sono una chiavica

Viscontessa, 28 Luglio 2006

(il presente post contiene un finale a sorpresa sulla vicenda delle chiavi dell’ufficio)

Stamattina mi sono finalmente arrivate le copie del mio libro.
Mentre leggevo il il mio articolo di oggi su Il Firenze, è arrivato il corriere e mi ha lasciato questo pacchetto da cui sono spuntate fuori cinque copie belle come il sole del mio libro.
Per un attimo mi sono quasi commossa e mi sono presentata con deferenza “salve sono giovanna, davvero lieto di conoscerla” “piacere mio, sono Vis”.
Poi l’attimo è passato e il presidente si è subito portato via una delle copie, inutile protestare era già sulle scale e alle mie deboli rimostranze ha affermato seccato che il libro lo prendeva per leggerlo…”meno male che non ci farai filtri per le canne” ho sentenziato debolmente io mentre il mio primo libro se ne andava. Il secondo invece se ne è andato poco dopo, l’ho prestato alla mia collega presidentessa del comitato “Cerchiamo il libro della Viss”. Già da un paio di settimane, infatti, aveva messo su una rete di solidarietà e di complicità con tutti i librai di Firenze perchè le procurassero questo accidente di libro. Essendo inoltre la donna più glamour dell’ufficio nonché punto di riferimento per ogni donna dell’ufficio in cerca di un proprio elegantissimo stile, non potevo proprio esimermi dal prestarglielo. Gli altri sono circolati per l’ufficio suscitando le reazioni più varie. C’è stato chi si era innamorato di un mio post di tempo fa letto sul blog, e non voleva sentir parlare di libri, voleva rileggere il mio post per tutta la vita, c’è stato chi mi ha chiesto dov’era l’autobiografia e chi ha promesso di acquistarlo per potersi vantare con gli amici di conoscere l’autrice. Qualcuno si è domandato se fosse un libro di racconti erotici e un altro voleva sapere se potevo regalarglieli per i pensierini di Natale.
Tutto sommato però non sono ancora stata licenziata e ormai fino a lunedì dovrei poter contare sul mio posto di lavoro. O almeno fino a quando qualcuno non avrà letto il libro.

Il pomeriggio poi sono tornata ad essere la Gio’ ovvero quella della scadenza con adrenalina. La giò, ma so di essere in ottima compagnia, lavora meglio, molto meglio così a ridosso delle scadenze che talvolta le scadenze riescono addirittura a precederla arrivando molto prima di lei.
E infatti oggi pomeriggio, alle prese con la dichiarazione dei redditi di un’amica, mi sono accorta che quella dell’anno precedente non l’avevo mai inviata. Il call center del Ministero delle Finanze non è stato in grado di dirmi quale sarà la punizione che dovrò subire e io sono già qua a chiedermi se per presentarmi con il capo cosparso di cenere di fronte al loro cospetto, sia meglio calzare una scarpa bassa da umile lavoratrice, o un tacco alto da donna grintosa.
Ci penserò, o meglio mentre ci pensavo, anche la terza copia del libro se ne è andata e questa, a dire il vero, era quella che meritava più di tutti un nuovo padrone. In fondo se il libro alla fine è stato realizzato, il merito è anche suo che ha seguito il progetto fin dall’inizio.

Infine, quando verso le dieci sono uscita dall’ufficio, mi sono accorta che ero rimasta sola e che mi avevano chiuso dentro. Nessun pericolo! Questa volta insieme alle chiavi di casa, avevo anche la chiave dell’ufficio ovvero quella del lucchetto che chiude il cancello.
Ho aperto il lucchetto, sono uscita e mentre lo stavo richiudendo ho pensato “oddio! E se adesso dopo aver chiuso il lucchetto, mi cascasse dentro il mazzo di chiavi?”
Detto fatto, un attimo dopo le mie chiavi erano al suolo al di là del cancello e io ero al di qua con un braccino troppo corto per riuscire a raggiungerle.
Poco male se non fosse che insieme alle chiavi dell’ufficio c’erano appese anche quelle di casa e che a casa non ci fosse nessuno.
Mi sono messa a ridere. Giuro che ho appoggiato tutto quello che tenevo in mano e seduta sul gradino ho cominciato a ridere.
Per un minuto.
Poi mi sono alzata e ho detto “cazzo!”.
Quindi rovistando nelle borse ne ho tirato fuori una penna, con la penna ho raggiunto le chiavi e le ho fatte scivolare verso la fessura sotto al cancello……

Ora sono a casa, ma mi sento davvero una chiavica.


P.s oltre al raffreddore e al mal di gola che mi hanno costretto a girare con un golfino e una sciarpetta al collo tutto il giorno, oggi mi è venuto anche il torcicollo.

