villeggiatura

Viscontessa, 22 Luglio 2006

C’è sempre stata nella parola villeggiatura una nota dolce ed indolente che le ferie, ma anche le vacanze, non sono mai riuscite ad imitare.
Mia nonna, donna di una generazione senza mare ma con mesi caldi e afosi da trascorrere nella casa di campagna dorata dai campi di grano, parlava della villeggiatura come un periodo di letargo estivo così lungo, da riuscire a modificare le abitudini e le consuetudini della normale vita cittadina. E forse il segreto della vacanza ideale, stava proprio nella capacità di non cercare a tutti i costi il divertimento, le emozioni, la novità, ma in quella di lasciarsi trasportare in una dimensione nella quale il tempo non è più quello che siamo abituati a vivere ogni giorno.
Certo che ai giorni nostri con tre settimane di ferie, l’esodo e il controesodo, il cellulare sempre acceso, la discoteca, la ginnastica in spiaggia, il corso di vela e la prova costume, non è sempre così facile trovare il modo per isolarsi dal nostro tempo, né però d’altro canto mi pare esista una volontà concreta di fermarsi a riflettere su come questa vita scandita da centinaia di impegni, ci costringa ad evitare di trovarci da soli con noi stessi. Eppure, per dire, delle lunghe vacanze in campagna quando ancora bambina ascoltavo per ore il canto delle cicale dalle persiane socchiuse di una camera dall’arredamento essenziale e il profumo di fresco, ho ancora un ricordo dolcissimo che mesi di mare sotto ad un ombrellone fila 2 posto 3, non potranno mai sostituire.

Torno oggi da una vacanzina di tre giorni al mare, la prima mattina, appena sveglia, ho aperto il frigo e ho preso quella che secondo me doveva essere una bottiglia di acqua fresca e che invece conteneva latte per gatti. Una sorsata, e quel liquido denso e dolciastro mi scende in gola mentre gatti e bambini tutti intorno, reclamano rapidamente la loro colazione. Ritmi diversi dal solito, abitudini diverse, una familiarità con mia sorella che non vivevo più da anni. Antichi ricordi che si amalgamano con nuove sensazioni e bambini da mettere a letto mentre le cicale cantano al di là di persiane chiuse su fresche stanze dall’arredamento essenziale.

Così un po’ penso, i sogni mi aiutano e trovo alcuni pertugi per essere in villeggiatura, una villeggiatura che anni fa mi ero creata nel virtuale. Un nome diverso, un luogo diverso, una tastiera come il letto dalle lenzuola candide e ruvide, un monitor sul quale riflettere le ombre cinesi del cane o dello struzzo mentre le cicale friniscono e io trascorro il tempo in attesa di altro tempo.
Questo era per me l’inizio della mia vita virtuale, una villeggiatura, una vacanza dalla mia vita reale di cui parlavo in maniera vaga e senza alcun riferimento concreto. Non avevo un nome e non avevo un’identità, avrei potuto parlare di mio figlio di quindici anni, del mio amante di venti, del mio pitone in una teca di vetro, del mio occhio strabico, del mio lavoro di estetista, delle origine del mio nome virtuale. Potevo essere diversa, l’ombra cinese sul muro di una giraffa dal collo lungo.
Poi anche qui le cose sono cambiate, un po’ per colpa o volontà mia, un po’ per colpa e volontà altrui. Ora, quando mi siedo di fronte a questa tastiera in cerca di un po’ di villeggiatura, mi ritrovo mio malgrado a fare in conti con il mio vicino di ombrellone e con le foto della mia famiglia, di mia figlia, esposte in una vetrina virtuale come un cartellone pubblicitario del Mulino Bianco.

I sentimenti, le sensazioni, le parole, non hanno nome e non hanno autore, sono come una villeggiatura popolata dalle ombre cinesi di una giraffa dal collo lungo. Le foto, invece, ti catturano l’anima e se l’anima non te la sei già venduta per una vacanza all-inclusive, bisognerebbe lasciargli prendere la forma che più desidera.
Vorrei tornare ad essere un’estetista con un occhio strabico e un pitone nella teca di vetro.



10 commenti a “villeggiatura”

  1. Pralina Says:

    Allora bentornata, Viss!!!!!

  2. elesole Says:

    gran bel post! La mia infanzia invece odora della resina dei cipressi del parchetto dove mi portava mia nonna a non giocare con i bimbi (sono sempre stata un pò asociale). Ripasserò!

  3. utente anonimo Says:

    glielo dicevo io al Conte che tra sentimenti e foto non ero sicura di cosa fosse più privato!

    Bentornata Viss. Post perfetto, bello ed esaustivo, da leggere e rileggere :)
    Annika

    p.s. c’erano dei texani fantastici, stamani, mattinata proficua:)

  4. Viscontessa Says:

    Texani!?!?! e dove? sotto quale temperatura?

    (ragazze ben trovate, mi sa che in città con il picci siamo rimaste davvero in quattro gatte:-)

    A proposito, i due gattini che ho raccattato sabato, sono due femmine. Marta e Orazio, sono diventate in un pomeriggio Marta e Olga:-)

  5. utente anonimo Says:

    bello davvero, viss

    bentornata.

    giarina

  6. cioccolatamara Says:

    è stato rilassante leggere questo post.

    nella mia infanzia niente villeggiatura. sono cresciuta al mare, con mia nonna che mi ci portava in vaporetto. Quello per la Baia Blu. è lì che ho trascorso le mie estati, mangiando focaccia e pomodori “cirio”.

    ed è lì che ho dato il mio primo bacio.

    c.

  7. contevico Says:

    Via, l’Annika l’abbiam fatta contenta.

    Ci siam tolti un pensierone :))

  8. UnaVolpe Says:

    Tornata anche io! Una birra ghiacciata? Tu porta il pitone!

  9. kinglear Says:

    Bevi pure il latte per i gatti.

    Non t’hanno ancora svezzata.

    Accidenti. :-)

    g.

  10. Viscontessa Says:

    Volpe, si può fare anche una doccia gelata di birra?

    (qui sta per piovere…iuhuuuu!!!)

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