meglio gatti o omosessuali?

Viscontessa, 18 Giugno 2006

Io non ho mai avuto un amico gay. O meglio, ne ho avuto uno ma ero molto giovane e ho scoperto che era gay solo da morto. O almeno così mi è stato detto perchè per me era solo un caro amico che ha fatto una brutta fine.

Certo che magari, pensandoci bene, di omosessuali ne avrò anche conosciuti, non ho mai frequentato gli ambienti dove l’omosessualità fosse un segnale distintivo, semplicemente non mi è mai capitata l’occasione, ma di sicuro avrò conosciuto uomini e donne con orientamenti sessuali diversi dai miei. E avrò conosciuto anche degli omosessuali occasionali ovvero coloro in grado di estrapolare il sesso da un qualsiasi contesto e viverne il piacere che ne deriva senza farsi scrupoli su chi glielo procurava. E magari avrò anche conosciuto dei feticisti, donne frigide e uomini impotenti, magari scambisti o praticanti del sado-maso. Chi può dirlo, di solito cosa fa la gente in camera da letto non mi riguarda a meno che non ne sia direttamente coinvolta.
Resta comunque il fatto che non ho amici omosessuali, uomini o donne insomma che non vivono nel sesso decontestualizzato, ma lo praticano come parte integrante di un rapporto a due a prescindere dal sesso dei componenti. Di sicuro non ho amici esibizionisti, né omo né etero, che strumentalizzando la battaglia per i diritti degli omosessuali, altro non fanno che rivendicare il loro diritto di essere “guardati”. C’è gente che ama essere guardata, che ama stupire, scandalizzare e per questo rivendica il diritto di attirare su di se l’attenzione. Come se essere al centro dell’attenzione fosse un diritto. Ma questi poi sono altri discorsi.
Cio’ che invece mi premeva dire è che dell’omosessualità non mi importa niente nella stessa misura, per dire, di cui non mi importa delle donne o degli extra comunitari. Non vanto amicizie particolari a dimostrazione della mia apertura mentale come invece fanno tanti eterosessuali che parlano dei propri amici gay come potrebbe parlare la mia amica Francesca della sua coppia di gatti siamesi.
Molto più semplicemente ritengo che gli omosessuali dovrebbero godere degli stessi diritti di cui godono gli eterosessuali così come le donne dovrebbero di fatto e non a parole, godere degli stessi diritti di cui godono gli uomini e ancora così come gli extra comunitari dovrebbero essere tratti come uomini ben prima che come un problema.
E di questo sono assolutamente convinta, così convinta da non aver amici omosessuali, ma semplicemente uomini e donne, persone che meritano di essere cittadini come me.
Che poi sarà un caso, ma quando qualcuno manifesta la sua avversione per i pacs tra omosessuali e ancor più per le adozioni, si premura sempre di vantare prima le sue amicizie  omosessuali.

Come appunto fa la mia amica Francesca quando parlando con disprezzo delle gattare che sfamano tutti i randagi puzzolenti e pulciosi del quartiere, premette sempre che lei “adora” i gatti.

questo non è un post e non è niente

Viscontessa, 16 Giugno 2006

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, tutt’al più, qualche volta può rappresentare una testata nel muro.
E questo post non rappresenta un post ma un esperimento scientifico che si prolungherà tutto il tempo necessario ad avvalorare la mia tesi. Si può scrivere un post che non contenga niente? A mio avviso si, ed è questo il motivo per cui scriverò questo post che non contiene assolutamente niente e che, e qui sta la novità assoluta, non serve neanche a niente.
Talmente a niente che questo post verrà ricordato nella letteratura blogghistica come il primo post che non contiene niente, un pezzo d’avanguardia, una testimonianza d’autore che verrà adottata come testo scolastico per le generazioni future.
Questo post infatti non è un post divertente, ne triste e non regala emozioni, non racconta storie e  non sarà neanche possibile trarre da questo post alcuna riflessione ma non sarà al contempo un post noioso, retorico, scontato e neanche inutile.
Sarà semplicemente un post che non contiene niente e dalla cui lettura non sarà possibile trarre niente.
E adesso se non corressi il rischio di rendere vano questo mio tentativo, mi appresterei ad invitarvi a riflettere su cosa significhi niente. Ma è meglio che non lo faccia perché se poi lo faccio questo post non serve più a niente, cioè, anzi l’opposto questo post finirebbe per servire a qualcosa e quindi non servirebbe a niente. Mica è facile non servire a niente perché due negazioni affermano e allora adesso mi viene in mente che dovrei riflettere sul fatto che questo post rappresenti un esperimento scientifico e non niente, cioè se rappresenta un esperimento scientifico non è vero che non rappresenta niente ma se finisco per ragionare su questa semplice contraddizione, rischio a mia volta di rendere nullo il senso del post che non serve e non contiene niente.
Che poi avevo iniziato sostenendo che questo post non serviva a niente e non che non conteneva niente e fra il servire e il contenere c’è una bella differenza. Le panciere, per esempio, contengono la pancia ma non servono a farla sparire mentre il rasoio serve a depilarsi ma non contiene niente. Cioè, che poi in realtà anche il rasoio una volta che è servito, contiene i peli recisi in quantità e di forma variabile. Se ti sei depilato una gamba appena adombrata dalla peluria, il rasoio contiene ben poco ma se ti sei appena rasato un inguine forestale, beh….il quantitativo e la forma del contenuto del rasoio è piuttosto nutrito. Certo, sempre ammesso che il rasoio non sia rimasto incastrato nel pelo o non abbia abbandonato le lame tra la foresta del basso ventre.
Ma non divaghiamo, anche il divagare può condurre a smarrire la retta via che invece in questo caso è essenziale, la retta via di questo post non conduce a niente, da nessuna parte, un vicolo cieco in fondo al quale c’è un muro e di fronte al quale non resta che tornare indietro e percorrere a ritroso il percorso. Quindi orsù, adesso che siamo quasi arrivati in fondo al niente e il muro di questo vicolo cieco ci appare in tua la sconcertante nullità, facciamo retromarcia e torniamo in cima.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica ma tutt’al più, qualche volta, può rappresentare una testa al muro.

riflessioni

Viscontessa, 15 Giugno 2006

Si discute altrove di barattarmi con una seduta dal parrucchiere o un paio di scarpe. Non che non manchino i vantaggi a fare l’oca giuliva con i bigodini in testa, ma l’emozionarmi a comando per cose che di solito mi fanno venire sonno, mi crea qualche problema.
Intendiamoci, fino a quando si tratta di dipingermi come una cerebrolesa che pensa solo alle scarpe, ci si può anche stare, magari ogni tanto si potrebbe cambiare tinta o soggetto o argomento e si potrebbe evitare di dare continuamente in pasto al pubblico la mia psuedo vita privata, ma se tutto sommato ciò non è proprio possibile, si potrebbe almeno concedermi il diritto di replica.
Perchè le emozioni, dicevo in un commento evidentemente non gradito che è stato cancellato dal padrone di casa, non sono una cosa che si possa provare a comando ma che tutt’al più si possono condividere con qualcuno disposto a sua volta a condividere anche le tue passioni, fossero anche solo quella di piantare un semino in giardino perchè nasca un fiore.
Io per esempio seduta dietro ad una moto per centinaia di chilometri, non mi emoziono neanche un po’ e non mi emoziona essere vestita con una divisa nera identica per tutte le mogli dei motociclisti che se ti porti per sbaglio a casa un’altra, te ne accorgi solo quando sei arrivato.
Ma come dicevo pazienza, se per una volta all’anno devo fare la bella statuina vestita come un astronauta e lasciarmi affettuosamente prendere in giro da chi suggerisce di barattare la mia presenza con un paio di scarpe o una seduta dal parrucchiere, ci sto.
Ma se poi invece si parla di emozioni e del desiderio di condividere le tue emozioni con qualcun altro e al solo accennare alle emozioni dell’altro si cancella il commento ma lo si replica ugualmente parlando della spesa, beh, allora in questo caso ci sto un po’ meno.
Certo, è ovvio che di fronte alla prepotenza del censore non si può niente, ma c’è di buono che internet è ancora un luogo dove lo stesso censore del mio commento sostiene di voler scrivere tutto quello che gli pare e che quindi consente anche a me di manifestare nella mia casetta virtuale il mio rammarico per certi atteggiamenti.
Poi è tutto uno scherzo, poi il commento l’ho cancellato per sbaglio, poi si giocava e poi non è successo niente.

amici come prima?

Viscontessa, 13 Giugno 2006

Tutti gli anni è la stessa storia, quando arrivano i primi caldi mi telefona e mi chiede cosa sto facendo come se ci fossimo lasciati qualche ora prima. E io tutti gli anni, dopo questa telefonata, gli dedico un post.
Il nostro è un dialogo mai interrotto che prosegue al ritmo di una telefonata all’anno e a volte anche di più. Brevi cenni biografici, ho cambiato lavoro, ho comprato la casa, ho preso un cane, ho cambiato la barca e poi così, una conversazione rapida e senza senso con quattro risate tra vecchi amici. I cenni biografici finiscono nel dimenticatoio un attimo dopo, io da anni sono ancora convita che lui faccia l’assicuratore e invece non ho capito cosa importa ed esporta perchè la conversazione era disturbata da alcuni rumori di fondo.
E le tue bambine come stanno? La grande ha detto che quest’anno resta a Villasimius e che in barca con noi non ci vuole venire. Ci siamo conosciuti che avevamo la sua età e anche noi si preferiva una birra al vecchio porto mentre si parlava di cosa si sarebbe fatto da grandi e il mare si colorava di rosa. Poi c’è stata la moto e la prima barchetta con cui andare a pesca e le prime sbronze col Negroni o la Sangria e poi le prime canne e quel gioco al computer di mio cugino, le sigarette comprate a mezzo perchè non avevamo i soldi e quella volta che in spiaggia ti raccontavo che quando fumavo mi sentivo i bulbi capillari, uno per uno e da quel giorno diventai “bulbo” per tutta l’estate mentre un tacito patto di mutuo soccorso ci riportava a casa ora l’uno ora l’altra quando la notte era troppo profonda.

Mi trovo sempre a disagio quando si parla di amicizia tra uomo e donna. E il disagio non parte poi dalla distinzione tra i due sessi ma dal concetto stesso di amicizia che a mio avviso è già talmente vago e personale, da non aver bisogno di essere aggravato dalla discriminante del sesso per essere così complesso.
Tanto la prima cosa che mi viene in mente è che tutti coloro che hanno un sacco di amici e in particolare coloro che hanno un “carissimo amico” ripetuto con enfasi in ogni circostanza, di amici non ne hanno neanche uno.
La seconda, in rapida successione, è la retorica con cui altri parlano di amici carissimi che anche se non ci sentiamo per anni siamo veramente amici. Bella forza a mantenere intatta un’amicizia che non viene consumata dalla vita quotidiana, non ci vuole niente.
La terza ed ultima riflessione (tanto per accennare solo l’argomento) è che, “è un vero amico perchè quando ho avuto bisogno, c’era”, è un altro tipo di approccio superficiale al problema. Ci sono persone che del proprio egoismo mascherato da filantropismo, fanno proprio una ragione di vita e la loro presenza nei momenti del bisogno, non serve tanto ad aiutare il presunto amico in difficoltà, ma a gratificare se stessi. Di solito questi individui li riconosci perchè finito il momento del bisogno spariscono dalla tua vita e si dedicano senza indugio a quello che loro reputano un altro caso umano.

Ciò detto l’amicizia intesa come rapporto di indissolubile complicità, la ritengo ancora una manifestazione di affetto adolescenziale quando i sentimenti, compreso l’affetto per l’amico, sono ancora un meraviglioso mondo di sensazioni nuove da scoprire che svanisce negli anni in favore di rapporti più maturi e a volte anche molto più noiosi.
L’amicizia, a mio avviso, è esattamente quel tipo di relazione umana che sfugge ad ogni definizione e ogni clichè. Io di amici, per esempio, non ne ho tanti o magari si, onestamente adesso non saprei dire perchè coloro che reputo amici, sono persone che vedo molto di rado ma che, proprio in virtù della nostra amicizia, magari preferisco contattare per telefono in maniera tale che il nostro rapporto non sia contaminato da terzi.
Che poi ci sono persone con cui reputo di avere una profonda amicizia, a cui non chiederei o non racconterei mai determinate cose perchè l’amico non è colui che c’è sempre e per qualsiasi cosa, ma è di solito una persona con cui sai di poter condividere alcune parti più intime di te, ma non tutte e non sempre perchè ognuno è fatto a modo suo.

E per concludere, visto che tutto il post era iniziato con il racconto di un amicizia tra me un uomo, vorrei solo aggiungere che proprio in virtù di quanto sopra detto, l’amicizia tra uomo e donna non si differenzia affatto tra due rappresentanti dello stesso sesso.
Se poi tra i due c’è stato o c’è anche del sesso, non cambiano le cose, in ogni rapporto a due ci sono delle priorità che possono essere il rapporto di amicizia prima del sesso ma anche la convivenza prima dell’amore, l’amore prima del sesso, l’amicizia prima della convivenza o il sesso prima dell’amicizia.
Basta saperlo ed essere d’accordo entrambe sulla definizione del proprio rapporto.
Altrimenti lì si che son dolori!

Evviva, evviva!!

Viscontessa, 12 Giugno 2006

Oggi la prima partita dell’Italia nei mondiali di calcio e coloro i quali non se ne fossero accorti, non hanno che da accendere la televisione e in un attimo si troveranno già catapultati nel meraviglioso mondo del pallone. Per me il calcio resta un gioco tra maschi decorticati che corrono in un campo dietro ad una palla e che dopo la doccia si scopano le Veline. Questo è tutto quello che so del calcio e per quanto sia anche stata allo stadio un paio di volte, non sono mai riuscita ad immedesimarmi affatto nel tifo e a dire il vero neanche nei giocatori della mia squadra visto che fino all’ultimo non ho neanche capito quale fosse la nostra porta e quale quella dell’avversario.
Di ciò non mi rammarico.

Ricordo la vittoria dell’Italia ai mondiali dell’82 e le vacanze di Conti a Villasimius dove ero in ferie anche io, ma dal fascino di Bruno Conti per cui tutte le mie amiche si sdilinguivano come meduse al sole, io non ne fui colpita neanche di striscio o di rimbalzo come invece spesso accade in giovane età.
Ma anche di ciò non mi rammarico.

C’è stato poi un periodo in cui il calcio faceva trasversalmente parte del mio lavoro, Sergio Cragnotti allora era il mio capo e ogni lunedì mattina per motivi professionali, mi costringevano in ufficio a tenere a mente l’esito della partita della Lazio del giorno prima. Poi hanno arrestato Cragnotti e Tanzi e altri e altri ancora fino ad arrivare ai giorni nostri e alla seconda generazione di arresti che non mi ha meravigliata affatto.
Di questo poi mi rammarico ancora meno.

Ai giorni nostri quando accendi la televisione, acquisti un giornale o anche solo provi a cimentarti in materie televisive definite “cultura generale”, non puoi fare a meno di incappare in un calciatore, in una moviola, in una partita o in una squadra di calcio.
E di questo non mi rammaricherei se non ritenessi che definire “cultura generale” il numero di gol segnati da un decorticato in pantaloncini, mi pare davvero un po’ eccessivo.

Adesso poi che siamo in pieno mondiale e il mercato sempre così prodigo di consigli per noi miseri consumatori ci propone televisori in regalo, impianti di aria condizionata tarati sulla temperatura dei campi di calcio, giornate al mare in compagnia di una diavoleria che rivoltandosi tutta come l’intestino di un “posseduto” ci permetterà di seguire in diretta i decorticati sul campo di calcio (e non dispero su assorbenti interni femminili, adatti alle “emozioni” dei mondiali) resto un po’ perplessa e un po’ mi rammarico.
Mi rammarico soprattutto per questa psicosi collettiva del calcio e dei soliti decorticati che corrono sempre dietro alla solita palla.

Ma se c’è una cosa che proprio non tollero e che nel mio piccolo mondo antico senza palloni ma pieno di palle rotanti poteva ancora farmi sentire un essere umano normale e parte della comunità in cui vivo, era quell’innocuo gesto della mani alzate e quell’inno “forza Italia!” che mi consentiva almeno di illudermi che io fossi lì davanti alla televisione per quel senso patriottico che fuori dai campi di calcio si disperde come fumogeni negli stadi.
E di questo, cazzo, mi rammarico: come è stato possibile che concedessimo a quel nano malefico di dare ai suoi deliri di onnipotenza quella incitazione che era per me l’unico appiglio che mi legava al mondo del calcio?

E’ come se io fondassi un partito e lo chiamassi “Porca Miseria” o “Cazzo!” privando di questa espressione coloro che con esse sfogano le proprie frustrazioni.
Mi pare già di vedere l’automobilista che di fronte al motorino che gli taglia la strada, si trova costretto a un educato “perdindirindina!”

sgrunt

Viscontessa, 9 Giugno 2006

Era tanto tempo che non mi succedeva, tanto tempo che non lo facevo più e oggi mi è successo nuovamente senza un motivo apparente e senza un perchè. Tant’è che ora lo rifaccio anche, e di gusto, con passione e trasporto, l’unico modo in cui si possono fare certe cose.
Eccolo che arriva. Fanculo, vaffanculo, fanculo, fanculo, fanculo.
E non sto meglio, no davvero, ancora non mi basta, sono assettata di fanculi da seminare come bulbi in primavera. Un bulbo in mezzo alla fronte, ci avevo anche pensato, se non fossi a pianterreno e non temessi delle pesanti ripercussioni, oggi avrei disotterrato tutti i bulbi del giardino e li avrei lanciati in mezzo agli occhi dei passanti. O anche sulla testa.
Stamattina mi girava la testa, anche questa cosa non mi succedeva dai tempi in cui le notti erano così movimentate da costringermi all’assunzione di un paio di Alkaselter e due Moment prima di affrontare la giornata. Funzionava così, quando si era straviziato troppo, la mattina ci si svegliava presto, si prendeva tutto doppio, Alkaseltzer, Moment e caffè. Poi se si riusciva a non vomitare, si tornava a letto un paio di ore e quando ci si alzava si stava meglio. Con la testa vuota e leggera, i conati di vomito, gli occhi iniettati di sangue, un cuneo nella fronte, ma meglio. Almeno un po’.
Però quelle notti sono così lontane da provare quasi una certa nostalgia per certi malesseri.
Comunque stamattina mi girava la testa, ciondolavo per l’ufficio tutta vestita di nera giacchè ieri ero tutta vestita di bianco e qualcuno mi ha chiesto se ero ingrassata. Non che non lo sia vera ma son cose molto personali che non devono essere sbattute in faccia senza un’adeguata precauzione. E poi ieri sono stati in un un paio a chiedermi cosa avessi fatto perchè pare che avessi quell’aria da triglia bollita di cui parlavo qualche giorno fa. E uno dei due era liste protette di cui, anche lui, parlavo qualche giorno fa. Di cui anche lui mi piace molto.
Quindi ieri avevo la faccia “sbattuta” come direbbe mia madre e stamattina mi girava la testa. Eppure sono notti tranquille se si vuole escludere che stanotte ad una cert’ora mi sono svegliata tutta sudata e sono andata a fare pipì. E’ anche vero, d’altronde, che ero andata a letto con la maglietta, il golf di lana e un paio di calzini. Magari è stata colpa dei calzini. Non so ma non è importante.
Comunque ecco ad una cert’ora della giornata il giramento si è come abbassato e dalla testa mi è sceso metaforicamente nel basso ventre. “ma che ti gira i coglioni?” mi ha chiesto un collega a cui avevo fatto una rospata perchè parlava a voce alta. Certo sarebbe stato meglio se gli avessi risposto di si e invece mi sono attaccata a quel suo tono troppo alto e alla bottiglia dell’acqua. “mi hai finito tutta l’acqua” gli ho detto e lui mi ha guardata strana e mi ha chiesto se avessi il ciclo.
Poi da lì è stato un crescendo, un frullare di ali da corvo, una carogna sul groppone, un fetore di perfidia che da tanto non ricordavo di provare.
E non va meglio, cazzo, non va meglio neanche un po’.
E ora vado a bermi una birra o forse due. E magari non è neanche escluso che mi metta alla finestra a ruttare in faccia ai passanti. Non è detto che non la faccia.
Vado via un paio di giorni, ci se sente.
Forse.
Fanaculo.


una prece

Viscontessa, 9 Giugno 2006

Finalmente una buona notizia, il baretto dell’angolo è tornato a nuova vita e con oggi si apre ufficialmente un’era nuova e ricca di spunti e spuntini per tutti i gusti.
Alcuni, chi mi segue da un po’, sa già che purtroppo dopo la felice stagione del procione e del grillo talpa, lei, di punto in bianco, se n’è tornata da sua madre gettando nello sconforto non solo i soliti avventori, ma anche lo stesso procione che è diventato più scorbutico e scortese del solito.
Il bar, da quando lui era rimasto solo, era piombato in uno stato di degrado e abbrutimento senza precedenti. Sintomo inequivocabile di questo rapido declino, era stata a suo tempo la misteriosa sparizione della bottiglietta di limoncello mignon a forma di veliero sulla quale troneggiava la scritta “non in vendita”. A me quella bottiglietta mi metteva allegria, o meglio, mi metteva allegria l’ingenuità che aveva condotto il grillo talpa a scrivere un simile biglietto. Chi mai avrebbe potuto chiedere di acquistare una simile ciofega? Fatto sta che della bottiglietta non si era più saputo niente e mentre alcune voci di quartiere narravano che lei se l’era portata via come buona uscita, altri sostenevano che lui se l’era scolata tutta per lo sconforto e poi, preso dalla disperazione, aveva tentato di tagliarsi le vene con i cocci della bottiglietta frantumata.
Comunque siano andate le cose, l’inverno appena trascorso è stato per il procione un inverno molto duro e irto di difficoltà come quella volta che una cliente occasionale aveva chiesto di poter utilizzare il bagno e il procione e si era spaventato così tanto da aver provveduto, il giorno successivo, ad apporre un ennesimo cartello sull’uscio con cui si comunicava che il bagno era fuori uso. E quell’altra volta in cui due carabinieri si fermarono da lui per un caffè e lui terrorizzato per la divisa, si diresse rapido alla cassa per battere gli scontrini e rendersi conto un attimo dopo, che non aveva idea di come funzionasse un registratore di cassa. I due carabinieri uscirono dal suo locale con uno scontrino di € 1.700 per i due caffè, ma naturalmente loro non si accorsero di niente e il procione non ebbe il coraggio di dirglielo salvo poi imprecare contro l’arma per almeno due ore.

L’altro giorno comunque, dopo che non andavo a trovare il procione ormai da un pezzo, ho visto che sopra i due tavoli in legno disposti come lapidi sepolcrali, erano apparsi due vasetti in vetro satinato blu dal cui interno sbucavano due mazzolini di boccioli di rose rosse finte e un filo d’erba finto per ciascuno.
Ecco, a questo punto, io lo so, lo so benissimo, avrei dovuto ordinare il mio caffè e la solita Luisona che ormai mi scodinzola dalla bacheca delle paste. Lo so che se uno entra al bar e c’è gente e magari non è neanche la solita gente che sei abituata ad incontrare ogni mattina, dovresti limitarti a fare la tua ordinazione. E mi rendo conto che e tutt’al più puoi salutare confidenzialmente il barista mentre lui tenta di fare la schiuma sul cappuccino di un’anziana signora ingioiellata accompagnata dal marito.
Io certe cose le so, le so benissimo, ma siccome il procione della sua ottusità è irresistibile, non ho resistito neanche io e mentre lui si attardava a consegnarmi la Luisona io a voce alta gli ho chiesto “Ma dove tu’ l’ha presi codesti fiori? Ma che l’hai rubati dalle tombe ai cimitero?”.
A quel punto la candida schiuma del cappuccino che cominciava finalmente a prendere forma, gli si è smontata tutta nella tazza e mentre il marito della signora ingioiellata si tocca di sfuggita i “gioielli” lui ha balbettato qualcosa circa la sua nuova compagna o socia in affari che dovrebbe arrivare a giorni.”E’ stata lei!” ha quasi urlato in un impeto di rabbia, poi ci ha ripensato un attimo e in quell’attimo gli dev’esser sovvenuto che la mia doveva essere una battuta ma non essendo in grado di valutare se la battuta fosse divertene o perfida, si è allargato tutto in un sorriso e a ha aggiunto “acciderbola a te, Gianna, oh che cazzo tu dici stamattina?”

La signora ingioiellata, a quel punto, si è accasciata dentro al cappuccino e io ora attendo con una certa trepidazione l’entrata in scena di colei che ha messo in vasetti cimiteriali sui tavoli.

Il miracolo di San Giuseppe

Viscontessa, 7 Giugno 2006
Mi sono accorta oggi che non avevo pubblicato il seguito…