Un finestra sul mondo

Viscontessa, 27 Luglio 2006

Ultimamente non ho molte idee.
Anzi, per essere precisi, ultimamente non ho proprio niente se non un caldo assassino che mi costringe tutto il giorno a pensare che caldo che fa.
Ultimamente non ho letto niente, non ho ascoltato o visto niente, non ho scritto niente e non ho mangiato quasi niente.
Ultimamente apro le finestre e chiudo le persiane, poi apro le persiane e chiudo le porte, apro le porte e chiudo le finestre, apro le porte, le finestre, le persiane e chiudo con la privacy.
Sto a pian terreno, una finestra sul mondo, il mio.

Ultimamente, non troppo lontano da qui, si ammazzano con la stessa facilità con cui io estirpo ortica dal giardino, ultimamente sono passati di moda i costumi all’uncinetto mentre tengono le quotazioni delle infradito ma quest’anno sono con il plantare anatomico e la grossa fascia di perline.
I farmacisti scioperano, gli avvocati scioperano, i tassisti hanno già scioperato. L’indulto si farà e anche il cessate il fuoco si farà, per adesso siamo tutti in sciopero e la società autostrade chiude i cantieri per consentire ai milioni di milioni di oni di Italiani di andare al mare. Dal mare tanto arrivano barche zeppe di clandestini che approfittano della bella stagione per venire in Italia e lo yogurt che ti rinforza ogni mattina se la fa con le telefonate ed sms a costo Zero. Rimpianti? Zero e ci si ti tuffa in mare.

Quest’anno il mare sta bene e anche il sole sta bene, quest’anno fa caldo, c’è la siccità e i ghiacciai si sciolgono ma il sole quest’anno sta bene, è guarito e siamo tutti più contenti. Sta male invece il calcio, è malato come me ma la giustizia sportiva è molto più rapida di quella ordinaria e in un mese al massimo sistemiamo tutto.

Io continuo a soffiarmi il naso, temo poco fa di essermi soffiata un pezzo di cervello nel fazzoletto di carta, carta riciclabile da buttare nell’apposito cassonetto accanto a quello per la raccolta del “compo”. Continuo a chiedermi chi siano i beneficiari del mio “compo” mentre mi avvio ad aprire o chiudere l’ennesima finestra.
Se solo avessi un briciolo in più di energia darei fuoco a Mammucari e il Gabibbo che imperversano nella mia tv.
Ho perduto il telecomando.

Una radiosa giornata di merda

Viscontessa, 26 Luglio 2006

Stamattina ho dimenticato la chiave dell’ufficio a casa. Quando sono arrivata e ho trovato chiuso, me la son fatta prestare dal mio collega che era al piano di sotto e che insieme alla chiave del nostro ufficio, ci tiene anche quelle della macchina.
Poi siamo andati a far colazione e io mi son portata dietro il bancomat perchè non avevo neanche un centesimo di euro ma il bancomat era fuori servizio e il mio collega mi ha offerto la colazione.
Verso mezzogiorno e mezzo ho preso l’auto da riportare all’autonoleggio. Ho dimenticato in ufficio il bancomat ma mi sono portata dietro le chiavi dell’ufficio e della macchina del mio collega.
Ho lasciato l’auto all’autonoleggio (che stava chiudendo) e sono tornata a prendere la mia auto parcheggiata in una strada lì vicino.
Monto in macchina, inserisco le chiavi nel cruscotto e giro la chiave. La macchina è morta il cellulare invece prende vita, è il mio collega che ha un appuntamento e non trova le chiavi della sua macchina. Seguono parolacce, insulti, imprecazioni e scuse.
La macchina però è sempre morta.
E’ l’una e mezzo, fa un caldo da morire, la macchina è morta, il mio collega è senza le chiavi della sua macchina e mi si tappa il naso. Qualche giorno fa a seguito di uno scivolo sull’acqua, mi si è tappato un orecchio, oggi mi si è tappato anche il naso.
Mi siedo sul marciapiede, decido di chiamare un taxi ma il credito del cellulare è a zero. Mi avvio sotto al sole verso un bancomat per caricare il telefono e procurarmi i soldi per un taxi ma ho dimenticato il bancomat in ufficio.
Mi siedo nuovamente sul marciapiede, sono senza macchina, senza telefono, senza soldi e ansimo vistosamente a causa del naso tappato.
Prendo in considerazioni varie ipotesi:

  1. telefono alla 118 e mi faccio venire a prendere da un’ambulanza

  2. mi avvio verso una fermata dell’autobus che non so dov’è e prendo un autobus qualsiasi che mi avvicini al centro. Al bigliettaio fornisco direttamente la mia carta d’identità perchè possa multarmi per la mancanza del biglietto.

  3. Resto seduta sul gradino del marciapiede e uso il barattolino delle gomme da masticare per chiedere l’elemosina.

  4. Resto seduta sul gradino del marciapiede e aspetto di morire.

  5. Vado a piedi.

  6. Aspetto che il mio collega mi ritelefoni per insultarmi e gli chiedo di chiamarmi un taxi

  7. Varie ed eventuali.

Mentre penso mi si avvera la soluzione numero 7, il taxi tarda ad arrivare e io sto per morire disidratata ma un attimo prima che svenga sul marciapiede bollente arriva il taxi.
Mi riporta in ufficio, appena scendo vedo una collega che conosco pochissimo e mi faccio prestare dieci euro, pago il taxi e vedo arrivare il mio collega in motorino. Era venuto a cercarmi per riprendersi le chiavi della macchina.

Torno in ufficio, ho fame, ho sete, mi scappa pipì e ho sempre l’orecchio e il naso tappato. Il mio collega prende le chiavi e scappa: ha un appuntamento con il parrucchiere, se la fiorentina fosse tornata in serie A, aveva promesso di farsi una ciocca viola dei capelli.
Svengo sulla scrivania.
Riprendo i sensi nel momento in cui il mio collega e il suo ciuffo viola di capelli appaiono sull’uscio. Vorrei urlare e invece con la mia voce nasale da raffreddore, parlo. Ho bisogno di un passaggio per andare a recuperare la mia auto. A questo punto è il mio collega e il suo ciuffo viola che svengono sulla scrivania.
Fa caldo, molto caldo, un tuono rende vita al mio collega svenuto sulla scrivania “cazzo! Ma io avrei anche da lavorare!”, guardo il suo ciuffo viola “insomma….” e gli racconto del cane.
Mi siedo di fronte alla sua scrivania e mentre lui tenta di leggere qualcosa gli racconto che il mio cane quando tuona ha paura e io devo tornare subito a casa. Non prima però di aver recuperato la mia auto dalla parte opposta della città.
Sfinito, esausta, devastato, si decide finalmente ad accompagnarmi e quando varchiamo la soglia dell’ufficio comincia il temporale.
Mi guarda e in gesto scaramantico Si tocca. Non ho coraggio di rimproverarlo, se solo non rischiassi di essere fraintesa lo toccherei anche io.
Prendiamo la sua auto, io parlo con la voce nasale e comincio ad avere sentore di un mal di testa, nel tragitto mi faccio coraggio “o ti fermi ad un bancomat e io faccio un prelievo anche se piove e diluvia e mi bagno tutta oppure….mi presti per favore dieci euro che ho finito le sigarette?”.
Questa volta non dice niente, si ferma ad un semaforo e apre il portafoglio. Dentro c’è solo una banconota da € 50.
Anche io non dico una parola, lo guardo in silenzio e lui mi implora “dimmi che siamo su scherzi a parte”. Non dico niente, gli sfilo la banconota dal portafoglio e gli sorrido.
Arriviamo all’auto, il temporale imperversa, scendiamo e attacchiamo i cavi alla batteria, un colpo di accelleratore e l’auto si mette in moto.
“mi presti un attimo il tuo cellulare che avviso casa che è tutto a posto?”.
E’ salito in macchina di corsa ed è fuggito senza neanche salutarmi.

A volte la gente è davvero maleducata!

Grazie

Viscontessa, 26 Luglio 2006

Ho seriamente rischiato di morire disidratata, il lato piacevole di questa probabile morte annunciata, è stato che ero in buona compagnia e soprattutto che a fine serata ero (eravamo) assolutamente sobria.  Unica pecca, non ho potuto mangiare i quadretti di polenta con guarnizione di cappero e formaggio in un letto di verdure mantecate perché dopo aver murato a secco la lasagna con cavolo e piselli, mi pareva di avere in bocca una betoniera e temevo che la polenta con il cappero potesse definitivamente cementarmi la bocca.
Un po’ caldo, anzi molto caldo e molta gente, forse un po’ troppa per muoversi con disinvoltura tra la folla. Buona però la posizione che avevo scelto, mi sono accasciata su un divanetto con vista folla dal quale, in attesa che il cameriere mi portasse da bere, non mi sono più mossa per tutta la serata. Per dovere di cronaca devo anche dire che il cameriere con gli aperitivi è stato l’uomo più corteggiato della serata, anche io ho tentato in più di un’occasione di offrigli le mie carni in cambio di qualcosa da bere, ma quando persino il Facci ha fallito nell’intento, mi sono resa conto che non c’era niente da fare. Il conte invece, nei suoi pantaloni rossi e camicia bianca, non si è fatto minimamente intimorire dalla mancanza di liquidi e mentre si faceva fotografare stretto stretto con il Facci, continuava ad ingurgitare cibo mentre io venivo alle mani con il mio vicino che mi aveva rubato il cartoncino per sventolarsi.
In realtà non conoscevo quasi nessuno ma un attimo dopo che prendevo consapevolezza di non conoscere nessuno, mi accorgevo che nessuno conosceva nessuno e questa promiscuità di pensiero mi ha rinfrancata.
Ho rivisto Laura e Copiascolla (con cui abbiamo scambiato la promessa solenne di un futuro incontro) , ho conosciuto la Mafe, la Vale, Egotique, Spad, Johnny Drelli e altri di cui adesso non ricordo il nick. Ho firmato un autografo anche se mi sono fatta un po’ pregare perché la serata cominciava a volgere al termine e finalmente si poteva cazzeggiare con disinvoltura, mi sono procurata una crema abbronzante fattore di protezione 12 e soprattutto, al mio rientro a casa, ho trovato che il gatto aveva cacato sul mio tappeto.
Il gatto ha la diarrea.

p.s quest’oggi sono un po’ provata da alcune vicissitudine di cui relazionerò dopo. Per cui non metto link, semmai dopo:-)

Se solo avessi un po’ di Grazia…..

Viscontessa, 24 Luglio 2006

Se solo la temperatura fosse un poco più bassa o io avessi un auto con l’aria condizionata o soldi  o tempo abbastanza per fermarmi o qualcuno che mi porta, mi prende, mi ospita, mi accompagna, mi veste, mi spoglia, mi rinfresca, mi motiva, mi convince, mi persuade, mi stimola mi vuole bene…..
Insomma se solo se, io ci andrei.
A dire il vero è già da qualche giorno che ci sto pensando ma poi oggi, saranno le nuvole, sarà il mal di testa, sarà che non ho l’aria condizionata e che non mi faccio condizionare, insomma, io non ci sarò ma l’occasione è gustosa come un aperitivo fresco in queste giornate torride.
Vi segnalo volentieri l’iniziativa e poi accasciata su un letto bollente di dolore, attendo reportage completo della serata.
Siateci, io vi aspetterò a casa come Cenerentola a raccogliere fagioli vicino alla stufa.

villeggiatura

Viscontessa, 22 Luglio 2006

C’è sempre stata nella parola villeggiatura una nota dolce ed indolente che le ferie, ma anche le vacanze, non sono mai riuscite ad imitare.
Mia nonna, donna di una generazione senza mare ma con mesi caldi e afosi da trascorrere nella casa di campagna dorata dai campi di grano, parlava della villeggiatura come un periodo di letargo estivo così lungo, da riuscire a modificare le abitudini e le consuetudini della normale vita cittadina. E forse il segreto della vacanza ideale, stava proprio nella capacità di non cercare a tutti i costi il divertimento, le emozioni, la novità, ma in quella di lasciarsi trasportare in una dimensione nella quale il tempo non è più quello che siamo abituati a vivere ogni giorno.
Certo che ai giorni nostri con tre settimane di ferie, l’esodo e il controesodo, il cellulare sempre acceso, la discoteca, la ginnastica in spiaggia, il corso di vela e la prova costume, non è sempre così facile trovare il modo per isolarsi dal nostro tempo, né però d’altro canto mi pare esista una volontà concreta di fermarsi a riflettere su come questa vita scandita da centinaia di impegni, ci costringa ad evitare di trovarci da soli con noi stessi. Eppure, per dire, delle lunghe vacanze in campagna quando ancora bambina ascoltavo per ore il canto delle cicale dalle persiane socchiuse di una camera dall’arredamento essenziale e il profumo di fresco, ho ancora un ricordo dolcissimo che mesi di mare sotto ad un ombrellone fila 2 posto 3, non potranno mai sostituire.

Torno oggi da una vacanzina di tre giorni al mare, la prima mattina, appena sveglia, ho aperto il frigo e ho preso quella che secondo me doveva essere una bottiglia di acqua fresca e che invece conteneva latte per gatti. Una sorsata, e quel liquido denso e dolciastro mi scende in gola mentre gatti e bambini tutti intorno, reclamano rapidamente la loro colazione. Ritmi diversi dal solito, abitudini diverse, una familiarità con mia sorella che non vivevo più da anni. Antichi ricordi che si amalgamano con nuove sensazioni e bambini da mettere a letto mentre le cicale cantano al di là di persiane chiuse su fresche stanze dall’arredamento essenziale.

Così un po’ penso, i sogni mi aiutano e trovo alcuni pertugi per essere in villeggiatura, una villeggiatura che anni fa mi ero creata nel virtuale. Un nome diverso, un luogo diverso, una tastiera come il letto dalle lenzuola candide e ruvide, un monitor sul quale riflettere le ombre cinesi del cane o dello struzzo mentre le cicale friniscono e io trascorro il tempo in attesa di altro tempo.
Questo era per me l’inizio della mia vita virtuale, una villeggiatura, una vacanza dalla mia vita reale di cui parlavo in maniera vaga e senza alcun riferimento concreto. Non avevo un nome e non avevo un’identità, avrei potuto parlare di mio figlio di quindici anni, del mio amante di venti, del mio pitone in una teca di vetro, del mio occhio strabico, del mio lavoro di estetista, delle origine del mio nome virtuale. Potevo essere diversa, l’ombra cinese sul muro di una giraffa dal collo lungo.
Poi anche qui le cose sono cambiate, un po’ per colpa o volontà mia, un po’ per colpa e volontà altrui. Ora, quando mi siedo di fronte a questa tastiera in cerca di un po’ di villeggiatura, mi ritrovo mio malgrado a fare in conti con il mio vicino di ombrellone e con le foto della mia famiglia, di mia figlia, esposte in una vetrina virtuale come un cartellone pubblicitario del Mulino Bianco.

I sentimenti, le sensazioni, le parole, non hanno nome e non hanno autore, sono come una villeggiatura popolata dalle ombre cinesi di una giraffa dal collo lungo. Le foto, invece, ti catturano l’anima e se l’anima non te la sei già venduta per una vacanza all-inclusive, bisognerebbe lasciargli prendere la forma che più desidera.
Vorrei tornare ad essere un’estetista con un occhio strabico e un pitone nella teca di vetro.

il burka da barca

Viscontessa, 14 Luglio 2006
Quello che più mi irrita è la stupidità con cui si casca consapevolmente nei tranelli orditi ai nostri danni dalla pubblicità.
Eppure so e sappiamo benissimo che la maggior parte dei prodotti che acquistiamo sono la nostra risposta ad un bisogno indotto da chi vende e mai da una necessità concreta o un desiderio di possesso maturato in totale autonomia.
Tutti sappiamo benissimo di cosa abbiamo bisogno ma lasciamo consapevolmente a chi vende, il compito di crearci i sogni, i desideri, le voglie e i bisogni.
E se già questa considerazione (come dicevo all’inizio) mi irrita, la consapevolezza che chi vende è in grado di crearmi non solo sogni e desideri, ma anche incubi e fobie, mi irrita ancora di più conducendomi a chiedermi se non sia davvero meglio essere totalmente privi di questa intelligenza in grado di condurci a formulare simili considerazioni.
Preferirei, insomma, essere ricoperta di peli da capo a piedi per andarmene in giro fiera della consapevolezza di non essermi fatta influenzare dalla dolorosissima moda della depilazione, o in alternativa preferire ritenere serenamente che guardare la televisione sul cellulare mentre sono in spiaggia, sia un desiderio che ho sempre coltivato fin dalla più tenera età. Ciò che invece non tollero è sapere che i peli sotto alle ascelle mi evitano un fastidioso attrito della pelle e ciò nonostante togliermi tutti, ad uno ad uno come fossero pidocchi.
Giunti quindi in estate dopo aver ritenuto per tutto l’inverno di aver  bisogno di una medicina per prevenire le malattie da raffreddamento,  aver combattuto milizie intere di gemi, di acari e di schifosissimi microbi di ogni tipo, dopo essermi chiesta come ho potuto passare tutta la vita senza aver fatto una crociera nei mari tropicali  quando da noi è pieno inverno o come sia possibile che non mi fossi mai accorta che la mattina mi alzo di pessimo umore non perché devo lavorare ma perché il materasso non è quello giusto, adesso mi trovo ad affrontare le nuovissime esigenze estive.
Una su tutte, la peggiore, la prova costume.
La prova costume è una prova che non è mai esistita ma che da qualche anno è diventata un incubo peggiore della maturità.
Chi non si è fatto influenzare neanche un attimo dalla necessità di superare questo terribile esame? E non perché i promossi siano poi tanti, basta girare per le spiagge per rendersi conto che  non si son mai visti tanti respinti come nel caso di questo esame, ma perché anche la vacanza il cui suono dovrebbe essere dolce come quello del riposo, è preceduta non solo da tutto l’arretrato da mettere in pari, ma anche dall’angoscia di questa presunta prova costume.

Ora, io questa settimana vado al mare, ci si vede probabilmente venerdì o sabato, ma sappiate che non solo dovrò affrontare la prova costume, ma che in questo caso specifico sarò costretta ad affrontarla con l’hadicap visto che domani dovrei fare una gita in gommone.
E voi avete presente quanto rolla un gommone? E ora che lo avete realizzato, provate ad immaginare cosa succede anche solo ad un etto in più di un culo che si trova su un gommone in movimento!
Vado a cerca un burka da barca, sono sicura che dopo averci angosciato con la prova costume, hanno anche inventato qualcosa da vendere per coloro che non hanno alcuna possibilità di superarla

