considerazioni in merito
Viscontessa, 4 Agosto 2006Si è vero, mi riferisco all’ultimo commento di Mario nel mio ultimo post e ne faccio post perchè in questo momento, alle otto di un venerdì sera d’agosto, mi sento come una bambina alla vigilia di natale. Domani è sabato, è solo un sabato tra i tanti che però mai come in questa settimana, arriva benedetto e bramato dalla sottoscritta.
Una settimana difficile, una spossatezza che non ricordavo di aver mai provato e Polase, Supradyn, sonno e noia come unico rimedio a questo stato vegetativo in cui mi trovo. Un po’ di febbre, pochissima, una cena tra amici, mia figlia malata, il lavoro da portare avanti e poi ecco, queste parole che all’improvviso lette e rilette mi sembrano quei pomodori e mozzarella e mozzarella e pomodori che da un paio di mesi caratterizzano quasi tutti i miei pasti.
Il libro è arrivato, almeno a casa mia (in libreria credo a fine mese) e insieme al libro sono arrivate le riletture di alcuni brani e i commenti degli amici più intimi che l’hanno letto e i commenti di chi non l’ha letto ma lo leggerà e insieme a queste parole vecchie ce ne sono altre da trovare per l’articolo del venerdì sul Firenze, e poi una cosa a fine agosto per cui dovevo selezionare dei brani e il blog di Grazia con un altro articolo e ancora parole ormai vecchie che diventano progetti futuri e che come tutti i progetti seguono delle regole a cui non ero abituata.
Scrivevo, prima venivo qui e scrivevo adesso vengo qui e penso che se il blog non ha un progetto, ha però dei lettori che mi sono di fronte alla scrivania, o al bar, o tra le pareti di casa o magari tra i vecchi compagni di scuola. E mi sembra che questo scrivere sia diventato mio malgrado un lavoro (in un articolo su Cosmpolitan di settembre o ottobre, parlerò proprio di questo).
Un lavoro pesante come ogni lavoro d’agosto.
Forse io non sono più abitata a nutrire nei miei confronti delle aspettative, anzi dopo anni in cui mi sono continuamente delusa su ogni fronte, ero riuscita piuttosto di recente non solo a non aspettarmi niente da me ma quasi a convincere anche gli altri che da me non c’è niente di buono da aspettarsi.
E adesso, adesso che avevo fatto della mia vita il diario di una magnifica massaia quarantenne, non ho più niente da dire alle incrostazioni del mio forno e finisco solo per autocitarmi come una vecchia rincoglionita.
Di nuovo non so più cosa farò da grande….





4 Agosto 2006, 20:52
“Di nuovo non so più cosa farò da grande…”
Ti assicuro tesora, ma te ne accorgerai da sola, che più si diventa grandi più è assolutamente superfluo saperlo ;-*
5 Agosto 2006, 14:18
Niente. Solo continuare a fare quello che fai. Che a noi va benissimo.
5 Agosto 2006, 16:16
…sono i cicli, i cicli della vita; su e giù, così poi c’è sempre un nuovo punto di partenza…no?
^__^ ciao…
8 Agosto 2006, 21:18
a dire il vero attendo la terza età con una certa ansia.
Almeno allora non dovrò più chiedermi cosa farò domani:-)
9 Agosto 2006, 10:12
Ciao Viscontessa.
Io sono una che guarda poco i blog, e il tuo l’ho scoperto ieri.
Sei molto simpatica.
Ho una curiosità:mi piacerebbe sapere quali sono i tuoi scrittori preferiti.
Ciao,
Laura
9 Agosto 2006, 22:30
ciao Laura, piacere di conoscerti. Purtroppo però non saprei cosa risponderti, non ho autori preferiti, anzi di preferito non riesco proprio ad avere mai niente, sarà che le preferenze, come le classificazioni, mi pare sottragano libertà alle scelte:-)
10 Agosto 2006, 19:20
L’hai voluta la bicicletta? E ora…pedala: