equilibrio

Viscontessa, 7 Agosto 2006

Io me la son presa con uno stendino che ha perduto l’equilibrio. L’equilibrio è fondamentale, ce l’hai o non ce l’hai e se ti manca, cazzo, è inutile metterti delle zeppe sotto ai piedi, continui a traballare come quei tavolini con le tovaglie di plastica e i fiori finti nel mezzo.
Ma dicevo dello stendino, bello, leggero, in alluminio, con due protesi laterali che una volta aperte si alzano verso il cielo come in una preghiera a nostro Signore. Il Padre Nostro degli stendini.
Ieri l’ho aperto e ci ho steso il bucato, ho cominciato dal centro, un filo si e uno no, un capo a destra e uno sinistra e poi tra le insenature un calzino, un fazzoletto, una mutanda… piccola biancheria estiva senza impegno, senza peso. Poi la preghiera, un saluto al sole, l’apertura alare di un albatros sul mare, la poesia del bucato che trova tra le ali protese verso il cielo, il clima ideale, il sole, l’aria che si rinfresca e culla un asciugamano o quella camicia di lino. Un capo a destra fluttua subito nell’aria come un’onda dolce che ti promette avvolgenti abbracci e poi ecco quella maglietta bianca e candida che poco distante dalla camicia si adagia mollemente sull’allumino dello stendino.
L’aria è fresca, il sole limpido e lucente, due gattini giocano poco più in là e agosto all’improvviso promette un sollievo bramato tra profumo di umido e di biancheria pulita.
Ancora un capo, un pantalone corto e il ricordo di una corsa tra i campi, lo appoggio intenerita sul quell’ala protesa, vorrei sussurrare al sole di prendersi cura di lui e mentre mi giro per scegliere due mollette da bucato che si intonino con l’armonia di una fresca mattina d’agosto, l’aluccia cade al suolo, lo stendino si piega, il peso del pantalone trascina con se la camicia di lino e la maglietta candida e poi la mutanda e il fazzoletto e….. e ora giace tutto al suolo, un mucchietto di stracci bagnati aggrovigliati tra lamiere di alluminio e una fanciulla (la sottoscritta) che si alza leggiadra da un tavolo estivo.

La cena è stata ottima, brandelli di serenità in una notte di mezza estate, la fanciulla si alza dal tavolo, si alza verso il cielo ma la zeppa non regge, qualcosa non va, il piede non trova un equilibrio e si sbilancia ora a destra ora a sinistra, la ghiaia stride, lo stomaco risponde all’improvviso come in un impeto d’amore, la fanciulla traballa “ora vomito” sussurra mentre il colorito si fa giallognolo e la fronte le si imperla di sudore. Altri due passi, solo un altro pantalone e la fanciulla si accascia al suolo. E ora giace lì in mezzo alla strada, appoggiata ad un pilone, un mucchietto di stracci che presto si bagnano e si inzaccherano e il profumo d’estate si fa acido e nauseabondo, tra l’umido appiccicaticcio di qualcosa che doveva stare dentro allo stomaco e non fuori.
Dentro e non fuori.

Dentro, bisogna tornare dentro, bisogna tornare nella propria tana dove ogni cosa tornerà al suo posto ma la tana adesso è umida è così umida che alzando ancora una volta gli occhi al cielo, dal soffitto piove acqua. Maledetto sciacquone, il galleggiante ha perduto il suo equilibrio e ora l’acqua è tutta sui muri e dai muri e per terra e nelle orecchie dove lo sciacquone scarica continuamente acqua mentre dal soffitto piove.
L’equilibrio, cazzo.
La fanciulla a cui è caduto lo stendino e che ha vomitato in mezzo alla strada, sale in equilibrio su una scala, un equilibrio così precario, così fragile che la fanciulla non sa se riuscirà a mantenerlo. Ma si arrampica, sale sulle scale, apre la botola, si mette a gattoni e va in cerca dello sciacquone squilibrato. Il pavimento del soppalco è impervio, forse è impervia la fanciulla e il suo equilibrio, forse quel dolore sul ginocchio è solo un riflesso condizionato, forse si è toccata un orecchio e le fa male i ginocchio, l’organismo ha un suo equilibrio interno che la fanciulla non ricorda.
Forse.
E invece non ci sono forse, il soppalco è pieno di calcinacci, grossi pezzi di mattone e intonaco e detriti di ogni genere che si sono impastati con l’acqua dello sciacquone e sono caduti sui tappeti e sui quadri che la fanciulla aveva imballato per proteggerli dalla polvere e non dal terremoto…
La fanciulla chiude il rubinetto dell’acqua dello sciacquone e poi comincia a portare giù quadri e tappeti e pensieri brutti e cupi come l’inverno mentre l’equilibrio, almeno per oggi, è solo una virtù sperata.



6 commenti a “equilibrio”

  1. leggimi Says:

    ‘ccidenti..che bello..

  2. waki Says:

    squilibrata!

  3. mariodesantiss Says:

    Viss, se fossi un patito di arti marziali e cina, ti direi che anche contro lo stendino e lo sciacquone, così come contro l’avversario, è fondamentale trovare il tuo “ki”.Ma preferisco essere occidentale e godere, non tanto del tuo rovinare, ma dell’equilibrio prezioso che ne nasce quando poi lo scrivi. E’ tragico, ma è il destino di chi ha scelto la penna e contemporaneamente lo stendino sbagliato. più splendida che casalinga?

  4. lsadora Says:

    mario, posso copiare il tuo commento?

    Viss, questa è la tua magia: ti càpitano le stesse cose che succedono a noi, ma raccontate da te sembrano cose affascinanti e coinvolgenti…

  5. Viscontessa Says:

    dice la mia collega che il karma non va in vacanza.

    Non so se c’entri qualcosa:-)

  6. utente anonimo Says:

    incantata.

    mi stai facendo progressi amica mia.

    passi da gigante.

    c’è sempre qualcosa cui aggrapparsi e anche uno stendino ha il suo perchè.

    quando le lasci fluire così ,le tue parole son belle, trasparenti.

    un bel bacio

    la funambola

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