Tra i Pooh e Zidane

Viscontessa, 13 Luglio 2006

Ieri sera per caso sono passata da Rai Uno (almeno credo) mentre i Pooh cantavano qualcosa a proposito del passare una notte di sesso con lei senza bisogno di coinvolgere i sentimenti.
Che tristezza! mi immaginavo uno dei Pooh, uno a caso, che alla sua età con il capello brizzolato e il fazzolettino nel taschino, se ne sta al bancone di un locale a rimorchiare una tardona con la quale passare una notte di sesso. Ma i Pooh, senza alcun aiuto chimico, saranno ancora in grado di trascorrere una notte intera di sesso? Mi è venuta tristezza al sol pensiero del Pooh addormentato sul letto mentre russa avvinghiato alla tardona con il capello tinto biondo e un perizoma leopardato.
Poi, ad un certo punto, mi sono resa conto che i Pooh e la loro musica da balera di periferia, mi mette tristezza a prescindere, come il restauro conservativo di una cucina in formica azzurrina, e mentre stamattina pensavo alla libertà sessuale femminile che i Pooh con la loro canzone di ieri parevano quasi suggerire come un novità un po’ birichina e audace, mi è capitata per le mani la dichiarazione di Zidane. Materazzi ha offeso le donne della sua famiglia?!?!?!? Oddio, siamo ancora al delitto d’onore (perchè il suo gesto alla finale dei mondiali di calcio è un delitto compiuto ai danni dello sport), ancora la dignità di una donna è rappresentata dalle sue eventuali usanze sessuali? E ancora ciò che offende maggiormente un uomo è pensare che la/le propria/e donna/e (manco fossero un harem) sia una meretrice per vocazione?
Rattristata ancor di più da questa considerazione, mi addentro nei dettagli dell’intervista ad un campione, un uomo che dovrebbe rappresentare un modello, un uomo che della competizione ne ha fatto un sport a beneficio di tutti e mentre mi chiedo se non ho frainteso (dai, mi sono detta, magari Materazzi gli ha detto che sua moglie è professionalmente incompetente oppure gli ha detto che è una fallita) leggo che la colpa non è di chi reagisce ma di chi provoca.

Ho finito il caffè, ho bevuto un bicchier d’acqua e sono uscita dal bar pensando che stando così le cose, potrei semplicemente ucciderei i Pooh che con la loro musica mi provocano dei dolori crampi addominali. Certo, certo… non prima di aver passato una notte audace e birichina in compagnia di un Pooh addormentato. Anzi magari lo ammazzo nel sonno!

ancora il bianco coniglio

Viscontessa, 12 Luglio 2006

Stamattina il bianco coniglio mi ha tirato giù da letto per farmi salire su un paio di trampoli con un tacco di dici centimetri. “così ti sentirai all’altezza!” ha sentenziato mentre io lasciavo sul cuscino un sogno di conigli alieni che invadevano l’ufficio, e poi se ne andava lasciandomi prendere il caffè in santa pace.
Sarà che stanotte è piovuto e mi pareva che l’aria dovesse rinfrescare, oppure sarà che l’aroma del caffè mi mette sempre di buon umore, ma fatto sta che fino a quando non ho varcato la porta del bagno, del bianco coniglio non ne ho saputo più niente.
Poi, appena mi sono trovata davanti allo specchio, l’ho visto di riflesso seduto sulla tazza del bagno, in mano il suo orologio da taschino e sul volto quell’espressione con gli occhiali abbassati che ben conosco.

- Sei grassa- mi ha detto
- non sono grassa, sono solo gonfia - ho risposto stizzita
- vabbè, grassa, gonfia….che differenza fa, il risultato è il medesimo! -
Ho fatto la doccia, mi sono data una cremina frizzolina che sgonfia (così dicono le istruzioni) e l’ho guardato soddisfatta.
- Hai visto? Mi sono alzata presto e fino ad adesso ho già mantenuto tutti gli impegni che mi ero prefissata fino a quest’ora! -
- guarda che ti sei alzata solo da mezz’ora, degli impegni della giornata ne parliamo dopo, adesso monta su quei trampoli e prendi la bicicletta! -
- la bicicletta??? ma fa un caldo tremendo e poi con questi trampoli come faccio ad andare in bicicletta?-

Ma lui niente, mentre cercavo di montare sulla bicicletta, lui era già sull’uscio che batteva la zampetta per terra e io mi sentivo come Alice quando mangia il fungo che la fa diventare enorme.

Oggi pomeriggio però, dopo aver trascorso la giornata a discutere con lui di ogni cosa (ha persino preteso che alle tre e mezzo del pomeriggio con una temperatura che sfiorava i quaranta gradi pedalassi sotto al sole per portarlo a prendere una granita di caffè) sono riuscita a convincerlo a fare una capatina in libreria.