Allora ieri ho portato fuori il brufolo. Lui mi ha detto che non amava troppo il sole così abbiamo passeggiato all’ombra costeggiando gli antichi palazzi del centro e siamo arrivati in profumeria. Quando ho varcato la soglia il brufolo ha cominciato a tremare tutto, “non mi piacciono le profumerie!” mi ha detto mentre adocchiava una gelateria poco più in là, ma io ho fatto finta di non sentirlo e sono entrata. In fondo mi serviva solo uno shampoo per i capelli e lui non aveva niente da temere anche se non gliel’ho detto per fargli un dispetto.
Dentro una commessa giovanissima con la pelle di pesca e l’aria di una studentessa di economia domestica, mi ha chiesto se poteva esserci utile. Osservando quella pelle liscia e morbida, le ho risposto che mi serviva qualcosa che mi rendesse la pelle bella come la sua.
Il brufolo a quel punto ha cominciato a sghignazzare, nonostante il timore di un acquisto che avrebbe potuto oscurare la sua impertinenza, l’espressione della commessa con la pelle di pesca, lo ha fatto sussultare tutto mentre la commessa con la pelle di pesca, visibilmente imbarazzata, mi ha detto che andava a cerca una sua collega.
Così ho preso lo shampoo e mi sono diretta alla cassa ma mentre stavo per pagare quel tubetto, una commessa dall’aria esperta mi si è avvicinata e mi ha detto “eccomi, in cosa posso esserle utile?”.
A quel punto il brufolo che si era rilassato e stava schiacciando un pisolino, è diventato tutto rosso e ha cominciato a tremare mentre io, che non sapevo cosa dire, ho ripetuto la battuta del copione che avevo recitato di fronte alla commessa precedente. “Buonasera” le ho detto con l’aria confidenziale e amichevole con cui avrei chiesto al mio brufolo cosa gradiva per colazione “in realtà volevo questo shampoo ma poi ho visto la sua collega con quella pelle di pesca e mi son chiesta se non aveste in vendita qualcosa in grado di rendere la mia pelle così. Si, lo so già, esiste qualcosa che ne può migliorare l’aspetto ma costa quando una villetta al mare… è che ha una pelle così bella la sua collega che volevo farle un complimento ma lei mi ha frainteso ed è corsa via in cerca di una commessa più esperta”. Il brufolo a questo punto osserva la scena rapito e se avesse potuto avrebbe battuto le mani in segno di approvazione.
La commessa ha sorriso, una esperta commessa di profumeria non la freghi certo con certe battutine da operetta e assumendo l’espressione materna e amichevole mi ha risposto “ma no signora! Esistono anche ottimi prodotti a prezzi ragionevoli, d’altra parte neanche con un lifting otterrebbe la pelle di pesca della mia collega, ma le garantisco che adesso esistono dei prodotti in grado di ringiovanire e rivitalizzare la pelle”, poi mi ha presa sottobraccio e mi ha riportata al bancone.
A quel punto, mentre il brufolo strepitava come un matto ad ogni nuovo e fantastico prodotto che appariva sul bancone, è successa una cosa che non mi aspettavo.
La commessa, evidentemente convinta del fatto che stava perdendo tempo ma a sua volta annoiata da una giornata poco movimentata, mi ha chiesto se avevo cinque minuti di tempo e quando le ho risposto di si, mi ha preso per mano e mi ha portata sul retro.
Lì di fronte ad un specchio illuminato è apparso Giuseppe che a mani giunte tra la corona di lampadine mi ha sorriso e mi ha invitato ad accomodarmi.
Il brufolo a quel punto non era affatto tranquillo, me lo sentivo agitato e guardingo forse in cerca di qualche diavoleria in grado di estirparlo definitivamente, ma mentre lui tremolante come un budino si guardava intorno, Giuseppe ha tirato fuori dal cassettino magico una scatoletta nera dalla quale ha estratto qualcosa che un attimo dopo ha sotterrato il mio brufolo sotto ad una specie di pelle nuova e luminosissima. “e’ fondotinata” mi ha rassicurata Giuseppe dopo aver visto la mia inconsulta reazione con cui andavo in cerca del mio amico brufolo, “ah” ho risposto io a quel punto cercando di riacquistare un certo contegno. Poi, nell’ora che è seguita, è stata la volta dell’ombretto, la matita, il mascara, il rossetto, il correttore e non ricordo neanche più cosa. Quando finalmente mi sono guardata allo specchio sembravo un’altra, o almeno sarei sembrata un’altra se il tanto agitarsi del brufolo sommerso, non lo avesse riportato in superficie più arrossato che mai. Così ho sorriso timidamente, ho ringraziato e ho detto “ci penserò” e mentre il mio brufolo mi abbracciava stretta stretta per la contentezza, l’ho riportato a casa di corsa dove l’ho ripulito per poi portarlo a prendere un po’ d’aria in giardino.
Dice che si fermerà ancora qualche giorno, per stasera ha chiesto pane e salame per cena.


Voglio prendere un cucciolo

Viscontessa, 7 Giugno 2006

Mi chiedevo l’altro giorno passeggiando nei pressi della stazione, perchè gli indiani non si danno la crema idratante sui piedi.
Certo gli indiani sono la peggior delusione antropologica dei nostri tempi, da bambini sono bellissimi con i loro occhi neri e la pelle di velluto blu, poi crescendo si sciupano, rimangono piccoli, un po’ chiattoni l’occhio gli sa acquoso, i denti giallognoli e la chioma corvina perde splendore. Mica come i cinesi, quelli sono piccoli fin da piccoli, un po’ giallognoli con gli occhietti a mandorla che non riesci neanche a vedere se hanno le pupille e quei capelli dritti come spaghetti che rimangono tali anche nell’età adulta quando la maggior parte degli uomini occidentali i capelli li ha già perduti quasi tutti. E poi i cinesi hanno mani piccole e affusolate, glabri come la coscia di un bambino, piccoli furetti che a prima vista paiono essere privi di qualsiasi ormone maschile anche se a giudicare dal numero di cinesi che popola la terra direi che di ormoni ne hanno da vendere. Dei cinesi guardo le mani e mi chiedo se abbiano anche un piccolo pene giallo a punta in mezzo a due testicoli lucidi come palle da biliardo.

E’ vero le condizioni di vita aiutano a migliorare la razza, guarda i sardi, solo nell’immaginario collettivo sono piccoli e scuri perchè chi ha avuto modo di andare in Sardegna di recente, si sarà accorto che i sardi delle ultime generazioni sono alti e belli, anche se i giapponesi, per esempio, paiono del tutto estranei a questa evoluzione della specie. I giapponesi restano piccolissimi anche se hanno inventato i-pood e le donne hanno tutte le gambe storte di uno storto che da noi non si è mai visto.

