le era parsa infine soltanto il ripetersi monotono di un esercizio da palestra che svolto soltanto per far fronte ad un personale senso del dovere, non ripagava in risultati lo sforzo effettuato. Chiamata ancora una volta in causa madre natura e la sua mammella la cui privazione le era parsa necessaria nel corso di tutta quella faticosa settimana, la figura pallida aveva nuovamente finito per chiedersi se per gustare nuovi sapori che non fossero i soliti in vendita nel supermercato sotto casa, non fosse infine necessario ad una certa età, lasciarsi condurre da una nuova guida chiamata spiritualità, nella scoperta di nuovi mercati. Se è vero che madre natura ci fornisce di tutto ciò che è necessario alla nostra sopravvivenza, ci ha tuttavia fornito la consapevolezza come un bene del quale non ci ha spiegato l’utilità ma che impedendoci infine di sottometterci al nostro destino di femmina di armadillo in menopausa, ci costringe ad abbandonare definitivamente il grembo materno di madre natura per trovare altre funzioni che ci accompagnino nel corso della vita.
Prologo.
Lunedì 14 agosto
La donna frastornata dai dubbi si alzò di buon ora e di fronte ad una splendida giornata di sole, decise che quella giornata sarebbe stata dedicata al compromesso tra il materialismo e la spiritualità.
Salì sulla sua piccola utilitaria e nel percorre il lungo tragitto che l’avrebbe condotta all’ufficio delle imposte di una località lì vicino, decise che tra l’odorosa campagna di fine agosto mentre la macchina procedeva tranquilla su quel percorso così familiare, lei si sarebbe potuta dedicare alla recitazione della preghiera buddista. Il silenzio dell’abitacolo dell’auto, il canto degli uccellini nel sole, i tormenti della settimane appena trascorse, potevano essere un ottimo stimolo per mettere alla prova la recitazione di una litania che avrebbe dovuto stimolare le sue energie positive.
Recitò con dedizione e concentrazione, per circa un’ora vi dedicò tutte le energie che non erano necessarie a condurre l’auto e quando finalmente giunse a destinazione, si accorse con soddisfazione che era era arrivata perfettamente in orario.
Parcheggiò la macchina e nel momento in cui scese dall’auto, un nuvola oscurò il sole. Non se ne preoccupò e infilò sicura nel portone dell’ufficio delle imposte ma non appena varcata la soglia, la donna smarrita si accorse di essere nell’androne di un rispettabile condominio con tanto di ficus benjamino rinsecchito. Fuori cominciò a piovere, la donna uscì di corsa dal condominio e sotto l’acqua riparò rapidamente nel bar d’angolo di cui ricordava con affetto la produzione dolciaria.
Al”interno del bar un recente cambio di gestione le propose alla cassa la faccia di un uomo mai visto che tra i tuoni e i lampi che adesso rallegravano una pioggia battente, le comunicava che l’ufficio delle imposte era stato spostato dalla parte opposta della città.
La donna avvilita, sotto l’acqua, tornò di corsa al parcheggio. Se si fosse sbrigata forse avrebbe fatto ancora in tempo ad arrivare con un ritardo accettabile. Infilò la chiave nel cruscotto e girò la chiave ma l’auto non rispose ai suoi comandi. Niente. Nessun rumore, non un accenno ad una messa in moto, non un sussulto, un cenno e neanche un labile gracchiare.
La donna scese dala macchina e sotto al temporale tornò di corsa dentro il bar dove vi giunse ormai fradicia. Implorante chiese se era possibile chiamare un taxi ma i taxi non esistono, non lì.
A quel punto, la moglie del nuovo gestore della pasticceria, forse impietosita dalla figuretta bagnata con la sua cartellina rossa sotto al braccio e l’aria più avvilita che le fosse mai capitato di vedere, si offrì di accompagnarla in macchina all’ufficio delle imposte. Mezz’ora dopo, con un ritardo ormai pauroso e un ombrello rotto che la signora le aveva prestato, la figuretta fradicia irrompeva finalmente nell’atrio dell’ufficio delle imposte.
“Mi scusi per il ritardo, avevo un appuntamento per le undici lei non ci crederà ma….”
“un appuntamento per le undici?e chi gliel’ha dato un appuntamento per il 16 di agosto?”
“il vostro call center, questo è il numero di prenotazione”
“aaahhhh….il call center di Roma? Ma quelli cosa vuole che ne sappiano….comunque cosa deve fare?”
“ecco, io dovevo consegnare questi documenti e….”
lui guarda i documenti, scuote il capo e poi giocherellando con una penna sentenzia “mi spiace, ma per questa pratica ci vuole il mio collega che è in ferie e torna lunedì, io purtroppo non posso farci niente, deve ritornare settimana prossima”.
Fuori il temporale imperversava, la figuretta riprese mesta la sua cartellina e sotto ad un piccolo ombrello con le stecche rotte, si incamminò nuovamente verso il bar.
Un paio di chilometri in tutto e una consapevolezza che nella mente della figuretta prendeva vigore ad ogni passo.
Conclusioni.
Non importa qual’è il Dio a cui ti rivolgi, e non importa neanche che sia la preghiera il mezzo con cui ti rivolgi a lui. L’importante è che, quando sei nella merda, tu abbia un Dio qualsiasi da invocare.
Deduzioni
Ho bisogno di una vacanza.





19 Agosto 2006, 5:29
Buongiorno Viscontessa. Non ho trovato il tuo indirizzo email, ho inviato il materiale informativo circa la mostra cui prendi parte a scritture di strada ed a tutti gli altri partecipanti tra i quali HotelMessico che ti ha contattata. Gli chiederò di girare ll mail anche a te. Grazie per aver accettato l’invito e a presto.
22 Agosto 2006, 14:19
Te ne sei andata in vacanza senza neanche salutare. Bene, anzi male: io segno sull’agendina nera e t’assicuro che non è cosa buona affatto.
Dovunque in spiaggia ti volterai, la mia perfida faccia troverai. E requie mai avrai.
Così è deciso.
g.
23 Agosto 2006, 18:02
Vorrei leggere ancora qualcosa di suo - ha pubblicato un libro ?
Sul sito trova il mio contatto
Vincenzo Naclerio
26 Agosto 2006, 18:51
Anch’io. Un’altra.
28 Agosto 2006, 0:32
Io sono tornata da poco e voglio andare già via, e il bello è che lo farò presto. Un bacio e una coccola alla Viss.
^____^
29 Agosto 2006, 7:41
no grazie. ho già dato.
30 Agosto 2006, 11:42
Orcatroia troppo lungo non ce la faccio.

Come se avessi letto.
30 Agosto 2006, 15:48
Si ma quando torni???
Qui sembra autunno son tutti a lavorare e tu ancora nel buen retiro..
Ma che roba!
31 Agosto 2006, 19:32
Ciao Viss, passo per lasciarti un bacio, alla panna.