rifiuti
Viscontessa, 28 Giugno 2006Non ho mai nutrito grosse speranze sulle capacità maschili di gestire i rifiuti.
Già l’acquisto della pattumiera, tanto per dirne una, è una specie di tradizione tutta femminile che si tramanda immutata di madre in figlia e che trova le sue lievissime differenze generazionali, solo nei designer più moderni che lasciano tuttavia invariata la funzionalità dell’oggetto.
Se all’acquisto della cucina il novello sposo di solito partecipa con tenero entusiasmo, di fronte all’acquisto della pattumiera ideale, il tapino si ritira inorridito, spaesato dalla necessità della sposa di procurarsi l’oggetto migliore. “Ma perchè” lo senti sussurrare al futuro suocero “non si può usare un sacchetto appeso alla finestra?” e mentre anche il vecchio resta ammutolito di fronte a questa domanda, la sposa è già partita in compagnia della madre e delle sorelle alla ricerca della pattumiera della sua infanzia.
Son momenti toccanti, a dire il vero, momenti che suggelleranno per sempre il rapporto tra madre e figlia e che segneranno per sempre il futuro sposo molto più della prima notte di nozze.
A niente naturalmente varranno le giustificazioni dello sposo che in un ultimo disperato tentativo di ritrovare la complicità che aveva caratterizzato l’acquisto della cucina, tenterà di spiegare alla fanciulla che l’uso del sacchetto appeso alla finestra, non solo è molto più pratico ma anche ecologicamente più corretto.
Da quel giorno in avanti, inutile negarlo, sull’affaire della pattumiera si creerà una invisibile e profonda frattura tra i coniugi che vedrà da una parte lei, sempre pronta a cambiare il sacchetto, a lavare la pattumiera con la varechina e ad oliare i meccanismi che permettono l’apertura a scatto, e dall’altra lui che si ostinerà a trattare la pattumiera proprio come una pattumiera rifiutandosi contestualmente sia di togliere il sacchetto pieno (con il risultato che la sua gomma da masticare usata ed infilata a forza nel sacchetto pieno, si incollerà sul coperchio) sia di inchinarsi per gettare i rifiuti quasi a rivendicare la praticità di un sacchetto altezza torace appeso alla finestra.
Da questo insignificante episodio sull’acquisto della pattumiera, prenderanno poi vita una serie di reazioni a catena che non di rado finiscono per rendere intollerabile lo stesso matrimonio.
Prima fra tutte la raccolta differenziata dei rifiuti che per lui si esplica appoggiando semplicemente da una parte i materiali oggetto di ogni cassonetto e che per lei invece saranno fonte di un nuovo tormentato periodo alla ricerca della pattumiera ideale per ogni tipo di rifiuto.
E’ vero che nel caso specifico è lei ad apparire affetta dalla patologia della pattumiera, ma non sarà difficile notare che nelle case nelle quali lui è riuscito ad avere il sopravvento sulla gestione dei rifiuti, le bottiglie, i giornali, i rifiuti organici e quelli di plastica, sono accatastati per anni e anni in qualsiasi angolo della casa. Perchè se mai l’uomo riesce a conquistarsi la libertà della gestione casalinga del rifiuto, nel suo DNA manca completamente il gene che gli consente di comprendere da solo che prima o poi i rifiuti vanno buttati nel cassonetto e che pur con la morte nel cuore, bisogna un giorno prendere l’iniziativa e portare le bottiglie di vetro fino all’apposito contenitore. Per i rifiuti organici naturalmente è più semplice, quelli, quando si sentono ignorati per troppo tempo, al cassonetto ci vanno da soli.
Nelle famiglie normali, invece, quelle in cui è lei ad accudire la pattumiera, succede regolarmente ed ogni mattina per tutta la durata del matrimonio, che la moglie prepara i rifiuti da gettare nei vari cassonetti e che prima che il marito esca gli urla dietro “Butta via la nettezza!”, nei primi anni, ma per poco tempo, lo saluta con un bacio e la nettezza in mano ma normalmente con l’arrivo del primo figlio e dei primi pannolini usati, questa usanza del bacio con nettezza, viene rapidamente accantonata.
Nella mia famiglia, per esempio, alla necessità di disfarsi dei rifiuti, si unisce quella più particolare di evitare di lasciare sacchetti già chiusi in giardino o di fronte alla porta di casa. I cani e i gatti, infatti, sono irrefrenabilmente attratti da quei sacchi neri che a loro modo di vedere le cose, rappresentano un po’ l’albero della cuccagna.
Così io di solito la sera chiudo il sacco della nettezza e lo metto fuori dalla porta e poi sul muretto che sta proprio lì, appoggio tutte le bottiglie e vuote e quando mi decido a buttare via i giornali (di solito anche quelli quando il contenitore per i giornali è talmente pieno che il mio consorte è costretto poverino ad impilare i quotidiani usati come fossero un castello di carta) sistemo anche quelli in una busta e li appoggio accanto al sacco nero.
Il risultato è che di solito la mattina per uscire di casa, non ci sono che due possibilità, una è quella di prendere la nettezza e buttarla nei vari cassonetti, la seconda è quella di scavalcare il tutto e percorre una specie di labirinto tra le bottiglie, i giornali e i sacchi neri.
Il primo ad uscire di casa è mio marito e non starò qui a sottolineare l’ovvio.
Devo anche dire però, che essendo piuttosto cocciuta ma curiosa di sondare l’imperscrutabile animo maschile, una volta mi sono permessa di chiedere come mai non buttasse mai via la nettezza e a risposta “non l’ho vista” ho cominciato a macchinare percorsi e labirinti sempre più difficili da percorre per vedere fino a quanto fosse capace di spingersi la faccia tosta maschile in fatto di rifiuti ma poi, e qui ecco la mia piena confessione di arrendevolezza, l’altro giorno è successa una cosa che mi ha fatto capire che la mia è una battaglia persa.
Avevo già notato dal giorno prima che mio marito aveva lasciato il vecchio quotidiano nel portapacchi della bicicletta che sta nell’androne del palazzo a due passi esatti da dove io deposito i miei sacchi di nettezza. La sera prima poi, presa dal raptus notturno del voglio fare qualcosa anche se sto morendo di caldo, avevo preparato due sacchi (casa e giardino) di nettezza “ordinaria” da buttare, e poi bottiglie dell’acqua, del thè freddo, della birra e persino dei detersivi finiti, quindi ero passata dallo studio e avevo riempito un sacco di vecchi giornali.
Ancora speranzosa in una modifica almeno parziale del DNA maschile, avevo depositato il tutto sul pianerottolo avendo cura di far in modo che per uscire senza “vedere” la nettezza, fosse necessario scavalcare i due grossi sacchi neri, fare una ginkana tra le bottiglie vuote e infine infilarsi nel labirinto dei giornali da buttare. Impossibile a mio avviso sostenere che non si erano visti i rifiuti da gettare ma quando già pregustavo la mia misera vittoria e con un filo di speranza aprivo la porta di casa, non solo ho trovato la nettezza tutta lì di fronte a me ma il marrano aveva anche tolto il suo vecchio giornale dal portapacchi della bicicletta e lo aveva depositato accanto, e sottolineo accanto, alle bottiglie da buttare via.
Ed è stato lì, è stato in quel preciso momento in cui con l’aiuto di mia figlia mi caricavo le spalle di nettezza come un somaro e tra i denti prendevo quel quotidiano vecchio e fuori posto, che ho compreso che avevo definitivamente perduto la mia battaglia.





28 Giugno 2006, 7:47
Fanculo, è vero. Gli uomini hanno da un lato un disprezzo aristocratico nei confronti dell’umilissima pratica del conferimento ai cassonetti, e dall’altro una puerile riluttanza a staccarsi da cocci, avanzi, ritagli, ciarpame, rottami, materiali del tutto inservibili ma che secondo loro chissà, un domani, potrebbero tornare utili. Lo slogan è “intanto mettiamo là, poi ci penseremo”. E se badassimo a loro le nostre case diventerebbero delle discariche private.
28 Giugno 2006, 8:31
Ciao
Divertente quadretto. Non mi riconosco in tuo marito ma ne ho tratto lo spunto per un post su http://ticinoblog.splinder.com/
Buona giornata
28 Giugno 2006, 8:38
Il mio ex marito collezionava bottiglie di vino… diceva che le avrebbe aperte per un’occasione buona… non sai quanto abbiamo litigato perché cercavo di fargli capire che l’occasione buona non sarebbe mai arrivata. E che il vino è buono per essere bevuto. Una sola volta ho infranto la sua regola e ho aperto una bottiglia con una mia amica… non l’avessi mai fatto!!!! le tragedie!!!!
Alla fine è stato come avevo previsto e le bottiglie da dieci anni che siamo separati, mi sono rimaste (nonostante le mie preghiere a portarsele nella nuova casa) nello sgabuzzino.
Io più che una tassa sui rifiuti, imporrei una tassa sul collezionismo degli oggetti inutilizzabili e ingombranti.
^____^
28 Giugno 2006, 9:02
…comunque adesso che mi ci fai pensare (e un po’ me ne vergogno) ho rimasto l’usanza barbara del sacchetto attaccato al manico della porta… sì, ho provato a comprare il bidone, ma non l’ho mai usato… ma perché? forse, retaggi negativi di tanti anni di matrimonio con un uomo che non buttava via niente e che non comprava niente (in compenso non capiva le mie piccole collezioni e mi invogliava a buttare via la mia roba, tutta, anche i vestiti)… ma adesso la storia del saccchetto è solo mia… non ho attenuanti generiche!!!!
O____O
Buongiorno, Viss.
28 Giugno 2006, 9:19
Verissimo! Quoto Bucciadimela e Pralina. Il mio non solo non vede i sacchi della spazzatura ma non si disfa di niente e accumula tutto nel sottotetto; se ci sarà un crollo sapete di chi è la colpa.
Annika
28 Giugno 2006, 9:24
gestiscono male anche altri tipi di rifiuti.
e se ne andò sibillina
28 Giugno 2006, 10:27
Minervaa, nel senso che non tirano l’acqua in bagno e non sciacquano il lavandino dai peletti del rasoio? Infatti.
28 Giugno 2006, 10:38
no, mi riferisco al fatto che se non non cedi si arrabbiano.
(se non gliela dai s’incazzano)
28 Giugno 2006, 10:52
(e se gliela prometti si illudono)
Comunque stiano le cose io devo dire che sono una che non butta via niente, il concetto di rifiuto mi è ostile ma una volta che ho deciso (e a volte per buttare un piatto rotto passano anni) il cassonetto è l’unica soluzione possibile.
Diversa è la propria manifestazione di consenso al rifiuto “butta via!” ma proprio in quell’imperativo si racchiude la tragedia del rifiuto. Ma perchè devo percorrere io il percorso fino alla pattumiera e quindi fino al cassonetto?
Ecco, una volta che la decisione è presa, come mai il braccio che si allunga al cassonetto è sempre quello femminile?
Ma avete fatto caso che nei pressi dei cassonetti si aggirano solo esemplari di sesso femminile che per lo più si trovano inoltre costrette a combattare con il coperchio del medesimo?
28 Giugno 2006, 12:05
“Non l’ho vista, non ci ho fatto caso, non ci ho pensato. Pensi che l’abbia fatto apposta? Mi dispiace.”
Saranno anche luoghi comuni, ma se mi metto anche solo per 24 ore a contare quante volte lui lo dica, penso possa essere considerato esemplificativo e ad assoluta rilevanza e attendibilità statistica ^_*
E, in fondo, mi fa piacere condividere che quasi nessuno leva il sacchetto della monnezza quando è pieno. Io mi sono addirittura sentita rispondere svariate volte che non lo sa chiudere (ed è vero :-/). Allora ho comprato quelli coi lacci da tirare. Ma non li leva lo stesso..
I.L.
28 Giugno 2006, 12:08
..aggiungo, però, che lui ci va a buttarla.
Basta solo dirglielo. O ringhiarglielo, a seconda delle circostanze.
Ecco, questo sarebbe un argomento da approfondire.. le cose “basta solo” dirgliele..
I.L.
28 Giugno 2006, 13:24
Precisazione doverosa: il giornale – La Nazione, figuriamoci - sul portapacchi della mia bicicletta non l’avevo lasciato io, ma il tuo cognato che l’aveva usata (la bicicletta) per andare a vedere i “fochi” di San Giovanni.
Io La Nazione al massimo l’avrei portata nel cesso per adibirla ad usi impropri.
Dopo di che anche a me sorge spontanea una domanda.
Ma, dopo aver preparato pacchetti e sacchetti, non sarebbe più semplice portarli direttamente al cassonetto invece di finirsi il cervello per sistemarli strategicamente nel pianerottolo a mo’ di labirinti e trabocchetti?
Forse che io la sera, dopo avere sparecchiato, lascio piatti, bicchieri e pentole sparse a mo’ di tranello per la cucina per vedere se tu li metterai in lavatrice?
Certamente no: sparecchio e poi finisco il lavoro mettendo il tutto in lavatrice.
Mi sembra un ragionamento tanto semplice.
O è invece troppo contorto per la mentalità femminile? ;))
28 Giugno 2006, 14:22
Caro conte, direi che il tuo ragionamento si basa su presupposti affatto diversi da quelli che caratterizzano il mio post.
Mentre io infatti ritengo che alcune incombenze casalinghe siano di responsabilità di entrambe i coniugi ( da qui il mio stupore per l’affaire pattumiera) tu ritieni che tali incombenze siano di pertinenza esclusivamente mia e che ogni tuo intervento in favore del disbrigo di tali noiosissime incombenze, un atto di gentilezza nei miei confronti.
Da qui il famoso detto “Ti, ho sparecchiato” con cui evidenzi, forse anche tuo malgrado, questa tua visione (come sai a mio avviso discutibile) della gestione delle faccende domestiche.
Sarebbe un po’ come se io ieri, per esempio, tornando a casa ti avessi comunicato che “Ti ho comprato le scarpe per tua figlia”.
Bada bene, sono assolutamente convinta che esistano in ogni famiglia delle pertinenze di esclusivo compito di uno dei coniugi e che per indole sia più probabile che gli uomini si occupi di alcune cose e le donne di altre, ma ritengo anche che una separazione netta dei ruoli all’interno dei quali ognuno deve arrangiarsi a prescindere dalle potenzialità altrui, possa alla lunga causare dei malumori che finiscono inevitabilmente per ripercuotersi in ogni ambito familiare.
Ciò premesso e consapevole della necessità di non fossilizzarsi su determinati atteggiamenti, vorrei solo farti notare che difficilmente tu potresti macchinare un tranello ai miei danni di piatti e bicchieri da mettere in lavastoviglie, visto che è impossibile prestare un favore parziale per poi valutare se il beneficiario di tale favore è in grado di portare a termine la parte di favore non concessa.
Per farti un esempio è come se io mi offrissi di lavarti la moto ma lasciassi poi lo specchietto retrovisore sporco per vedere se te ne accorgi.
D’altra parte ritengo che il spazzare il pavimento di cucina o il passare il cencio, non sia una trappolleta ordita ai miei danni per vedere se me ne accorgo, ma semplicemente il completamento di un’incombenza che tu non ritieni di volermi “offrire”.
E’ quindi ovvio che nella tua ottica, tu finisca per chiederti per quale motivo io mi ostini a non portare a termine un lavoro di mia esclusiva pertinenza (come portare la nettezza al cassonetto) giacchè è evidente dal tuo atteggiamento che tu non intendi farmi questo favore.
Non ti rendi però conto che primo io non ritengo che il signore quando ha creato la donna le abbia affidato in esclusiva il compito di buttare via la nettezza, secondo che se talvolta la nettezza la metto fuori dalla porta invece che portarla fino al cassonetto, è perché magari in quel momento non sono nelle condizioni di uscire.
Tiè :-)))
28 Giugno 2006, 14:24
Caro Conte,
pur essendo per natura un individualista, mi permetto di unirmi a lei, appoggiando la sua perspicace quaestio.
Debbo unicamene farle notare che, mettendo i piatti in lavatrice se ne ottengono anitestetici cocci.
Suggerisco l’uso - più proprio - della lavastoviglie.
E poi, degna Viss:
non dovrei ricordarglielo io, ma sul fatto che certe battaglie siano Perse in partenza ci sta pure la licenza ceative commons
28 Giugno 2006, 14:35
Sig. Effe, è vero e a questo punto direi che senza ombra di dubbio lei mi ha rubato il titolo!
28 Giugno 2006, 14:39
No, no tesorino. Non distorcere il mio pensiero. Non dico che occuparsi della nettezza sia di esclusiva pertinenza tua (come non è esclusiva pertinenza mia sparecchiare, per restare al nostro esempio, e riempire la lavastoviglie).
Dico che se, come dici tu, chiudi il sacchetto dei rifiuti mi sembrerebbe logico che completassi l’opera portandolo anche al cassonetto.
Tutto qui. Ma forse mi sbaglio.
Come non è vero che ti dico di non aver visto la nettezza fuori dalla porta; ti dico a volte che non c’ho fatto caso: cosa che sembra uguale ma che è molto diversa.
Ti chiedi come sia possibile?
Presto detto. La mia mattinata tipo si svolge come ben sai pressapoco così: sveglia alle sette, abluzioni varie, chiama la figlia che si alzi dal letto, apri al gatto, fai uscire il cane, fai magiare al gatto, richiama nostra figlia perchè si decida ad alzarsi, fai rientrare il cane, prepara la macchinetta del tuo caffè, apparecchia la tavola di tutto punto per la tua colazione (io la faccio al bar), richiama nostra figlia, metti il caffè sul fuoco, passa alle minacce fisiche con nostra figlia, esci a prendere la moto, raccomandati con nostra figlia che si faccia trovare pronta, torna con la moto, bestemmia perchè nostra figlia è ancora in pigiama, guarda l’orologio e accorgiti che sei in ritardo, acchiappa nostra figlia per il collo e portala a scuola, arriva in orario in Tribunale.
Cosa tu stia facendo nel frattempo non te lo rammenterò.
Puoi concedermi che uscendo con l’acqua alla gola a volte non faccia caso alla nettezza, oppure che ci faccia caso ma non abbia tempo di portarla al cassonetto, oppure ancora pensi che lo potrai fare con più tranquillità tu quando finalmente avrai deciso di alzarti dal letto?
Comunque da domattina giuro che alla nettezza ci penso io.
OK?
28 Giugno 2006, 14:43
Io sono molto più ambiziosa, ho deciso di modificare direttamente il DNA dell’immondizia per costringerla a buttarsi via da sola. E non mollo, anche a costo di doverci saltare sopra per poter uscire di casa la mattina.
28 Giugno 2006, 14:46
No davvero! la netezza la butto io dopo aver dato un ritocchino di cibo al gatto, convinto il cane a fare pipì, tirato fuori il papagallo dalla gabbia, chiuso le porte, aperto le finestre, sparecchiato, raccolto i resti di abiti, scarpe e biancheria che sono stati seminati per casa, tirato giù le tende, tirato su i letti per arrivare puntuale in ufficio alle 9 e mezzo, che se son le dieci recupero comunque.
28 Giugno 2006, 14:54
Anche se son le………undici, se è per questo :))))
28 Giugno 2006, 15:01
vabbè, qualche volta, ma poi recupero sempre:-))
28 Giugno 2006, 15:05
ragazzi.. a voi vi ci vulole ambrogio!
28 Giugno 2006, 15:15
Il mio invece ha un discreto rapporto con la spazzatura (anche se appioppa volentieri il sacchetto a me, quando si esce di casa), ma pessimo con la lavastoviglie: piatti e pentole sporchi finiscono nel lavello e vengono riempiti d’acqua (ma perché?? Ma sai che schifo tirarli fuori dalla brodaglia per metterli in lavastoviglie?) ed i bicchieri di fianco. Di fianco a lavello e lavastoviglie. Poi, magari, dopo un certo stazionamento, li mette anche nella lavastoviglie, ma solo se non ne può fare a meno. E se la lavastoviglie è piena di stoviglie pulite lui, invece di svuotarla, la usa come scusa per non averci messo dentro le stoviglie sporche. È un delirio.
28 Giugno 2006, 15:52
A te Isadoruccia ti ci vuole giusto un marito come me. Che - non per vantazione, come dicon qui - per le lavastoviglie è uno specialista.
Sono un po’ più carente nel reparto “spazzatura e cassonetti” (oh, che ci posso fare se la nettezza proprio non la vedo?) ma un compromesso lo si trova.
C’ho un sacco di altre virtù.
Per esempio non lascio mai sola la Vis quando fa le faccende in casa: sembra poco, ma un uomo che ti sta vicino e che ti guarda, in certi momenti ci vuole.
Son cose.
28 Giugno 2006, 16:24
Signor Conte,
lei mi si confessa voyeur
28 Giugno 2006, 16:44
E poi via, siamo sinceri, io l’ho abitutato piuttosto bene, pensa Isa che ha già imparato a fare i suoi bisognini nel begnetto e tira anche l’acqua da solo!
28 Giugno 2006, 17:00
ma gli hai insegnato anche a fare la pipì seduto? (il mio si rifiuta, dice che è poco virile)
Conte, se c’è una cosa che mi dà sui nervi è avere uno tra i piedi che mi guarda mentre faccio le pulizie di casa (e magari allunga pure le mani…)
28 Giugno 2006, 17:46
Se andiamo avanti così il problema sarà presto eliminato.