Gli indiani invece li guardi da piccoli e pensi che sono una razza bellissima, non come i boliviani o i peruviani, per quelli ti rendi subito conto che non ci sono proprio speranze, per fare un boliviano adulto ci vogliono due cinesi affiancati e già un cinese per volta è più che sufficiente. Ma cosa si mangiano i boliviani per crescere tanto in larghezza e così poco in altezza? A volte mi chiedo se non sia l’influenza dei vicini Stati Uniti a renderli così larghi e così bruttini, un peruviano medio ha la stazza di un culo medio statunitense e anche certe cose fanno riflettere.

Che poi uno certe domande se le pone, come mai i giamaicani sono belli, i brasiliani hanno culi che paiono l’esercizio yoga del saluto al sole, i somali e gli etiopi hanno la grazia delle gazzelle, le ucraine sono un inno alla bellezza e gli albanesi sono così brutti? Eppure gli albanesi, gli slavi sono nostri fratelli (?) ma troppo spesso hanno lineamenti così marcati su colori così “slavati” che la loro funzione estetica su questa terra è praticamente nulla.

Ciò nonostante sugli indiani non riesco a trovare una risposta che mi convinca, perchè gli indiani non si danno la crema idratante sui piedi? Ci pensavo l’altro giorno mentre un certo numero di indiani bivaccava su una panchina nei pressi della stazione. Lo so, sono piccole cose, per sperare almeno in un certo margine di successo, bisognerebbe tirarsi su un indiano fin da piccolo, nutrirlo con una corretta alimentazione, fargli fare dello sport, magari una curetta ormonale per farlo crescere un po’ e poi l’igienista orale, il parrucchiere, l’estetista…. tutte cose che con il tempo potrebbero dare i loro frutti, ma, porca miseria, se almeno loro cominciassero con il darsi quotidianamente una crema idratante sui piedi, il nostro compito sarebbe più facile.
Che gli ci vorrà mai? Niente, sarebbe solo un esercizio di buona volontà nei nostri confronti, un bel piede dalla pelle di velluto morbido e idratato è già un ottimo biglietto da visita, certo poi hai denti bianchi come la neve ci pensiamo noi.

Insomma, gli anni passano e pensavo che invece di ritrovarmi vecchia e con un badante raccattato all’ultimo momento da un’agenzia di collocamento, magari un filippino con i denti d’oro, potrei tirarmi su un bel badante fin da bambino in maniera tale che quando sarò vecchia e rincoglionita, mi farò portare ai giardini dal più bell’esemplare di badante del quartiere. Ma ci pensate che invidia le mie amiche?
E mi piacerebbe un indiano che magari se mi viene su bene mi faccio anche un piccolo allevamento di indiani con il pedigree e poi con le mie amiche vecchiette li si portano ai concorsi di bellezza per badanti.

Il giorno del diavolo

Viscontessa, 6 Giugno 2006
Fermi tutti! Oggi il 06/06/06 e mi sono svegliata alle 6. Oggi è la giornata del diavolo e siccome il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e la pentola del culo l’abbiamo scoperchiata ieri, oggi ci godiamo la paciosità del culo.
Perché il culo è tranquillo, morbido, sorridente e simpatico. Un bel culo parla, ride, sussulta, ondeggia, occhieggia, gioca e si fa ammirare, ma anche un culo così e così, mantiene la sua dignità di fondo schiena e si affaccia impertinente da una mutanda, si mostra fasciato da un pantalone, si muove, si siede, si gira, ballonzola e solo in fondo fugge intimorito tra le cosce per rannicchiarsi tra le pieghe del suo stesso peso.
Certo avere un bel culo che riempia morbidamente un indumento è un gran…culo, ma la sua particolarità, la caratteristica principale di quei due emisferi che il diavolo ci ha posizionati in fondo alla schiena, è proprio la sua rettitudine, la sua capacità a non lasciarsi influenzare dalle miserie di noi esseri umani.
Tutto si crea e tutto si distrugge fuorchè il culo: quello se non ce l’hai non ci puoi fare niente e a niente serve neanche schierarsi a destra o a sinistra, tra i ricchi o i poveri, tra gli intelligenti o gli stupidi. Il culo rappresenta la nostra terra madre, due emisferi che si cercano e si respingono, che si arrotondano in prossimità dell’equatore e si assottigliano nei paesi freddi, la simmetricità che si fa tale in prossimità di un punto oscuro, carne che sfugge per offrirsi al mondo per poi ritrovarsi nel calore del proprio interno.
Culo. A mandolino, a padella, a violino, a vipera, a T. Ogni culo uguale solo a se stesso, impertinente o peloso, morbido o timido, bello o brutto che sia, sempre lì, sempre una natica accanto all’altra fino alla fine dei loro giorni.
E chiappa su chiappa andiamo avanti ogni giorno….

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