- Solo un attimo - mi ha detto mentre guardava l’orologio - entri, vai nella sezione Scrittomisto, guardi e vieni via -
- va bene - ho detto ma poi mentre lui era distratto da un’edizione illustrata di Alice nel Paese delle Meraviglie, ho ingoiato il pezzo di fungo che rimpicciolisce e ho chiesto alla signoria addetta all’assistenza clienti se vi fossero novità della Uniwired editori in arrivo.
La signorina mi ha guardata strana e prima che mi chiedesse di che razza di casa editrice stavo parlando, le ho detto che nello scaffale erano già in vendita alcuni volumi della medesima casa editrice. Poi però, quando ho visto che sul suo monitor è apparso il mio titolo, ho fatto finta di niente e le ho chiesto con una certa insistenza quando sarebbe uscito il libro di Chinasky.

- ma che roba sono questi libri? - mi ha chiesto mentre scuotendo il capo mi comunicava che la data di consegna in libreria è da destinarsi
- ah..beh….niente, sono piccoli, sono dei libri davvero piccolissimi, così piccoli che neanche si notano -
- si, ma a parte le dimensioni che argomento trattano? -
- ah beh! L’argomento! Eh beh…vede…..gli argomenti sono vari, cioè….ecco… - mi interrompe stupita
- seppellitemi con l’accappatoio? Ma che roba è?
- eh…roba buona….cioè va assunta con moderazione come il fritto misto…soprattutto quando fa questo caldo ma…- e lei ancora
- viscontessa? Ma chi accidenti è? -
-shhhhhh, parli piano porca miseria, vuole farsi sentire da tutta la libreria? Chinasky, ma mi dica di Chinasky, un autore straordinario! Quando arriva in libreria lo deve leggere assolutamente, a proposito, quando ha detto che arriva? Comunque guardi lei lo troverà li nella sezione delle nuove case editrici, sono della collana Scrittomisto, copertine coloratissime anche se adesso non saprei dirle che copertina avrà chinasky, comunque ce c’è una con un soldatino a cavallo, un’altra con una pistolina ad acqua verde e uno con un paio di occhiali rosa che dovrebbe essere anche un libro carino, da quello che si dice, giusto giusto per trascorre un pomeriggio….facciamo un paio di ore, in buona compagnia -

Ma a quel punto è intervenuto il bianco coniglio che fino a quel momento, lo leggevo dal suo sguardo, era stato davvero orgoglioso di me.

-vabbè…comunque non importa e poi ha sentito che afa fuori? Non si respira….(diceva del libro di chinasky, quando esce?) -

Non si sa, non c’è una previsione di uscita e il bianco coniglio mi ha costretto ad uscire non dopo avermi condotto di fronte allo scaffale delle novità editoriali dove il nuovo romanzo di Pulsatilla faceva una gran bella mostra di se…..


disavventure del bianco coniglio

Viscontessa, 12 Luglio 2006

Però che sfiga pazzesca, accidenti! Poi si dice che il bianco coniglio torna a farti visita e tu sei nuovamente Alice nel paese delle meraviglie. Un paese caldissimo e inanimato dove le temperature salgono, le sfighe aumentano e il bianco coniglio deperisce.
Non ancora, a dire il vero. Ancora non sono proprio deperita ma stasera sono tornata a parlare con il frigo vuoto che almeno lui fa l’eco e mi risponde, e questo non è affatto buon segno.
Le cose stanno più o meno così, sul lavoro, quello vero per cui mi pagano, ci sono problemi.
Quante volte ho letto una frase così nei blog altrui? Talmente tante che non le ricordo neanche più ma per quanto abbia letto tante volte anche frasi che avrei voluto poter usare una volta anche io, questa onestamente è quel tipo di frase di cui non sentivo la mancanza.
Tanto in ufficio si vivacchia, c’è chi per dimenticare va dal parrucchiere, chi si mette a piedi nudi e passa la giornata al telefono con la mamma e chi come me, ovvero i pochi che hanno ben presente la situazione, cerca di cogliere di cenni di un rinsavimento che non può attendere oltre.
Certo rinsavire, in questo caso specifico, significa spezzare il sogno di tutta una vita e farlo senza compromessi per ritrovarsi nell’esatto momento in cui pensavi di averlo afferrato, a svegliarti di colpo per dover affrontare una realtà che non conoscevi. E la cosa peggiore è che forse è già troppo tardi anche per svegliarsi.