Il problema non sarà più chi porta i rifiuti ma ” dove ” li porta. Gli immondezzai ingrossano come montagne e già sfiorano le case della prima periferia.
Basterà aprire la finestra e gettarli di sotto. E per quello sono capace anch’ io…
Ps. D’ altronde credo che il dilemma se lo pongano in pochi. Basta, di questi tempi, avvicinarsi ad una spiaggia libera che già si trova di tutto : palloni sfondati, giornali, barattoli di Coppertone vuoti, zoccoli spaiati e tante cicche di sigarette come se il mare o la spiaggia fossero la propria discarica personale…Cap
28 Giugno 2006, 19:56
Che bella sorpresa Cap:-)
Sai che qui da noi la discarica non si vuole? che vadano a farla nel paesinoun po’ più in là perchè qui da noi si rovina il paesaggio.
La verità è che se non si trova davvero il modo di riciclare i rifiuti, si finirà come dici tu per gettarla dalla finestra e via.
Che poi, me lo chiedo sempre, ma tutte le bottigile di vetro e plastica che getto insieme nello stesso cassonetto, ma che fine fanno? come fanno a riciclarle? come fanno a dividere il vetro dalla plastica?
28 Giugno 2006, 22:54
Mie carissime Signore e Nobildonne, o voi frequentate gente strana o scrivete per il gusto del taglia e cuci. Leggendo il Conte non si può non vedere lo sforzo di un uomo per rendersi utile, nonostante la noncuranza della di lui moglie per le sue fatiche. Posso dire, unico maschietto assieme al Conte che osi sfidare le Erinni, che personalmente potrei rovesciare il post a mio favore. Faccio la raccolta differenziata, butto regolarmente la mondezza dopo avere diviso il Nuraghe formatosi sulla pattumiera in almeno tre sacchetti stracolmi, metto nel bagagliaio della macchina (che usa lei) vetro, giornali e stracciame. Solo che ce li ritrovo quando vado a fare la spesa, e devo allungare il giro per trovare i cassonetti adatti e poter stivare gli acquisti al loro posto. Cucino quasi sempre io, e non mi sembra fuori luogo che lei metta a a posto al cucina, anche se non disdegno di farlo in proprio, lavastoviglie compresa. Eppure “faccio esattamente ciò che dovrei, sono gli altri che sbagliano”. A questo punto mi chiedo: ma ci sarà almeno una di voi che è contenta di chi ha accanto? Se si, ce lo comunichi, che vogliamo considerare il suo uomo patrimonio dell’Umanità, fra le specie praticamente estinte.
28 Giugno 2006, 23:20
Eh già! e come la mettimamo con le continue lamentele del Conte sulle mie scarpe? si può colpevolizzare e mortificare una donna solo perchè acquista delle scarpe?
Ma lo sai cosa mi chiede quando dico che devo compare un paio di scarpe? “Ma ti servono?!?”
Ecco, con questo esempio lampante di incomprensione tra il mondo maschile e femminile, vado a chiudere la nettezza e caricandomela sulle spalle mi recherò al più vicino cassonetto a gettarla.
Speriamo a quest’ora di sera di non incontrare un bruto che abusi di me!
29 Giugno 2006, 7:27
“Quante” scarpe? E’ comodo scrivere genericamente “delle scarpe”.
Che ne è stato poi del povero bruto di ieri sera?
29 Giugno 2006, 11:39
viss, ti giuro, sto in lacrime dalle risate
Cioè, mica è facile che ti metti a ridere così leggendo qualcosa, ma a ridere come se ti stessero facendo il solletico eh! Mi è successo solo un’altra volta, leggendo Tre uomini in barca…
No, basta, sei un genio.
29 Giugno 2006, 12:14
Ecco, dev’essere per questo che non vuole abbassarsi a portar via la spazzatura.
Io comnunque stamattina quando sono uscito ho fatto attenzione: c’erano, è vero, delle bottiglie vuote davanti alla porta, ma ho pensato: “E se fossero di quelli del piano di sopra (gentaccia, capacissima di ogni cattiova azione) che l’han lasciate qui davanti a bella posta per farci un dispetto? E io dovrei buttare le loro bottiglie?”
Non dubbio non le ho portate al cassonetto. Non si sa mai.