Poi ci sarebbe la telefonata di un’amica che è caduta nel vuoto e quando il bianco coniglio torna a farmi visita e si porta via con se e senza dirmi niente, il babbo di un’amica, io un po’ mi secco.
Fatto sta che la telefonata è caduta nella segreteria e che io, essendo in moto, ho pensato che avrei ascoltato la segreteria più tardi ma poi mi sono dimenticata e quando finalmente mi sono ricordata di ascoltare il messaggio, la mia amica diceva che lunedì sarebbe partita per la Danimarca per seppellire suo padre che era morto qui in Italia. Io la segreteria l’ho ascoltata oggi e ho provato anche a rintracciare la mia amica in Danimarca ma poi mi sono scontrata con la lingua e con la vergogna e con il bianco coniglio e non ne ho fatto più di niente.
Per rinfrancarmi sono andata in Germania a trovare l’Isa, speranzosa di ricevere buone notizie almeno da lei e invece anche lì ti trovo un post di sabato nel quale comunicava che lunedì l’avrebbero nuovamente ricoverata in ospedale per un nuovo intervento.
Cazzo, sono in ritardo come sempre!

Mi consolo con Invasion dopo aver praticato la mia dose di autolesionismo tornando a casa in bicicletta alle cinque del pomeriggio. Un cencio, un mocio vileda usato sugli scalini di pietra, amici impegnati a soffrire seriamente e io qui che non trovo niente di meglio che una bicicletta, cazzo!
Mi addormento sul letto con una serie di elettrodi attaccati sulle cosce i cui cavetti penzolano inutilmente nel vuoto. Adesso sono in mezzo ad un prato verde e corro felice a brucare la mia erbetta quando all’improvviso inciampo nel campanello e mi risveglio. Ah si già, poi c’è Invasion, mi faccio di Invasion ma la bimbetta del telefilm mi ricorda mia figlia a cui stasera non ho telefonato. Cazzo un’altra volta! Ma è mai possibile che a mia madre e a mia sorella non venga mai, dico mai in mente di dare il telefono a mia figlia perchè mi chiami? E poi mia mamma c’ha una brutta tosse e un cellulare che quando la chiami non risponde mai, ma proprio mai. Una volta mi ha chiesto se quando riceve un messaggio paga e quando le ho detto che ovviamente no, ho scoperto che lei i messaggi non li leggeva nel timore di pagarli.

Ma vabbè dai passiamo ad altro. Allora gli amici soffrono o sono felici, in entrambe i casi spariscono per un po’ e di solito ciò avviene quando il bianco coniglio si presenta alla mia porta di casa con la sua valigetta 24ore. E non perchè si fermi solo 24 ore ma perchè tutto quello di cui ha bisogno lo prende da me. Stasera per esempio mi stava vicino vicino sul divano e mi faceva anche un po’ caldo. “ma perchè non torni da dove sei venuto, accidenti a te?”, lui non ha detto niente, mi ha mostrato i suoi dentoni e io sono corsa qui a cercare qualcosa che mi rinfrescasse così ho fatto un salto nel blog di Scrittomisto e ho scoperto che il mio libro ha anche una copertina (che non conoscevo) e cercando bene nel sito delle MessaggerieLibri, ho scoperto che adesso ho anche un ISBN, un ISBN? Certo se gli amici non sparissero per la felicità o il dolore magari saprei anche cosa sia di preciso un ISBN ma mentre mi trastullavo con l’idea dell’ISBN (mi immaginavo in varie situazioni tipo sono dal medico “buongiorno dottore ho un ISBN proprio qui, ma sarà grave?” oppure ero in fila per pagare una bolletta “Largo! Largo! Questo è il mio ISBN fatemi passare!” poi ero davanti ai vigili e un bel giovinotto in divisa mi diceva “fornisca i suoi documenti e il suo ISBN) insomma dicevo mentre mi trastullavo con l’idea dell’ISBN, un pensiero mi ha colpito proprio qui in mezzo alla fronte. Si ma, questo libro, dove uscirà? E quando? E soprattutto, ma dovrò andare in pellegrinaggio per le librerie di Firenze a chiedere ed eventualmente acquistare il mio libro di cui per altro non conosco neanche la stesura finale?

Ecco insomma, se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui senza stramazzare sulla tastiera e vostro padre sta bene, la vostra gola sta bene e la vostra vita sentimentale è invece uno schifo (altrimenti non stavate qui a leggere) qualcuno dovrebbe spiegarmi esattamente come si comporta esattamente una che ha ISBN e se è routine che una portatrice sana di ISBN, vada in pellegrinaggio a cercare il suo libro.
Poi, e ve ne sarei davvero grata, dovreste farmi sapere se il possedere un ISBN mi da diritto a qualche privilegio speciale come per esempio gli sconti al supermercato o la possibilità di acquistare a prezzo speciale un condizionatore da montare sulla bicicletta. Perchè esiste un climatizzatore da velocipide, vero?

p.s qualcuno per favore venga a prendersi il bianco coniglio che avendo trovato il frigo vuoto, adesso è in giardino a mangiarsi le mie ortensie!


p.s 2, dimenticavo! e anche splinder trama contro di me che sono giorni ormai che fa i capricci!

p.s 3 ecco, vi lascio anche questo link, nel caso qualcuno volesse contribuire alla causa "scaccia il bianco coniglio che è in te"


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